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Il giorno non indugia e non ritorna (Tibullo I,4)

Nell'Elegia I,4  sembra di sentire un po' di Ovidio (Grazie infinite a Giove, il Padre stesso decretò che non avesse valore...) e un po' di Orazio.  le parole di Tibullo sono un a sorta di Carpe diem dal punto di vista della bellezza: "At si tardius eris errabis"
T'auguro, Priapo, di stare sotto una pergola ombrosa, perché sole e neve non t'affliggono il capo; Qual è l'abilità che hai nel sedurre i giovani in fiore? Certo, non hai barba che splenda, capelli curati; nudo te ne stai nel freddo della bruma invernale, nudo nella siccità della canicola estiva. Così gli dissi; e il figlio di Bacco, rustico nume armato della sua falce ricurva, cosí mi rispose: Mai, non affidarti mai alla sensibilità dei giovani: hanno sempre una scusa che giustifica l'amore. Questo piace perché serrando le brighe frena il cavallo, questo perché col petto di neve fende le onde tranquille, questo ti prende perché come un prode dà prova d'audacia; quello, invece, perché sulle sue guance morbide ha diffuso un pudore verginale. Ma tu non infastidirti se accade che all'inizio si neghi: a poco a poco offrirà lui stesso a giogo il suo collo. Tempo occorre che i leoni imparino i comandi dell'uomo, tempo occorre che le gocce d'acqua corrodano le pietre; un anno su colline assolate l'uva matura, un anno con alternanza immutata riporta le stelle lucenti. Non temere di fare giuramenti: il vento disperde gli spergiuri di Venere per le terre e sul mare, rendendoli vani. Grazie infinite a Giove, il Padre stesso decretò che non avesse valore il giuramento pronunciato con passione da un insensato amante; impunemente ti consente di giurare Diana per le sue frecce e Minerva per le sue chiome. Ma fallirai se agirai con lentezza: passerà il tempo, e quanto presto! Il giorno non indugia e non ritorna; Quanto presto perde la terra i colori di porpora, quanto presto il pioppo svettante le sue belle chiome! Come giace il cavallo, che fuori dal recinto di Elea un tempo si lanciava, quando viene il fato della malferma vecchiaia. Ho visto gente, ormai sotto il peso degli anni, dolersi d'avere in gioventú con stoltezza bruciato i propri giorni. O dei spietati! Cambiando pelle il serpente si spoglia dei suoi anni, ma alla bellezza i fati nessuna durata hanno concesso. Solo a Bacco e Febo fu data eterna giovinezza e solo a loro si addicono capelli folti e fluenti. Tu, qualunque capriccio verrà in mente al tuo ragazzo, cedi: con l'arrendevolezza amore vincerà infiniti ostacoli[...]



simile è il ragionamento con cui, nell'elegia I,8 Tibullo esorta la giovane Foloe, a ricambiare le attenzioni di Marato. E se permettete un consiglio, leggete i versi delicatamente erotici che anticipano questa citazione
[...] Non servono pietre preziose e gemme a una donna che indifferente dorme sola e di nessun uomo suscita il desiderio.Troppo, troppo tardi si rimpiange l'amore,troppo tardi la giovinezza, quando la vecchiaia, guastandolo,imbianca un volto segnato dagli anni. Allora, allora si vorrebbe essere belli e cambiare capigliatura,perché, tinta col mallo verde della noce,dissimuli i tuoi anni; nasce allora la voglia di strappare sin dalle radici i capelli bianchi e di mostrare un volto nuovo lisciandosi la pelle.Ma tu, finché l'età della giovinezza fiorisce,approfittane: senza indugi, di corsa sparisce. e non affliggere Màrato: che gloria ti reca l'avere vinto un giovane? Sii dura con i vegliardi, fanciulla [...] 

Ricorda Virgilio il discorso contro la guerra nell'elegia I,10


Chi per primo inventò l'orrore delle spade? Feroce quell'uomo, veramente di ferro! Cosí per il genere umano ebbero inizio le stragi, ebbero inizio le guerre; cosí si schiuse la strada piú breve d'una morte violenta
Non è follia procurarsi con la guerra l'orrore della morte? Incombe, e con passi felpati giunge di nascosto.

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