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Eneide Testo integrale (trad. G. Vitali)

Mappa dell'Eneide


Eneide Libro I

Eneide Libro II

Tu mi comandi, o regina, di rinnovare un inenarrabile dolore. (II, 3)
               Infandum, regina, iubes renovare dolorem.


Non credete al cavallo, o Troiani. Io temo comunque i Greci, anche se recano doni. (II, 48-49)
                Equo ne credite, Teucri.
                Timeo Danaos et dona ferentes.

Da uno capisci come son tutti. (II, 64-65)
                Ab uno disce omnis.

La sola speranza per i vinti è non sperare in alcuna salvezza. (II, 354)
                Una salus victis nullam sperare salutem.

Arma imbelle senza forza. (II, 544)
                Telumque imbelle sine ictu.

Conosco i segni dell'antica fiamma[3]. (IV, 23)
                Adgnosco veteris vestigia flammae.

La fama, andando, diventa più grande, e acquista vigore nell'andare. (IV, 174-175)
                Fama crescit eundo | Viresque acquirit eundo.

Resta immutato nel suo pensiero, e lascia scorrere inutilmente le lacrime. (IV, 449)
                Mens immota manet, lachrimae volvuntur inanes.

La donna è sempre cosa varia e mutevole. (IV, 569-570)
                Varium et mutabile semper | Femina.

Sorga dalle nostre ossa un qualche vendicatore! (IV, 625)
                Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor!

Eneide Libro VI - L'inferno di Enea

Perdonare quelli che si sottomettono e sconfiggere i superbi. (VI, 853)
                Parcere subiectis et debellare superbos.

La paura aggiunse ali ai piedi. (VIII, 224)
                Pedibus timor addidit alas.

La fortuna aiuta gli audaci. (X, 284)
                Audentes fortuna iuvat.

Ciascuno ha fissato il suo giorno. (X, 467)
                Stat sua cuique dies.

Ma fugge intanto, fugge irrecuperabile il tempo. (III, 284)
                Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus.

Il lavoro è tenue, ma darà non tenue gloria. (IV, 6)
                In tenui labor, at tenuis non gloria.

Finché il re è sano e salvo, tutte (le api) la pensano in egual maniera, ma, perduto il re, il patto è infranto. (IV, 212)
                Rege incolumi mens omnibus una est; amisso rupere fidem.


VIRGILIO - ENEIDE

(Traduzione di Guido Vitali) LIBRO I [Io che già modulai le mie canzoni su pastorale gracile zampogna, indi, uscito dai boschi, astrinsi i campi ad obbedire al cùpido colono (opera che agli agricoli fu grata), or io canto le orrende armi di Marte,] 1. [IL PROEMIO] 2. l'armi io canto e il prisco eroe che venne 3. dal suol di Troia, per voler dei Fati, 4. pròfugo alle lavinie itale sponde: 5. lungamente sbalzato in terra e in mare 6. dalla forza del Ciel per la tenace 7. ira dell'implacabile Giunone, 8. ed anche a lungo travagliato in guerra, 9. fin che nel Lazio una città costrusse 10. e vi raccolse i patrii Penati, 11. donde la stirpe dei Latini e gli avi 12. d'Alba e le mura dell'eccelsa Roma. 13. Musa, tu le cagioni or mi ricorda: 14. per quale offesa al voler suo, per quale 15. corruccio la regina degli Dei 16. spinse un sì pio guerriero ad affrontare 17. tante vicende, a patir tanti affanni. 18. Han còllere sì grandi i cuor dei Numi? 19. [L'IRA DI GIUNONE] 20. Cartagine, colonia di Fenici, 21. fu vetusta città ricca e guerriera 22. che alle foci del Tevere e all'Italia, 23. pur da lungi, era vòlta; essa a Giunone 24. più d'ogni terra e più di Samo stessa 25. era diletta; quivi l'armi e il carro 26. ella teneva; quivi ella in quel tempo, 27. se pur l'avesse consentito il Fato, 28. già nutriva il proposito e la brama 29. di stabilir la signorìa del mondo. 30. Ma seppe invece che sarebbe scesa 31. dal sangue dei Dardànidi una stirpe 32. che abbatterebbe un dì le tirie mura; 33. che da quel seme un popolo uscirebbe 34. di vasta signorìa, superbo in guerra, 35. a sterminar le libiche contrade. 36. Tali eventi filavano le Parche. 37. Questo temeva la Saturnia dea, 38. mèmore ancora della guerra antica 39. ch'ella per Argo aveva mossa ad Ilio ; 40. né ancor dalla sua mente eran cadute 41. le cagioni dell'ira e il duolo acerbo ; 42. anzi fitti sentìa nel cuor profondo 43. il giudizio di Pàride, il dispregio 44. ingiurioso della sua bellezza 45. e il ratto ed il favor di Ganimede. 46. Ond'ella, furibonda, in tutti i mari 47. sbalzava e lungi sempre più dal Lazio 48. respingeva i superstiti Troiani 49. scampati ai Greci ed al feroce Achille, 50. sì che questi vagavano da lunghi 51. anni raminghi per il vasto mare 52. preda dei Fati. Fu ben dura impresa 53. dar fondamento alla romana gente ! 54. Eran da poco usciti fuori al largo 55. della Sicilia e velcggiando lieti 56. fendean col bronzo le marine spume, 57. quando Giunone, che nel cuor profondo 58. alimentava la fcrita eterna, 59. pensò: <<Ch'io ceda? Ch'io mi dia per vinta? 60. E ch'io non valga a disviar dal Lazio 61. il re dei Teucri? È vero, òstano i Fati. 62. Ma non potÉ Minerva arder le navi 63. greche e nel mar sommcrgere gli Achei 64. pel furore colpevole del solo 65. Aiace d'Oilèo? Giù dalle nubi 66. vibrò rapidi fulmini, e coi vènti 67. l'acqua sconvolse e sterminò le navi; 68. fiamme gli uscìan dal fulminato petto, 69. ed in un turbine ella lo travolse 70. e l'inchiodò sopra uno scoglio acuto. 71. Ed io, che incedo fra gli Dei regina 72. e son moglie di Giove e sua sorella, 73. da tanti anni guerreggio un popol solo. 74. Chi più sarà che or vèneri Giunone 75. e sacrifichi e preghi ai nostri altari?» 76. [L'ANTRO DEI VENTI] 77. Così fremea nell'animo infiammato, 78. e su l'Eolia, patria di procelle 79. e pregna di furenti austri, discese. 80. Eolo quivi in una gran caverna 81. regge ed infrena e incàrcera i cozzanti 82. turbini e le tempeste fragorose; 83. fremon essi nel chiuso impazienti 84. sì che ne tuona e ne rimugghia il monte ; 85. ma Eolo sul vertice roccioSo 86. alto si asside con lo scettro in pugno 87. e gl'impeti rallenta e frena l'ire. 88. Ch'ei non lo faccia, e quei travolgeranno 89. l'oceano, le terre, il ciel profondo 90. disperdendoli nell'immensità. 91. Ma, ciò temendo, il Padre onnipotente 92. li chiuse in antri bui, vi sovrappose 93. vasta mole di monti, e un re lor diede 94. che al cenno suo, con ordine sicuro, 95. trarre sapesse ed allentar le briglie. 96. A lui Giunone supplice si volse: 97. <<Èolo, poi che il padre dei Celesti 98. e il signore del mondo a te commise 99. di alzar l'onde coi vènti e di placarle, 100. or nel Tirreno naviga una gente 101. nemica a me, che trasferir vorrebbe 102. Iho nel Lazio e i suoi sconfitti Numi. 103. Su, disfrena i tuoi turbini, sommergi 104. e inabissa le navi. O tutti spèrdili 105. e le lor membra sémina pel mare. 106. Ho quattordici ninfe tutte belle 107. e tra lor la più bella è Deiopèa; 108. a te l'assegno, a te con saldo nodo 109. io la congiungo; per codesta grazia, 110. teco trascorrerà tutta la vita 111. e padre ti farà di bella prole.>> 112. <<A te, regina,>> disse il Dio, <<conviene 113. il giudlzio di ciò che tu domandi; 114. a me si addice adempiere il tuo cenno. 115. Da te, qual esso sia, viene il mio regno 116. e vien lo scettro ed il favor di Giove; 117. per te mi assido alle celesti mense, 118. per te domino i vènti e le tempeste.>> 119. [LA TEMPESTA] 120. Così rispose e capovolta l'asta 121. colpi nel fianco il cavernoso monte; 122. i vènti, per lo sbocco disserrato, 123. si avventarono in groppo impetuoso 124. zo e turbinando corsero la terra. 125. E rapidi piombarono sul mare, 126. e il Noto e il procelloso Àfrico e l'Èuro 127. lo sconvolsero fin dal pi· profondo, 128. lo cacciarono ai lidi in onde immani. 129. Urlo d'uomini, stridere di gòmene 130. lacerò l'aria; un improvviso nembo 131. tolse agli occhi dei Teucri il cielo e il giorno 132. ed un notturno orror gravò sul mare. 133. Tutto il cielo tonò, l'aria si accese 134. di baleni incalzanti, e tutto intorno 135. era minaccia d'imminente morte. 136. Al padre Enea si sciolsero le membra 137. in un gelido brivido; gemette 138. e gridò, tese al cielo ambe le palme: 139. <<O mille o mille volte fortunati 140. quelli ch'ebbero in sorte di morire 141. dinnanzi ai padri e all'alte mura d'llio ! 142. tra i Greci fortissimo Tidide, 143. perchÉ non caddi negl' ilìaci campi 144. e per tua mano non gittai la vita 145. ov'Ettore guerrier per man d'Achille 146. giacque, ove giacque il grande Sarpedonte, 147. e dove il Simoènta ha tranghiottito 148. ed ancora travolge in sua rapina 149. tanti elmi e scudi e tante eroiche spoglie?>> 150. Diceva; e in furia stridula Aquilone 151. urto da prua le vele e alzo le ondate 152. fino alle stelle. S'infransero i remi 153. la prua giro, volgendo il flanco all onde, 154. e un monte d'acqua in tutta la sua mole 155. rmnoso su lor precipito. 156. Pendeano questi al vertice di un'onda, 157. di sotto a quelli il mar s'inabissava 158. mettendo in secco, di tra i gorghi, il fondo, 159. e fin sul fondo infuriava il mare. 160. Tre navi il Noto a turbine travolse 161. su li scogli latenti (Are han chiamato 162. gl' Itali queste rupi in alto mare 163. che son come un gran dorso a fior dell'onde); 164. e tre dall'alto mar l'Euro sospinse 165. (miserabile vista!) in secche e sirti, 166. le incagliò per i banchi e tutte intorno 167. le recinse di un argine d'arena. 168. Un immenso maroso, alto scrosciando, 169. urto da poppa innanzi a lui la nave 170. che portava coi Lici il hdo Oronte; 171. fu sbalzato dal colpo il timoniere 172. e cadde giù riverso a capo fitto; 173. tre volte il flutto roteò la nave 174. e con rapido gorgo l'inghiottì. 175. Sparsi appariano naufraghi nuotanti 176. pel vasto mare, ed armi di guerrieri, 177. e tavole e gl'ilìaci tesori. 178. Già la tempesta avea sfasciato il saldo 179. legno d'Ilonèo, quello di Acate 180. e quel di Abante e quel del vecchio Alète; 181. aveano le compàgini dei fianchi 182. tutte sconnesse e per le vaste falle 183. accogliean la marina onda nemica. 184. [L'INTERVENTO DEL DIO NETTUNO] 185. Udì Nettuno il gran fragor del mare, 186. udì l'imperversar della tempesta 187. che sconvolgeva i pi· riposti fondi, 188. e in cuor turbato sporse a fior dell'acque 189. placido il volto e si guardo d'intorno. 190. Vide sparsa pel mar l'iliaca flotta, 191. vide i Troiani battuti dall'onde 192. e dall'immenso rovinio del cielo; 193. e ben egli, il fratello, allor conobbe 194. l'ire e l'insidie della Dea Giunone. 195. E chiamo l'Èuro e il Zèfiro, e lor disse: 196. <<Tanto il vostro lignaggio ora vi gonfia, 197. che sconvolgere osate e terra e ciclo 198. e sì gran moli alzar senza mio cenno? 199. Io vi... Ma prima converrÈ placare 200. gli agitati marosi. Un'altra volta 201. con altra pena voi mi sconterete 202. le vostre colpe. Via di qui! Sgombrate! 203. E dite al vostro re che non a lui 204. ma che il regno del mare a me fu dato 205. e fu dato il temibile tridente. 206. A lui le rupi che vi son dimora, 207. Èuro; in quella sede Èolo regni 208. e regga il chiuso carcere dei vènti.>> 209. Così disse, né aveva ancor finito 210. ch'eran placati i tùmidi marosi, 211. sperse le nubi, ricondotto il sole. 212. Tritone e Cimotòe con grande sforzo 213. svelsero i legni dagli acuti scogli; 214. egli stesso li alzo col suo tridente 215. ed aperse le sirti, e la distesa 216. abbonaccio del pèlago, scorrendo 217. con le ruote leggiere a fior dell'onde. 218. Come talvolta il popolo adunato 219. imperversa a tumulto, e la plebaglia 220. torbida infuria, e volan sassi e faci, 221. ed il furore somministra l'armi; 222. ma, se veggono un uomo venerando 223. per valore e pietà, tacciono tutti 224. e ad ascoltarlo immobili ristanno, 225. ed egli affrena gli animi iracondi 226. e coi suoi detti intenerisce i cuori; 227. cadde così tutto il fragor del mare 228. non appena il gran Dio, guardando l'acque, 229. in corsa sotto il ciel rasserenato 230. piegò i cavalli e al rapido suo cocchio 231. oltrevolando abbandonò le briglie. 232. [L'APPRODO IN LIBIA] 233. Si affrettarono allora i Teucri affranti 234. verso il lido più prossimo, e dal vento 235. furono volti su le libie sponde. 236. Ivi s'apre una lunga insenatura; 237. un'isola, opponendole il suo fianco, 238. ne forma un porto, e là essa urta e si frange 239. ed in lontani circoli si allenta 240. ogni ondata che vien dall'alto mare 241. Da una parte e dall'altra immense rupi 242. e due gèmini scogli minacciosi 243. s ergono al cielo, e sotto i lor pinnàcoli 244. Il mar si allarga tacito e tranquillo; 245. sopra, dall'alto, pende uno scenario 246. corruscante di selve e un nero bosco 247. trèmulo d'ombre, c su l'imbocco s'apre 248. sotto i ripidi scogli un ampio speco; 249. vi son dolci acque e seggi in viva pietra 250. ed in esso le Ninfe hanno dimora; 251. non ivi alcuna gòmena raffrena 252. gli stanchi legni, non col morso adunco 253. Èncora alcuna li trattiene al fondo 254. Ivi approdo, con sette navi, Enea; 255. ivi, con grande bramosia di terra, 256. scesero i Teucri a invadere l'arena 257. tanto agognata, a riposar sul lido 258. le membra di salsédine stillanti. 259. Trasse Acate da prima una scintilla 260. fuor dalla selce; diede fuoco a secche 261. foglie e intorno vi aggiunse aride stipe 262. e suscito dal cùmulo la fiamma. 263. Poi, sfiniti da tante traversìe, 264. trassero fuori i cereali arnesi 265. e 1l frumento bagnato e l'altre biade 266. sottratte al mare, e attesero a tostarle 267. e a frangerle col fuoco e con le mole. 268. Ascese intanto Enea sopra uno scoglio 269. e con lo sguardo il pèlago percorse, 270. se mai vedesse, ancora in preda ai vènti, 271. Capi o Antèo con le birèmi frigie 272. l'armi su la poppa di Caìco. 273. Nulla era in vista; ma tre cervi ei scorse 274. che scendevano verso la marina, 275. e miro dietro quelli intere torme 276. pascenti per la valle in lunghe schiere. 277. Ivi il duce ristette, e pose mano 278. all'arco ed alle rapide saette 279. che fu pronto a recargli il fido Acate; 280. e prima uccise i primi tre, che altere 281. le teste ergean con le ramose corna; 282. poi colpi dentro il follo, e con gli strali 283. tutta pel bosco sbaragliò la torma. 284. E non ristette fin che trionfante 285. egli non ebbe sul terren distesi 286. sette splendidi capi, uno per nave. 287. Poi torno al lido e li parti tra i suoi, 288. ed i vini parti che il buono Aceste 289. avea chiusi negli otri e dati ai Teucri 290. nel lor distacco dal trinàcrio lido; 291. e per conforto agli animi dolenti 292. disse: <<Compagni, non siam nuovi ai mali 293. e peggiori travagli anche soffrimmo; 294. ed anche a questo porrà fine un Dio. 295. Voi sapete le collere di Scilla 296. e rasentaste i suoi sonanti scogli, 297. voi conoscete le ciclopee rupi. 298. Rinfrancate gli spiriti. Cacciate 299. ogni triste timore. Un giorno, forse, 300. sarà dolce il ricordo anche di questo. 301. Noi, per tante vicende e tanti affanni, 302. pur al Lazio tendiamo, ove i destini 303. ci assegnano una placida dimora 304. laggi· per noi risorgere potranno 305. le fortune di Troia. Or resistete 306. e serbate voi stessi a dì più belli.>> 307. Così parlò; da tante cure afflitto, 308. ei simulo nel volto la speranza 309. e nel cuore compresse il duol profondo. 310. Quelli alla preda furon tutti intorno 311. preparandosi il pasto: e chi dai fianchi 312. togliea la pelle, i visceri scoprendo; 313. chi tagliava le carni e le figgeva 314. palpitanti agli spiedi, e chi sul lido 315. poneva i bronzi ed accendea la fiamma. 316. Indi si ristorarono le forze 317. saziandosi, stesi in mezzo all'erbe, 318. d'annoso vino e di ferine carni. 319. Poscia, come appagata ebber la fame, 320. tolsero i resti, favellando a lungo 321. dei compagni perduti, e dubitosi 322. erano l'ra il timore e la speranza: 323. se ancor fossero vivi, o già periti 324. e insensibili fatti al lor richiamo. 325. E con lutto più lungo Enea compianse 326. ora la fine del gagliardo Oronte, 327. ora la fine d'Àmico; e nel cuore 328. pensava al fato misero di Lico 329. ed al forte Cloanto e al forte Gìa. 330. [IL LAMENTO Dl VENERE] 331. E Giove intanto dalle somme sfere 332. guardava il mar velìvolo, le terre 333. umili, i lidi, le infinite genti, 334. così stando al vertice del Cielo 335. l'occhio alfine piego sul libio regno. 336. Come lo vide in quei pensieri assorto, 337. Venere tristemcnte a hli si volse 338. con i suoi luminosi occhi piangenti: 339. <<O tu che reggi con perenne imperio 340. gli uomini ed i Celesti, e folgorando 341. spargi il terrore, qual sì gran delitto 342. i Troiani e il mio figlio hanno commesso 343. contro di te, se dopo tanti lutti 344. su la via dell'ltalia a lor si chiude 345. tutta la Terra? Eppur tu m'hai promesso 346. che un dì, volgendo i secoli, i Romani 347. nasceranno da lor, da lor verranno 348. dal rinnovato stìpite di Teucro 349. duci che su la terra e che sul mare 350. domineranno in tutta signorìa! 351. Qual pensiero, o mio padre, ora ti muta ? 352. Ben da questo finora ebbi conforto 353. al triste crollo e alle ruine d'llio, 354. e compensavo ogni destino avverso 355. con la speranza di miglior destino; 356. ed ecco, un'immutabile fortuna, 357. so dopo tante vicende, ancor li preme! 358. Qual limite, gran re, dunque tu poni 359. ai lor travagli? E potè pure Antènore, 360. sfuggendo al folto delle mischie achèe, 361. negl'illirici seni entrar sicuro 362. e fin nel cuore del libùrnio regno; 363. poté varcar le fonti del Timàvo, 364. onde per nove bocche un mar prorompe, 365. sì che ne tuona e ne rimugghia il monte, 366. e fiumana sonante i campi inonda. 367. E la città di Padova ei costrusse 368. per sede ai Teucri, e diede un nome ai suoi, 369. ed ivi alfine l'armi ilìache appese; 370. lieto or riposa in placida quiete. 371. Noi, che siamo tua prole c a cui prometti 372. l'alto dei Cieli, ahimè, perse le navi, 373. per l'odio di una sola or siam traditi 374. e cacciati dall'itala contrada 375. tanto lontani! È questo dunque il premio 376. della pietà? Così ci rendi il regno?>> 377. [LA ROMA FUTURA] 378. Il Genitor degli uomini e dei Numi 379. la guardò sorridendo, e con quel volto 380. con cui serena i vènti e le tempeste 381. sfiorò il labbro alla figlia e le rispose: 382. <<Non temer, Citerèa; per la tua gente 383. ferme e immutate restano le sorti. 384. Vedrai della lavinia urbe le mura, 385. come promisi; inalzerai nel Cielo 386. il magnanimo Enea fino alle stelle. 387. Nessun pensier mi muta. E, poi che questo 388. cruccio ti accora, parlerò, svelando 389. e aprendo a te gli arcani del destino. 390. Egli in Italia moverà gran guerra, 391. assoggettando popoli feroci 392. ed assegnando ai suoi leggi e dimore, 393. fin che tre verni i Rùtuli domati 394. abbian trascorsi, fino a che si compia 395. sopra il Lazio il suo terzo anno di regno. 396. Ascanio giovinetto, or detto Iulo 397. ed Ilo al tempo dell'iliaco impero, 398. regnando compirà, volgendo i mesi, 399. trenta giri di sole, e, da Lavinio 400. in Alba Lunga trasferito il regno, 401. la munirà con opere possenti. 402. E quivi per trecento anni compiuti 403. terrà la gente ettorea lo scettro 404. fin che Ilia, regal sacerdotessa, 405. darà luce, da Marte, a due gemelli. 406. Romolo poi, che lieto andrà vestito 407. nel fulvo pél della nutriCe lupa, 408. sottentrerà nel reggere le genti, 409. e, costruite le mavorzie mura, 410. romane le dirà dal proprio nome. 411. A costoro non limiti di spazio 412. io metterò, non limiti di tempo; 413. l'impero che lor diedi è senza fine. 414. Ed anche l'implacabile Giunone, 415. che terra e mare e cielo or affatica 416. nel suo timore, con miglior consiglio 417. vorrà pur ella accrescere i Romani, 418. àrbitri della pace e della guerra 419. Così vogliono i Fati. E verrà tempo, 420. nell'infinito scorrere degli anni, 421. che la casa di Assàraco assoggetti 422. Micène e Ftia, che in Argo vinta regni. 423. E troiano uscirà dal bel lignaggio 424. Cesare Giulio, che dal grande Iulo 425. prenderà nome: al regno suo l'oceano, 426. sarà confine alla sua fama il Cielo. 427. Onusto delle spoglie orientali 428. tu in Ciel serena un dì l'accoglierai 429. e in Cielo anch'egli avrà divini onori. 430. L'aspro secolo allor, deposte l'armi, 431. si farà mite; allor l'antica Fede 432. e Vesta e Remo e il fratel suo Quirino 433. daranno leggi; chiuse allor saranno 434. con ferro e con saldissimi serrami 435. le terribili porte della Guerra, 436. e dietro vi starà l'empio Furore 437. che orrendo, su le bieche armi seduto 438. e stretto a tergo in cento bronzei ceppi, 439. fremerà dalla bocca insanguinata.>> 440. [APPARlZIONE Dl VENERE] 441. Così le parla. Ed il figliuol di Màia 442. egli manda dal Ciel, perché la terra 443. cartaginese e le sue nuove mura 444. si schiudano ospitali ai teucri eroi; 445. perché Didone, ignara ancor dei Fati, 446. non li respinga fuor della sua terra. 447. Va il Nume per l'immenso aere volando 448. e col remeggio rapido dell'ali 449. discende su la lìbica marina. 450. Ecco, e l'ordine esegue; ed i Fenici 451. depongono gli spiriti feroci, 452. e più di tutti, al suo divino cenno, 453. la regina pei Teucri in cuor si apprende 454. di miti sensi e di benigno affetto. 455. Ma il pio Enea, che avea trascorso insonne 456. e tra mille pensier tutta la notte, 457. volle, nel primo biancheggiar dell'alba, 458. esplorare l'incognita contrada 459. e i luoghi in cui l'avea gettato il vento; 460. e, poi che tutti gli apparìano incolti, 461. conoscer volle e riferire ai suoi 462. se d'uomini o di belve eran dimora. 463. In fondo alla selvosa insenatura, 464. nel cavo della pèndula scogliera, 465. egli spinse le navi, e tra le piante 466. sotto le trèmule ombre le nascose; 467. poi mosse in compagnia del solo Acate, 468. bilanciando due larghe aste di ferro. 469. E nella selva gli si fece incontro 470. la Madre sua, con portamento e volto 471. e con armi di vergine spartana, 472. simile ad Arpàlice treìcia 473. quando affatica i rapidi cavalli 474. e vince al corso il velocissimo Ebro; 475. aveva appeso all'òmero, in aspetto 476. di cacciatrice, il maneggévole arco 477. e lasciava la chioma in preda al vento; 478. libere aveva le ginocchia, e un nodo 479. le succingeva il fluttuar dei veli. 480. <<Olà, giovini, udite», ella gridò; 481. <<non vedeste una delle mie sorelle, 482. che portava faretra e avea sul dorso 483. una chiazzata pelle di pantera, 484. passare qui, mentre inseguiva in corsa 485. un cinghiale schiumoso, alto gridando?» 486. Così Venere disse; e le rispose 487. il figliuolo di Venere: <<Non vidi 488. né udìi nessuna delle tue sorelle, 489. o... ma qual nome ti darò, fanciulla? 490. Ché certo il tuo non è volto mortale 491. e non umano è il suon della tua voce. 492. E tu certo sei Dea: forse sorella 493. di Febo? O delle Ninfe una tu sei? 494. Oh, chiunque tu sia, propizia e buona 495. alla nostra incertezza or tu soccorri! 496. Rivélaci in quale angolo del mondo, 497. sotto qual cielo siam genati ancora; 498. ché, sospinti dai turbini e dal vento, 499. erriamo ignari d'uomini e di luoghi. 500. Molte vittime innanzi ai sacri altari 501. le nostre mani, o Dea, t'immoleranno.o 502. E Venere: <<No, certo, io non son degna 503. di tanto onor; le vergini di Tiro 504. usan portar farètra ed alle gambe 505. cingere alti calzari porporbfi. 506. Tu vedi il regno e la città dei Tìrii 507. agenorèi; ma lìbica è la terra 508. e indomabile in armi è la sua gente. 509. Didone ha il regno, che fuggì da Tiro 510. per sottrarsi al fratello. E un'infinita 511. serie di offese e d'intricate insidie; 512. per sommi capi io narrerò gli eventi. 513. [LA VICENDA Dl DIDONE] 514. Era a Didone coniuge Sichèo, 515. il più ricco di terre in tutto il regno, 516. ch'ella, misera, amò d'immenso amore, 517. a lui data dal padre in prime nozze 518. fanciulla ancora. Ma regnava in Tiro 519. il germano di lei Pigmalione, 520. uomo scelleratissimo e feroce; 521. e un odio furibondo in lor si accese. 522. Questi, accecato dall'amor dell'oro 523. e incurante del cuor della sorella, 524. empio assali con traditrice spada 525. e trafisse Sichèo dinanzi all'ara. 526. Ei celò lungamente il suo misfatto 527. e, con menzogne e con speranze vane, 528. astuto illuse l'angosciata sposa 529. Ma nei sogni a lei venne il simulacro 530. del marito insepolto, e alzando il viso 531. orribilmente pallido e mostrando 532. l'altare atroce e il trapassato petto 533. tutto le aperse il criminoso arcano. 534. E l'indusse a fuggire, a esiliarsi 535. dalla sua patria, e a scorta del cammino 536. svelò sotterra un gran tesoro antico, 537. massa d'ori e d'argenti a tutti ignota. 538. Turbata da quei mòniti, Didone 539. appresto la sua fuga e i suoi compagni. 540. Vennero tutti, quanti avean per l'empio 541. ira feroce o trèpido terrore; 542. presero alcune navi a caso pronte, 543. dentro vi caricarono il tesoro. 544. E così le ricchezze dell'ingordo 545. Pigmalione andarono pel mare, 546. e fu duce la donna a tanta impresa. 547. Giunsero a questo lido, ove tu vedi 548. sorger la rocca e le possenti mura 549. della nuova Cartagine, e con oro 550. acquistarono un tratto di terreno, 551. quanto potesse cingerne una sola 552. pelle di bove: d'onde il nome Birsa. 553. Ma voi, dunque, chi siete? E da qual terra 554. giungeste qui? Dove drizzate il corso?>> 555. [LA MADRE E IL FIGLIO] 556. E con voce che uscìa dal cuor profondo 557. a quelle sue domande egli rispose: 558. <<Diva, se dal principio io cominciassi 559. e tu volessi tutta udir la serie 560. delle nostre vicende, Èspero prima 561. nasconderebbe la diurna luce 562. nel chiuso Olimpo. Dall'antica Troia 563. (se pur venne il suo nome al vostro orecchio) 564. fummo sbalzati per diversi mari: 565. la tempesta or ci trasse a suo talento 566. sul suol di Libia. Io sono il pio Enea, 567. che trasporto con me, nelle mie navi, 568. i Penati sottratti all'armi achèe, 569. e son noto per fama oltre le stelle. 570. Cerco l'Italia avita e la mia stirpe 571. che dal massimo Giove a me discende. 572. Con venti navi entrai nel mar di Frigia 573. seguitando il mio fato in quei cammini 574. che mi mostrò la mia divina Madre; 575. me ne sono rimaste appena sette 576. sconquassate dal vento e dai marosi. 577. Ed ora, miserabile ed ignoto, 578. pel libico deserto io vado errando, 579. fuor dall'Europa e fuor dall'Asia espulso!» 580. Ma la Dea, non soffrendo altre doglianze, 581. I'interruppe così nel suo dolore: 582. <<Chiunque sii, non certo inviso ai Numi 583. tu spiri, io credo, l'ètere vitale 584. se alla tiria città salvo giungesti. 585. Avanza, dunque, e inòltrati alle soglie 586. della regina! Però ch'io t'annunzio, 587. se i genitori miei non mi hanno appreso 588. fallacemente l'augural dottrina, 589. che la tua flotta e i tuoi ti saran resi, 590. qui spinti in salvo dai mutati vènti. 591. Vedi! Dodici cigni in lieta schiera! 592. Dal ciel calata, l'aquila di Giove 593. li avea dispersi per l'aperto cielo; 594. in lunga fila or toccano la terra 595. già sembran cercare ove posarsi! 596. E come quelli, dopo aver tessuto 597. giri e festosi cantici nel cielo, 598. rèduci batton l'ali fragorose, 599. or così le tue navi e i tuoi compagni 600. sono giunti nel porto o a piene vele 601. già toccano l'entrata. Or dunque avanza, 602. e volgi i passi tuoi per questa via.>> 603. Disse la Diva e si rivolse. Il collo 604. le balenò di roseo splendore; 605. effusero gli ambrosii capelli 606. dalla sua testa un celestial profumo; 607. scese ai piedi la veste, c agli atti e al passo 608. ella apparì veracemente Dea. 609. Pronto la Genitrice egli conobbe 610. e coi detti inseguì la tuggitiva: 611. <<Oh crudele anche tu! Perché sì spesso 612. con aspetti fallaci inganni il figlio? 613. Perché non posso unir destra con destra 614. e dirti e udir da te schiette parole?>> 615. Ei così si doleva, e il passo volse 616. alla città. Ma Venere li cinse 617. in aere oscuro e in folto vel di nebbie 618. perché nessuno scorgerli potesse 619. né potesse accostarli o trattenerli 620. interrogarli intorno al lor cammino. 621. Ed ella a Pafo ritornò pel cielo 622. e alla sede gioconda ov'è il suo tempio, 623. ove cento are le ardono d'incensi 624. sabèi, le odoran di perpetui serti. 625. [LA CITTÀ' OPEROSA] 626. Quelli mossero allor per il sentiero 627. e furon presto su l'eccelso colle 628. che, sovrastando la città, dall'alto 629. dòmina a fronte le turrite mura. 630. Le moli, che pur ora eran capanne, 631. guarda ed ammira Enea, mira le porte, 632. l'alto clamor, le lastricate strade. 633. Vasta e febbrile è l'opera dei Tirii: 634. chi con le braccia vòltola macigni 635. per alzare l'acropoli e le mura, 636. chi sceglie il luogo della sua dimora 637. e lo cinge d'un solco. Altri le sedi 638. per le magistrature e per le leggi 639. disegnano e per l'ìnclito senato; 640. altri scavano il porto; altri, ponendo 641. le fondamenta per un gran teatro, 642. scalpellano dal marmo alte colonne 643. per ornamento alle future scene. 644. Così le api alla stagion novella 645. s'affaticano al sole in mezzo ai fiori 646. quando traggono fuor la prole adulta, 647. quando, il miele liquido stipando, 648. di nèttare soave empion le celle, 649. se prendono il carco alle tornanti 650. loro compagne, o se in serrata schiera 651. dall'alveare cacciano gli sciami 652. infingardi dei fuchi; e l'opra ferve, 653. ed aulisce di timi il miel fragrante. 654. <<Oh voi felici, che già i muri alzate 655. della vostra città!», proruppe Enea 656. contemplando gli aèrei fastigi; 657. e avvolto nella nube (oh maraviglia!) 658. entro la moltitudine si spinse 659. e, invisibile a lei, vi si confuse. 660. [IL TEMPIO ISTORIATOI 661. In mezzo alla àsorgeva un bosco 662. giocondissimo d'ombre ove i Eenici, 663. sbalestrati dai turbini e dall'onde, 664. avean scavato il simbolo augurale 665. a lor predetto dalla Dea Giunone: 666. un teschio di cavallo impetuoso; 667. onde per molti secoli la gente 668. ricca d'agi sarebbe e insigne in guerra. 669. Ivi un tempio a Giunone edificava 670. la sidonia Didone, un vasto tempio 671. ricco di doni e del favor del Nume: 672. di bronzo, sui gradhli, eran le soglie, 673. di bronzo gli architravi, e tutte in bronzo 674. stridevano sui cardini le pone. 675. E là nel bosco un inatteso aspetto 676. placo l'ansia di Enea, che finalmente 677. spero salvezza, e al misero suo stato 678. guardare oso con più fidente cuore, 679. Ché mentre ai piedi dell'immenso tempio, 680. aspettando il venir della regina, 681. egli lo contemplava in ogni parte, 682. mentre ammirava l'opulenza tiria, 683. la gara degli artefici, l'industle 684. pregio dell'opre, in ordine disposte 685. egli vide le iliache battaglie 686. e la guerra già nota in tutto il mondo: 687. Priamo, l'Atride e ad ambi infesto Achille. 688. Stette e ad Acate lagrimando disse 689. <<Qual luogo ormai, quale contrada al mondo 690. piena non è delle sciagure nostre? 691. Ecco Priamo! Dunque anche costoro 692. esaltano gli eroi. L'umana doglia 693. anche qui tocca i cuori e sforza al pianto. 694. Pi· non temere; questa nostra ìama 695. ti darà qualche ausilio.» Ei così disse, 696. e delle vane imagini pasceva 697. I ammo e lungamente sospirando 698. d un gran fiume di pianto asperse il volto. 699. Che vedea, guerreggianti intomo a Troia, 700. di qua Greci fuggire, e teucri eroi 701. perseguirli; di là Frigi, e col cal-ro 702. premerli a furia il cimierato Achille 703. E poco lungi riconobbe, e pianse 704. I padiglioni candidi di Reso 705. che a tradimento, nel suo primo sonno, 706. Dlomède assali, rosso di strage, 707. traendo seco i fervidi cavalli 708. che ancora non avevano gustato 709. l'erbe di Troia né bevuto il Xanto. 710. Vide altrove fuggir, perdute l'armi, 711. Tròilo, infelice giovine disceso 712. contro il Pelìde ad impari duello, 713. che, impigliato supino al carro vuoto 714. e tratto via dai suoi cavalli in corsa, 715. pur reggeva le redini; sul suolo 716. la chiomante sua testa era travolta, 717. mentre la lancia attraversata al corpo 718. incideva la polvere. Frattanto 719. le troiane ascendean, sciolte le chiome, 720. verso il tempio di Pàllade nemica 721. recando un peplo, e supplici ed afflitte 722. il seno si battevano; con gli occhi 723. bassi all'opposta parte ella guardava. 724. Tre volte Achille aveva trascinato 725. Ettore intorno ad Ilio e a prezzo d'oro 726. vendeva la sua salma inanimata. 727. Che gemito mando dal cuor profondo 728. quando il carro miro, le spoglie e il corpo 729. del suo compagno, e Priamo nell'atto 730. di tendere le palme disarmate! 731. Anche sé riconobbe in mezzo ai greci 732. principi, ed anche le falangi Eòe, 733. forze del negro Mèmnone. Guidava 734. Pentesilèa lo stuolo delle Amàzoni 735. dagli scudi lunati, infuriando 736. entro la mischia innùmere: guerriera 737. che avea succinto in alto, sotto il seno, 738. un bel cingolo d'oro e che, fanciulla, 739. osava mlsurarsi con gli eroi. 740. [LA REGINA DIDONE] 741. Mentre il dardÈnio Enea pur contemplava 742. quelle scene mirabili, e stupiva 743. fisso ed immoto in quella sola vista, 744. ecco avanzarsi la regina al tempio, 745. ecco Didone, fiore di bellezza, 746. in mezzo a folto giovanil corteggio. 747. Come Diana in riva dell'Eurota 748. pei gioghi del Cinto adduce i cori, 749. e mille e mille Oreadi seguaci 750. si affollano dovunque a lei d'intorno; 751. ella con la farètra su le spalle 752. plocede innanzi e tutte le sovrasta 753. dl statura, e a Latona una dolcezza 754. silenziosa intenerisce il cuore; 755. tal Didone apparia, con tal letizia 756. la regina scendea tra le sue genti 757. l'opre incitando del novello regno. 758. Poi, davanti alla soglia della Dea, 759. sotto la gran navata, ella si assise 760. nell'alto trono, tra una siepe d'armi; 761. leggi impartiva agli uomini e diritti 762. ed equamente lor distribuiva 763. per sorte assegnava opere e uffici. 764. A un tratto Enea vide venire al tempio 765. tra gran folla i compagni: Antèo, Sergesto 766. ed il forte Cloanto e gli altri Teucri 767. che la procella aveva in mar dispersi 768. spinti più lontano ad altri lidi. 769. Di stupor, di letizia e di timore 770. egli ed Acate furono percossi, 771. e ardevano di unir destra con destra; 772. ma pure, ignari degli eventi, occulti 773. stettero nella nuvola, spiando 774. qual tosse stata la lor sorte, hl quale 775. parte del lido avessero la flotta, 776. e perché qui venissero. Eran pochi 777. gruppi trascelti da ciascuna nave 778. che giungevano là, diretti al tempio 779. mercé chiedendo con vocìo confuso. 780. [LE RIMOSTRANZE Dl ILIONÈO] 781. Or come entrati furono, ed ammessi 782. a parlar con Didone, in tuon pacato 783. incominciò l'annoso Ilionèo: 784. <<O regina, cui Giove ora concesse 785. di edlficare una città novella 786. e di reggere popoli superbi 787. con giuste leggi, noi, miseri Teucri 788. volti dai vènti verso tutti i mari, 789. ti supplichiamo! Salva i nostri legni 790. da un incendio terribile! A una gente 791. giusta e devota sii benigna! Guarda 792. più da vicino alla vicenda nostra. 793. Noi non venimmo con nemico ferro 794. a invadere le libiche dimore 795. a trarne prede da rapir sul mare; 796. non han tal forza o tale audacia i vinti. 797. V'è un paese che i Grài chiamano Espèria 798. terra vetusta, fertile e guerriera; 799. gli Enòtri l'abitarono, ma è fama 800. che, dal nome d'un re, le nuove genti 801. or la chiamino Italia. A quella terra 802. noi tendevamo; ma Orion nemboso 803. d'un tratto insorse con gran flutti, e in cieche 804. secche e tra furiosi austri ci spinse; 805. e per marosi e per impèrvii scogli 806. ci soverchio, poi tutti ci disperse: 807. pochi, a nuoto, giungemmo al vostro lido. 808. Ma che gente è mai questa? E qual contrada 809. rozza è così che tal costume accolga? 810. Su l'arena ci negano un asilo, 811. e minacciano guerra, e fan divieto 812. di stare sopra un breve orlo di terra! 813. Ma se il genere umano e le mortali 814. armi sprezzate, almen temete i Numi 815. che son del bene mèmori e del male! 816. Era re nostro Enea: nessuno al mondo 817. fu così giusto mai né così pio, 818. nÉ sì grande nell'armi e nella guerra. 819. Se i Fati ci han serbato un tanto eroe, 820. s'ei beve le vitali aure, se ancora 821. tra l'Ombre inesorabili non giace, 822. più non temiamo, e tu non ti dorrai 823. se per la prima fosti a noi cortese 824. d'accoglienza ospitale: anche in Sicilia 825. armi sono e città ; v'è il nostro Aceste, 826. ìnclito figlio del troiano sangue. 827. Deh lasciateci trarre in secco i legni 828. conquassati dai vènti ed allestire 829. tavole nelle selve e foggiar remi, 830. perché, se ritrovar ci sia concesso 831. duce e compagni e volgere all'ltalia, 832. in Italia e nel Lazio alfin si giunga! 833. Che se invece è perduta ogni salvezza: 834. se il mar di Libia, ultimo re dei Teucri 835. già ormai ti tiene, e se neppur ci resta 836. speranza più del giovinetto Iulo. 837. torneremo alle sicule marine, 838. alle sedi già pronte onde venimmo 839. ed al regno di Aceste.» Ilionèo 840. così parlava, e dai dardanii petti 841. un fremito di assenso gli rispose. 842. [L'OFFERTA Dl DlDONE] 843. E la regina allor con occhi bassi 844. brevemente parlò: <<Sgombrate, Teucri, 845. ogni sospetto, ogni timor bandite. 846. Dure vicende, novità del regno 847. mi forzano a codesti aspri divieti 848. e a vegliare con guardie i miei confini. 849. Ma chi la stirpe degli Enèadi ignora, 850. le imprese, i duci, la città di Troia 851. e il vasto incendio dell'immensa guerra? 852. Non animo sì rozzo hanno i Fenici 853. e il Sole non aggioga i suoi cavalli 854. tanto lontano dalle tirie mural 855. Se all'ampia Espèria e al suolo di Saturno 856. giunger vorrete, o all'Ericìna terra 857. e al teucro Aceste, vi faro partire 858. sicuri in tutto, ed ogni mio soccorso 859. vi fornirò. Ma se restar vorrete 860. con eguali diritti in questo regno, 861. questa città ch'edifico è la vostra; 862. traete in secco i legni; il tirio e il teucro 863. entrambi io reggerò senza divario. 864. Oh se qui, spinto dagli stessi vènti, 865. anche il re vostro Enea fosse con voi! 866. Ma io spedirò messi in ogni parte, 867. farò frugare i luoghi più lontani, 868. per vedere se mai, gettato a riva, 869. in villaggi o per selve andasse errando.>> 870. [APPARIZIONE Dl ENEA] 871. Già il magnanimo Acate e il padre Enea, 872. rincorati a quei detti, ardean da tempo 873. di eromper dalla nuvola. Ed Acate 874. parlò per primo: <<O figlio della Dea, 875. che pensi or tu? Che ti consiglia il cuore? 876. Tutto, vedi, è sicuro, e sono in salvo 877. flotta e compagni; quello sol vi manca 878. che sommerso vedemmo in mezzo al mare. 879. Tutto il resto risponde alle parole 880. della tua Madre.>> Egli diceva, ed ecco, 881. la circonfusa nuvola si scisse 882. e si dissolse nell'aperto cielo. 883. Fulgido in chiara luce apparve Enea 884. simile a un Dio negli omeri e nel volto 885. poi che gli aveva la sua stessa Madre 886. fatte adorne le chiome, e nello sguardo 887. gli aveva infuso un fascino raggiante 888. e un ardente fulgor di giovinezza; 889. come aggiunge l'artefice splendore 890. all'avorio all'argento al marmo pàrio 891. quando intorno v'intàrsia il fulgid'oro. 892. Tale Enea d'improvviso a tutti apparve 893. e così si rivolse alla regina: 894. <<Ecco quei che cercate; il teucro Enea 895. son io, strappato ai lìbici marosi. 896. Oh tu, che sola sei misericorde 897. ai mali inenarrabili di Troia; 898. che noi, reliquie ai Dànai scampate, 899. noi, spossati da tutte le fortune 900. della terra e del mar, privi di tutto, 901. nella città fai soci e nella casa; 902. nessun potrebbe renderti, Didone, 903. grazie degne: non noi, non quanti ancora 904. restano della dardana progenie 905. disseminati nell'immensa terra. 906. Degna mercé ti rendano gli Dei, 907. se il Cielo onora i pii, se ancor nel mondo 908. giusti e nobili sensi hanno valore. 909. Quale beata età, quali magnanimi 910. avi ti generarono sì bella? 911. Oh, fin che i fiumi andranno ai mari, e l'ombre 912. trascorreranno sui pendii dei monti, 913. oh, fin che il cielo pascerà le stelle, 914. presenti avrò, qualunque suol mi attenda, 915. Da tua gloria, il tuo nome e la tua lode.>> 916. Disse, e porse la destra a Ilionèo 917. e la manca a Seresto, e quindi agli altri, 918. ed al forte Cloanto e al forte Gìa. 919. [ACCOGLIENZE OSPITALI] 920. Stupì da prima all'improvviso aspetto 921. del duce e poscia a tante sue fortune 922. la sidonìa Didone; e così disse: 923. <<O figlio della Dea, quale destino 924. t'incalza in tante avversità? Qual forza 925. ti volse a queste inospiti contrade? 926. Sei tu l' Enea che Venere divina 927. al dardànide Anchise ha generato 928. su l'acque del dardànio Simoènta? 929. Ben io ricordo che a Sidòn già venne 930. Teucro, espulso dai suoi, quando cercava 931. col soccorso di Belo un nuovo regno 932. e fu nel tempo che il mio padre Belo 933. metteva a sacco l'opulenta Cipro 934. e la vinse e la tenne in signoria. 935. Già d'allora il tuo nome io conoscevo 936. ed il crollo di Troia e I re Pelasgi. 937. Benché vostro nemico, ei con gran lode 938. i Dardani esalto, ché si vantava 939. nato dal ceppo dei Troiani antico. 940. Entrate dunque, eroi, nella mia casa. 941. Trasse me pure simile fortuna 942. per mille affanni, e poi sostar mi fece 943. su questa terra; anch'io conobbi il pianto 944. e soccorrere so gli sventurati.>> 945. Così dicendo ella introdusse Enea 946. nella regia dimora e fe' disporre 947. sacrifici nei templi agl'Immortali; 948. ed ai Troiani fe' recar sul lido 949. venti buoi, cento pingui ispidi porci, 950. cento pecore grasse e cento agnelli, 951. doni per la letizia di quel giorno. 952. La reggia intanto si faceva adorna 953. splendidamente, con regal decoro, 954. e nell'aula apprestavano il convito: 955. drappi intesti con arte in superbo ostro, 956. e gran copia d'argenti su le mense, 957. ed incisi nell'oro i fatti egregi 958. degli avi, lungo séguito d'imprese 959. che d' eroe in eroe si avvicendava 960. fin dall'inizio dell'antica gente. 961. Ma prima Enea (l'ardente amor paterno 962. non lasciava ancor pace al suo pensiero) 963. mandò Acate rapido alle navi 964. perché, recando queste nuove al figlio, 965. l'adducesse in città: tutto in Ascanio 966. era il tènero cuor del genitore. 967. Ed anche volle ch'ei portasse i doni 968. salvati dall'iliaca ruina: 969. un pàllio, irto d'aurei ricami, 970. e un velo orlato di foglie d'acanto 971. color del croco: splendidi ornamenti 972. d'Elena argiva, ch'eran stati il dono 973. meraviglioso di sua madre Leda 974. e ch'ella da Micene avea portati 975. movendo al teucro illécito imenèo; 976. e lo scettro d'llione, la prima 977. delle figlie di Priamo, e con esso 978. un monile di perle e una corona 979. di gemme e d'oro. Rapido, al suo cenno, 980. Acate si avviò verso le navi. 981. [LE <<ARMI>> Dl VENERE] 982. Tra sé frattanto Venere volgeva 983. nuovi disegni e nuove accorte insidie, 984. onde invece d'Ascanio il suo Cupìdo 985. col dom andasse ed in mentito aspetto 986. a mflammar la regina di follia, 987. a figgerle il furor nelle midolle. 988. Che sospettava dell'ambigua casa 989. e dei Tìrii bilingui, e l'accendeva 990. il timor della perfida Giunone 991. che con la notte le s'accrebbe in cuore. 992. E all'alìgero Amor così si volse: 993. <<Figlio, o mia forza, o sola mia potenza, 994. figlio, che irridi i fulmini tiféi 995. del sommo Genitore, a te ricorro, 996. supplico te, la tua potenza invoco. 997. Tu già ben sai ch'Enea, che il tuo fratello 998. dall'odio dell'acèrrima Giunone 999. è sbalzato sul mar per tutti i lidi, 1000. e ti dolesti già del mio dolore. 1001. La fenicia Didone or lo ritiene 1002. e a sé l'avvince con le sue lusinghe; 1003. ma dùbito del termine a cui tende 1004. quest'ospitale cortesia giunònia ; 1005. ella certo non resta, in sé gran punto, 1006. inoperosa. Or io vo meditando 1007. di sùbito sorprendere Didone, 1008. con insidie, di cingerla di fiamme, 1009. sì che nessuna volontà la muti, 1010. anzi con grande amore ella si stringa 1011. meco ad Enea. Come adoprar tu debba, 1012. odi. Dal caro genitor chiamato, 1013. il regale fanciullo a me diletto 1014. si appresta a entrar nella cittÈ sidònia 1015. coi doni che sfuggirono alle fiamme 1016. d'llio ed al mare. Io l'addormenterò, 1017. nell'eccelsa Citèra o su l'ldàlio 1018. lo deporrò nella mia sacra sede, 1019. sì che non possa intendere l'inganno 1020. e non possa frapporsi ai miei discgni. 1021. Sìmula tu per una notte sola 1022. le sue fattezze; assumi tu, fanciullo, 1023. il suo ben noto volto puerile; 1024. così che quando, piena di letizia 1025. tra il gran convito ed il Lièo liquore, 1026. ti avrÈ Didone accolto nel suo grembo, 1027. ti abbraccerÈ, ti darÈ dolci baci, 1028. tu spiri in lei la tua segreta fiamma 1029. e la sorprenda con il tuo veleno.» 1030. Alle parole della dolce madre 1031. Amor fu pronto: si spoglio dell'ali 1032. e col passo di lulo Èlacre mosse; 1033. e Venere frattanto diffondeva 1034. nelle membra d'Ascanio un dolce sonno 1035. e stretto in grembo In porto su l'alte 1036. foreste dell'ldÈlio, ove l'accolse 1037. la maggiorana tènera odorante 1038. nell'ombre soavissime e tra i fiori. 1039. [IL CONVITO] 1040. Or lieto dunque, docile al comando, 1041. portando ai Tìrii le regali offerte 1042. con la guida di Acate Amor veniva. 1043. E già nel mezzo del triclìnio d'oro 1044. la regina Didone, allor ch'ei giunse, 1045. giacea sotto fastosi cortinaggi; 1046. già il padre Enea, già i Teucri eran venuti 1047. e giacean su purpurei tappeti. 1048. Versavano i valletti acqua alle mani 1049. andavano con ceste dispensando 1050. pane e lisci mantili. Eran cinquanta 1051. le ancelle che lÈ dentro avean la cura 1052. di ordinar le vivande in lunghe file 1053. e di avvivar le fiamme sugli altari; 1054. e cento ancelle ed altrettanli servi 1055. di pari etÈ portavano vivande 1056. sopra le mense e vi ponean le coppe. 1057. Ed anche i Tìrii alle festanti soglie 1058. vennero in folla, e al cenno di Didone 1059. Si assisero su drappi ricamati. 1060. E ammiravano i doni dei Troiani 1061. e lulo e i fiammeggianti occhi del Nume 1062. e il suo finto parlare, e il pallio e il velo 1063. dipinto a foglie crocee d'acanto. 1064. Più di tutti la misera fenicia 1065. giÈ condannata all'imminente fato, 1066. dal fanciullo e dai doni era commosSa 1067. e, non mai sazia in cuor, lo rimirava 1068. e più e più ne ardeva. Or come quegli 1069. stretto al collo d'Enea, tra le sue braccia, 1070. fe' pago il cuor del falso genitore, 1071. venne a Didone. Ed ella in lui perduta 1072. con gli occhi, in lui con l'anima si affisse; 1073. ed anche alfine se lo prese in grcmbo 1074. infelice Didone, e non sapeva 1075. l'iddio tremendo che sedea su lei. 1076. E, ricordando l'acidàlia Madre, 1077. quello giÈ cominciava a poco a poco 1078. a toglicrle dall'anima Sichèo, 1079. a sopraffarle, con l'amor d'un vivo, 1080. il cuore ormai da palpiti disuso 1081. ed i sensi da tempo ormai pacati. 1082. [LA NOTTE] 1083. Com'ebber posto fine alle vivande 1084. e levate le mensc, ampii cratèri 1085. posero e coronarono le coppe. 1086. Sonavano le voci alte echcggiando 1087. per l'ampic volte; dal soffitto d'oro 1088. pendeano accese lampade, e le luci 1089. splendidissime vinsero la notte. 1090. E la regina fece porre innanzi 1091. e nempi di puro vin la coppa 1092. grave d'oro e di gemme ove giÈ Belo 1093. e i nipoti di Belo avean libato 1094. e si fece nell'aula alto silenzio. 1095. <<Giove padrc, ella orò, che il Dio sei detto 1096. delle leggi ospitali, oh fausta rendi 1097. per gli esuli di Troia e per i Tìrii 1098. questa giornata e fa' che il suo ricordo 1099. viva anche in quelli che da noi verranno. 1100. Ci assista Bacco, largitor di gioia, 1101. e Giunone ci assista; e i Tìrii tutti 1102. con lieto cuor festeggino il convito.» 1103. Disse, e libò sopra la mensa il vino 1104. in onor dci Celcsti, ed ella prima 1105. lo toccò leggermente a fior di labbro; 1106. indi a Bìzia lo porse, ed all'invito 1107. pronto egli bevve e s'inondo la gola 1108. dcllo spumante colmo nappo d'oro; 1109. poi bevver gli altri. Ed il chiomato Iopa, 1110. egli ch'ebbe maestro il sommo Atlante, 1111. fece sonare la sua cetra d'oro. 1112. Egli cantò le fasi della 1una 1113. i corsi del Sol, come le umane 1114. stirpi son nate e i bruti e l'acqua e il fuoco; 1115. e Arturo e l'Orse e l'Iadi piovose, 1116. e perché tanto nell'inverno il Sole 1117. a calar nell'Oceano si affretti 1118. e tanto tarde sian le notti estive. 1119. Addoppiavano plausi i Teucri e i Tìrii. 1120. E frattanto la misera Didone 1121. traeva in lungo conversar la notte 1122. e lungamente bcveva l'amore; 1123. e d'Ettore c di Prìamo chiedeva, 1124. e con che forze era venuto Mèmnone, 1125. quali cavalli avesse Diomède 1126. e quanto fosse valoroso Achille. 1127. Ed alfine gli disse: <<Orsù, comincia 1128. fin dal principio; nàrrami l'insidia 1129. greca, il crollo dei tuoi, le tue vicende, 1130. ospite. Ché da sette anni ramingo 1131. vai per tutte le terre e per il mare.>> 1110 1132. LIBRO II 1133. [IL CAVALLO Dl LEGNO] 1134. Tacquero tutti, immobili ed intenti; 1135. e dall'alto triclìnio il padre Enea 1136. a parlar comincio: Tu vuoi, regina, 1137. che un dolor disperato io rinnovelli: 1138. come gli Achèi prostrarono la grande 1139. e miseranda signorìa troiana, 1140. e tutte le tristissime vicende 1141. ch lo stesso vidi e di che fui gran parte. 1142. Qual del guerrieri dolopi o mirmìdoni 1143. qual guerriero del feroce Ulisse 1144. nel raccontarle frenerebbe il pianto? 1145. E giÈ l'umida notte in ciel declina, 1146. e tramontando invitan gli astri al sonno. 1147. Ma se tanta, o regina, è la tua brama 1148. di brevemente apprendere le nostre 1149. vlcende e la suprema ora di Troia, 1150. benchÉ pur ora l'animo rifugga 1151. dai funesti ricordi inorridito, 1152. comincerò. 1153. Sfiniti dalla guerra 1154. e respinti per tanti anni dal Fato, 1155. I ducl achèi costrussero, con artc 1156. msplrata da PÈllade divina, 1157. un enorme cavallo, una montagna 1158. intessuta di tavole e di travi, 1159. come se fosse una votiva offerta 1160. per 1l ritorno; e n'ando lungi il grido. 1161. Ma, tratti a sorte i lor migliori eroi, 1162. h chiusero di furto entro gli oscuri 1163. suol ìianchl e tutta empirono d'armati 1164. la sterminata cavitÈ del ventre. 1165. Tènedo sta di fronte, un'isoletta 1166. ricca e famosa fin che il grande impero 1167. di Prìamo fiorì, semplice approdo 1168. e rifugio di navi or mal sicuro. 1169. Ivi gli Achèi discesero in agguato 1170. su la spiaggia deserta, e noi credemmo 1171. che fossero partiti e giÈ diretti 1172. verso Micène con le vele al vento. 1173. Dal suo lungo dolor la Tèucria tutta 1174. era discioltal Furono dischiuse 1175. le porte, uscimmo, visitammo i greci 1176. accampamenti, le sgombrate sedi 1177. e tutta la marina abbandonata. 1178. <<Erano qui le dòlope falangi. 1179. Qui spiegava le tende il truce Achillc, 1180. Questo era il luogo delle flotte achÉe. 1181. Qui scendevan le schiere alle battaglie.>> 1182. Altri, stupìti del funesto dono 1183. destinato alla vergine Minerva, 1184. pur rlmlrava la gran mole equina. 1185. Primo allora Timète (o fosse inganno 1186. questa ormai fosse la sorte d'llio) 1187. propose d'introdurlo entro le mura 1188. per collocarlo al sommo della rocca. 1189. Ma Capi ed altri, con miglior consiglio, 1190. precipitar volevano nel mare 1191. quel greco dono, dubbio e insidioso, 1192. àrderlo cingendolo di fiamme 1193. squarciarlo con ferro ed esplorargli 1194. le cavernose làtebre del ventre. 1195. Così la moltitudine esilante 1196. fra contràrii consigli era divisa. 1197. [IL CONSIGLIO Dl LAOCOONTE] 1198. Allora, primo innanzi a una gran folla 1199. che lo seguiva, giù dall'alta rocca 1200. furibondo calo Laocoonte, 1201. e da lontano: <<Qual follìa vi acceca, 1202. miseri cittadini? E voi credete 1203. dunque partite le nemiche navi? 1204. che dono di Achèi non celi inganni? 1205. Sì poco dunque conoscete Ulisse? 1206. si occultano Greci in questo legno, 1207. è un ordigno in danno delle mura 1208. fatto per esplorar le nostre case 1209. per calar nella città dall'alto; 1210. ma, sia quel che si voglia, è certo insidia. 1211. Non fidatevi, Teucri, del cavallo. 1212. Io temo i Greci anche se portan doni.» 1213. E, detto ciò, con tutta la sua forza 1214. la grand'asta vibrò contro quel mostro 1215. nelle curve eompÈgini del venlre; 1216. vi restò conficcata essa, oscillando, 1217. e le caverne del ventre percosso 1218. rombarono con cupi echi mugghiando. 1219. E se non era sì contrario il Fato 1220. e sì stolto il cuor nostro, ei ben ci aveva 1221. spinti a squarciar le argoliche latèbre 1222. col ferro ! E Ilio ancor sarebbe ! Ancora 1223. alta staresti, rocca priamìde ! 1224. [IL PRIGIONIERO SINONE ] 1225. Ed ecco intanto dàrdani pastori 1226. che traevano al re con alte grida 1227. un giovinetto con le mani avvinte 1228. dietro le reni; (sconosciuto a tutti, 1229. s'era egli stesso dato in lor balìa 1230. pcr ordir questa frode e per aprirc 1231. Troia agli Achèi, ben risoluto e pronto 1232. alle due sorti: o compiere la trama 1233. di morte certissima perire). 1234. Accorrean d'ogni parte i teucri eroi 1235. cupidi di vederlo, e tutti in folla 1236. irridevano a gara il prigioniero. 1237. Or senti l'arti perlide dei Greci: 1238. da una, tutti li conoscerai. 1239. Come si vide in mezzo a tanti sguardi 1240. e, turbato ed incrmc, intorno intorno 1241. gli occhi giro su la gran folla frigia: 1242. <<Ahimè, qual mare ormai, quali contrade», 1243. egli proruppe, <<accogliermi potranno? 1244. Misero mc, dove trovar pi· scampo? 1245. Tra gli Achivi, per me, non v'è più luogo; 1246. e i DardÈnidi, anch'essi a me nemici, 1247. vendetta nel mio sangue or prenderanno.» 1248. Gli anin i si mlltarono a quel pianto 1249. e ýutta si placo la furia ostilc 1250. l'invitammo a parlar: di quale stirpe 1251. fossc, con quali nuove cgli venisse, 1252. che sperasse nel rendersi prigionc. 1253. E senza più temcre egli parlò. 1254. [IL PRIMO RACCONTO Dl SlNONE ] 1255. <<Sì, tutto il vero, o re, segua che vuole, 1256. io ti confessero; né ti nascondo 1257. che della gente argolica son nato. 1258. Questo per primo, chÉ, se la fortuna 1259. fece Sinone misero, la trista 1260. non falso lo farà né mentitore. 1261. Forse giunse talvo]ta a] vostro orecchio 1262. i[ nome e la prec]ara ìnc]ita gloria 1263. di Palamède, del Belìde eroe, 1264. che i Greci, sotto accusa menzognera 1265. di fellonìa, con perfido giudizio 1266. innocente dannarono alla mortc, 1267. perchÉ ostile alla guerra; ed ora estinto 1268. lo piangon tutti. Come suo scudiero 1269. e comc suo congiunto anche di sangue, 1270. il padre mio, ch'era di basso stato, 1271. qui mi mando fin dai primi anni di guerra. 1272. Fin ch'egli fu tra i prìncipi in onore 1273. e sedette con loro a parlamento, 1274. ebbi anch'io qualche nome e qualche pregio. 1275. Quando, per l'àstio del fallace Ulisse, 1276. (com'è noto) ei lascio l'aure superne, 1277. trassi nell'ombra e nel dolor la vita, 1278. mcco piangcndo su l'indegna sortc 1279. dcll'amico incolpevole. E non tacqui 1280. folle, ed anzi promisi aspre vendette, 1281. se mi si offrisse il modo o quando fossi 1282. vittonoso ritolnatO in Argo. 1283. Suscitai col mio dire odii feroci. 1284. Da ciò la prima origine dei mali; 1285. ecco Ulisse percio con nuove accuse 1286. pur atterrirmi, e spargere nel volgo 1287. ambigue voci, e insidlosameme 1288. preparare l'agguato k non ristettc 1289. fin che non ebbe, c¾mplice Calcante 1290. Ma perchÉ dunqlle vo nevocando 1291. queste ingrate viccllde? A che v'indugio 1292. se tutti eguali son per voi gli Achivi 1293. nÉ chiedete di pi· per condannarli7 1294. Or fate dunque le vostre vendettc! 1295. Questo ben vuole l'ltaco! Gran prezzo 1296. vi daranno per questo i duci Atrìdi. 1297. Allora sì di cl-iedere e dl udirc 1298. cupidi ardemmo, ignari che si scaltra 1299. fosse la scellerata arte pelasga! 1300. Ed ei riprese, timido e bugiardo. 1301. [IL SECONDO RACCONTO] 1302. Avean più volte i Dànai bramato 1303. di ritrarsi da Troia e di partirsi, 1304. ormai stremati dal!a lunga guerra. 1305. Oh se fatto l'avessero! Ma sempre 1306. nel lor partire li atterrìano i vènt; 1307. e li fermo la furia del mare, 1308. e pi·, quando di tavole e di travi 1309. giÈ contesto sorgea questo cavallo, 1310. I'ètere tutto risono di nembi. 1311. Onde anslosi Euripilo inviammo 1312. a interrogar !'oracolo di Febo, 1313. e un triste annLmzio egli reco dal tempio: 1314. Greci, col sangue di un'uccisa vergine 1315. placaste i vènti per recarvi ad llio; 1316. col sangue or impetrate anche il ritorno 1317. e con l'offerta d'una vita argolica. 1318. Sbigottirono gli animi e un profondo 1319. brivido corse tutte le midolle 1320. quando venne l'anmmzio: a chi la morte 1321. si preparava? Chi voleva Apollo? 1322. L'ltaco allora, tratto in gran tumulto 1323. il profeta Calcante in mezzo a tutti, 1324. chiese che fosse quel divin comando. 1325. E molti allor predissero l'insidia 1326. che l'artefice tristo a me tesseva, 1327. nel silenzio attesero. Per dieci 1328. giorni in sÉ chiuso l'Èugure si tacque, 1329. negando di voler con la sua voce 1330. dir nome alcuno, esporre alcuno a morte. 1331. Poi, d'accordo con l'ltaco, cedendo 1332. alle sue grida e aprendo alfin le labbra, 1333. me designo per vittima all'altare. 1334. Assentirono tutti, alfin conlenti 1335. che quanto ognuno avea per se temuto 1336. in rovina di un altro or si volgesse. 1337. Ed ormai m'era sopra il dì funesto, 1338. giÈ mi s'apparecchiava il sacrificio 1339. con le bende pel capo e il salso farro. 1340. Mi sottrassi, non nego, a quella morte, 1341. ruppi i legami, in un fangoso stagno 1342. tra giunchi, al buio, mi appiattai la notýe, 1343. ed attesi che avessero spiegate, 1344. se pur partìan, tutte le vele al vento, 1345. Né più spero veder la patria antica, 1346. i dolci figli, il deslato padre; 1347. anzi in loro gli Achèi ìaran vendetta 1348. de la mia fuga, miseri, e il mio fallo 1349. forse con la lor morte emenderanno. 1350. Ond'io ti prego: per gli Dei superni, 1351. pei Numi consapevoli del vero, 1352. per la fede illibata, ove pur resti 1353. fede nel mondo, abbi pietÈ di tante 1354. mie sofferenze, abbi pietÈ d'un cuore 1355. che sopporta dolori immeritati. 1356. [IL TERZO RACCONTO] 1357. Lasciammo a quelle lagrime la vita 1358. e più misericordi anzi gli fummo: 1359. Priamo stesso sciogliere gli fece 1360. i vincoli ed i rigidi legami, 1361. e a lui si volse con amica voce: 1362. <<Chiunque sii, dimentica per sempre 1363. gli Achèi perduti; or tu sarai dei nostri. 1364. E alle domande mie rispondi il vero. 1365. PerchÉ sì gran cavallo hanno costrutto? 1366. Chl Ihdeo? Che vogliono? E un'offerta 1367. votiva? O qualche macchhla di guerra ?>> 1368. Quegli, instrutto di greca arte e d'inganni, 1369. al cielo alzo le giÈ disciolte mani: 1370. <<Chiamo voi testimoni, o stclle eterne», 1371. disse, <<ed il vostro nume inviolabile, 1372. e voi, altari, e voi, tremende spade 1373. cui mi sottrassi, e voi, sacrificali 1374. bende che come vitthna portai. 1375. Sciogliere or posso i vincoli giÈ sacri 1376. ch'ebbi coi Greci, detestarli posso 1377. ed aprire alla luce i lor segreti 1378. pi· non mi leaa alcuna patria ;egge. 1379. Ma tu manticni a me le tue promcsse, 1380. Troia; com'io ti salvo, a me tu serba 1381. la tua parola, s'io ti dico il vero 1382. se grande compenso or te ne rendo. 1383. Tutta la fede e la speranza greca 1384. nell'impresa di guerra, in ogni tempo, 1385. su l'ausilio di Pàllade posò. 1386. Ma da poi che il sacrilego Tidìde 1387. e l'inventore di delitti Ulisse 1388. voller rapire dal suo sacro tempio 1389. il fatale PallÈdio, e, trucidate 1390. le sentinelle su l'eccelsa rocca, 1391. trafugarono il santo simulacro, 1392. osando profanar le verginali 1393. bende divine con cruente mani, 1394. da quel dì retrocesse e venne meno 1395. ogni speranza, caddero le forze 1396. e il cuore della Dea divenne ostile. 1397. E la Tritonia con prodlgl aperti 1398. ne diede segno. Avean deposto appena 1399. nel campo greco la dlvina effigie, 1400. che torvi gli occhi le arsero di fiamme 1401. lampeggianti, un sudore acre le corse 1402. lungo le membra, ed ella per tre volte 1403. (mirabile a ridir!) con un sussulto 1404. agito la fremente asta e lo scudo. 1405. Sùbito allor vaticino Calcante 1406. che si tentasse di fuggir pel mare: 1407. non puo, per l'armi d'Argo, llio esser vinta 1408. se in Argo non sian presi auspicii nuovi 1409. e se qui non si renda il simulacro 1410. che seco han tratto su le curve navi 1411. E se dal vento alla natìa Micène 1412. or son condotti, la preparano armi 1413. e Dei propizi, e ripassando il mare 1414. qui d'improvviso rlappariranno. 1415. Così Calcante intèrpreta i prodigi 1416. Per suo consiglio, in luogo del Palladio 1417. e per placare il vlolato Nume, 1418. hanno costrutto questo simulacro 1419. come un'ammenda al loro tristo oltraggio. 1420. E immensa volle questa mole il vate, 1421. volle che con le tavole conteste 1422. tanto sublime si elevasse al cielo, 1423. pcrche non possa trapassar le porte, 1424. varcar le mura, esser tutela a voi 1425. che col culto di un di l'adorercste. 1426. ChÉ, se la vostra mano vlolasse 1427. questo dono di PÈllade (ma i Numi 1428. volgano contro il vate il suo presagio!), 1429. un grande ccemrlio allor si abbatterebbe 1430. su l'impero di Prìamo e su voi; 1431. ma, se ascendesse per le vostre mani 1432. nell'urbe vostra, con immensa guerra 1433. l'Asia stessa insorgendo assalirebbe 1434. le mura pelopèe: questo il destino 1435. che sui nostri nepoti ormai sovrasta.» 1436. E a tale insidosa arte spergiura 1437. di Sinone credemmo! E furon presi 1438. a mentitrici lagrime e ad inganni 1439. quelli che non avevano domati 1440. nÉ Achille larissèo nÉ Diomede, 1441. nÉ dieci anni di guerra e mille navi! 1442. [LAOCOONTE] 1443. Ed allora un prodigio anche pi· grande 1444. e più tremendo, miseri!, ci apparve, 1445. che travo!se gli spiriti smarriti. 1446. Laocoonte, designato a sorte 1447. sacerdote a Nettuno, un gran giovenco 1448. sacrificava sui solenni altari. 1449. Ed ecco (inorridisco a raccontarlo!) 1450. incombere da Tènedo sul mare 1451. due con immense spire enormi draghi 1452. e insieme su le calme acque avanzarsi 1453. verso la riva. Alti emergean dai flutti 1454. con irti i colli di sanguigne creste, 1455. e traevano il corpo a fior dell'onde 1456. snodando in gran volute i terghi immani. 1457. Crosciavano sul pèlago le spume. 1458. Giunsero al lido. Avevano pupille 1459. rosse di sangue e r·tile di fiamme, 1460. snodando in gran volute i terghi immani. 1461. Crosciavano sul pèlago le spume. 1462. Giunsero al lido. Avevano pupille 1463. rosse di sangue e r·ble di fiamme, 1464. e lambivano i labbri sibilanti 1465. con le lingue vibrÈtili. A tal vista 1466. pallidi ci sperdemmo. Essi avanzarono 1467. dirittamente su Laocoome. 1468. E prima entrambi avvolsero e in un groppo 1469. strinsero due suoi pargoletti figli, 1470. pascendo a morsi i miseri lor corpi. 1471. Indi su lui, che giÈ sopravveniva 1472. con la spada nel pugno in lor soccorso, 1473. piombarono, lo cinsero d'immense 1474. spire, si attorcigliarono due volte 1475. con le anella squammose intorno al corpo 1476. e due volte sul collo, alti sorgendo 1477. con le teste e con l'ardue cervìci. 1478. Ei tento con le mani (e avea le bende 1479. di bava intrise e di mortal veleno) 1480. di svincolarsi dall'allacciamento, 1481. ed al cielo mandava ululi orrendi 1482. e simili ai muggiti del giovcnco, 1483. quando ferito fugge dall'altare 1484. da sÉ scrollando la fallita scure. 1485. Si ritrassero alfine i due dragoni 1486. con molli spire verso gli alti templi; 1487. indi si rifugiarono nell'arce 1488. dell'ostile Tritònia ed ai suoi piedi 1489. sparvero sotto il cerchio dello scudo. 1490. [L'lNGRESSO DEL CAVALLO] 1491. Ed un nuovo sgomento, ecco, sentimmo 1492. insinuarsi nei tremanti cuori: 1493. giustamente, si disse, era punito 1494. Laocoonte per il suo delitto, 1495. per aver violato il sacro legno 1496. la sacrìlega lancia in lui vibrando: 1497. trarre al tempio l'effigie, alzar preghierc 1498. al nume della Dea fu in tutti il grido. 1499. Dirocchiamo le mura! Apriam la cinta 1500. della città! Si accingon tutti all'opra, 1501. e gli pongono rulli sotto i piedi, 1502. e cànapi gli aggiustano sul collo! 1503. La macchina fatale asccnde i muri 1504. gravida d'armi. Ed i fanciulli intomo 1505. e le fanciulle cantano, cd a gara 1506. porgono lieti al cÈnapo la mano. 1507. E quella avanza, e per le vie dell'urbc 1508. rotola minaccÉvole ed enorme. 1509. Oh patria, oh llio sede degli Dci, 1510. oh dardÈnidi mura inclite in guerra! 1511. Per quattro volte urto contro le soglie 1512. e di strepito d'armi entro sono; 1513. ma immèmori, ma ciechi di follìa 1514. noi persistemmo e nella sacra rocca 1515. issammo alfine il maledetto mostro. 1516. E anche allora Cassandra aprì le labbra, 1517. per volontÈ del Dio non mai credute, 1518. ad annunziare l'imminente fato; 1519. ma noi miseri (e quello era per noi 1520. l'ultimo giorno!) di festive frondi 1521. incoronammo i templi degli Dei. 1522. [TROIA INVASA] 1523. Volgeasi intanto la celeste volta 1524. e balzò dall'Oceano la notte 1525. a involgere di tènebra profonda 1526. la terra, il ciel, I'agguato degli Achèi. 1527. Noi tornammo alle case, e fu silenzio 1528. per tutto, e il sonno ci allaccio le mcmbra. 1529. E da Tenedo giÈ l'armata achÉa 1530. si avanzava con prore allineate 1531. verso il lido ben noto, entro gli amici 1532. silenzii della taciturna luna, 1533. e la nave ammiraglia alzo una fiamma 1534. e col favore degl'iniqui fati 1535. Sinon furtivo aprì la lignea chiostra 1536. agli Achèi che nell'alvo erano chiusi. 1537. Li rese all'aure il gran cavallo aperto 1538. Eruppero dal concavo fasciame, 1539. per il calato cÈnapo scorrendo, 1540. I'infesto Ulisse e Stènelo e Tessandro 1541. Atamante e Toante e Neottolemo 1542. e il duce Macaòne e Menelao 1543. e il costruttore del congegno, Epèo. 1544. Corsero la cittÈ nel vin sepolta 1545. e addormentata, uccisero le scolte, 1546. e attraverso le porte spalancate 1547. tutti i compagni fecero passare, 1548. tra lor serrando le giÈ conscie schiere. 1549. [L'OMBRA Dl ETTORE] 1550. Era giÈ l'ora che i mortali stanchi 1551. s'abbandonano al primo assopimento 1552. che, divin dono, grato in lor si effonde, 1553. e in sogno mi sembro che a me dinnanzi, 1554. in atto d'ineffabile dolore 1555. e in lagrime disciolto, Ettore stÉsse, 1556. come giÈ dalla biga a furia tratto: 1557. 0 tutto polvere e sangue, e con i piedi 1558. tùmidi dalle redhli trafitti. 1559. Quale l'aspetto suo! Quanto mutato 1560. dall'Ettore che un dì fece ritorno 1561. vestito delle spoglie del Pelìde, 1562. e poi ch'ebbe lanciato il fuoco frigio 1563. nei legni grcci: con la barba incolta, 1564. con lordo il crine d'aggrumato sangue, 1565. segnato dalle inn·meri ferite 1566. onde fu rotto intorno ai muri d'Ilio. 1567. E allor mi parve che con mesti accenti 1568. primo io dicessi in lagrime: <<O splendore 1569. della DardÈnia, o valida speranza 1570. nostra, perchÉ sì tardo a noi tu giungi? 1571. Ettore tanto atteso, onde ritorni? 1572. Oh come stanchi, oh dopo quanti lutti 1573. dei Priamìdi e dopo quanti affanni 1574. d'llio e di nostra gente or ti vediamo! 1575. Da qual corruccio e indegnamente offeso 1576. quel tuo volto sereno? E perchÉ mostri 1577. tante ferite?» Nulla egli rispose, 1578. nulla ei curo le mie domande vane, 1579. ma mise un lungo gemito profondo 1580. e: <<Fuggi», disse, <<figlio dclla Dea! 1581. Scampa al fuoco! 11 nemico è nelle mura, 1582. e Troia dall'eccelsa arce precìpita. 1583. Per la patria, per Priamo assai pugnammo. 1584. Se potesse da un braccio essere salva 1585. giÈ salva pel mio braccio llio sarebbe. 1586. A te Troia confida i sacri arredi 1587. e i suoi Penati. Prèndili compagni 1588. del tuo destino; una cittÈ novella 1589. cerca per essi; grande l'alzerete 1590. dopo aver corso lungamente il marc.> 1591. Disse, e dai più segreti penetrali 1592. con le sue mani trasse fuor le bende 1593. e la possente Vesta e il fuoco eterno. 1594. [TROIA NELL'INCENDIO] 1595. Tutta era intanto la cittÈ sconvolta 1596. da gemiti e da grida; e, benchÉ cinta 1597. d'alberi intorno e in appartato luogo 1598. fosse la casa del mio padre Anchise, 1599. sempre più chiaro mi giungeva il rombo, 1600. sempre maggior l'orrendo tuon dell'armi. 1601. Balzai dal sonno, in cima al tetto fui 1602. e con tesi gli orecchi immoto stetti; 1603. attonito così da un'alta rupe 1604. sta l'ignaro pastore a udire il rombo, 1605. se incalzate dal turbine le fiamme 1606. si appresero alle mèssi, o se un torrente 1607. gonfiato dalle rÈpide montane 1608. abbatte i campi, abbatte le fiorenti 1609. seminagioni e l'opere dci buoi, 1610. e i boschi inghiotte nella sua ruina. 1611. Allor tutto fu chiaro, allora aperto 1612. fu il greco inganno. GiÈ la vasta casa 1613. di Deìfobo in fiamme era crollata, 1614. già bruciava il vicino Ucalegonte; 1615. splendea tutto di fuoco il mar Sigèo. 1616. Era un vasto urlìo d'uomini, un diffuso 1617. clangor di tube. Corsi, folle, all'armi 1618. nÉ ancor sapevo sc giovasser l'armi; 1619. sol mi tardava di accozzarc un pugno 1620. d'uomini, di combattere, di accorrere 1621. con compagni alla rocca: ira e furore 1622. l'animo mi travolsero, e pensai 1623. che pur bella è la morte in mezzo all'armi. 1624. E improvviso ecco Panto, il figlio d'Otri, 1625. sacerdotc di Febo e della rocca, 1626. ch'era sfuggito ai colpi degli Achèi 1627. e traeva egli stesso i vinti Numi 1628. e i sacri arredi e un piccolo nipote, 1629. forsennato accorrendo alla mia casa. 1630. <Panto, a che siam? Qual rocca ora ci resta?» 1631. Come appena finii, quello gemendo 1632. grido: ½Per la DardÈnia il giorno estremo, 1633. il tempo ineluttabile è venuto! 1634. Furono i Troi! Fu llio e la superba 1635. dÈrdana gloria. Lo spietato Giovc 1636. in Argo ha trasferito ogni potenza. 1637. Spadroneggian gli Achèi per l'urbe in fiamme! 1638. In mezzo alla cittÈ giganteggiando 1639. l'alto cavallo vomita guerrieri, 1640. e Sinonc beffardo e trionfante 1641. semina incendi. Ed altri ed altri irrompono 1642. attraverso le porte spalancate, 1643. a mille a mille, quami venner mai 1644. dalla grande Micène. Altri hanno invaso 1645. le strade anguste con le spade in pugno; 1646. è una siepe di ferro, irta di punte 1647. fulgide, pronta a uccidere. Alle porte 1648. le prime guardie a stento osano opporsi 1649. ferme nella battaglia disperata !» 1650. [IL GRUPPO Dl DIFENSORI] 1651. Da questi detti e dal voler d'un Nume 1652. son lanciato tra l'armi e tra le fiamme, 1653. dove mi chiama la furente Erinni 1654. dove l'urlo e il clamore urta le stelle. 1655. Mi appaiono nel lume della luna 1656. e si adunano stretti a me d'intorno 1657. e meco si accompagnano Rifèo, 1658. Epito il prode ed Ipani e Dimante 1659. e il Migdonìde giovine Corèbo. 1660. Del folle amore di Cassandra acceso, 1661. in quei giorni egli ad llio era vcnuto 1662. e, come giÈ suo genero, adduceva 1663. soccorsi d'armi a Prìamo e ai Troiani; 1664. misero, ché fu sordo ai vaticinii 1665. della sposa veggente! A quella schiera 1666. anelante a combattere allor dissi: 1667. <<Giovini, cuori valorosi invano! 1668. Se una brama invincibile v'incalza 1669. a seguitarmi all'ultimo cimento, s20 1670. voi vedete qual sorte ora ci resta; 1671. tutti dai templi e dai deserti altari 1672. son fuggiti gli Dei che al nostro impero 1673. eran sostegno; a una cittÈ che arde 1674. voi recate soccorso. E sia! Tra l'armi s2s 1675. gettiamoci a morire. Unico scampo 1676. è per i vinti non sperar salvezza.>> 1677. S'addoppiò l'ira negli eroici petti. 1678. Come lupi rapaci in notte cupa 1679. cacciati dalla rabbia della fame 530 c 1680. sbucano furibondi abbandonando 1681. i lupatti in attesa a denti asciutti, 1682. tra i nemici, tra l'armi, a certa morte 1683. noi movemmo così lungo le strade 1684. della cittÈ: d'intorno ci volava 1685. negra con la sua vasta ombra la notte. 1686. [IL PRIMO SCONTRO: ANDRòGEO] 1687. Come ridir le morti e lo sterminio 1688. di quella notte? Chi di noi potrebbe 1689. adeguare il suo pianto a quegli orrori? 1690. L'urbe vetusta che regnò tanti anni 1691. precìpita; cadaveri infiniti 1692. giacciono per le vie, dentro le case, 1693. nei templi inviolabili dei Numi. 1694. Ma non cadono uccisi i Teucri soli : 1695. spesso nei vinti la virtù risorge 1696. e cadono anche i vincitori Achèi. 1697. E ovunque il lutto, ovunque lo spavento, 1698. e l'innùmere volto della morte! 1699. Primo, tra folto sÉguito di Achèi, 1700. ci venne incontro Andrògeo, credendo 1701. che fossimo un manipolo dei suoi, 1702. e a noi si volse con amica voce: 1703. <<Uomini, presto! Che lentezza è questa? 1704. Gli altri mettono Troia a sacco e a fuoco, 1705. e voi, dall'alte navi, ora giungete?>> 1706. Così parlo; ma subito si avvide, 1707. alle nostre risposte mal sicure, 1708. d'esser caduto in mezzo a schiera ostile. 1709. Stupì, tacque, arretro. Come repente 1710. fugge tremando un viator, se prema 1711. sotto aspri rovi un serpe inavvertito 1712. che minaccioso drìzzasi col gonfio 1713. livido collo, a noi di fronte Andrògeo 1714. atterrito così retrocedette. 1715. Ci avventammo; una sìepe irta di ferro 1716. lor serrammo d'intorno, e, come nuovi 1717. eran del luogo e dal terror percossi, 1718. di qua di lÈ noi li stendemmo al suolo. 1719. La fortuna arrideva al primo scontro; 1720. ed allora Corèbo, imbaldanzito 1721. per tal successo e per il suo coraggio, 1722. dlsse <<Avanti, compagm! Or che la sorte 1723. da se ci mostra questa vla di scampo, 1724. seguiamola ove amica essa ci guida! 1725. Cambiam gli scudi, vestiam l'armi achèe. 1726. Sia valore o sia frode, in un nemico 1727. chi la ricerca? Essi daranno l'armi!» 1728. Disse, e indosso la gàlea chiomata 1729. e il bello adorno clìpeo di Andrògeo, 1730. e l'argolica spada al fianco cinse. 1731. Così fece Rifèo, così Dimante, 1732. tutta così !a lieta eroica schiera: 1733. ciascun si armo delle recenti spoglie. 1734. E innanzi andammo, ai DÈni commisti 1735. ma in odio ai Numi; e per la cupa notte 1736. in mischie innumerabili pugnammo 1737. e molti Achèi precipitammo all'Orco. 1738. Altri si rifugiarono, corrrndo 1739. verso il lido sicuro, entro le navi 1740. sso ascesero allri, pavidi e codardi, 1741. a nascondersi ancor nelle ben note 1742. lÈtebre del cava!lo mostruoso. 1743. [IL SECONDO SCONTRO: CASSANDRA] 1744. Ahi, nulla speri chi nemici ha i Numi! 1745. Ecco avanzarsi, con le chiome sciolte, 1746. strappata all'ara e al tempio di Minerva, 1747. la priamìde vergine Cassandra 1748. con gli occhi ardenti invano al ciel rivolti: 1749. gli occhi, perchÉ le tènere sue palme 1750. in rigidi legami erano chiuse. 1751. Non si tenne Corèbo a quella vista, 1752. e infunando si caccio nel folto 1753. risoluto a morire; e noi seguimmo 1754. e tutti con serrate armi irrompemmo. 1755. Ma qui dall'alto culmine del tempio 1756. prima ci tempestarono di dardi 1757. gli stessi Teucri, ed il fallace aspetto 1758. delle armature e dei cimieri achivi 1759. fece di noi miserrimo sterminio. 1760. Indi gli Achivi, tra furore e cruccio 1761. per la fanciulla alle lor man ritolta, 1762. ci assalirono in folla e d'ogni parte: 1763. il durissimo Aiace, ambi gli Atridi 1764. e tutta insiem la dolope falangc. 1765. Così Zèfiro e Noto, e così l'Èuro 1766. che va superbo dei cavalli eòi, 1767. si urtan tra loro al rompere dei nembi; 1768. urlano le foreste; entro le spume 1769. imperversa Nerèo col suo tridente 1770. e va dai fondi sommovendo il mare. 1771. Ed anchc quelli che col nostro inganno 1772. avevamo dispersi e ricacciati 1773. nella notturna tènebra e nell'ombra 1774. per la città, ci apparvero improvvisi, 1775. e conobbero e dissero ai compagni 1776. quella frode dell'armi e degli scudi 1777. e del nostro linguaggio il suon diverso. 1778. E allor fummo dal numero travolti. 1779. Cadde primo, per man di Penelèo, 1780. Corèbo, all'ara della Dea guerriera; 1781. cadde Rifèo ch'era il pi· giusto ed equo 1782. (ma non parve agli Lei) di tutti i Teucri; 1783. e morirono Ipani e Dimante 1784. spenti dai nostri; e mentre tu cadevi 1785. non la tua gran pietà, Panto, ti valse 1786. e non ti valse l'infula di Apollo. 1787. cÉneri di Troia! O voi, supremo 1788. rogo dei miei ! Voi testimoni io chiamo 1789. che non all'armi, non ai greci assalti 1790. mai nel vostro cadere io mi sottrassi; 1791. che, se tal fosse stato il mio destino, 1792. meritai di cader nella battaglia. 1793. [INTORNO ALLA REGGIA] 1794. Noi di là ci strappammo, ed eran meco 1795. Ifito e Pèlia, quello d'anni grave 1796. e questo infermo ancor d'una ferita 1797. ricevuta da Ulisse; e il gran clamore 1798. al palagio di Prìamo ci trasse. 1799. V'infuriava la pi· gran baltaglia, 1800. come se altrove non si combattesse, 1801. come se fuor di lÈ non si morisse; 1802. e vedemmo una mischia furibonda: 1803. i DÈnai scalavano la reggia 1804. ordinati a testùdine, e alla soglia 1805. davan l'assalto; avean poggiate ai muri 1806. scale, s'inerplcavano pei gradi,, 1807. fino al ciglio del tetto, ed opponendo 1808. gli scudi ai dardi con la man sinistra 1809. si apprendean con la destra all'alte cime. 1810. Diroccavano i DÈrdani sul tetto 1811. tègole e torri, chÉ vedean la fine 1812. e tentavano, prossimi alla morte, 1813. pur con quell'armi l'ultima difesa; 1814. e gi· scaraventavano le travi 1815. dorate, vanto dei lor padri antichi, 1816. le soglie gremìan con l'armi in pugno 1817. vigilandole stretti in densa schiera. 1818. E allor animo e ardire in mc si accrebbe 1819. di salvare la reggia, e volli otfrire 1820. soccorso a quegli eroi, forza a quei vinti. 1821. V'era lÈ dietro, a tergo della reggia, 1822. un cieco ingresso, agèvole passaggio 1823. tra l'una e l'altra casa priamìde; 1824. per esso, al tempo dell'iliaco regno, 1825. la sventurata Andromaca soleva 1826. sempre venire ai suoceri, ed all'avo 1827. accompagnare il bimbo Astianatte. 1828. Salii per essa al sommo della reggia, 1829. d'onde i miseri Teucri a piene mani 1830. gi· scagliavano invano armi e macigni. 1831. LÈ, su l'estremo margine deý tetto, 1832. una torre si alzava alta alle stelle; 1833. tutta di là si contemplava Troia, 1834. tutta la flotta e il campo degli Achèi. 1835. Ci mettemmo col ferro intorno ad essa 1836. dove le congiunture eran men salde; 1837. la scardinammo dall'eccelsa cima 1838. e la spingentmo in gi·; precipitando 1839. ruinò con fragore e si abbattÉ 1840. quant'era lunga sui guerrieri achèi. 1841. Pur altri sottentrarono, e macigni 1842. piovvero senza tregua e dardi a nembi. 1843. [LA PORTA ABBATTUTA] 1844. Proprio innanzi al vestibolo, alle soglie 1845. dell'alta reggia, imperversava Pirro 1846. lampeggiante in fulgenti armi di bronzo: 1847. come serpente che nel freddo inverno 1848. aggrovigliato si acquattò sotLerra 1849. nutricandosi d'erbe velenose, 1850. e or, deposta la sua vecchia spoglia 1851. e lustrante di nuova giovinezza, 1852. nella luce del sol con erto il collo 1853. snoda le anella l·briche, e la lingua 1854. trifida gli balena dalla bocca. 1855. Eran con lui l'enomlc Perifante 1856. ed il fido scudiero Automedonte 1857. aurìga dei cavalli del Pelide; 1858. v'erano tutti i giovini di Sciro 1859. che premevan la reggia e che sul tetto 1860. lanciavan fiamme. Primo innanzi a tutti, 1861. egli intendea con la bipenne in pugno 1862. a rompere la soglia e l'architrave, 1863. a svellere dai cÈrdini la porta 1864. cinta di bronzo; aveva giÈ recisa 1865. la traversa e squarciato il duro r¾vere 1866. e fatta del gran foro ampia fbleslra. 1867. L'interno apparve: I'atrio spazloso, 1868. i tàlami di Priamo, le stanze 1869. degli antichi monarchi, e genti armate 1870. che stavan ferme a guardia delle soglie. 1871. Ma tutte piene eran le stanze interne 1872. di tumulto, di gemiti e di pianti: 1873. I'atrio ululava di femminee strida 1874. e n'andava il clamore alto alle stelle. 1875. Di qua di là fuggivano le donne 1876. impaurite, e per le vaste sale 1877. baciavano e abbracciavano le porte. 1878. Ma Pirro, forte come il padre, instava; 1879. non valsero a resistere i serrami, 1880. non i custodi, tentennò la porta 1881. percossa e ripercossa dall'ariete, 1882. e scardinata alfin precipitò. 1883. Con la forza si apersero la via, 1884. sgozzarono, irrompendo per il varco, 1885. le prime guardie, e tutto fu pien d'armi. 1886. Non irrompe così, travolti gli argini 1887. e scrollate coi gorghi impetuosi 1888. le opposte dighe, uno schiumante fiume, 1889. quando con addensate acque imperversa 1890. nei solchi arati, e per aperti campi 1891. via rapina con sÉ stalle ed armenti. 1892. Io vidi su la soglia, ebbri di strage 1893. Neottòlemo e i due fratelli Atrìdi, 1894. Ècuba vidi e le sue cento nuore, 1895. e Prìamo all'ara tingere di sangue 1896. i sacri fuochi da lui stesso accesi! 1897. E quei cinquanta tÈlami, promessa 1898. di tanta prole, e quelle porte, d'oro 1899. superbe e di barbarici trofèi, 1900. ruinarono tutte; ove le fiamme 1901. non eran giunte, giunsero gli Achèi. 1902. [LA MORTE Dl PRIAMO] 1903. E quale fu di Priamo la fine 1904. tu forse chiederai. Com'egli vide 1905. tutta invasa così Troia crollare, 1906. e divelte le soglie della reggia 1907. e il nemico accampato entro le stanze, 1908. il gran vecchio adattò le inutil armi, 1909. da tempo disusate, ai suoi tremanti 1910. omeri annosi, cinse invan la spada 1911. e si getto nel folto dei nemici 1912. risoluto a morir. Sorgea nel mezzo 1913. sotto l'aperto cielo un'ara eccelsa, 1914. e un alloro antichissimo su l'ara 1915. si ripiegava ad abbracciar con l'ombra 1916. gli Dei Penati. Invano a piè dell'ara 1917. Ècuba e le sue figlie erano accorse 1918. quali colombe gi· volanti a furia 1919. nella negra tempesta; e lÈ raccolte 1920. si abbracciavano ai santi simulacri. 1921. Or com'ella lo vide, il vecchio Prìamo, 1922. cinto nell'armi dei suoi giovini anni, 1923. gridò: <<Misero sposo, qual follia 1924. a cingerti quell'armi ora ti trasse? 1925. Ahi, dove corri? Non di tal soccorso, 1926. non di tali difese è questo il tempo, 1927. no, se pure qui fosse Ettore mio. 1928. Ors·, vieni tra noi, chÉ questo altare 1929. salverÈ tutti, o tutti qui morremo.>> 1930. A sc trasse, ciò detto, il gran vegliardo 1931. e in quella sacra sede lo compose. 1932. Ecco allora Polìte, un priamide, 1933. che, scampato tra l'armi e tra i nemici 1934. dalla strage di Pirro, or si aggirava 1935. fuggitivo e ferito per i lunghi 1936. portici e nel vestibolo deserto. 1937. Ma impetuosamente gli fu sopra 1938. Pirro incalzante con mortal ferita 1939. e lo raggiunse e lo passo con l'asta. 1940. e quello, giunto sotto il volto e gli occhi 1941. dei suoi parenti, si abbatte sul suolo 1942. e con gran sangue l'anima diffuse. 1943. Non a tal vista Priamo si tenne, 1944. e, benchÉ ormai giÈ preda della morte, 1945. non raffreno la collera e la voce 1946. e gridò: <<Ma gli Dei, se ancor v'è alcuna 1947. giustizia in Cielo che di ciò si curi, 1948. gli Dei per tale scellerato ardire 1949. ti dian degna mercedc e il giusto premio 1950. chÉ m'hai fatto veder con gli occhi miei 1951. il mio figlio morire, hai con la morte 1952. i paterni occhi miei contaminati. 1953. Oh non tale, con Priamo nemico, 1954. fu quell'Achille di cui tu mentisci 1955. d'essere nato. Rispetto la fede 1956. il dritto riveri del supplicante 1957. rese al sepolcro il corpo esangue d'Ettore 1958. e me restitui nella mia reggia!>> 1959. Così disse il vegliardo; e contro Pirro 1960. scaglio la lancia imbelle senza colpo 1961. chÉ, spuntandosi al bronzo in rauco suono 1962. a fiol del cuoio pèndula ricadde 1963. E Pirro a lui: <<VÈ dunque messaggero 1964. e narra questo al genitor Pelide: 1965. digli come son turpi i miei misfatti 1966. e come Neottòlemo traligna. 1967. Intanto muori!>> Ed all'altar lo trasse, 1968. trèmulo e vacillante, in mezzo al sangue 1969. sparso dal figlio; con la man sinistra 1970. l'afferro per la chioma, e con la destra 1971. levo su lui la spada balenante 1972. e fino all'elsa gliel'immerse in seno. 1973. E questa fu di Prìamo la fine; 1974. ebbe tal sorte, per voler dei Fati, 1975. quel giÈ superbo re di tante genti 1976. e contrade dell'Asia, arsa vedendo 1977. Troia, Pèrgamo al suol precipitata: 1978. giacque gran tronco su l'arena, capo 1979. dal busto avulso, corpo senza nome. 1980. [ELENA TlNDARIDE] 1981. Un fiero orrore e un s·bito sgomento 1982. mi percorsero a un tratto; e mi sovvenne, 1983. vedendo il re che gli era eguale d'anni 1984. così trafitto l'anima esalare, 1985. I'immagine del dolce genitore; 1986. mi sovvenne Cre·sa abbandonata, 1987. la nostra casa messa a sacco e a fuoco 1988. e del piccolo Iulo il dubbio fato. 1989. Guardai, cercai chi mi restasse intorno: 1990. tutti, affranti, mi avevano lasciato, 1991. precipitando con un balzo a terra, 1992. gettandosi feriti nelle fiamme. 1993. Così ero ormai solo. E su le soglie 1994. di Vesta, come in un segreto asilo, 1995. vidi tacita e immobile appiattarsi 1996. Elena Tindarìde: i chiari incendii 1997. davan luce ai miei passi e agli occhi miei. 1998. Là si celava l'odiosa donna, 1999. comune Erinni ai Dàrdani e agli Achivi; 2000. era seduta là, presso l'altare, 2001. ai Teucri invisa per il crollo d'Ilio 2002. ma pur temendo le vendette greche 2003. e l'ira dello sposo abbandonato. 2004. Il cuore mi avvampò, I'ira mi accese 2005. a punir le sue colpe, a far vendetta 2006. della patria città precipitante. 2007. <<Potrà dunque costei salva e impunha 2008. tornare a Sparta e alla natia Micène 2009. come regina in pompa trionfale? 2010. VedrÈ il marito, il patrio tetto, i figli, 8s5 2011. e le faran corteo donne troiane 2012. e Frigi schiavi? E sarà stato spento 2013. Prìamo dal ferro! Ed Ilio sarà stata 2014. arsa dal fuoco! E tante volte il lido 2015. avrà sudato di dardànio sangue! 860 2016. No! Se vanto non v'è, se non v'è gloria 2017. nel punire o nel vincere una donna, 2018. pur lode avro d'avcr estinto un mostro, 2019. d'avergli inflitto il debito castigo ; 2020. mi sarÈ dolce avermi sazlato 2021. l'animo nell'ardor della vendetta, 2022. e avro placato il cÉnere dei miei.>> 2023. [I DIVINI PROTAGONISTI DELLA DISTRUZIONE] 2024. Questo mi dissi, e all'impeto furente 2025. cedevo giÈ, quando improvvisa agli occhi 870 2026. mi si offerì la mia divina Madre; 2027. non mai sì chiara innanzi ella m'apparve. 2028. Splendea dall'ombra in tutta la sua luce, 2029. palesemente Dea, sì bella e grande 2030. quale vederla sogliono i Celesti. 2031. e per mano mi prese, e mi trattenne, 2032. e con la bocca rosea mi disse: 2033. <<Qual immenso dolore eccita e sfrena 2034. la tua collera, o figlio? A che deliri? 2035. Questa è la cura che di noi ti prendi? 880 2036. Non vuoi prima vedere ove lasciasti 2037. rotto dagli anni il genitore Anchise, 2038. e se Creusa, la tua donna, è viva, 2039. se vivo e ancora il pargoletto Ascanio ? 2040. Premon loro d'intorno achive schiere; 2041. s'io non fossi a difenderli, già il fuoco 2042. li avrebbe avvolti o il ferro achèo trafitti. 2043. Non la colpa di Pàride o il bel volto 2044. dell'odiata Tindarìde achèa: 2045. sono gli Dei, sono gl'inclementi Dei 2046. che rovesciano gi· questa potenza, 2047. che atterrano llio giu dall'alta cima! 2048. Guarda! A te innanzi io dissipo la nube 2049. che I tuoi occhi mortali ancora offusca 2050. e d'umida calìgine li avvolge; 2051. e tu, senza temer, pronto obbedisci 2052. tutti i comandi e i moniti materni. 2053. Guarda laggiù quelle dirotte moli 2054. ove tra i sassi dai sassi divelti 2055. s'alzan nembi di polvere e di fumo 2056. Nettuno è quello, che co! suo tridente 2057. scrolla e sconquassa fondamenta e mura 2058. e tutta la città dalle sue basi 2059. precipita. Colei che innanzi a tutti 2060. or Imperversa su la porta Scèa 2061. e Glunone che infuria e tutta in armi 2062. le amiche schiere chiama su dal mare. 2063. Guarda! E' piantata PÈllade Tritonia 2064. su l' alto della rocca e dal suo nembo 2065. folgora con la Gòrgone feroce. 2066. Perfino il Padre infonde animo ai Greci 2067. e vigor fortunato; il Padre aceende 2068. contro l'armi dei DÈrdani gli Dei. 2069. Cessa, figlio, la lotta e volgi in fuga; 2070. saro teco dovunque, e in sicurezza 2071. tl rlporro nella paterna casa.» 2072. Poi vanì nella spessa ombra notlurna. 2073. Io vldi allor gli spaventosi aspetti 2074. e la solenne maestÈ dei Numi 2075. avversarii di Troia; io vidi allora 2076. llio tutta crollar nel vasto incendio 2077. e rasa al suolo la nett·nia Troia! 2078. Tal su l'alto dei monti un orno antico, 2079. che gli agrìcoli han prima intorno inciso 2080. e quindi a gara con pi· spessi co!pi 2081. si sforzano d'abbattere, minaccia 2082. di pur cadere, e con la chioma oscilla, 2083. e lo squassato vertice tentenna: 2084. finchÉ, vinto dai colpi, a poco a poco 2085. mette un ultimo schianto e si divalla 2086. diradicato dalla sommitÈ. 2087. [IL VECCHIO ANCHISE ] 2088. Scesi; guidato dalla Dea, trascorsi 2089. tra le fiamme e i nemici; a me dinnanzi 2090. cessero l'armi, si arretro la fiamma. 2091. E eome giunsi alle paterne soglie, 2092. nell'antica mia casa, il genitore, 2093. a cui primo io mi volsi e che per primo 2094. io bramavo portar su gli a!ti monti, 2095. disse di non vo!ere, llio caduta, 2096. vivere pi·, di non voler !'esilio. 2097. <<No: voi, che avete giovin sangue intatto 2098. e forze salde di viril vigore, 2099. preparate la fuga>> egli diceva. 2100. <<S'io dovessi pur vivere, i Celesti 2101. mi avrebbero serbato anche la patria. 2102. Basta, ed è troppo, che giÈ un altro eccidio 2103. vidi e giÈ sopravvissi a un crollo d'llio. 2104. Eccomi, giÈ son qui come sepolto! 2105. L'ultimo vale datemi, e partite. 2106. Da qualche mano avro la mortc; i Greci 2107. mi avran pietÈ, le spoglie mie vorranno; 2108. perdlta lieve è quella del sepolcro. 2109. Da tempo io traggo inutile la vita 2110. ed in odio agli Dei, da quando il Padre 2111. dei Celesti e degli uomini mi colse 2112. col soffio della fòlgore fiammante 2113. Insisteva nel dir, tenace e fermo: 2114. ma sciolti in pianto noi gli fummo intorno, 2115. Cre·sa e Ascanio e tulLa la mia gente, 2116. perch'egli, il padre, seco non volesse 2117. tutto precipitar nella rovina 2118. ed affrettare l'imminente fato. 2119. Egli pur ricusava e stette immoto 2120. nel suo seggio e nel suo divisamento. 2121. Io disperai; volli tornar tra l'armi 2122. e cercarvi la fine; e qual consiglio 2123. pi· mi restava ormai, qual altra sone? 2124. <<Padre, e pensavi ch'io partir polessi 2125. senza di te? Dal tuo paterno labbro 2126. come uscire potÉ l'empia parola? 2127. Se è voler degli Dei che nulla resli 970 2128. di sì grande cittÈ; se questo è il fermo 2129. pensiero tuo; sc te, se la tua casa 2130. compagni vuoi della cittÈ crollante, 2131. schiuso è il varco a tal morte: or or, dal sangue 2132. sparso del re, ci sarÈ sopra Pirro, 2133. Pirro che sgozza innanzi all'ara il padre 2134. e che innanzi al suo padre il figlio uccide. 2135. Per questo dunque, o mia divina Madre, 2136. m'hai salvato tra l'armi e tra le fiamme? 2137. Perch'io vegga il nemico entro la casa 2138. e scannati Cre·sa e il ìiglio e il padre 2139. l'un nel sangue dell'altro? Armi, qua l'armi, 2140. uomini! Chiama i vinti il giorno estremo. 2141. Ch'io ritorni fra i DÈnai! Lasciate 2142. ch'io rivòli alla mischia e la raccenda. 2143. Non tutti invendicatl oggi morremo.>> 2144. [LA STELLA PRODIGIOSA] 2145. GiÈ, ricinta la spada, avevo chiusa 2146. nello scudo la manca ad imbracciarlo, 2147. e giÈ fuor mi lanciavo oltre la soglia, 2148. quand'ecco, ferma attraverso la soglia, 2149. la mia moglie Cre·sa ai miei ginocchi 2150. stringersi, e al padre tendere il fig!iuolo. 2151. <<Se tu vai per morire, anche noi porta 2152. teco dovunque andrai; ma, se pur nutri 2153. qualche speranza nel riprender l'armi, 2154. questa casa difendi! A chi tu !asci 2155. il tuo piccolo Iulo, a chi tuo padre 2156. e me che un tempo tu chiamasti sposa?» 2157. Così dicendo empia del suo lamento 2158. tutta la casa; quando a un tratto apparve 2159. un prodigio stupendo: ai tristi sguardi 2160. dei genitori, sotto le lor mani, 2161. su la testa di lulo, ccco, leggiero 2162. spandere lume un Èpice di fuoco 2163. e intorno intorno cingere le tempie 2164. e lambir senz'ardore il molle crine! 2165. Noi sbigottiti scuotere volemmo 2166. i capelli che ardevano, e con acqua 2167. spegnere quella tiamma portentosa. 2168. Ma il padre Anchise alzo giocondo gli occhi 2169. verso le stelle, e tese al ciel le palme 2170. così dicendo: <<Onnipotente Giove, 2171. se muovere ti puo preghiera alcuna, 2172. deh volgiti su noi! Questo so! chieggo. 2173. Indi, se la pietà ce ne fa degni, 2174. padre, mÈndaci un segno e riconferma 2175. questi presagi.» Par!o il vecchio appena, 2176. che un s·ùbito fragor tonò a sinistra 2177. e dal ciel per le tcnebrc trascorse 2178. una stella cadente a cui seguiva 2179. una scìa fulgidissima di luce. 2180. La vedemmo !ilar sopra la casa 2181. e vivida caýar sui boschi idèi 2182. indicando che que!!a era la via; 2183. la scìa risfavillò per lungo tratto 2184. e tutto intorno fumigò di zolfo. 2185. [LA FUGA] 2186. Allora, Vinto, il genitor protese 2187. gli occhi al cielo e le mani e, venerando 2188. la santa stella, supplico gli Dei: 2189. <<Orsù, più non s'indugi! Ecco, vi seguo: 2190. ove mi condurrete anch'io saro! 2191. Salvate la mia stirpe, o Numi d'llio, 2192. e il mio nepote! Un vostro segno è questo, 2193. e nella grazia vostra llio ancor vive! 2194. Sì, figlio; cedo, e ti saro compagno.» 2195. GiÈ pi· forte si udiva ollre le mura 2196. il mugliar delle fiamme, e pi· vicini 2197. estuavano i soffii dell'incendio. 2198. <<Su le mie spalle ascendi, o genitore; 2199. io ti sorreggero, nÉ la fatica 2200. mi graverÈ. Qualunque sia la sorte, 2201. uno stesso pericolo comune 2202. e la stessa salvezza avremo insieme. 2203. Mi starÈ a lato il piccolo; Cre·sa 2204. seguirÈ, poco lungi, i nostri passi. 2205. Servi, attenti or udite i detti miei. 2206. All'uscir di cittÈ, sorge un'altura 2207. con quell'antieo tempio abbandonato 2208. di Cèrere e il vecchissimo cipresso 2209. che la pietÈ dei padri ancor ci serba; 2210. lÈ per diverse vie noi converremo. 2211. Prendi tu, padre mio, con le tue mani 2212. gli arredi sacri e i patrii Penati; 2213. io sono giunto or or dalla battaglia 2214. e dalla strage e non potro toccarli 2215. prima d'essermi asterso a un'onda viva,>> 2216. Poi, sul collo reclino e all'ampie soalle 2217. stesa una fulva pelle di leone, 2218. mi sottoposi al earico; il fanciullo 2219. si apprese alla mia destra e si affrettava 2220. con più piccoli passi a me d'accanto; 2221. dietro, la moglie. Per cupe ombre andammo; 2222. io, che pur or non mi turbavo ai dardi 2223. nÉ all'urto avverso delle achive schiere, 2224. per la soma or temevo e pe! compagno: 2225. trasalivo ad ogni Èlito di vento, 2226. trepidavo ansloso ad ogni suono. 2227. [SCOMPARSA Dl CREUSA] 2228. GiÈ quasi ero alle porte c giÈ pensavo 2229. d'essere in salvo, quando d'improvviso 2230. ci oarve udire un calpestìo frequente 2231. e mio padre grido, I'ombra scrutando: 2232. <<Fuggi, fuggi, figliuolo! Eccoli! L'armi 2233. splendere veggo, balenar gli scudi.>) 2234. E allor, sì trepidante ero e smarrito, 2235. non so qual Nume ostil mi tolse il senno. 2236. Ché, mentre in corsa per impèrvii luoghi 2237. movevo, lungi dalle vie più note, 2238. misero me!, la moglie mia Creusa 2239. si fermo forse, toltami dal Fato? 2240. Smarrì la via? Stanca si abbandonò? 2241. Non so; più non fu resa agli occhi nostri. 2242. Né mi volsi a guardar s'era perduta, 2243. né a lei pensai, finché non fummo al sacro 2244. tempio antico di Cerere raccolti. 2245. Ella sola mancava, ella deluse 2246. i compagni, il figliuolo ed il consorte. 2247. Qual, fuor di me, non accusai degli uomini 2248. e dei Celesti? Qual più crudo strazio 2249. vidi nella città precipitante? 2250. Lasciai presso i compagni il Padre Anchise 2251. coi Penati troiani c con Ascanio, 2252. e li nascosi in fondo d'una valle. 2253. Ed io mi cinsi ancor le fulgide armi 2254. e alla cittÈ tornai, ben risoluto 2255. a ritentare tutte le fortune, 2256. a frugar tutta Troia, a riopporre 2257. contro tutti i pericoli la vita. 2258. Corsi alle mura, presso il tenebroso 2259. valico della porta ond'ero uscito, 2260. a ritroso tornai sui nostri passi, 2261. esplorai con acuti occhi la notte. 2262. Dovunquc il cuor mi si stringea di gelo, 2263. ed il silenzio stesso era terrore. 2264. A casa ritornai, s'ella, chi sa?, 2265. vi fosse andata. V'erano giÈ irrotti 2266. c tutta l'occupavano gli Achèi. 2267. L'inghiottiva struggendola l'incendio 2268. mosso dal vento, alte salìan le fiamme 2269. e la gran vampa tutto empiva il cielo. 2270. Più oltre andai, la reggia priamide 2271. vidi e la rocca. Erano ormai deserti 2272. i portici del tempio di Giunone; 2273. ivi Fcnicc cd il feroce Ulisse, 2274. scelti a tal guardia, custodian le prede. 2275. Qui d'ogni parte le dovizie nostre 2276. sottratte dai sacrari incendlati 2277. (mense di Dei, cratèri tutti d'oro 2278. e drappi tratugati) eran raccolte, 2279. e fanciulli e matrone sbigottite 2280. stavano intorno ad esse in lunghe schiere. 2281. Osai anche lanciar voci nel buio, 2282. feci echeggiar le vie delle mie grida, 2283. e iterandole afflitto invan chiamavo 2284. pi· e più volte il nome di Cre·sa. 2285. Or, mentre in corsa smaniando erravo 2286. senza fine così di casa in casa, 2287. innanzi agli occhi mi appari l'aspetto 2288. dolente, I'ombra stessa di Cre·sa 2289. e maggior dell'usato il noto viso. 2290. Stupii, mi si drizzarono i capelli, 2291. mi si strozzo la voce nella gola. 2292. Ed ella mi parlo, con questi detti 2293. consolando il mio cruccio: <<Oh non ti vale, 2294. dolce marito, a così vano affanno 2295. abbandonarti ! VolontÈ di Numi 2296. così dispone. Non di qui potrai 2297. comc compagna toglierti Creùsa; 2298. non lo consente il re dell'alto Olimpo. 2299. Tu dovrai sopportare un lungo esilio 2300. e arare un'infinita onda di mari, 2301. E giungerai fino all'espèria terra, 2302. dove, per mezzo a popolosi campi, 2303. il lidio Tebro placido discende. 2304. Ivi ti si Preparano il potente 2305. italo regno e una regal consorte; 2306. cessa di pianger per la tua Cre·sa! 2307. Non io vedro nelle lor casc altere 2308. i Dolopi c i Mirmìdoni; non io, 2309. dàrdana e nuora a Venere celeste, 2310. diverro schiava delle donne achèe. 2311. La grande Genitricr degli Dei 2312. qui seco mi ritiene. Or dunque addio, 2313. e del nostro fié1iuolo abbi l'amore!>> 2314. Com'ebbe detto, e mentre lagrimando 2315. io parlare volea, mi si sottrasse 2316. e nell'aere lieve dileguò. 2317. E per tre volte con le braccia io volli 2318. cingerle il collo; inutilmente ! L'Ombra 2319. sfuggi l'amplesso, pari a vento licve 2320. e simile ad un sogno fuggitivo. 2321. [I PROFUGHI] 2322. Così, scorsa la notte, ai miei compagni 2323. feci ritorno. Qui maravigliando 2324. una gran moltitudine trovai 2325. di compagni novelli: eroi, matrone, 2326. tutta una folla, volgo miserando 2327. raccolto per l'esilio. Erano accorsi 2328. d'ogni parte, col cuor pronti e coi beni 2329. a seguitarmi in tutte le contrade 2330. dov'io volessi volgerli pel mare. 2331. E ormai dietro le vette alte dell'Ida 2332. Lucìfero sorgea recando il giorno; 2333. si accampavano i Greci ad ogni porta 2334. né v'eran più speranze di riscossa. 2335. Cedetti al Fato; presi in collo il padre 2336. e mi diressi verso gli alti monti. 1175 2337. LIBRO III 2338. [VERSO L'ESILlO] 2339. Poi che i Celesti vollero distrutta 2340. l'incolpevole gente priamìde 2341. e il regno d'Asia, e cadde llio superba, 2342. e fumò tutta la nett·nia Troia 2343. dai fondamenti, i moniti divini 2344. ci spingevano lungi, in vario esilio, 2345. alla ricerca delle antiche sedi; 2346. onde noi presso Antandro e sotto i monti 2347. dell'lda frigio costruimmo navi 2348. e adunammo una ciurma, incerti ancora 2349. dove ci porterebbero i destini, 2350. dove ci fermeremmo. Incominciava 2351. l'estate appena quando il padre Anchise 2352. ci comando d'aprir le vele ai Fati; 2353. ed allor lagrimando io salutai 2354. le patrie rive e i porti e le contrade 2355. ove Troia era stata. E coi compagni 2356. e col figlio e coi grandi iddii Penati 2357. verso l'esilio andai, sul vasto mare. 2358. [L'ARRIVO IN TRACIA] 2359. Una gran terra stèndesi lontano, 2360. coltivata dai Traci e a Marte cara, 2361. che all'immìte Licurgo un dì fu regno 2362. e che con Troia ai dì della ventura 2363. ebbe patti ospitali e Dei comuni. 2364. Tratto colÈ contro il voler dei Fati 2365. ed approdato sul ricurvo lido, 2366. della prima cittÈ fondai le mura 2367. e dal mio nome Enèade la dissi. 2368. Celebravo sul lido un sacrificio 2369. ai Numi e alla mia madre Dlonèa 2370. per propiziarli alla cittÈ nascente, 2371. ed immolavo un candido giovenco 2372. all'alto re dei Numi. Un monticello 2373. sorgea lÈ presso, incoronato al sommo 2374. da virgulti di cornio e da un mirteto 2375. irto d'innumerevoli asticelle. 2376. Tentai allor di svellere dal suolo 2377. quel cespo verde per coprir l'altare 2378. dei suoi rami frondosi, e mi si offerse 2379. un orrendo mirabile prodigio: 2380. dal primo arbusto ch'io dal suol divelsi 2381. e trassi su con rÈdiche troncate 2382. stillavano atre gocciole di sangue 2383. macchiando di putrÉdine la terra 2384. Mi guizzo freddo un brivido per l'ossa, 2385. mi s'agghiaccio per lo spavento il sangue. 2386. A un altro, allora, svelsi il molle fusto 2387. per indagar le cause del mistero: 2388. sangue dalla corteccia ancor stillava. 2389. Allor tutto turbato io supplicai 2390. le Ninfe agresti e il genitor Gradivo 2391. che le campagne gètiche protegge, 2392. perchÉ fausto rendessero per noi, 2393. per noi felice quel sinistro augurio. 2394. Ma quando mi appigliai con più gran forza, 2395. puntando contro il suol con le ginocchia, 2396. a un terzo arbusto (debbo dirlo o taccio?), 2397. un gemito piangÉvole sono 2398. su dal profondo, ed una voce intesi: 2399. <<Ahi me misero! Enea, perchÉ mi schianti? 2400. Oh risparmia un sepolto! Oh non volerti 2401. contaminare le pietose mani! 2402. In llio io nacqui. Prossimo ti fui, 2403. e non da un legno que5to sangue stilla. 2404. Ah fuggi via da quest'avaro lido, 2405. fuggi da questa perfida contrada 2406. Polidoro son io, qui mi trafisse 2407. e mi coperse una gran selva d'aste; 2408. poi di sopra mi crebbe in punte acute.» 2409. Allor sì sbalordii, percosso in cuore 2410. di doppio orror. Mi si drizzo la chioma, 2411. mi si strozzo la voce nella gola. 2412. Aveva un tempo Prìamo affidato 2413. occultamente, con gran copia d'ori, 2414. quel figlio Polidoro al re di Tracia 2415. che l'allevasse; chÉ vedeva stretta 2416. d'assedio la cittÈ nÉ pi· fidava 2417. nelle forze dei DÈrdani. Ma quegli, 2418. quando fu rotta la potenza teucra 2419. e la Fortuna ci ebbe abbandonati, 2420. volgendosi alla parte agamennonia 2421. e all'esercito suo vittorioso, 2422. ruppe ogni legge, ed il fanciullo uccise 2423. e usurpo l'oro. O maledetta sete 2424. d'oro, a che tu non sforzi i petti umani? 2425. Poscia, quando il terror m'uscì dell'ossa, 2426. riferii quel portento sovrumano 2427. ai primati del popolo ed al padre, 2428. e richiesi qual fosse il lor consiglio. 2429. Uno in tutti il pensiero: uscir da quella 2430. terra contaminata, abbandonare 2431. quel suolo offeso, aprir le vele ai vènti. 2432. Onde apprestammo a Polidoro il rito: 2433. terra su terra al t·mulo aggiungemmo; 2434. I'are pei Mani sorsero, addogliate 2435. d'atro cipresso e di cerulee bende, 2436. e intorno, sciolte come d'uso il crine, 2437. eran le donne iliache. Effondemmo 2438. tazze spumanti di tepente latte 2439. e pÈtere di sangue; indi, composta 2440. nel suo sepolcro l'anima, a gran voce 2441. la salutammo con l'estremo vale. 2442. [L'APPRODO A DELO] 2443. Quando potemmo al pèlago affidarci, 2444. e i venti si placarono, e la brezza 2445. c'invito, lieve mormorando, al largo, 2446. i miei compagni trasser giu le navi 2447. e il lido popolarono; salpammo: 2448. terre e città disparvero lontane. 2449. In mezzo al mare stendesi una sacra 2450. isola, dilettissima alla Madre 2451. delle Nereidi ed all'egeo Nettuno; 2452. lei, già vagante intorno a coste e prode, 2453. I'Arciero pio con due catene avvinse 2454. a Giaro ed a Micono, e la rese 2455. ferma e sfidante Ihmpeto dei venti. 2456. La giunsi, la noi rlparammo stanchi 2457. in quel placido porto; indi sbarcammo 2458. per venerare la città di Apollo. 2459. I1 re Anio, signor degli abitanti 2460. e ministro del Dio, ci mosse incontro 2461. incoronato d'infula e d'alloro 2462. e riconobbe il vecchio amico Ancbise; 2463. poi, congiunte le destre ospitalmente, 2464. penetrammo con lui dentro la reggia. 2465. La, nel tempio vetusto, io supplicai: 2466. <<Da' una stabile sede, o Dio Timbreo, 2467. da' mura certe a questi esuli stanchi, 2468. e prole, e una città non peritura. 2469. Salva la nuova Pergamo di Troia 2470. scampata ai Greci ed al feroce Achille. 2471. Or chi ci sara scorta? Ove dobbiamo 2472. volgere il corso, ove posar le sedi'? 2473. Padre, mandaci un segno e in noi discendi.>> 2474. Finivo appena, e tutto intorno vidi 2475. scuotersi il tempio e gli apollinei lauri, 2476. ed il monte scrollarsi, e la cortina 2477. rimugghiare dagli aditi dischiusi. 2478. Umili a terra allor ci prosternammo 2479. e una voce sono: <<Duri Troiani, 2480. quella terra ch'espresse il seme vostro 2481. fin dalla prima origine degli avi 2482. reducl vi accorra nel sen fecondo. 2483. Ritornate alla vostra antica Madre. 2484. Qui la stirpe d'Enea su tutto il mondo 2485. terra l'impero, e i figli dei suoi figli, 2486. e tutti quelli che da lor verranno.>> 2487. Così Febo predisse; e gran letizia 2488. ne sorse ed un tumultuar diffuso: 2489. tutti chiedean qual fosse quella terra, 2490. e dove dall'esilio ei li chiamava, 2491. dove loro ingiungea di far ritorno 2492. 11 padre Anchise allor, rievocando 2493. grandi memorie di vetusti eroi, 2494. disse: <<Uditemi, principi, e apprendete 2495. ciò ch'è promesso alla speranza vostra. 2496. In mezzo al mare è l'isola di Creta 2497. sacra al gran Giove; quivi è il monte d' 2498. quivi le cune della nostra gcnte. 2499. Cento grandi città, regni fecondi, 2500. vi sorgono; di là, se ben ricordo, 2501. venne da prima alle retee contrade 2502. Teucro progenitore e le prescelse 2503. come suo regno. Non sorgeano ancora 2504. Ilio e la rocca pergamea; le genti 2505. dimoravano al fondo delle valli. 2506. Di là la Madre che abita il Cibelo 2507. e i coribanzii cembali di bronzo 2508. vennero, e venne il sacro bosco d'lda 2509. con gli arcani Misteri, e i due leoni 2510. traenti a giogo il carro della Dea. 2511. Su, dunque! Procediamo nei cammini 2512. segnati dagli Dei. Plachiamo i vènti 2513. eveleggiammo verso i lidi Cnòsii: 2514. non lungo è il tratto; su la terza aurora 2515. se Giove è favorevole, la flotta 2516. si ancorerà su le cretesi rive.>> 2517. Così parlo; poi su gli altari offersc 2518. le rltuali vittime: a Nettuno 2519. un giovenco, ed un altro al bell'Apollo, 2520. e una pecora negra alla Tempesta 2521. ed una bianca ai Zefiri benigni. 2522. [IL SOGGIORNO IN CRETA] 2523. Voce correa chc il duce Idomenèo 2524. cacciato a forza dal paterno regno, 2525. fosse partito, e sgombre fosser tutte 2526. le contrade cretesi, e di nemici 2527. vuote le case e a pronto asilo aperte. 2528. Noi allora lasciammo il suol d'Ortigia 2529. e in mar volammo, rasentando Nasso 2530. che di bacchiche grida ha pieni i clivi, 2531. Donisa verde, Olearo, la bianca 2532. Paro, le sparse Cicladi, gli stretti 2533. tumultuanti fra le spesse terre. 2534. In gara alterna il grido delle ciurme 2535. sonava; s'incitavano a vicenda 2536. per raggiungere Creta e gli avi nostri. 2537. Ci spingea nel cammino alacre il vento 2538. che spirava da poppa, e alfin giungemmo 2539. nella vetusta terra dei Cureti. 2540. Io quivi allora cupido mi accinsi 2541. a costruir le vagheggiate mura 2542. dell'urbe nuova; e Pergamo la dissi 2543. e alla mia gente, lieta di quel nome 2544. raccomandai che amasse i focolari 2545. e un'acropoli eccelsa edificasse. 2546. E già tutte le navi erano in secco; 2547. i giovini attendevano ai connubii 2548. e ai nuovi campi, ed io tra lor partivo 2549. le dimore e i diritti. E-d'improvviso 2550. si corruppe una plaga ampia del cielo, 2551. e un putrido miserrimo contagio 2552. e un lungo tempo di morìa si apprese 2553. alle membra alle piante alle campagne. 2554. Perdean la dolce vita o a grande stento 2555. traevano le membra illanguidite; 2556. ma più e più su gl'infecondi campi 2557. Sirio avvampava; inaridìano l'erbe, 2558. non davan pane le corrotte spighe. 2559. Voleva Anchise che varcando il mare 2560. si tornasse all'oracolo d'Ortigia 2561. per impetrare la mercé di Apollo 2562. sì ch'ei dicesse quando avrebbe fine 2563. tanta sciagura, dove egli imponeva 2564. che cercassimo scampo a quel travaglio, 2565. e dove alfine volgeremmo il corso. 2566. [LA VISIONE Dl ENEA] 2567. Or una notte ch'io giacevo insonne, 2568. mentre tutti dormivano i mortali, 2569. mi apparvero gli aspetti venerandi 2570. dei familiari dàrdani Penati 2571. che meco io trassi dalle fiamme d'llio: 2572. chiari nella gran luce che spandeva 2573. per le aperte finestre il plenilunio. 2574. E parlaron così, con questi detti 2575. consolando il cuor mio: <<Ciò che direbbe 2576. se ritornassi all'isola d'Ortigia, 2577. or qui lo stesso Apolline ti annunzia, 2578. ecco, e ci manda presso le tue soglie. 2579. Noi che te seguitammo e i tuoi compagni 2580. da che fu arsa la Dardania; noi 2581. che condotti da te, su le tue navi, 2582. solcammo a lungo il pelago iracondo, 2583. esalteremo noi fino all'Olimpo 2584. i nepoti nei secoli, ed all'Urbe 2585. daremo una potenza imperiale. 2586. Grandi prepara a grandi eroi le mura. 2587. E riprendi il tuo duro antico errore; 2588. non e qui la tua sede. 11 delio Apollo 2589. non questi lidi a te vaticinava, 2590. non comando che ti fermassi in Creta. 2591. V'e un paese che i Grai chiamano Esperia, 2592. terra vetusta, fertile e guerriera; 2593. gli Enotri l'abitarono, ma e fama 2594. che, dal nome d'un re, le nuove genti 2595. or la chiamino Italia. Ivi e la sede 2596. che sara nostra: son di la venuti 2597. Dardano e lasio, i due progenitori 2598. e il primo seme della gente nostra. 2599. Su, dunquel Sorgi, allegrati, ripeti 2600. l'infallibile avviso al vecchio padre, 2601. sì che a Corito volga e al suol d'Ausonial 2602. Non i campi dittei Giove ti assegna. 2603. Forte stupii per quella visione 2604. e nell'udir la voce degli Dei; 2605. che non sogno era il mio, che ben mi parve 2606. di vedermi dinnanzi i loro volti, 2607. i lor capelli chiusi nelle bende, 2608. le loro forme veramente vive; 2609. e un sudor freddo mi correa le membra. 2610. Rapido mi levai, con una prece 2611. le Palme resupine al Ciel protesi 2612. e puro vino al focolare aspersi; 2613. poi lieto al genitor tutto quel sogno 2614. ed ogni cosa in ordine ridissi, 2615. Ei ripenso la duplice progenie 2616. dei due primi parenti e riconobbe 2617. che un nuovo errore su le antiche sedi 2618. l'aveva tratto ad un novello inganno. 2619. Poi ricordo: <<Figliuolo mio, che tutto 2620. sorreggi il peso degli iliaci Fati, 2621. Cassandra sola allora mi predisse 2622. tali vicende. E questo, or ben ricordo, 2623. ella diceva dagli Dei promesso 2624. al nostro sangue, e spesso allor l'Esperia, 2625. spesso il regno d'ltalia ella invoco. 2626. Ma chi creder potea che al lido esperio 2627. giungerebbero i Dardani? Chi avrebbe 2628. creduto allora all'augure Cassandra? 2629. Or cediamo ad Apolline. Al suo cenno 2630. drizziamo il corso per miglior cammino.>> 2631. Disse, e tutti Plaudimmo al suo consiglio. 2632. Ed anche quella terra abbandonammo, 2633. pochi nostri lasciando, e a piene vele 2634. rinavigammo l'infinito mare. 2635. [LA TEMPESTA] 2636. E già le navi erano giunte al largo, 2637. e più non si scorgeva alcuna terra 2638. ma solo intorno il pelago ed il cielo, 2639. quando sopra ci stette un fosco nembo 2640. che tutto empi di buio e di tempesta, 2641. e in neri flutti il vasto mare insorse. 2642. Subiti venti sconvolgono l'onde 2643. che s'inalzano enormi, e siam dispersi 2644. e sbalzati sui gorghi ampi del mare; 2645. densi vapori intenebrano il giorno, 2646. ombra e pioggia empie il ciclo, e van guizzando 2647. lampi su lampi dalle rotte nubi. 2648. Disviàti dal corso, errando andiamo 2649. senza meta né guida in preda all'onde, 2650. e Palinuro non sa più nel cielo 2651. giorno da nottc scernere e pel mare 2652. trovar la via. Tre giorni senza luce 2653. ed altrettante notti senza stelle 2654. per la tenebra opaca andiamo errando; 2655. e al quarto giorno sorgere una terra 2656. vediamo alfine, e linearsi monti 2657. lontani, e al cielo vaporarne il fumo. 2658. Cadon le vele; facciam forza ai remi, 2659. e rapide incurvandosi le ciurme 2660. batton le spume pel ceruleo mare. 2661. [LE ARPìE] 2662. E primo allor, salvo così dai flutti, 2663. il lido delle Strofadi mi accolse. 2664. Strofadi sono dette, in greca voce, 2665. due isolette in mezzo al vasto lonio, 2666. e vi soggiorna l'orrida Celeno 2667. con l'altre Arpie, dal tempo che scacciate 2668. furono dalla reggia di Fineo 2669. e lasciarono, vinte dal terrore 2670. le antiche mense. Non usci giammai 2671. dall'onde stigie mostro più feroce, 2672. non più crudele pestilenza alcuna 2673. alcun castigo d'irritati Dei. 2674. Che sono uccelli e han volti di fanciulle; 2675. hanno una fetidissima profluvie 2676. di ventre, mani con adunchi artigli 2677. e facce sempre pallide di fame. 2678. Cola giunti sbarcammo, ed ecco, al piano 2679. vedemmo armenti floridi di buoi 2680. e gran branchi di pecore e di capre 2681. senza custodi pascere per l'erbe 2682. Le assalimmo con l'armi e offrlmmo ai Numi 2683. ed anche a Giove parte del bottino; 2684. poi, disposte sul lido erbose zolle, 2685. facemmo delle carni opimo pasto. 2686. Ma, calate terribili dai monti, 2687. ci furon sopra rapide le Arpie 2688. squassando l'ali con schiamazzo immenso, 2689. e predarono i cibi, ed ogni cosa 2690. lordarono col fetido contagio 2691. orribile fra il puzzo era il lor grido. 2692. E ancora alzammo in più remota parte 2693. nel cavo d'una rupe i nostri deschi 2694. e accendemmo su l'are i sacri fuochi 2695. ed ancora lo stormo schiamazzante 2696. da opposto lato e da non visti covi 2697. sopravolo con l'artigliate zampe 2698. tutt'intorno la preda e con le bocche 2699. insozzo le vivande. Onde ai compagni 2700. io comandai di metter mano all'armi, 2701. di dar battaglia all'orrida genia. 2702. Obbedirono pronti al mio comando 2703. e ben nascoste posero le spade 2704. e celaron gli scudi in mezzo all'erbe. 2705. E appena esse calarono, intronando 2706. del lor clangore tutto il curvo lido, 2707. chiamo Miseno con la tromba all'armi 2708. dall'alta sua vedetta. E ecco i compagni 2709. avventarsi in novissima battaglia 2710. per colpir quei marini osceni uccelli! 2711. Ma non potemmo fare offesa alcuna 2712. alle lor piume, non ferita ai corpi; 2713. e in fuga rapida esse rivolarono 2714. all'alto ciel, lasciando giu la preda 2715. mezzo mangiata e le lor tracce immonde. 2716. [I PRESAGI Dl CELèNO] 2717. Celèno sola, profetessa infausta, 2718. si soffermo su l'alto d'una rupe 2719. e scoppio furibonda in queste voci: 2720. <<Anche la guerra dunque, anche la guerra 2721. voi fate, figli di Laomedonte, 2722. per compenso dei bovi e dei giovenchi 2723. che trucidaste? E discacciar volete 2724. le incolpevoli Arpie dal patrio regno? 2725. Ebbene, udite, e dentro la memoria 2726. imprimetevi ben questi presagi 2727. che diede a Febo il Padre onnipotente, 2728. che febo Apollo disse a me, che or io, 2729. la maggior delle Furie, annunzio a voi. 2730. Voi tendete all'ltalia, ed in Italia 2731. con i venti invocati approderete; 2732. ma non potrete cingere di mura 2733. la città che dal Ciel vi si destina 2734. prima che in pena della vostra ingiuria 2735. una fame terribile vi astringa 2736. a mordere e a mangiare anche le mense.>> 2737. Disse, ed a volo dileguo nel bosco. 2738. Gelido allor per subito terrore 2739. ristette il sangue ai miei; cadde l'ardire, 2740. e con voti volevano e con preci, 2741. non più con l'armi, chiedere la pace, 2742. fossero Dee, fossero brutti uccelli 2743. malaugurosi. E anche il padre Anchise 2744. prego dal lido con protese braccia 2745. i grandi Numi, e i giusti riti indisse: 2746. <<Allontanate, o Dei, questa minaccia; 2747. stornate, o Numi, la sciagura orrenda. 2748. Alla nostra pieta siate benigni!>) 2749. Ingiunse poscia di strappar gli ormeggi 2750. e di sfilare e di mollar le funi. 2751. Le vele si gonfiarono nel vento, 2752. e via su le schiumanti onde volgemmo 2753. come il vento ci spinse ed il nocchiero. 2754. [I LUDI D'AZIO] 2755. E in mezzo al mare ci appari Zacinto 2756. folta di macchie, e poi n- lichiO e Same, 2757. e quindi Nerito irta dl scogllere. 2758. Passammo al largo d'ltaca rupestre, 2759. dominio di Laerte, ed imprecammo 2760. al suol natio dello spietato Ulisse. 2761. Poi ci apparvero in vista i nubilosi 2762. vertici del Leucate e l'alto tempio 2763. d'Apolline, terror dei naviganti. 2764. Quivi spossati indirizzammo il corso 2765. ed accostammo il piccoletto borgo: 2766. furon gettate l'ancore da prora 2767. e stettero le poppe alte sul lido. 2768. Così raggiunta l'insperata terra, 2769. celebrammo agli Dei riti lustrali, 2770. accendemmo pregando I sacri altari, 2771. ed emplmmo di popolo festante 2772. le rive d'Azio con gl'iliaci ludi. 2773. Ignudi e d'olio lucidi i compagni 2774. si esercitaron nelle patrie gare; 2775. erano lieti d'essere scampati 2776. a tante achee città, d'essere salvi 2777. dopo tanto fuggir per terre ostili. 2778. Il sole intanto aveva già compiuto 2779. l'autunnale suu corso, e il fresco inverno 2780. con gli aquiloni tempestava l'onde. 2781. Appesi allor dinnanzi dalle porte 2782. un incurvato clipeo di bronzo 2783. ch'era già stato del possente Abante, 2784. e vi posi la scritta: offerse Enea 2785. quest'armi tolte ai vincitori Achei. 2786. Poi comandai di prender posto ai remi 2787. e d'uscir dal porto: a gara i nauti 2788. l'onde battean per I infinito mare. 2789. E le aèree cime dei Feaci 2790. rapide dileguarono lontane; 2791. rasentammo le coste dell'Epiro, 2792. ed approdati nel Caonio porto 2793. nell'eccelsa Butroto alfine entrammo. 2794. [ANDROMACA] 2795. E quivi un'incredibile novella 2796. data mi fu: su quella greca terra, 2797. ereditato il talamo e lo scettro 2798. dell'Eacide Pirro, era signore 2799. Eleno il priamide, e novamente 2800. Andromaca era unita a un teucro sposo! 2801. Qual maraviglia! Come subito arsi 2802. del desiderio di parlar con lui, 2803. di conoscer da lui tanta vicenda! 2804. Lasciai le navi e il lido, e uscii dal porto 2805. proprio nell'ora che in un sacro bosco, 2806. presso l'acque d'un nuovo Simoenta 2807. fuor delle mura, Andromaca offeriva 2808. libagioni annuali e mesti doni 2809. per il cenere d'Ettore, e i suoi Mani 2810. invocava dinnanzi a un cenotafio 2811. da lei costrutto con erbose zolle 2812. 465 e consacrato con due gemine are, 2813. delle lagrime sue fonte perenne. 2814. Come mi vide giungere, d'intorno 2815. forsennata miro l'armi troiane 2816. ed atterrita come d un prodigio 2817. s'irrigidi guardandomi, si fece 2818. tutta di gelo, vacillo. Sol dopo 2819. lungo silenzio, a stento, ella mi disse: 2820. <<Sei corpo vero? Vero nunzio sei, 2821. figliuol della Dea? Sei dunque vivo? 2822. Ma, se sei fuori della dolce vita, 2823. Ettore mio dov'è?>> Tacque ed in pianto 2824. ruppe ed il luogo empì tutto di strida. 2825. Sì commossa apparia, che pochi detti 2826. io le risposi, e aprii turbato i labbri 2827. con rotte voci: <Sì, son vivo e traggo 2828. la mia vita per tutte le fortune; 2829. non dubitare, che tu vedi il vero. 2830. Ahime, qual sorte ti tocco dal giorno 2831. che priva fosti di sì gran marito? 2832. Qual fortuna ti arride, ancor ben degna 2833. dell'Andromaca d'Ettore? Di Pirro 2834. sei donna ancora?>> Declino la faccia 2835. e mormoro con più sommessa voce: 2836. <<O fortunata sopra tutte l'altre 2837. la priamìde vergine, che a morte 2838. fu condannata sotto l'alte mura 2839. d'llio, davanti al tumulo nemico, 2840. nè dovette patire alcun sorteggio, 2841. né schiava attese il cenno d'un padrone 2842. vittorioso! Arsa la patria, noi 2843. fummo tratte per mari sconosciuti 2844. a sopportare gl'insolenti spregi 2845. e la protervia del figliuol d'Achille, 2846. e a travagliarci in servitu. Ma poi, 2847. quando ei si accese d'Ermion Ledea 2848. e bramo lacedemoni imenei, 2849. me, schiava a schiavo, ad Eleno cedette. 2850. Ma lo sorprese e lo trafisse Oreste 2851. presso l'ara paterna, arso d'amore 2852. per la consorte a lui così rapita 2853. e travagliato dalle Furie ultrici. 2854. Per la sua morte, ad Eleno ricadde 2855. parte del regno; dal troiano Caone 2856. Caonia ei disse tutta la contrada, 2857. ed elevò su la più alta vetta 2858. questa Pergamo, questa arce troiana. 2859. Ma tu? Quali destini e quali venti 2860. guidarono il tuo corso? O qual dei Numi 2861. te spinse ignaro fino al nostro lido? 2862. E il tuo piccolo Ascanio? Ancora ei vive 2863. e ancor l'aure respira? E ancor ricorda 2864. la sua madre perduta? A eroici sensi 2865. gli sono sprone ed al valore antico 2866. il padre Enea, lo zio Ettore?>> In pianto 2867. così parlava, fuor traendo vani 2868. lunghi sospiri. Ed ecco, dalle mura 2869. Eleno apparve, il priamide eroe, 2870. fra molte genti, e riconobbe i suoi, 2871. e seco alla città lieto ci trasse 2872. molte mescendo lagrime e parole. 2873. E una piccola Troia entrando io vidi, 2874. una Pergamo eguale alla maggiore, 2875. un nvo asciutto nominato Xanto 2876. baciai la soglia di una porta Scea! 2877. Si allegrarono anch'essi i miei compagni 2878. riconoscendo la città sorella, 2879. e tutti il re li riceveva nei vasti 2880. portici della reggia. E la nell'atrio 2881. levarono le patere, libando 2882. vino e cibi disposti in vasi d'oro. 2883. [IL VATICINIO Dl ELENO] 2884. E già quel giorno e un altro erano scorsi, 2885. ed i vènti chiamavano le vele, 2886. già tutte gonfie d'Austro impetuoso. 2887. Ond'io mi volsi all'augure e gli chiesi: 2888. <<Figlio di Troia, interprete dei Numi, 2889. tu che intendi lo spirito di Febo 2890. e i tripodi e di Clario i sacri allori, 2891. e gli astri intendi e degli uccelli il canto 2892. ed i presagi dei lor fausti voli, 2893. dimmi, ti prego. Tutti i vaticinii 2894. presagirono lieto il mio viaggio, 2895. e tutti, coi lor moniti, gli Dei 2896. ml traggono in Italia alla ricerca 2897. di terre ignote. Sol l'arpia Celeno 2898. mi presagiva strane cose orrende 2899. e m'annunziava orribili vendette 2900. e turpe carestia. Quali perigli 2901. debbo prima evitar? Con quale scorta 2902. vincero sì disperate prove?>> 2903. Eleno offerse allor, secondo il rito, 2904. pingui giovenchi e propiziò gli Dei; 2905. pol dlsclolse le bende al sacro capo 2906. e per mano mi trasse alle tue soglie, 2907. Febo, dove sbigottito io stetti 2908. dalla possente maesta del Nume. 2909. Con profetico labbro il sacerdote 2910. fmalmente annunzio questi presagi: 2911. <<O figlio della Dea che solchi i mari 2912. con chiaro auspicio di sublimi eventi, 2913. poi che Giove così regola i Fati 2914. e ne alterna le veci e le rivolge, 2915. e poi che tale e il corso dei destini, 2916. m poche tl dlro, fra tante cose, 2917. onde tu possa più sicurarnente 2918. varcare le straniere acque ed alfine 2919. prendere stanza in un ausonio porto 2920. Che più tu sappia vietano le Parche, 2921. ch’io più ti dica, la Saturnia Giuno 2922. L’ Italia che già prossima tu credi, 2923. sì cheiIgnaro ti accingi a entrarvi in porto, 2924. per lungo malagevole cammino 2925. su lunghe terre è ancor da te lontana. 2926. Tu devi, prima, nella sicula onda 2927. curvare i remi; e correre dovrai 2928. l'acque del mare ausonio e il lago Averno 2929. e il suol di Circe, prima che tu possa 2930. l'urbe ordinare ir una terra certa. 2931. I segni io ti diro: ben li ricorda. 2932. Quando tu, dalla tua ansia sospinto, 2933. giungi sul corso di un solingo fiume, 2934. e vegga sotto gli elci della riva 2935. giacere al suolo una gran scrofa bianca 2936. con trenta nati intorno alle sue poppe, 2937. com'essa bianchi, sara quello il luogo 2938. per la vostra città: la troverete 2939. pace suura dai travagli vostri. 2940. Non tl sgomenti il morder delle mense, 2941. che il tuo destino trovera la via, 2942. e sara teco, se l'invochi, Apollo. 2943. Ma fuggi queste terre e queste spiagge 2944. che ci stanno di fronte e son battute 2945. dalle risacche del mar nostro; e piena 2946. ogni città d'insidlosi Achei 2947. V hanno lor stanza i nariziani Locrii 2948. vl Sl accampo nei salentini piani 2949. coi suoi guerrieri il lìttio Idomeneo 2950. e v'e pure la piccola Petelia 2951. che Filottete, il duce melibeo, 2952. saldissima piantò sopra la rupe. 2953. Quando pero, da qui varcato il mare, 2954. con la tua flotta sarai giunto a riva 2955. e l'are inalzerai sciogliendo i voti, 2956. ravvolgi il capo di purpurei veli, 2957. sl che tra i sacri fuochi degli Dei 2958. non apparisca qualche aspetto ostile 2959. che perturbi i presagi. E i tuoi per sempre 2960. serbino il nto, serbalo tu stesso, 2961. e si tramandi nei tuoi pii nepoti. 2962. Ma quando tu sarai di la partito 2963. e il vento poi ti avra condotto in vista 2964. della Sicilia, sì che tu travegga 2965. schmdersi il varco del Peloro angusto, 2966. volgl in più lungo periplo alle terre 2967. e per il mare alla tua man sinistra; 2968. fuggi le coste e il mar che a destra stanno. 2969. Narra la fama che quei luoghi un tempo 2970. furono un'indistinta unica terra 2971. che, scrollata da un gran sommovimento, 2972. un di con violenza in due si aperse 2973. (che tanto il lungo volgere degli evi 2974. puo mutare le cose); a forza il mare 2975. vi entro nel mezzo, scisse il lato esperio 2976. dal siculo e bagno sul doppio lido, 2977. tumultuando nell'angusto passo, 2978. i campi e le città che avea disgiunte. 2979. A destra e Scilla; ingorda alla sinistra 2980. s'apre Cariddi e inghiotte a furia l'onde 2981. nel suo profondo gurgite di abisso, 2982. poi a vicenda fuor le rlavventa 2983. con getti che flagellano le stelle. 2984. Ma Scilla sta nei ciechi penetrali 2985. d'una caverna, e quando vi si affaccia 2986. attrae le navi contro la scogliera. 2987. Nella parte di sopra ha volto umano 2988. e fino al mezzo un bel femmineo torso: 2989. pistrice immane e il resto, che congiunge 2990. ventre di lupo a code di delfini. 2991. Ben sara mcglio, pur con qualche indugio, 2992. passare sotto al siculo Pachino 2993. e dilungarti con più ampio giro, 2994. che una volta veder nell'antro immenso 2995. quella Scilla deforme e la scogliera 2996. che dei suoi cani ceruli risuona. 2997. E s'io merito fede, e se tu credi 2998. nei vaticinii d'Eleno, e se e vero 2999. ciò che nel petto Apolline mi spira, 3000. figlio della Dea, questo ti dico, 3001. questo, e per tutto valga, io ti ripeto, 3002. e questo più e più ti raccomando: 3003. prlma d'ogni altro con le tue preghiere 3004. venera il nume della gran Giunone, 3005. a Giunone dal cuore alza i tuoi voti, 3006. e con offerte sùpplici conquista 3007. la potente Signora; e tu potrai 3008. dalla Sicilia uscir vittorioso 3009. e approdare nell'itala contrada. 3010. La giunto, presso alla città di Cuma 3011. e al sacro lago del selvoso Averno, 3012. vislta l'inspirata profetessa 3013. che nel suo antro presagisce i Fati 3014. e affida a foglie lettere e parole. 3015. Su le foglie ella scrive i suoi responsi, 3016. poi li dispone in ordine e li lascia 3017. chiusi nell'antro; essi al lor luogo stanno 3018. in quell'ordine stesso, immobilmente; 3019. ma, se un alito fievole di vento 3020. fa volgere sui cardini la porta 3021. e smuove e mesce quelle foglie lievi, 3022. ella non cura di afferrarle a volo 3023. né di nordinarle a ricomporre 3024. il vaticinio; e partono delusi 3025. l'antro rnaledicendo e la Sibilla. 3026. E non ti sembri l'indugiar sì grave 3027. (anche se i tuoi garriscano e se il mare 3028. chiami al largo le vele imperloso 3029. ed a buon vento tenderle tu possa), 3030. che tu non vada innanzi alla Sibilla 3031. e non chieda pregando i suoi responsi; 3032. ella ti parli, ella benigna schiuda 3033. le sue labbra e il suo dir. Prostrati a lei; 3034. I'itale gemi e le venture guerre 3035. svelera, ti dirb come tu debba 3036. sfuggire o patire ogni cimento, 3037. e ti agevolera per la tua via. 3038. E’ questo ciò che apprendere tu puoi 3039. dalla mia bocca. Orsù, procedi, e grande 3040. alza con le tue gesta Ilio alle stelle. 3041. [IL COMMlATO] 3042. Così parlò con voce amica il vate; 3043. poi fece addurre su le navi doni 3044. fregiati d'oro e di tagliato avorio, 3045. e nelle stive accumulo gran copia 3046. d'argento e di lebeti dodonei, 3047. e una lorica in triplo filo d'oro 3048. e un elmo insigne dal cimiero ondante, 3049. armi di Neottolemo. Anche il padre 3050. ebbe i suoi doni. A tutto questo aggiunse 3051. cavalli con aurighi. aggiunse remi, 3052. e d'armi riforni tutti i compagni. 3053. Anchise intanto fece issar le vele 3054. sopra le navi, per non fare indugio 3055. mentre spirava sì propizio il vento. 3056. E reverente l'augure di Febo 3057. a lui si volse: <<O Anchise, amor dei Numi, 3058. che Venere degnò delle sue nozze, 3059. due volte scampato al crollo d'llio, 3060. ecco dinnanzi a te l'ausonia terra. 3061. Drizza su lei con le tue vele il corso. 3062. Ma dovrai navigare oltre quei lidi, 3063. perché la parte della terra ausonia 3064. s che Apollo t'indico molto e lontana. 3065. Va', padre lieto di sì pio figliuolo! 3066. Ma perché mi dilungo e con parole 3067. io ti ritardo ancor l'Austro che sorge?>> 3068. E parimenti Andromaca, dolente 3069. nel supremo congedo, offerse drappi 3070. istorlati in un ordito d'oro; 3071. e una troiana clamide ad Ascanio 3072. porse, con molte prezlose tele, 3073. e gh diceva: <(Ed anche questi prendi, 3074. che tl ricorderanno le mie mani 3075. e tl diranno quanto sia l'amore 3076. d'Andromaca, già d'Ettore consorte. 3077. Ecco dei tuoi parenti i doni estremi, 3078. imagine sola che mi resti 3079. dell'Astianatte mio! Così moveva 3080. gli occhi, aveva così le mani e il volto. 3081. E teco adolescente ora sarebbe!>> 3082. E plangendo, nell'atto del partire, 3083. io così lor parlai: <<Siate felici, 3084. voi, per cui la fortuna e già compiuta. 3085. Noi slamo travolti ancor di fato in fato. 3086. Voi siete in pace: non arar dovete 3087. suol marino verso ausonie terre 3088. che sempre più vi sfuggono dinnanzi. 3089. Un’effigie del Xanto, un'Ilio avete, 3090. edificata dalle vostre mani 3091. con auspicii migliori (io così spero!) 3092. e meno esposta a insidle di Greci. 3093. Che se io mai sul Tevere discenda 3094. e nelle terre al Tevere vicine, 3095. s m sorger vegga le promesse mura 3096. allor di queste due città sorelle, 3097. del consanguinei popoli d'Epiro 3098. e dell'Esperia, che han comune il padre 3099. ardano e che comuni hanno le sorti, 3100. nol laremo coi cuori un'urbe sola. 3101. Del nepotl sia questa opera e cura.>> 3102. [L'ITALIA] 3103. Noi nrlvigummo nllor lungo i Ceràuni, 3104. d'onde e più breve il valico del mare 3105. verso l'ltalia. Intanto cadde il sole 3106. e si ombrarono tutte le montagne. 3107. Allor, sortito chi restasse ai remi, 3108. nel grembo della terra deslata 3109. ci distendemmo al margine dell'onda, 3110. per ristorarci, su l'asciutta arena, 3111. e il sonno c'inondo le stanche membra. 3112. Non avevano l'Ore ancor sospinto 3113. la Notte a mezzo del cammin celeste, 3114. allorche Palinuro alacre sorse 3115. dal suo giaciglio, e con l'orecchie tese 3116. stette esplorando gli aliti dei venti. 3117. Tutte osservo le costellazloni 3118. declinanti nel ciel silenzloso: 3119. Arturo, I'Orse, I'ladi piovose 3120. ed Orlone tutto armato d'oro; 3121. tutto era calmo nel sereno cielo. 3122. Allor mire da poppa un chiaro squillo, 3123. e levammo le tende e riprendemmo 3124. la via, spiegando l'ali delle vele. 3125. E quando in cielo rosseggio l'Aurora 3126. spegnendo gli astri, noi vedemmo oscuri 3127. colli lontani, ed umile sul mare 3128. l'ltalia. <<Italia!>> gridò primo Acate 3129. <<Italia!>> con giocondo alto clamore 3130. salutarono tutti. E il padre Anchise, 3131. coronato di fronde un gran cratere 3132. l'empi di vino e su l'estrema poppa 3133. ritto in piedi invoco: <<Numi, signori 3134. della terra del mar delle tempeste, 3135. spirate favorevoli e col vento 3136. più facile rendeteci la via!>> 3137. Più gagliarda soffio l'aura invocata; 3138. già più vicino ci appariva il porto 3139. col tempio su la rocca di Minerva 3140. Allora i miei calarono le vele 3141. e verso il lido volsero le prore. 3142. E un porto che s'incurva in guisa d'arco 3143. contro gli assalti delle ondate euroe; 3144. gli spumeggia di fronte in salsi flutti 3145. una scogliera, e tutto esso e nascosto, 3146. che le rupi turrite apron le braccia 3147. come Muraglia duplice nel mare. 3148. E il tempio or ci arlparia lungi dal lido. 3149. Io vidi la (fu questo il primo augurio) 3150. quattro cavalli di candor nivale 3151. liberamente pascere su l'erba. 3152. E così disse il genitore Anchise: 3153. <<Tu ci annunzii la guerra, ospite suolo, 3154. che per la guerra s'armano i cavalli, 3155. e questa torma ci minaccia guerra. 3156. Pur sogliono tal volta, aggiunti al carro, 3157. di paro a giogo andar con freni eguali. 3158. Cl sian dunque speranza anche di paceo> 3159. Noi allor venerammo il santo nume 3160. dell'armisona Pallade che prima 3161. cl aveva accolti all'esultante sbarco; 3162. poscla 1l capo avvolgemmo in frigi veli 3163. dmnanzl all'are e, come Eleno ingiunse, 3164. solennemente offrimmo le prescritte 3165. vittime al nume di Giunone argiva. 3166. L'un dopo l'altro noi compimmo i voti 3167. secondo il rito, e rivolgemmo al mare 3168. le veligere antenne, abbandonando 3169. quei tetti greci e quel sospetto suolo. 3170. Indi avvistammo il golfo dell'erculea 3171. Taranto (se pur vera e la sua fama); 3172. mnanzl poi ci si levo la diva 3173. Lacinia, poi la rocca di Caul6na 3174. e poi Squillace affondator di navi. 3175. Alfin lontano balzo su dai flutti 3176. il siculo Etna; e noi sentimmo il lungo 3177. urlo laggiu del pelago cozzante 3178. contro li scogli, e il mugghio dei frangenti 3179. sul lido; ribollivano dai fondi 3180. I acque insorgendo torbide d'arena. 3181. E 1l padre Anchise: <<Certo e la Cariddi. 3182. La son h scogli e le tremende rupi 3183. ch Eleno cl predisse. Al largo, al largo 3184. compagni! Forza, tutti insieme, ai remi! 3185. Al comando obbedirono, ed il primo 3186. u Pahnuro che a sinistra torse 3187. la prua stridente, e tutti alla sinistra 3188. volsero, con i remi e con le vele. 3189. G sbalzarono al ciel gonfi i marosi; 3190. rlcaddero, e piombammo nell'abisso. 3191. Tre volte le scogliere cavernose 3192. mugghlarono, e tre volte noi vedemmo 3193. le spume infrante rimbalzare al cielo. 3194. Calb frattanto il sole, e cadde il vento; 3195. onde, sfiniti e ignari del cammino, 3196. noi approdammo sul ciclòpeo lido. 3197. [L'ETNA] 3198. Il porto, chiuso all'impeto dei vènti, 3199. è vastissimo e placido; ma tuona 3200. l'Etna da presso con terrificanti 3201. sconvolgimenti e scaglia spesso al cielo 3202. fumidi nembi e turbini di pece 3203. con ardenti faville, e avventa globi 3204. di fiamme che rasentano le stelle; 3205. e scogli erutta, viscere del monte, 3206. e con sordi boati in aria addensa 3207. le lave e dal profondo urla e ribolle. 3208. Ed e fama che sotto la montagna 3209. il gran corpo di Encelado si giaccia 3210. semlarso dal fulmine, e che l'Etna, 3211. su lui vasto gravando, il suo fiammante 3212. spirito esali dai crateri aperti, 3213. e che, per quante volte egli si volge 3214. sul fianco stanco, tutta la Trinacria 3215. rombi e si scrolli e il ciel di fumo ingombri. 3216. Passammo quella notte in mezzo ai boschi 3217. nella presenza del portento enorme 3218. senza vedere d'onde uscisse il rombo, 3219. perché non v'era scintillio di stelle 3220. nelle plaghe sideree del cielo 3221. fosco era il ciel di nuvoli e tra i nembi 3222. l'immobil notte nascondea la luna. 3223. [ACHEMèNIDE] 3224. E già l'Aurora avea disperse in cielo 3225. l'umide ombre notturne, e il di novello 3226. sorgeva con la stella mattutina, 3227. quando improvvisa usci dalla foresta 3228. una parvenza non più vista d'uomo 3229. squallida nel vestire e nell'aspetto 3230. e divorata di magrezza estrema; 3231. e a noi tendeva, supplice, le mani. 3232. Noi lo guardannmo: una sozzura orrenda, 3233. una barba prolissa ed un mantello 3234. rattoppato con spini acheo nel resto 3235. e già con l'armi achèe venuto ad llio. 3236. Dàrdani aspetti, armi troiane scòrse 3237. pur di lontano, ed esita sgomento, 3238. e si fermo. Ma poi precipitoso 3239. corse al lido in gran pianto e supplicava: 3240. <<Deh per le stelle, per gli Dei celesti 3241. e per questa vitale aura raggiante, 3242. Troiani, prendetemi con voi 3243. e portatemi via, dove vorrete! 3244. Sol questo chieggo. Io fui, lo riconosco, 3245. tra quei che venner su le navi achee 3246. a guerreggiar gl iliaci Penati. 3247. Che se la colpa mia tanto vi offende, 3248. sbranatemi, gettatemi per I onde 3249. e in fondo al mare! Se perire io debbo, 3250. perir per mano d uomimi vorrei!>> 3251. Ciò detto, ci abbracciava le ginocchia 3252. e ad esse avvinto si volgea per terra. 3253. Gli chiedemmo chi fosse e di che stirpe, 3254. e qual fortuna sì lo travagliasse. 3255. E senza indugio il genitore Anchise 3256. porse la destra al giovine, affidando 3257. animo suo con quel sicuro pegno. 3258. E senza più temere egli parlo. 3259. <<Achemenide io son, d ltaca nato, 3260. compagno un tempo dell infausto Ulisse, 3261. e, per fuggir la poverta del mio 3262. padre Adamasto, ad Ilio fui. Tal sorte 3263. serbata avessi! Immemori i compagni 3264. mi lasciarono qui, tra la lor fuga 3265. trepida dall orrendo limitare, 3266. nell immane spelonca del Ciclope. 3267. Opaca e vasta, dentro, e la dimora, 3268. lorda di sangue e di cruenti avanzi 3269. ed egli è gigantesco e tocca il cielo 3270. (Dei, togliete dal mondo un tal flagello!) 3271. ed è terrificante a riguardarlo 3272. e a parlargli intrattabile. Si pasce 3273. delle carni e del sangue dei meschini 3274. che gli son preda. E l ho veduto io stesso 3275. quando, sdraiato a terra in mezzo all antro 3276. con la gran mano agguanto due dei nostri 3277. sfracellandoli contro la parele 3278. fin su la soglla dilagava il sangue! 3279. Lo vidi pol dirompere le membra 3280. di nero sangue intrise e palpitanti, 3281. tiepide ancora, tra le sue mascelle! 3282. Non lo soffri senza vendetta Ulisse 3283. che in quel frangente non smenti se stesso. 3284. E quando il mostro, sazio del suo pasto 3285. e sepolto nel vin, piego la testa 3286. e giacque immenso in mezzo alla spelonca 3287. eruttando nel sonno il sangue a grumi 3288. e carni miste a sanguinoso vino, 3289. allor, tratte le sorti ed invocati 3290. i grandi Numi, insieme e d'ogni parte 3291. su lui piombammo e con un palo acuto 3292. gli trivellammo l'unico occhio enorme, 3293. che vasto e tondo come scudo argolico 3294. e simile alla lampada febea 3295. chiuso gli stava nella torva fronte. 3296. Vendicammo così l'ombre dei nostri. 3297. Ahi ma fuggite, miseri, fuggite, 3298. e strappate le gomene dal lido! 3299. Simili a Polifemo che radduce 3300. le sue greggie lanigere e le munge 3301. nella spelonca, ci son altri cento 3302. mostrosi Ciclopi ed hanno stanza 3303. di qua di la per questo curvo lido 3304. vanno errando su per le montagne. 3305. Tre volte già le corna della luna 3306. tutte si rlempirono di luce, 3307. da che per boschi io traggo la mia vita 3308. negli antri e nei covili belluini, 3309. e di lontano spio gli smisurati 3310. Ciclopi che discendono dai monti 3311. e trasalgo al lor passo e alla lor voce. 3312. Ml danno i rami un vitto miserando 3313. di coccole e di dure cormole; 3314. strappo radici d'erbe e me ne cibo. 3315. Così splando, or per la prima volta 3316. vldl una flotta giungere, la vostra, 3317. e, qual si fosse, a lei così mi offersi, 3318. pur di sfuggire a questa razza orrenda. 3319. Deh, toglietemi l'anima piuttosto, 3320. e fatemi morir come vorrete!>> 3321. [POLIFEMO] 3322. Or quegli non aveva ancor finito, 3323. che noi vedemmo in cima alla montagna 3324. lui stesso, il mandriano Polifèmo, 3325. muoversi grandeggiando in mezzo al gregge 3326. per calar come d'uso alla marina; 3327. mostro deforme, smisurato, orrendo 3328. e fatto cieco di quell'occhio solo. 3329. S'appoggiava, scendendo, a un tronco pino; 3330. eran con lui le pecore lanose, 3331. sua gioia sola, al suo dolor sollievo. 3332. Giunse al mare, si spinse ove alta e l'onda, 3333. e, ululando e digrignando i denti, 3334. si deterse l'umor sanguinolento 3335. che gli colava dalla vuota occhiaia; 3336. e ando più innanZi, quasi in mezzo al mare, 3337. né ancor l'onda giungeva agli ardui fianchi! 3338. Ci affrettammo alla fuga ed accogliemmo, 3339. come pur meritava, il supplicante, 3340. e, recise le gomene in silenzio, 3341. curvi sui remi e a gara il mar battemmo. 3342. Egli senti, verso il rumor si volse; 3343. ma non pote ghermirci con la mano 3344. né agguagliarsi in altezza all'onda ionia; 3345. e mise un grido altissimo. D'intorno 3346. ne tremarono tutte le marine, 3347. dentro ne sbigotti l'itala terra, 3348. dagli antri cavi ne rimbombo l'Etna. 3349. Ruino dalle selve e giu dai monti 3350. la genia dei Ciclopi a quel richiamo, 3351. invase il porto, gremi tutto il lido. 3352. Guardammo: erano la gli etnei fratelli, 3353. ritti, con l'occhio minacciante invano, 3354. alte nel cielo le superbe fronti: 3355. concilio orrendo! Parean querce aeree, 3356. parevano coniferi cipressi, 3357. selva di Giove o bosco di Dlana, 3358. grandeggianti col vertice sublime. 3359. [COSTEGGIANDO LA SICILIA] 3360. A precipizio, vinti dal terrore, 3361. noi ci affrettammo a sciogliere le sartie 3362. e a tendere le vele ad ogni vento. 3363. Ma il vaticinio d'Eleno ammoniva 3364. di non passare tra Cariddi e Scilla 3365. che l'una e l'altra erano vie di morte 3366. l'un dall'altra a piccola distanza; 3367. e risolvemmo di far vela indietro. 3368. Ed ecco dallo stretto del Peloro 3369. soffiarci dentro Bòrea: passammo 3370. oltre la foce che nel sasso vivo 3371. s'apre il Pantagia, oltre la bassa Tapso, 3372. oltre il golfo megarico; Achemenide, 3373. compagno un tempo dell'infausto Ulisse, 3374. ci mostrava quei luoghi or che a ritroso 3375. ricosteggiava il già percorso lido. 3376. Si stende a fronte del sicanio seno 3377. presso il Plemirio ondoso un'isoletta 3378. che già gli antichi hanno chiamata Ortigia. 3379. E dicevan che Alfeo, fiume dell'Elide, 3380. fin qui giungesse, occulto sotto il mare; 3381. ed or per la tua bocca ei si confonde, 3382. Aretusa, con le sicule onde. 3383. Quivi adorammo i santi Dei del luogo; 3384. poi, rasentata la contrada pingue 3385. dell'Eloro stagnante, oltrepassammo 3386. le rupi eccelse e gli sporgenti scogli 3387. Pachini; e lungi Camerina apparve, 3388. a cui negava mutamenti il Fato, 3389. e i geloi campi, e Gela ch'ebbe nome 3390. dal nome del suo fiume impetuoso. 3391. Poi da lungi ostento le grandi mura 3392. l'alta Acragante che nel tempo antico 3393. fu madre di magnanimi cavalli; 3394. passammo con buon vento Selinunte 3395. palmifera e le secche lilibee 3396. insidlose di latenti scogli. 3397. [LA MORTE Dl ANCHISE] 3398. E alfine al porto ed all'infausta terra 3399. di Drèpano approdai. La, dopo tante 3400. avversita del pelago, perdetti 3401. quel padre Anchise, ahime, ch'era conforto 3402. d'ogni mia cura e d'ogni mia fortuna. 3403. La stanco mi lasciasti, o dolce padre 3404. scampato invano a tante traversie. 3405. Non Eleno, che pur mi presagiva 3406. prove tremende, non l'ostil Celeno 3407. quel lutto mi predissero. E fu questo 3408. l'ultimo affanno, questa fu la meta 3409. della mia lunga via. Di la partimmo 3410. e alla vostra contrada un Dio ci spinse. 3411. Così tra lor narrava il padre Enea, 3412. mentre tutti a lui solo erano intenti, 3413. le sue fortune e i suoi fati divini. 3414. Qui, compiuto il racconto, egli si tacque. 1059 3415. LIBER IV 3416. [DIDONE FERITA] 3417. Ma la regina, dal profondo affanno 3418. già ormai ferita, nutre in sen la piaga 3419. ed il segreto ardor che la rapina. 3420. All'ìnclito valore, al gran lignaggio 3421. dell'eroe col pensiero ella ritorna; 3422. fitti le stan nell'anima profonda 3423. quella voce e quel volto, ed il tormento 3424. nega alle membra il placido riposo. 3425. E già l'Aurora dileguava in cielo 3426. l'umide ombre notturne, illuminando 3427. con l'apollìnea lampada la terra, 3428. quando, già delirante, ella si volse 3429. alla fida sorella:<<Anna, sorella, 3430. quali sogni mi han dato ansia e sgomento ! 3431. Oh qual ospite insolitoè codesto 3432. che qui giunse tra noi! Quale l'aspetto, 3433. quale il cuor suo, la sua prodezza in armi ! 3434. Io son ben certa, e non è vana fede, 3435. che di stirpe divina egli discende: 3436. segno è d'animo vil la timidezza. 3437. Da qual destino, ahimè, fu travagliato ! 3438. Quali guerre le sue, ch'ei ci narrava ! 3439. Se ferma e immota non avessi in cuore 3440. la volontà di non mai più legarmi 3441. con maritali vincoli, da quando 3442. mi tradì con la morte il primo amore, 3443. se nuziale tàlamo e le tede 3444. non avessi in tal odio, avrei potuto 3445. cedere forse a questa colpa sola. 3446. Sì, Anna, lo dirò. Dopo la fine 3447. del mio marito misero, da quando 3448. m’insanguino la casa il fratricidio, 3449. questi soltanto or l’anima mi piega 3450. e il cuor mi sforza sì che si abbandoni. 3451. Conosco i segni dell’antica fiamma. 3452. Ma un baratro si schiuda e m’inabissi, 3453. l’onnipotente Genitor mi scagli 3454. con la folgore all’Ombre, all’Ombre smorte 3455. nella profonda sotterranea notte, 3456. prima ch’io mai ti violi, mia fede, 3457. prima che infranga la tua sacra legge. 3458. Chi per la prima volta a se mi strinse 3459. tutto l’amore mio seco si tolse; 3460. ch’egli l’abbia, e lo serbi entro la tomba.>> 3461. [L’INCITAMENTO DI ANNA] 3462. Così diceva, e fuor le ruppe il pianto 3463. inondandole il seno. Anna rispose: 3464. <<Sorella, a me più cara della luce, 3465. e tu dunque vorrai nei tuoi belli anni 3466. struggerti di cordoglio e sempre sola, 3467. e non saprai del talamo le gioie 3468. né i dolci figli? E credi tu che questo 3469. chiedano l’Ombre e il cenere dei morti? 3470. Sia pure: ai giorni del dolor, nessuno 3471. dei pretendenti tuoi valse a piegarti, 3472. non nella Libia mai, non prima in Tiro; 3473. Iarba tu disdegnasti e gli altri duci 3474. dell’africana terra trionfale; 3475. -or anche a un dolce amor relutterai? 3476. Non ti sovviene in quali terre hai sede 3477. e in mezzo a quali popoli? Da un lato 3478. ti cingono Getuli invitti in guerra, 3479. Numidi cavalcanti senza freni 3480. e la gran Sirte inospite; dall’altro 3481. deserte solitudini affocate 3482. ed i Barcei, per largo tratto intorno 3483. imperversanti. E ti diro le guerre 3484. che già ci si preparano da Tiro 3485. e le minacce di Pigmalione? 3486. Oh, ben credo che, auspici gli Dei, 3487. col favor di Giunone il vento spinse 3488. per questa via le dardane carene 3489. Sorella, come grande tu vedrai 3490. questa città! Che impero avra principio 3491. da codesto imeneo! Per quali gesta 3492. s’inalzera la punica possanza 3493. se saranno con noi l’armi troiane! 3494. Il consenso dei Numi or prima invoca- 3495. indulgi poi, compiuti i sacrifici, 3496. alle ospitali cortesie, cercando 3497. sempre nuovi pretesti a trattenerlo, 3498. fin che imperversa per i mari il verno 3499. e il piovoso Orione, e sconquassate 3500. sono le navi e minaccioso e il cielo.>> 3501. Così dicendo le infiammo d’amore 3502. l’anima, l’incito con la speranza, 3503. tutti i ritegni del timor disciolse. 3504. [DIDONE VINTA] 3505. Mossero prima a visitare i templi 3506. supplicando i Celesti innanzi all’are; 3507. immolarono poi pecore scelte 3508. a Cerere legiferi ed a Febo 3509. ed a Lieo, ma prima alla Saturnia, 3510. protettrice dei nodi nuziali. 3511. Ed ella, la bellissima Didone, 3512. con la destra la patera reggendo, 3513. giu tra le corna d’una vacca bianca 3514. la riversava; ed incedea solenne 3515. tra l’are e i simulacri degli Dei, 3516. e le offerte innovava e i sacrifici 3517. intenta a consultar senza respiro 3518. le palpitanti viscere nel fianco 3519. delle vittime aperto. Oh menti ignare 3520. degl’indovini! Ella e già folle ormai; 3521. che le giovano i templi e i vaticinii? 3522. Una fiamma le strugge le midolle 3523. un’occulta ferita in cuor le vive. 3524. Ella brucia, la misera Didone, 3525. e via per la città smania e si aggira; 3526. tale una cerva punta di saetta, 3527. se nei boschi di Creta il cacciatore 3528. lungi incauta la coglie e ignaro oblia 3529. il volatile strale, erra fuggendo 3530. per le foreste e i pascoli dittei; 3531. fitto nel fianco e il calamo mortale. 3532. Or tra i palagi ella conduce Enea 3533. per ostentar la punica opulenza 3534. e la città già pronta, e dir lo vuole 3535. e si arresta d’un tratto a mezzo il dire. 3536. Or sul cader del vèspero si affretta 3537. all’usato convito, e pur chiedendo 3538. (folle!) di udir le iliache sciagure 3539. pende dal labbro ancor del narratore; 3540. poi, quando tutti sono già partiti 3541. e si oscura e si spegne anche la luna, 3542. e tramontando invitan gli astri al sonno, 3543. sola si duole nella vuota casa 3544. e glace sul triclinio deserto, 3545. e pur ode l’assente e pur lo mira. 3546. Or, presa dell’immagine del padre, 3547. tiene Ascanio nel grembo e illuder vuole 3548. l’ineffabile amore. Hanno cessato 3549. di ascendere le torri incominciate; 3550. i giovini non trattano più l’armi, 3551. non attendono ai porti e a costruire 3552. muniti propugnacoli di guerra. 3553. Tutte ristanno l’opere interrotte 3554. e l’alta mole delle mura immani 3555. ed i palchi che giungono alle stelle. 3556. [L'INSIDIA DI GIUNONE] 3557. Or la Saturnia sposa a Giove cara, 3558. come in preda la sente a tal furore 3559. che né fama né onor più la raffrena, 3560. con questi detti a Venere si volge: 3561. "Che insigne onor, che splendidi trofei 3562. il tuo figliuolo e tu vi acquisterete! 3563. grande e memorabile trionfo: 3564. due Numi, a inganno, vincono una donna! 3565. Tu paventi, ben so, le nostre mura 3566. e dell’alta Cartagine sospetti. 3567. Ma fino a quando e a che tanta contesa? 3568. Non sara meglio stringere tra noi 3569. pace perenne e un imeneo concorde? 3570. Reggiamo dunque con eguali auspicii 3571. questo popolo, entrambe. Ella si pieghi 3572. a un dardano marito ed in tua mano 3573. ponga come sua dote il tirio regno.>> 3574. Venere intese, al suo parlar coperto, 3575. come quella tendesse a trasferire 3576. l’italo impero su le libie sponde, 3577. e le rispose: <<Chi sara sì stolta 3578. che ricusi l’offerta e voglia invece 3579. teco in guerra contendere? Se pure 3580. al tuo disegno arrida la fortuna! 3581. Ma i Fati io temo, né vuol forse Giove 3582. nella stessa città Teucri e Fenici, 3583. né che le stirpi siano commiste 3584. e in un patto si stringano. Tu sei 3585. la sposa sua, tu puoi con le preghiere 3586. tentargli il cuor. Va, dunque; io sono teco.>> 3587. E allor soggiunse la regal Giunone: 3588. <<Mia sara quest’impresa. Odimi: in breve 3589. ti diro come compiere si possa 3590. cio che bramiamo. Si apparecchia Enea 3591. a recarsi domani, appena il sole 3592. spunti e coi raggi illumini la terra, 3593. a cacciar con la misera Didone 3594. per le montagne. Or, mentre le due ali 3595. trepide si affaccendano, e di reti 3596. circuiscono tutta la foresta, 3597. rovescero dall’alto un uragano 3598. tenebroso di grandine e di pioggia, 3599. e tutto il cielo scrollero coi tuoni. 3600. Fuggiranno dispersi i lor compagni 3601. nella cupa caligine ravvolti, 3602. mentre Didone e il principe troiano 3603. avran rifugio nella stessa grotta. 3604. Io sara la; se il tuo consenso e certo, 3605. gliela uniro con nodo indissolubile 3606. e, presente Imeneo, la faro sua.>> 3607. Annuì, senza opporsi, al suo disegno 3608. e dell'insidia Citerèa sorrise. 3609. [LA CACCIA] 3610. L’Aurora intanto e ascesa fuor del mare. 3611. Escono dalle porte, ai primi raggi, 3612. giovini scelti, con gran ferrei spiedi 3613. e con reti di maglia e saldi lacci; 3614. erompon fuori i cavalier massili 3615. e l’annusante forza dei segugi. 3616. Presso la soglia attendono Didone 3617. che s’indugia nel talamo, i fenici 3618. principi, e adorno di scarlatto e d’oro 3619. scalpita impaziente il suo cavallo 3620. mordendo il freno candido di schiuma. 3621. Eccola alfine, in mezzo a gran corteggio, 3622. vestita d’una clamide sidonia 3623. trapunta all’orlo; ha una faretra d’oro, 3624. con oro le si annodano le chiome 3625. ed un’aurea fibula succinge 3626. la sua veste di porpora. Anche i Frigi 3627. vengono seco ed il giocondo Iulo, 3628. e anch’egli Enea, bellissimo fra tutti, 3629. le muove al fianco e le due schiere unisce. 3630. Come Apolline, quando si diparte 3631. di Licia e dalle correntie del Xanto 3632. nell’uscire del verno, e pur rivede 3633. la natia Delo e rinnovella i cori 3634. onde tripudian Driopi e Cretesi 3635. e dipinti Agatirsi intorno all’are, 3636. discende pei declivii del Cinto 3637. e avvolge con bell’arte ai crini ondanti 3638. una flessile fronda e un cerchio d’oro 3639. (suonano i dardi dietro la sua spalla); 3640. baldo così veniva Enea, raggiando 3641. d’egual bellezza nel sembiante altero. 3642. Giunsero ai monti, fra gl’impervii covi 3643. delle fiere; e i selvaggi caprioli 3644. si gettavan dai vertici rupestri 3645. popolando i declivi; ed ecco i cervi 3646. fuggir dai monti in frotte polverose 3647. passando a corsa per gli aperti piani. 3648. Gioiva del suo fervido polledro 3649. di valle in valle il giovinetto Ascanio, 3650. or questi or quelli superando al corso, 3651. e bramava in cuor suo che gli si offrisse 3652. fra tutta quell’imbelle selvaggina 3653. un cinghiale schiumante, o che calasse 3654. dalle montagne un fulvido leone 3655. Ecco frattanto con fragore immenso 3656. tutto il cielo turbarsi, e un uragano 3657. scrosciare giù di grandine e di pioggia. 3658. Di qua, di la perdutamente i Tirii 3659. e il dardanio di Venere nipote 3660. e i giovini troiani impauriti 3661. si riparano in questo e in quel rifugio; 3662. rapide gonfie crosciano dai monti. 3663. E Didone ed il principe troiano 3664. hanno rifugio nella stessa grotta. 3665. Prima la Terra e pronuba Giunone 3666. diedero il segno; sfolgoro di lampi 3667. l’Etere testimonio alle lor nozze; 3668. dai vertici ulularono le Ninfe. 3669. [LA FAMA] 3670. Pronta n’ando per le città di Libia 3671. la Fama, ch’e il più rapido dei mali, 3672. che della sua mobilita si avviva 3673. e più si afforza quanto più cammina; 3674. era piccola or ora e tremebonda 3675. e or empie il cielo; va coi piedi in terra 3676. e nasconde la testa entro le nubi. 3677. Accesa di furor contro gli Dei, 3678. forse la genero la madre Terra 3679. minor sorella a Encelado ed a Ceo 3680. con pie veloci e rapidissime ali; 3681. gran mostro orrendo che, per quante ha piume, 3682. tanti ha sott’esse vigili occhi e tante 3683. lingue: con tante bocche essa favella, 3684. con tante orecchie, oh maraviglia!, ascolta. 3685. Vola, la notte, fra la terra e il cielo 3686. stridula nelle tenebre, né chiude 3687. le palpebre giammai nel dolce sonno; 3688. vigila, il giorno, sul più alto tetto 3689. su la cima di un palagio eccelso, 3690. e sbigottisce le città più grandi, 3691. nunzia implacata d’ogni rea menzogna 3692. come del vero. E si compiacque allora 3693. di spargere infinite dicerie 3694. per ogni gente, e aggiunse il falso al vero: 3695. <<ch’era venuto Enea, sangue troiano 3696. e che a lui la bellissima Didone 3697. come a marito s’era già congiunta; 3698. essi, dei regni lor fatti obliosi 3699. ed alle feste dediti e ai conviti 3700. empian l’inverno della lor follia.>> 3701. Queste notizie divulgo la Dea 3702. di bocca in bocca; rapida al re Iarba 3703. giunse, coi detti l’anima gli accese, 3704. gli rincalzo le collere nel cuore. 3705. [l’IRA DI IARBA] 3706. Era figlio di Ammone e d’una ninfa 3707. che questi avea rapita ai Garamanti 3708. e aveva eretto nel suo vasto impero 3709. cento gran templi a Giove e cento altari 3710. ove nutriva vigilanti fuochi 3711. per guardia eterna degli Dei; frequenti 3712. sacrifici impinguavano la terra, 3713. e le soglie dei templi erano sempre 3714. fiorite di molteplici ghirlande. 3715. Or egli, acceso e fuor di se per quelle 3716. dicerie dolorose, innanzi all’are 3717. e in mezzo ai simulacri degli Dei 3718. supplice stette, con le man supine, 3719. Giove a lungo invocando: <<Onnipotente 3720. Giove, cui ora il popolo dei Mauri, 3721. dopo i conviti, dai triclini adorni 3722. liba l’onor leneo, vedi tu questo? 3723. invano, genitor, te paventiamo 3724. quando vibri le folgori? E son esse 3725. entro le nubi inutili bagliori? 3726. Ci atterriscono, e son mormorii vani? 3727. Or ecco! Questa femmina randagia 3728. che a prezzo edifico su la mia terra 3729. un’esigua città, cui diedi suolo 3730. dove arasse, e sul suolo ampio dominio, 3731. rifiuto le mie nozze! Ed or nel regno 3732. Enea come sovrano ospita e onora! 3733. Quel Paride, che chiude in una mitra 3734. meonia il mento e le stillanti chiome 3735. gode col suo corteo di semiviri 3736. la preda sua, mentr’iO ti reco doni 3737. e ti alimento una bugiarda fama.>> 3738. [IL MESSAGGIO DI GIOVE] 3739. Così pregava ed abbraccio l’altare. 3740. L’udi l’Onnipotente e volse gli occhi 3741. alle mura regali ed agli amanti 3742. fatti obliosi di più bella fama. 3743. E a Mercurio volgendosi gl’ingiunse: 3744. << Và, figlio, chiama i Zèfiri, giù vola 3745. parla al dardanio eroe che tanto indugia 3746. nella tiria Cartagine e non pensa 3747. alla città che il Fato gli destina. 3748. Presto, recagli il mio comandamento. 3749. Non tale la bellissima sua madre 3750. né lo promise, e non per cio due volte 3751. me lo sottrasse dalle mischie achee- 3752. disse che reggera l’itala terra 3753. arsa di guerre e gravida d’impero, 3754. propaghera la nobile progenie 3755. del gran sangue di Teucro, alle sue leggi 3756. tutta soggetta ridurra la Terra. 3757. E se non lo sollecita la gloria 3758. di tanti eventi, né vuol egli stesso 3759. durar, per l’onor suo, tanto travaglio, 3760. privera dunque dei romani colli 3761. Ascanio suo? Che medita? Con quale 3762. speranza indugia in mezzo a genti ostili 3763. obliando l’ausonia discendenza 3764. ed il lavinio suol? Navighi, insomma. 3765. Della mia volonta questo e l’annunzio.>> 3766. [MERCURIO] 3767. Disse, e quello si accinse ad eseguire 3768. l’ordine del possente Genitore. 3769. Prima ai piedi aggiusto gli aurei talari 3770. che con le penne l’alzano sublime 3771. e pari al soffio rapido del vento 3772. sopra la terra come sopra il mare. 3773. Indi prese il caduceo, con cui 3774. evoca l’ombre pallide dall’Orco 3775. e allo squallido Tartaro le avvia, 3776. e da il sonno, e lo toglie e dissigilla 3777. gli occhi da morte. E col caduceo i venti 3778. spinse ed attraverso le fosche nubi. 3779. Già nel suo volo egli vedea le cime 3780. e gli ardui fianchi del gagliardo Atlante 3781. che sorregge col vertice le stelle, 3782. e ha la testa pinifera precinta 3783. perennemente di vapori oscuri 3784. e battuta dal vento e dalla pioggia; 3785. gran neve copre gli omeri al vegliardo, 3786. mentre gli scorron giu dal mento i fiumi 3787. e l’irta barba al gel s’irrigidisce. 3788. La ristette da prima il Dio Cillenio 3789. librandosi su l’ali aperte e ferme; 3790. e poi precipitevole calo 3791. abbandonatamente verso il mare, 3792. simile a smergo quando intorno ai lidi 3793. e agli scogli pescosi umile vola 3794. sfiorando l’acque. Tal fra terra e cielo, 3795. venendo dal materno avo, il Cillenio 3796. si affrettava nel vol, fendendo i venti, 3797. all’arenosa libica marina. 3798. [MERCURIO PRESSO ENEA] 3799. Ed appena sfioro coi piedi alati 3800. le numidi capanne, ei vide Enea 3801. fondamenta gettar di baluardi 3802. e nuove case; al fianco aveva un brando 3803. constellato di fulvidi diaspri, 3804. e dalle spalle gli scendeva un manto 3805. fiammeggiante di porpora fenicia, 3806. dono della ricchissima Didone 3807. che avea trapunto il drappo a fili d’oro. 3808. Pronto l'assalse: <<Or tu le fondamenta 3809. di Cartagine poni, e infemminito 3810. ti costruisci una città leggiadra 3811. obliando il tuo regno e il tuo destino? 3812. Egli, il re degli Dei, che col suo cenno 3813. volge il cielo e la terra, a te m’invia 3814. dal luminoso Olimpo ad annunziarti 3815. sopra i rapidi venti il suo comando 3816. Che fai? Con che speranza in Libia indugi? 3817. E se non ti sollecita la gloria 3818. di tanti eventi, se non vuoi tu stesso 3819. durar, per l’onor tuo, tanto travaglio, 3820. riguarda almeno al tuo crescente Ascanio 3821. alla speranza dell’erede Iulo 3822. a cui devi l’Italia e devi Roma.>> 3823. Come questo ebbe detto, il Dio Cillenio 3824. sparve senz’altro dalle viste umane 3825. e lungi per le lievi aure vanì. 3826. [LA FERMA DECISIONE DI ENEA] 3827. Muto Enea per tal vista e sbigottito 3828. stette; gli si drizzarono i capelli, 3829. gli si strozzo la voce nella gola. 3830. Attonito a sì alto e imperioso 3831. cenno dei Numi, egli arde di fuggire 3832. di abbandonare quella dolce terra. 3833. Che fara? Come osar di circuire 3834. con parole la donna innamorata? 3835. Con che parole cominciare? Ei volge 3836. or qua or la sollecita la mente 3837. appigliandosi a questo e a que; partito 3838. ponderandoli tutti ad uno ad uno. 3839. Questo nel dubbio alfin gli sembra meglio. 3840. Chiama Mnestèo, Sergeste e il gran Seresto: 3841. che presso il lido adunino i compagni 3842. e apprestino in segreto armi e navigli, 3843. dissimulando a tutti la cagione 3844. di quegli inaspettati allestimenti. 3845. Intanto, poi che l’ottima Didone 3846. non sa, né pensa che sì dolce nodo 3847. romper si possa, ei tentera le vie 3848. per parlare con lei, l’ora più dolce, 3849. i più facili modi. A tal comando 3850. solleciti obbedirono i compagni 3851. e si accinsero lieti alla bisogna. 3852. [DIDONE SUPPLICE] 3853. Ma chi potrebbe eludere un amante? 3854. E la regina presenti l’inganno; 3855. trepida pur d’ogni più certa cosa, 3856. intui per la prima i nuovi eventi. 3857. Ed anche li ridisse al suo furore 3858. èmpia la Fama: armavano le navi; 3859. si apprestavano a correre pel mare! 3860. Ecco, più non si tenne; arsa e furente 3861. per la città com’ebbra imperverso, 3862. qual Tiade che subita trasale 3863. quando, usciti dal tempio i sacri arredi 3864. ode il grido di Bacco e pronta accorre 3865. dove alle triennali orgie la chiama 3866. coi notturni clamori il Citeròne. 3867. E così per la prima assalse Enea: 3868. <<Anche celarmi, perfido, speravi 3869. codesta infamia, e tacito partirti 3870. dalla mia terra! Non il nostro amore, 3871. dunque, non la promessa che mi desti 3872. potra qui ritenerti, e non Didone 3873. che ne morra di disperata morte? 3874. Anzi, nel cuor del verno armi le navi, 3875. e nell’infuriar degli aquiloni 3876. crudel, ti affretti verso l’alto mare? 3877. E che faresti tu, se non estranii 3878. regni cercassi o terre sconosciute 3879. ma se in piedi ancor fosse Ilio vetusta, 3880. se pel mar tempestoso ad Ilio andassi? 3881. E me tu fuggi? Ah per questo mio pianto 3882. per la tua destra (misera, null’altro 3883. mi son serbata!), per i nostri affetti 3884. e per gl’inizi delle nostre nozze, 3885. se in qualunque maniera io ti fui grata, 3886. se alcuna cosa di me ti fu dolce, 3887. pieta di questa mia casa crollante! 3888. Oh, se valgano ancor le mie preghiere, 3889. io ti supplico: muta il tuo pensiero. 3890. M’odian per te le libie genti e i duci 3891. numidi, e i Tirii mi son tutti ostili; 3892. io per te violai la mia promessa 3893. e il nome antico onde toccavo il cielo. 3894. Ospite (or questo nome unico resta 3895. di chi già m’era sposo?), a chi mi lasci 3896. ora che muoio? A che pur tardo? Aspetto 3897. Pigmalione che i miei muri atterri 3898. il libio Iarba che mi prenda schiava? 3899. Se almeno, prima che tu mi fuggissi, 3900. se almen da te mi fosse nato un figlio! 3901. Se nella reggia mi scherzasse intorno 3902. un pargoletto Enea che nel sembiante 3903. ti ritraesse! Allor mi sentirei 3904. non in tutto tradita e derelitta.>> 3905. [IL COMMIATO DI ENEA] 3906. Disse. Gli occhi ei teneva al suol rivolti 3907. e, ripensando il monito di Giove 3908. nel seno a forza comprimea l’affanno. 3909. E brevemente alfine le rispose: 3910. <<O regina, i tuoi meriti infiniti 3911. che ben, parlando, noverar potresti, 3912. io non mai neghero, né mai sgradita 3913. la ricordanza mi sara d’Elissa 3914. fintanto ch’io di me serbi memoria 3915. finche queste mie membra abbiano vita. 3916. Poco, per rnia difesa, io ti diro. 3917. Se i destini mi avessero concesso 3918. di condurre la vita ove mi piaccia 3919. e di voler le cose a mio talento 3920. io vivrei la, nella città di Troia 3921. tra le dolci reliquie dei miei; 3922. alta starebbe l’arce priamide 3923. e di mia mano avrei ricostru;to 3924. per i vinti una Pergamo novella. 3925. Ma or l’Italia, ora la grande Italia 3926. prendere io debbo; me ne fan comando 3927. le licie sorti e Apolline Grineo: 3928. questo e l’amore mio, la patria e questa. 3929. Se a te, fenicia, le cartaginesi 3930. arci son care e un libico dominio, 3931. perché non vuoi che nell’ausonia terra 3932. posino alfine i Dardani? Anche a noi 3933. e concesso cercare un nuovo regno! 3934. Mi e monito l’imagine d’Anchise 3935. che, quante volte la notte ricopre 3936. con l’umide sue tenebre la terra 3937. e quante volte sorgon l’ignee stelle, 3938. torva in sogno mi assale e m’impaura; 3939. ed il giovine Ascanio, e tutto il danno 3940. ch’io reco alla sua vita, a me sì cara, 3941. privandolo dell’itala contrada 3942. e dei regni che il Fato a lui destina. 3943. E pur ora il celeste messaggero 3944. a me inviato dallo stesso Giove 3945. (su le nostre due teste io te lo giuro) 3946. me ne recava l’ordine dal Cielo. 3947. Lo vidi io stesso, il Dio, passar le mura 3948. in un chiaro fulgore, e la sua voce 3949. con queste orecchie intesi. Or cessa dunque 3950. di me inasprire e te con le querele: 3951. verso l’Italia non da me son volto.>> 3952. [L’IRA DI DIDONE] 3953. Ma già da tempo lo guatava torva 3954. la regina, squadrandolo sdegnosa, 3955. e l’avvolgeva nel suo sguardo muto. 3956. E alfine divampando ella proruppe: 3957. <<Non da una Diva, perfido, nascesti, 3958. non Dardano fu tuo progenitore! 3959. Ti genero nell’aspre rupi il Caucaso 3960. e ti porsero il seno ircane tigri. 3961. Ma che fingo? O a peggiori onte mi serbo? 3962. Mise al mio pianto un gemito? Uno sguardo 3963. forse mi diede? Verso mai, commosso, 3964. lagrime? Della sposa ebbe pieta? 3965. Qual v’e strazio peggiore? E ormai la grande 3966. Giunone, ormai l’onnipotente Padre 3967. più non guardano a ciò con occhi amici: 3968. fede sicura non v’e più nel mondo! 3969. E lo raccolsi naufrago e mendico ! 3970. Lo misi, stolta, a parte del mio regno ! 3971. Gli rifeci la flotta devastata! 3972. Alla morte sottrassi i suoi compagni! 3973. Ah brucio! Mi travolgono le Furie! 3974. Ed or l’augure Apollo, ora i responsi 3975. di Licia, or anche il messagger celeste 3976. a lui mandato dallo stesso Giove 3977. reco dal Ciel l’orribile comando. 3978. Proprio tali pensieri hanno i Celesti, 3979. tali cure lor turbano la pace! 3980. Ma non ti tratterro, non al tuo dire 3981. contrastero. Va’ pure! In mezzo ai venti 3982. cerca l’Italia e il regno tuo pel mare. 3983. Ma, se posson qualcosa i giusti Dei, 3984. troverai su li scogli il tuo supplizio, 3985. spesso il nome d’Elissa invocherai. 3986. Ti seguiro con le funeree faci 3987. pur di lontano; e quando il gel di morte 3988. mi avra dal corpo l’anima disciolta, 3989. sempre, com’Ombra, ti saro d’intorno! 3990. Troverai, scellerato, il tuo castigo. 3991. E lo sapro. Me ne verra l’annunzio 3992. laggiu tra le profonde Ombre dei morti!>> 3993. Ella qui s’interrompe, e disperata 3994. fugge la luce e innanzi gli s’invola, 3995. mentr’egli indugia trepido e pur brama 3996. di risponderle a lungo. A sostenerla 3997. corron le ancelle, e le disciolte membra 3998. sorreggono; nel talamo marmoreo 3999. la portano; l’adagiano sul letto. 4000. [PREPARATIVI DI PARTENZA] 4001. Oh ben vorrebbe il pietoso Enea 4002. consolare la donna addolorata 4003. e lenire, parlando, il suo tormento, 4004. e quasi vinto a quell’immenso amore 4005. geme e sospira. Pur al lido ei scende 4006. per eseguire l’ordine divino. 4007. Or i Teucri si affrettano e nel mare 4008. da tutto il lido traggon l’alte navi. 4009. Già spalmate galleggiano le chiglie; 4010. dalle selve, nell’ansia della fuga, 4011. essi recano remi ancor frondosi 4012. e non ancora levigati tronchi. 4013. Vedili in folla giungere, affluire 4014. da tutta la città! Non altrimenti 4015. le formiche pensose dell’inverno 4016. depredano un gran cumulo di grano 4017. riponendolo giu nei loro asili; 4018. via per i campi la lor schiera bruna 4019. trae la preda fra l’erbe in sottil riga; 4020. spingono alcune per forza di spalle 4021. i grossi chicchi, tengono serrate 4022. altre le file e pungono gl’indugi; 4023. e tutta ferve d’opere la via. 4024. Ah qual fu la tua pena a quella vista, 4025. Didone! Che gemiti traesti 4026. contemplando dall’alto della rocca 4027. formicolare d’opere la riva, 4028. e tutto il mare sotto gli occhi tuoi 4029. tumultuare con sì vasto grido! 4030. [L’APPELLO ESTREMO] 4031. Perfidissimo Amore, a che non sforzi 4032. gli animi umani? Ed ella fu costretta 4033. a tornare alle lagrime, dovette 4034. ritentare le vie della preghiera, 4035. piegar l’orgoglio, supplice, all’amore; 4036. tutto provar, per non morire invano. 4037. <<Anna, vedi qual fretta in tutto il lido; 4038. d’ogni parte convennero; le vele 4039. chiamano i venti e i marinai giocondi 4040. hanno cinto le poppe di corone. 4041. S’io valsi a presentir tanto dolore, 4042. io sopportarlo ben sapro, sorella. 4043. Rendimi or tu questo servigio estremo, 4044. Anna, poiché quel perfido teneva 4045. te sola in pregio e ti metteva a parte 4046. anche dei più reconditi pensieri; 4047. tu sapevi trovar l’ore opportune 4048. e i più facili accessi del suo cuore. 4049. va' da lui supplichévole, o sorella; 4050. parla con quel superbo mio nemico. 4051. Io non giurai, la in Aulide, coi Greci 4052. di sterminare il popolo troiano, 4053. non mandai contro Pergamo una flotta, 4054. non insultai le ceneri o la tomba 4055. del padre Anchise. Perché i detti miei 4056. nel duro orecchio accogliere non vuole? 4057. Dove corre? All’amica sventurata 4058. conceda questo solo ultimo dono: 4059. aspetti miglior tempo alla sua fuga 4060. e più prosperi venti. Io non gli chieggo 4061. le antiche nozze ch’egli ha già tradite 4062. né che rinunci al suo bel Lazio e al regno. 4063. Io soltanto gli chieggo un po’ d’indugio, 4064. un sollievo e una tregua alla mia pena, 4065. finche la mia Fortuna, or che m’ha vinta, 4066. m’abbia appreso a soffrir. L’ultima grazia 4067. domando (abbi pieta della sorella); 4068. ch’egli me la conceda, e gran compenso 4069. io gliene rendero fino alla morte!>> 4070. Così prego; la misera sorella 4071. disse, ridisse, ripete quei pianti. 4072. Ma egli non piego per nessun pianto, 4073. a nessuna preghiera egli si arrese; 4074. i Fati si opponevano, ed un Nume 4075. chiuse gli orecchi del sereno eroe. 4076. Come quando fan gara i venti alpini 4077. or di qua or di la, per atterrare 4078. una vetusta rovere gagliarda; 4079. alto e il fragore; dal concusso tronco 4080. si ammucchiano le frondi sul terreno 4081. ma quella salda sta su la sua rupe 4082. e quanto al ciel col vertice si aderge 4083. tanto con le radici all’Orco tende; 4084. non altrimenti quelle assidue voci 4085. d’ogni parte battevano all’eroe 4086. che n’aveva il gran cuor pieno d’angoscia; 4087. ma la sua volonta salda rimase, 4088. e inutilmente fu versato il pianto. 4089. [I SINISTRI PRESAGI] 4090. Allora sì la misera Didone 4091. vinta dal Fato sospiro la morte 4092. per non vedere, più, l’arco dei cieli! 4093. E questo più la mosse al compimento 4094. del suo disegno ed a fuggir la luce: 4095. mentre poneva le votive offerte 4096. su gli altari che ardevano d’incensi, 4097. vide (orribile a dir!) tutte annerarsi 4098. l’acque lustrali, ed il versato vino 4099. convertirsi in cruor malauguroso. 4100. Ne tacque a tutti, anche alla sua sorella. 4101. E c’era anche un marmoreo sacello 4102. entro la reggia, sacro al primo sposo 4103. che piissimamente ella onorava 4104. cingendolo di candidi drappeggi 4105. e di frondi festive. E ad alta notte 4106. le parve udir di la voci e parole 4107. di lui; e spesso, lugubre e solingo 4108. dai comignoli, l’ululo d’un gufo 4109. che si allungava come in suon di pianto; 4110. e pur dei sacerdoti i vaticinii 4111. l’atterrian coi lor moniti tremendi. 4112. E lo stesso empio Enea la travagliava 4113. nei suoi sonni inquieti; e le pareva 4114. d’essere sempre abbandonata e sola, 4115. di sempre andar per una lunga via 4116. senza compagni, di cercare i Tirii 4117. per vaste solitudini deserte. 4118. Tale il pazzo Penteo vede le Furie 4119. e un doppio sole ed una doppia Tebe; 4120. tal su le scene il forsennato Oreste 4121. fugge la madre che l’insegue armata 4122. d’atre serpi e di faci; e su la soglia 4123. vede seder le Dee vendicatrici. 4124. [PREPARATIVI DI MORTE] 4125. E quando alfine, affranta dal dolore, 4126. alle Furie fu in preda e morir volle, 4127. diviso fra se stessa il tempo e il modo; 4128. poi si rivolse alla sorella afflitta, 4129. nascondendo nel volto il suo pensiero, 4130. serenando la fronte di speranza. 4131. <<Trovai (sorella, allegrati) la via 4132. che me lo renda, o tutta mi disciolga 4133. dall’amor suo! Laggiu, dove comincia 4134. l’Oceano e dove si nasconde il sole, 4135. v’e, ultima, l’etiope contrada, 4136. ove Atlante su gli omeri rivolge 4137. l’asse del cielo folto d’astri ardenti. 4138. Una sacerdotessa dei Massili 4139. di laggiu m’e venuta, una custode 4140. del tempio delle Esperidi; ella porge 4141. il suo pasto al dragone, e i rami sacri 4142. vigila, soporifero papavero 4143. spargendo misto a rugiadoso miele. 4144. Ella promette corl le sue malie 4145. di sciogliere dai lacci dell’amore 4146. l’anime e di legarle come vuole, 4147. di rivolgere il corso delle stelle 4148. e di fermar le correntie dei fiumi. 4149. Evoca a notte l’anime dei morti. 4150. Udrai mugghiarti sotto i piedi il suolo, 4151. vedrai le piante rotolar dai monti. 4152. Per te, pei Numi, pel tuo dolce capo 4153. giuro che contro voglia, o mia diletta 4154. sorella, io tento l’arti di magia. 4155. Or in un atrio interno, a cielo aperto, 4156. segretamente inalzami una pira; 4157. gettavi l’armi che lascio quell’empio 4158. la nel talamo appese, ed ogni spoglia, 4159. e il letto nuziale ov’io perii; 4160. io voglio, e così vuole anche la maga, 4161. che ogni traccia dell’empio arda distrutta.>> 4162. Tacque, e il pallore le sbianco la faccia. 4163. Pur Anna non penso ch’ella celasse 4164. coi riti strani alcun pensier di morte; 4165. non sospetto sì furiosa insania, 4166. né teme che compisse atti più gravi 4167. che al tempo della morte di Sicheo. 4168. E com’ella volea tutto dispose. 4169. [I SORTILEGI] 4170. Or la regina, quando l’alta pira 4171. sorta e nell’atrio interno a cielo aperto 4172. con rami e tronchi d’ilice e di pino, 4173. la recinge ella stessa di ghirlande 4174. e l’incorona di funeree fronde; 4175. poi le sue vesti colloca sul letto, 4176. l’effigie sua, l’abbandonata spada, 4177. consapevole già del suo destino. 4178. E presso l’are, sciolto il crin, la maga 4179. chiama tre volte con tonante grido 4180. cento divinita: l’Erebo, il Caos, 4181. e la trigemina Ecate, i tre volti 4182. della casta Diana. Acque han cosparse 4183. che simulano l’acque dell’Averno 4184. erbe novelle prendono, mietute 4185. con bronzee falci al lume della luna 4186. e pregne di mortifero veleno, 4187. ed il filtro d’amor che si divelle 4188. dal fronte del polledro neonato, 4189. prevenendo la madre. Ed ella stessa, 4190. la moritura, con le pure mani 4191. sparge innanzi agli altari il sacro farro, 4192. e discinta la veste, e con un piede 4193. slacciato e nudo, tutti i Numi invoca 4194. e gli astri consapevoli del Fato 4195. e il Dio, se alcuno v’e, memore e giusto 4196. che gli sposi infelici abbia in sua cura. 4197. [LA DISPERATA VIGILIA] 4198. Era notte, e giacean stanchi i mortali 4199. abbandonati in placido riposo, 4200. e pace era nei boschi e sopra il mare; 4201. ed era l’ora che, salite a mezzo 4202. del lor viaggio tacito le stelle, 4203. vasto silenzio tutti i campi tiene; 4204. e ormai le greggie e i colorati uccelli, 4205. quanti nell’acque limpide dei laghi 4206. vivono e in seno agl’ispidi roveti, 4207. nel sonno immersi per la notte fonda 4208. sopian gli affanni e raddolciano i cuori 4209. obliviosi della lor fatica. 4210. Ma non così la misera fenicia; 4211. non sonno mai la rilasso, nel cuore 4212. né mai su gli occhi le calo la notte; 4213. anzi le si addoppiarono le angosce 4214. e in lei risorse e infurio l’amore; 4215. e in gran tempesta d’ire aspra ondeggiava. 4216. E più si accese, e fra se stessa disse: 4217. <<Or che faro? Derisa alla mia volta 4218. supplice tentero gli antichi proci 4219. e chiedero dei Numidi le nozze, 4220. di quelli che già tanto io disdegnai 4221. per miei mariti? O forse ascendero 4222. le iliache navi, obbediente ad ogni 4223. cenno dei Teucri? Che ben loro e caro 4224. d’essere stati già da me soccorsi, 4225. e son memori e grati al beneficio ! 4226. Ma chi, s’io pur volessi, accoglierebbe 4227. questa tradita nelle altere navi? 4228. Ahi, perduta! Non sai tu gli spergiuri 4229. della progenie di Laomedonte? 4230. E poi, sola così, nella lor fuga 4231. seguiterei quei marinai festantii 4232. andrei coi Tirii e tutta la mia gente ? 4233. Novellamente condurrei sul mare 4234. e a disciogliere ancor le vele ai venti 4235. quelli che a stento strappai via da Tiro? 4236. Ah no, muori, che ben l’hai meritato, 4237. e caccia con un ferro il tuo dolore. 4238. Ahi tu, sorella, mi colmasti prima 4239. di questi mali; vinta dal mio pianto, 4240. tu mi offristi, già folle, a quel nemico. 4241. Ed io non seppi a guisa d’una fiera 4242. vivere sola e senza amor la vita, 4243. ignara di siffatte ansie. Non seppi 4244. serbare fede al cener di Sicheo.>> 4245. Tal rotto pianto le rompea dal cuore. 4246. [IL NUOVO MESSAGGIO] 4247. Intanto Enea sopra l’eccelsa poppa, 4248. già fermo di partir, giacea nel sonno, 4249. poi che in ordine e pronta era ogni cosa. 4250. Ma gli fu sopra, con lo stesso aspetto, 4251. l’imagine del Dio ridiscendente, 4252. ed ancora così parve ammonirlo, 4253. proprio simile a lui, con quella voce, 4254. con quel color, con quei capelli biondi, 4255. con quel suo corpo giovine e gentile: 4256. <<E puoi dormire, o figlio della Dea 4257. in sì grave momento? E tu non vedi 4258. folle, quale pericolo t’incalza? 4259. Non odi il vento che propizio e sorto? 4260. Quella, già risoluta di morire 4261. medita insidie e orribili rovine, 4262. e in gran tempesta di furori ondeggia. 4263. Perché di qui precipite non fuggi 4264. fin che precipitarti ancor tu puoi? 4265. Or or vedrai di navi il mar coprirsi 4266. e un balenar di fiaccole funeste; 4267. or or vedrai di fiamme ardere il lido 4268. se ti ritrovera su questa terra 4269. la nuova Aurora. Orsu, rompi gl’indugi- 4270. cosa mobile e incerta e ognor la donna.>> 4271. Disse e affondo nel buio della notte. 4272. [LA PARTENZA] 4273. Or sì dal sonno strappa Enea le membra 4274. scosso dalla fugace visione, 4275. e sprona i suoi: <<Sorgete, uomini, presto! 4276. Tutti ai remi! Si sciolgano le vele. 4277. Il Nume, ridisceso ora dal sommo 4278. etere, ci sollecita alla fuga 4279. e a tagliare le gomene ritorte. 4280. Qual tu sia, ti seguiamo, o Nume santo, 4281. obbediamo ancor lieti al tuo comando. 4282. Oh assistici, secondaci benigno, 4283. e volgi per il cielo amiche stelle!>> 4284. Disse, snudo la spada fiammeggiante 4285. e vibrandola il canapo recise. 4286. Arsero tutti dello stesso ardore, 4287. si affrettarono, si precipitirono, 4288. rapidi si staccarono dal lido. 4289. Sotto le navi il pelago disparve; 4290. a gran forza incurvandosi, le ciurme 4291. battean le spume pel ceruleo mare. 4292. [L’ORRENDA IMPRECAZIONE] 4293. E già sul mondo la nascente Aurora 4294. sorta dal croceo letto di Titone, 4295. spargeva intorno la novella luce. 4296. E la regina, che da un’alta loggia 4297. vide in cielo apparire i primi albori, 4298. e a vele aperte lontanar le navi 4299. e deserti di ciurme il porto e il lido, 4300. percotendo il bel sen tre volte e quattro 4301. e il biondo crin strappandosi, proruppe: 4302. <<Ah Giove, e se n’andra quel venturiere 4303. ed a scherno avra preso il nostro regno? 4304. Non si armeranno, non l’inseguiranno 4305. da tutta la città? Non strapperanno 4306. dunque le navi fuor dagli arsenali? 4307. Presto, accorrete! Ai fuochi all’armi ai remi! 4308. Ma che dico? Ove sono? Ah qual follia 4309. ti muta, infelicissima Didone? 4310. Ora la fellonia dunque ti offende? 4311. Allor dovea, quando gli offristi un regno. 4312. Ecco dunque la destra, ecco la fede 4313. di quel famoso che si porta seco 4314. i suoi patrii Penati e che s’impose 4315. su gli omeri l’annoso genitore! 4316. Prendere non potevo e fare a brani 4317. quel suo corpo e disperderlo su l’onde? 4318. E uccidere di ferro i suoi compagni? 4319. E anche lui trucidare, Ascanio stesso, 4320. e imbandirlo per cibo alla sua mensa? 4321. Ma dubbia era la sorte della pugna. 4322. E fosse! Che temetti io moritura? 4323. Fiaccole avrei lanciate entro le tende, 4324. tutte di fiamme empite avrei le navi! 4325. Avrei spento il figliuolo, il padre, il seme; 4326. gettata avrei nel fuoco anche me stessa. 4327. Sole, che tutte l’opere del mondo 4328. con la tua fiamma illumini! Giunone, 4329. che fosti consapevole e ministra 4330. di questi spasimi! Ecate invocata 4331. per le città nei trivii notturni 4332. con ululati! Dee vendicatrici, 4333. e voi, Numi d’Elissa moritura! 4334. Uditemi, largitemi la vostra 4335. grazia, ch’io meritai con questi affanni, 4336. ed esaudite cio che vi domando. 4337. Se necessario e pur che il maledetto 4338. giunga a una terra e tocchi alfine un porto, 4339. se richieggono questo i Fati e Giove, 4340. se questa e l’immutabile sua mèta, 4341. sia. Ma con l’armi, con assidua guerra 4342. un implacato popolo l’affligga, 4343. lo bandisca dal luogo, lo disgiunga 4344. dalle braccia del figlio; e aiuto ei chieda 4345. e vegga i suoi miseramente morti. 4346. E se alfine si arrenda a patti iniqui 4347. di pace, non gli giovino! Non goda 4348. del regno suo né della dolce luce, 4349. ma muoia prima del suo giorno e resti 4350. su l’arena insepolto. Io questo imploro, 4351. questo getto, col sangue, ultimo grido. 4352. E voi, o Tirii, con odio infinito 4353. esercitate tutta la sua gente 4354. e le progenie che da lei verranno; 4355. questi doni mandate alla mia tomba. 4356. Non amicizia mai, non alleanze 4357. si stringano giammai fra le due genti. 4358. Sorgi, o Vendicator, dalle mie ossa 4359. qual che tu sia, che perseguiterai 4360. con ferro e fuoco i dardani coloni, 4361. ora, in futuro ed in qualunque tempo 4362. ti basteranno all’opera le forze. 4363. Questo impreco: sian l’onde all’onde ostili 4364. e ostili i lidi ai lidi, e l’armi all’armi! 4365. Essi abbian guerra, abbiano guerra i pòsteri!>> 4366. [SULLE SOGLIE DELLA MORTE] 4367. Così pregava, irrequieta errando 4368. di pensiero in pensiero e impaziente 4369. di troncar presto l’odiata luce. 4370. E disse a Barce, di Sicheo nutrice, 4371. (che giaceva la sua, cenere spenta, 4372. nel patrio antico suolo): <<O mia nutrice, 4373. Anna chiamami qui, la mia sorella; 4374. dille che alla corrente fluviale 4375. presto si asterga e che qui porti seco 4376. le agnelle e tutte le prescritte offerte. 4377. Venga con esse, ed anche tu ravvolgi 4378. bende sacrificali alla tua fronte. 4379. Voglio condurre a compimento i riti 4380. che già ben predisposi a Giove Stigio, 4381. mettere fine al mio soffrire, il rogo 4382. dando alle fiamme del dardanio Enea.>> 4383. Così le disse. E quella accelerava 4384. con affannosa senil fretta il passo. 4385. E Didone, fremendo e furiando 4386. nell’atroce proposito, con gli occhi 4387. iniettati di sangue, con le guance 4388. tremule sparse di livide chiazze, 4389. pallida già della prossima morte, 4390. nell’atrio interiore a furia irruppe, 4391. ascese furibonda in cima al rogo 4392. e sguaino quella dardania spada 4393. che non per cio gli aveva chiesta in dono. 4394. Vide le iliache vesti e il noto letto, 4395. pianse, si ricordo, ristette un poco; 4396. e poi si abbandono su l’origliere 4397. e disse le sue ultime parole: 4398. <<Vesti, a me care sin che il Fato e i Numi 4399. vollero, voi quest’anima accogliete 4400. e scioglietemi voi dal mio dolore! 4401. Ecco, ho vissuto. E ormai compiuto il corso 4402. che le sorti mi avevano concesso; 4403. e grande or l’ombra mia scende sotterra. 4404. Edificai una città superba 4405. vidi mie mura, feci le vendette 4406. del mio consorte, il fratel suo nemico 4407. punii; felice, ahime, troppo felice 4408. se non mai le dardanidi carene 4409. fossero giunte fino a questi lidi!>> 4410. Poi la bocca preme su l’origliere 4411. e grido: <<Moriremo invendicate, 4412. ma moriamo. Così, così m’è dolce 4413. scendere all’Ombre. Il Dàrdano crudele 4414. vegga dal mare queste fiamme, e seco 4415. abbia l’augurio della nostra morte.>> 4416. Parlava ancor ; ed ecco, le sue donne 4417. la videro sul ferro abbandonarsi; 4418. schiumante era la spada, eran le mani 4419. sparse di sangue. Un urlo risonò 4420. per gli atrii eccelsi, infurio la Fama 4421. nella città percossa dal terrore. 4422. Fremettero di gemiti e di strida 4423. e di lunghissimi ululi femminei 4424. le case, e tutto sono d’alti pianti, 4425. come se sotto un impeto nemico 4426. Cartagine crollasse o Tiro antica, 4427. e un furioso incendio travolgesse 4428. l’alte mura degli uomini e dei Numi. 4429. Udi, resto senza respiro, a corsa 4430. la sorella tremante e sbigottita 4431. di tra la folla si precipito, 4432. con l’unghie deturpandosi la faccia 4433. e il seno percotendosi coi pugni; 4434. e per nome chiamo la moritura: 4435. <<Era questo, sorella? E m’ingannavi? 4436. E questo il rogo, questo i fuochi e l’are 4437. preparavano dunque? Ah di che altro 4438. io mi dorro se non che m’abbandoni? 4439. E sdegnasti d’aver la tua sorella 4440. tua compagna al morire? Oh se mi avessi 4441. teco voluta ad uno stesso fato! 4442. Che lo stesso dolore e l’ora stessa 4443. ci avrebbero col ferro uccise insieme. 4444. Io, con le mani mie, costrussi il rogo; 4445. chiamai con questa voce i patrii Numi, 4446. per esser, mentre tu così morivi, 4447. crudelmente lontana? Ah tu spegnesti, 4448. teco, me stessa, il popolo, i sidonii 4449. principi, tutta la città. Lasciate 4450. ch’io le lavi con acqua le ferite, 4451. e, se un alito ancor da lei respira, 4452. fate che con la bocca io lo raccolga.>> 4453. Così dicendo ascese gli alti gradi, 4454. e abbracciando l’esanime sorella 4455. se la stringeva singhiozzando al seno, 4456. e asciugo con la veste il nero sangue. 4457. Quella tentò di alzar le ciglia gravi 4458. e di nuovo mancò; gemé la piaga 4459. che si addentrava nel seno profondo. 4460. Tre volte a gran fatica ella si mosse, 4461. puntò sul braccio, si risollevò; 4462. e tre volte ricadde, e con smarriti 4463. occhi cercò nei cieli alti la luce, 4464. ed emise, vedendola, un sospiro. 4465. [IRIDE] 4466. Ed allora Giunone onnipotente 4467. ebbe pietà del suo lungo soffrire 4468. e della sua difficile agonia, 4469. e Iride mandò dall’alto Olimpo 4470. per sciogliere la vita reluttante 4471. chiusa nel corpo; che non già periva 4472. ella per Fato o per mortal condanna, 4473. ma prima del suo dì, miseramente, 4474. infiammata di sùbito furore; 4475. né aveva ancor Prosèrpina strappato 4476. dalla sua fronte un aureo capello, 4477. consacrando il suo capo all’Orco stigio. 4478. E Iride pel cielo si calò 4479. su le sue rugiadose ali dorate 4480. in un vario fulgor d’arcobaleno, 4481. e sul capo le stette, e così disse: 4482. <<Questo crine, a lui sacro, io reco a Dite 4483. e ti disciolgo da codeste membra.>> 4484. Poi con la destra le recise il crine; 4485. e allora le sfuggì tutto il calore, 4486. e l'anima sui vènti si disperse. 1046 4487. LIBRO V 4488. [SULLA ROTTA DELLA SICILIA] 4489. Enea frattanto con la flotta al largo 4490. risoluto seguia, fendendo il mare 4491. che nereggiava sotto l’Aquilone 4492. e pur fiso alle mura, illuminate 4493. dal rogo già dell’infelice Elissa. 4494. Né alcuno allor sapea perché sì vasta 4495. fiamma avvampasse; ma sapeano i Teucri, 4496. e ne traevan lugubri presagi, 4497. a quale strazio disperato spinga 4498. un grande amor tradito, a quali estremi 4499. giungere possa il femminil furore. 4500. E già le navi erano giunte al largo, 4501. e più non s’incontrava alcuna terra 4502. ma solo intorno il pelago ed il cielo, 4503. quando gravo su loro un fosco nembo 4504. che tutto empi di buio e di tempesta, 4505. e in neri flutti il vasto mare insorse. 4506. Onde dall’alta poppa anche il nocclliero 4507. Palinuro grido: <<Che dense nubi 4508. tutto ingombran il cielo! Ahi che prepari, 4509. padre Nettuno?>> E prontamente ingiunse 4510. di dar nei remi, d’imbrogliar le vele 4511. e di andar bordeggiando a mezzo vento; 4512. e: <<Magnanimo Enea>>, quindi soggiunse, 4513. <<anche se Giove me ne da promessa, 4514. io più non spero di toccar l’ltalia 4515. con questo cielo. Son mutati i venti: 4516. di traverso, dal livido occidente, 4517. ci tempestano, e il cielo e tutto un nembo. 4518. Non contrastare o reggere potremmo. 4519. Poi ch’e più forte, andiam con la Fortuna; 4520. ove ci spinge dirizziamo il corso. 4521. S’io bene rimisuro ora le stelle 4522. che vidi già, son prossime le fide 4523. sponde fraterne d’Erice ed i porti 4524. della Sicilia.>> E il pio Enea gli disse: 4525. <<Ben veggo ormai che così vuole il vento 4526. e che vano e lottar; volgi le vele. 4527. Altra terra v’e forse a me più cara 4528. ov’io più brami volgere le stanche 4529. navi, di quella che mi serba vivo 4530. il dardanide Aceste e che nel grembo 4531. l’ossa racchiude del mio padre Anchise?>> 4532. Verso i porti piegarono; propizio 4533. ora gonfiava Zefiro le vele; 4534. corse la flotta rapida, ed alfine 4535. approdarono lieti al noto lido. 4536. Di lontano, dal vertice del monte 4537. stupiva Aceste della lor venuta 4538. e si affretto verso lc amiche navi, 4539. irto di dardi e ispido in un vello 4540. di libic’orso. Nato di dardania 4541. madre che dalle rive del Criniso 4542. l’avea concettn, e memore degli avi, 4543. molto si rallegro del lor ritorno, 4544. li festeggio con rustiche dovizie, 4545. porse amico ristoro al lor travaglio. 4546. [L'ANNIVERSARIO] 4547. Come il giorno seguente ebbe fugato 4548. con l’aurora le stelle, Enea sul lido 4549. raccolse d’ogni parte i suoi compagni 4550. e da un argine erboso a lor parlo: 4551. <<O nobili Dardanidi, progenie 4552. scesa dall’alto sangue degli Dei, 4553. un anno e già che noi ponemmO in terra 4554. le ceneri del mio padre divino 4555. e che a lui consacrammo i mesti altari. 4556. E già quel giorno e prossimo, che triate 4557. sara sempre per me, sempre solenne, 4558. così piacque agli Dei! S’io lo passassi 4559. esule fra le sirti dei Getuli, 4560. in balia del mar greco, entro Micene, 4561. pur gli celebrerei gli annui suffragi 4562. e le solenni pompe rituali, 4563. e tutta l’ara colmerei di doni. 4564. Ecco, siamo approdati a un porto amico, 4565. siam giunti e stiamo presso le reliquie 4566. e le ceneri sue, certo non senza 4567. consiglio e senza volonta di Numi. 4568. Orsu dunque: con pronto animo tutti 4569. celebriamo le inferie ed invochiamo 4570. il favore dei venti. E voglia il padre 4571. che in un suo tempio, che in un’urbe nostra 4572. questo rito perenne io gli rinnovi! 4573. Aceste, come noi sangue troiano, 4574. due buoi vi dona per ciascun naviglio. 4575. e voi chiamate a parte del convito 4576. gli Dei Penati, i nostri patrii Numi 4577. ed i Numi che Aceste ospite adora. 4578. E quando poi la nona aurora adduca 4579. l’alma luce ai mortali, illuminando 4580. coi suoi raggi la Terra, a tutti i Teucri 4581. proporrO gare. Sara prima quella 4582. delle rapide navi; e chi più vale 4583. nella corsa pedestre, e chi con forza 4584. pari all’audacia meglio tratta e gitta 4585. il giavellotto e le saette lievi, 4586. e chi osa lottar col rude cesto 4587. venganO tutti: avrann° tutti il premio 4588. della palma ottenuta. Ora, in silenzio, 4589. cingetevi le tempie di corone.>> 4590. E del materno mirto orno la fronte. 4591. Elimo pur si cinse, anche si cinsero 4592. il vecchio Aceste e il giovinetto Ascanio, 4593. e dopo loro tutti gli altri eroi. 4594. [IL SERPENTE NELLA TOMBA] 4595. Egli mosse di la verso la tomba 4596. in mezzo al gran corteo dei suoi compagni. 4597. Allor libo secondo il rito, e a terra 4598. verso due coppe di vin puro, due 4599. di fresco latte, due di sacro sangue, 4600. ed una pioggia di purpurei fiori. 4601. E: <<Salve un’altra volta, o padre santo>>, 4602. grido, <<salvete, ceneri, anima, ombra 4603. scampate invano! Ah non mi fu concesso 4604. di cercare con te l’itala terra 4605. ed i campi fatali e il Tebro ausonio!>> 4606. Ecco, e dai più segreti penetrali 4607. un gran serpente lubrico si svolse 4608. con sette giri, sette cerchi immensi, 4609. strisciando tra gli altari ed avvolgendo 4610. placidamente il tumulo. Sul tergo 4611. avea cerule macchie, e macchie d’oro 4612. gli accendevan le squamme di fulgori, 4613. come di tra le nubi in faccia al sole 4614. coi suoi mille color l’arcobaleno. 4615. Enea stupito pur guardava. E quello, 4616. serpeggiando con lento avvolgimento 4617. tra i levigati calici e le coppe, 4618. assaggio i cibi, poi senza alcun danno 4619. si allontano dai delibati altari 4620. e discese di nuovo entro la tomba. 4621. Era un genio del luogo? Era un ministro 4622. del genitore? Incerto, Enea riprese 4623. con maggior zelo i sacrifici al padre; 4624. secondo il rito immolo due bidenti 4625. e due porci e due buoi di nero tergo. 4626. poi vino dalle patere cosparse 4627. e l’anima evoco del grande Anchise 4628. e i Mani suoi dall’Acheronte Usciti. 4629. Anche i compagni offersero i lor doni 4630. come poteano: chi colmava l’are, 4631. chi scannava giovenchi; altri per l’erbe 4632. ordinavano bronzee caldaie; 4633. altri sottoponevano agli spiedi 4634. brage roventi a rosolar le carni. 4635. [GARA NAVALE: LA PARTENZA] 4636. Giunse il giorno aspettato, ed i cavalli 4637. di Faetonte conduceano chiara 4638. di sereno fulgor la nona aurora. 4639. La fama e il nome dell’illustre Aceste 4640. aveva attratto le vicine genti 4641. che affollavano liete la marina, 4642. molte, bramose di veder gli Eneadi, 4643. altre, disposte a gareggiar con loro. 4644. Furono prima collocati i premii 4645. dinnanzi agli occhi in mezzo del recinto; 4646. verdi corone, tripodi votivi, 4647. e palme, premio dei vittoriosi, 4648. e armi, e vesti porporine, e masse 4649. d’oro e d’argento. In mezzo, da un’altura, 4650. squillo la tromba il cominciar dei ludi. 4651. Scesero insieme nella prima gara 4652. quattro carene con gagliardi remi 4653. che di tutta la flotta erano il fiore. 4654. Mnestèo reggeva la veloce Pristi 4655. con vigorosi giovini, Mnestèo 4656. che ben presto divenne italo nome 4657. onde poi trasse il suo la Memmia gente; 4658. guidava Gìa la gran Chimera, immensa 4659. come città: la sospingean tre file 4660. di giovini dardànidi i cui remi 4661. si alzavano in egual triplice ritmo. 4662. Sergesto, onde fu poi la Sergia casa, 4663. veniva innanzi su la gran Centauro, 4664. e su l’azzurra Scilla era Cloanto, 4665. ond’e l’origin tua, roman Cluenzio. 4666. Nel mar, di fronte alla schiumante riva, 4667. era uno scoglio che giacea sommerso 4668. e flagellato dalle tumide onde 4669. quando chiuso era il ciel dal maestrale; 4670. se tranquillo era il mare e queta l’onda, 4671. fuori emergea silenzioso e piano 4672. e gratissimo asilo ai merghi aprici. 4673. La con rami di quercia il padre Enea 4674. la meta stabili, verde segnale 4675. d’onde, piegando in giro ampio la corsa, 4676. le carene volgessero al ritorno. 4677. Sorteggiarono i posti: eretti a poppa 4678. i duci risplendevano lontani 4679. fulgidi nella porpora e nell’oro; 4680. erano tutti gli altri inghirlandati 4681. di popùlëe frondi, ed unti d’olio 4682. biancheggiavan dai nudi òmeri al sole; 4683. sui lor banchi sedean, tese le braccia 4684. sui remi, tesi ad aspettare il segno; 4685. e un ansioso palpito, un’acuta 4686. smania vuotava i palpitanti cuori. 4687. E, come chiara risono la tromba, 4688. rapidi si avventarono dal lido; 4689. saliva l’urlo nautico alle stelle, 4690. e al piegarsi dei validi lacerti 4691. rovesciato schiumava il pian del mare. 4692. Fendean l’onde in cadenza, e tutte l’onde 4693. si squarciavano rotte dagli sproni 4694. tridentati e dai remi. Non così 4695. precipiti si avventano sul campo 4696. balzando fuor dello steccato i carri 4697. nelle corse di bighe, e non così 4698. scuotono sul galoppo dei eavalli 4699. le abbandonate redini gli aurighi 4700. tutti proni e ricurvi sui flagelli. 4701. Allor tutta la selva risono 4702. dei fremiti e del plauso delle turbe 4703. e del delirio dei parteggiatori; 4704. I’urlo mugghio pel chiuso lido; i colli 4705. echeggiaron percossi il gran clamore. 4706. [LA <<CHIMERA>> IN TESTA 4707. Sfuggì, scivolò Gìa nel primo tratto 4708. fra la turba irruente innanzi agli altri; 4709. Cloanto lo segui, miglior di remi 4710. ma ritardato dalla ehiglia grave. 4711. Gareggiavano dietro a egual distanza 4712. la Pristi e la Centauro; ed or la Pristi 4713. preeedeva, or vineeva e andava innanzi 4714. la gran Centauro, ed or a fronti pari 4715. entrambe insieme andavano, solcando 4716. eon la lunga carena i salsi flutti. 4717. E già si avvieinavano allo scoglio 4718. ed eran presso a rasentar la meta, 4719. quando Già, eh’era primo e vineitore 4720. la in mezzo al mare, al timonier Menete 4721. eon gran voee grido: <<Perché mi pieghi 4722. tanto a man destra? Volgi in qua la rotta! 4723. Tienti alla roccia. Laseia ehe le pale 4724. la rasentino a manca. Altri stia al largo.>> 4725. Ma Menete, temendo oeculti seogli, 4726. pur verso il largo fe’ piegar la prora. 4727. <<Dove ti svii, Menete?>> a tutta gola 4728. gli ripeteva Già; <<va’ su gli scogli!>> 4729. Ed ecco, vide dietro se Cloanto 4730. che gli era sopra, che sfiorava il sasso. 4731. Quello, tra la sua nave ed i sonanti 4732. seogli, a manca filo con minor giro; 4733. passo Già eh’era primo, oltre la meta 4734. ratto pel mare libero balzò! 4735. Fin dentro l’ossa il giovine si strusse 4736. d’aspro dolor, gli gonfio gli occhi il pianto, 4737. e obhando il decoro e la salvezza 4738. propria e dei suoi, getto da poppa in mare 4739. quell’imbelle Menete a capo fitto. 4740. Indi egli stesso, comito e pilota, 4741. die di piglio al timone, incitò i suoi, 4742. torse la barra verso la scogliera. 4743. Torno Menete su dal fondo a galla 4744. lento, vecchio qual era e con la vest 4745. fradicia sgocciolante e su lo scoglio 4746. si aggrappo, giacque sopra il ciglio 4747. Risero al capitombolo i Troiani 4748. e al suo nuotare; risero al vederlo 4749. vomitare dal petto acqua salmastra! 4750. [LA <<PRISTI>> E LA <<CHIMERA>> 4751. In Sergesto e Mnestèo, gli ultimi due, 4752. una lieta speranza allor si accese 4753. di sorpassare il ritardato Già. 4754. Viro Sergesto verso la scogliera 4755. e balzo innanzi, non pero passando 4756. con tutta la lunghezza dello scafo, 4757. ma sol con parte, mentre contro l’altra 4758. l’emula Pristi premeva col rostro. 4759. E lungo la corsia, frammezzo ai suoi, 4760. Mnesteo correva su e giu gridando: 4761. <<Ora! Ora sui remi a forza date, 4762. camerati d’Ettore, che voi 4763. scelsi compagni dopo il fato d’Ilio! 4764. Ora usate le forze e il cuor che aveste 4765. nelle sirti Getule, in mezzo all’lonio 4766. e nei marosi di Malea. Non chiedo 4767. più d’esser primo, non per la vittoria 4768. gareggio più (sebbene, oh... Ma sia primo 4769. quegli, o Nettuno, cui tu l’hai concesso!); 4770. ma ultimi restar vi sia vergogna. 4771. Uomini, questa la vittoria sia: 4772. evitar questo scorno.>> In uno sforzo 4773. supremo s’incurvarono; tremava 4774. sotto i grandi urti la ferrata nave, 4775. venia meno di sotto il pian del mare 4776. e un anelito rapido squassava 4777. membra e fauci riarse, ed il sudore 4778. giu grondava a ruscelli. E anche il caso 4779. concesse lor quell’agognato onore. 4780. Che, mentre a furia sospingea Sergesto 4781. troppo in dentro la prua lungo lo scoglio 4782. e s’infilava nell’angusto spazio 4783. misero!, urto su le sporgenti rocce 4784. Tremo lo scoglio, i remi crepitarono 4785. urtandosi ai pinnacoli pungenti, 4786. e sospesa la prua stette oscillando. 4787. Tutti furono in piedi i rematori 4788. e nella sosta, con schiamazzo immenso, 4789. brandirono le pertiche ferrate 4790. ed i pali uncinati, e su dall’acqua 4791. vennero raccogliendo i remi infranti. 4792. Lieto allor del successo e imbaldanzito, 4793. Mnesteo con celere impeto di remi 4794. invoco i venti e si lancio sul prono 4795. flutto, filando per l’aperto mare. 4796. Quale colomba a un tratto fuor cacciata 4797. dalla sua grotta (che ha la casa e il dolce 4798. nido nascosto nel poroso sasso) 4799. va verso i campi e fa nel primo alzarsi 4800. per l’antro un vasto strepito di penne, 4801. ma poi, per la tranquilla aria calando, 4802. senza muovere più l’ali veloci 4803. scivola sul diafano cammino- 4804. così Mnesteo, così fendea la Pristi 4805. l’ultimo tratto rapida, così 4806. l’impeto stesso la spingea nel volo. 4807. [LA <<SCILLA>> E LA <<PRISTI>>] 4808. E prima addietro si lascio Sergesto 4809. che nella secca angusta e agl’irti scogli 4810. si dibatteva, invan chiamando aiuto 4811. e tentando vogar con remi monchi; 4812. e insegui Già su la sua gran Chimera 4813. che priva del pilota or rallentava. 4814. Era rimasto, e proprio al fin del corso, 4815. Cloanto solo; gli si spinse dietro, 4816. I’incalzo, teso in uno sforzo estremo. 4817. Allor si raddoppio l’urlo sul lido! 4818. Tutti in delirio urgean l’inseguitore 4819. e gl’immensi clamori empiano il cielo. 4820. Non volean quelli ch’altri lor togliesse 4821. il trionfo e la gloria ormai raggiunta, 4822. e avrebber dato per l’onor la vita; 4823. questi dal lor successo erano spinti: 4824. potevan dunque, se ad altrui sembrava 4825. che potessero, vincere! Ed il premio 4826. forse avrebbero preso a rostri pari 4827. se, protendendo al mare ambe le palme, 4828. non avesse Cloanto supplicati 4829. e piegati i Celesti alle sue preci. 4830. <<Numi dei quali corro la distesa, 4831. Numi che avete signoria sul mare 4832. io lieto immolero su questa spiaggia 4833. dinnanzi all’are un candido giovenco 4834. ed offrirne vorro con puro vino 4835. le viscere alle salse onde del mare.>> 4836. L’udirono dai gorghi più profondi 4837. il gran coro di Forco, Panopea 4838. e tutte le Nereidi; e il padre stesso 4839. Portuno spinse con la sua gran mano 4840. la nave, che più rapida del vento 4841. e di alata saetta fuggi innanzi 4842. verso la riva e s’infilo nel porto. 4843. Allora Enea chiamo, secondo l’uso, 4844. tutti i campioni; a gran voce d’araldo 4845. fe’, proclamare vincitor Cloanto 4846. ed in fronte gli cinse il verde alloro. 4847. E stabili che ogni naviglio avesse, 4848. premio comune, tre giovenchi, e vini 4849. ed un intero argenteo talento. 4850. Volle aggiungere poi premii distinti 4851. per i duci: una clamide trapunta 4852. d’oro al vittorioso, a cui sul lembo 4853. correva, con un fregio a doppio giro, 4854. porpora melibea; v’era intessuto, 4855. alacre in vista, il giovinetto regio 4856. mentre anelando e saettando in corsa 4857. stancava i cervi sul frondifero Ida, 4858. e con gli artigli lo rapia dall’Ida 4859. rapido al ciel l’armìgero di Giove, 4860. e invano al ciel levavano le palme 4861. i suoi vecchi custodi, e verso il cielo 4862. inferociva l’abbaiar dei cani. 4863. Diede all’eroe ch’ebbe il secondo posto, 4864. per ornamento e per difesa in guerra, 4865. una lorica a maglie lisce in fili 4866. triplici d’oro, ond’egli avea spogliato 4867. Demoleonte quando presso Troia, 4868. sul Simoenta rapido, lo vinse. 4869. A stento la reggean con curve spalle, 4870. sì massiccia qual era, i suoi famigli 4871. Sagaride e Fegeo. Pur chiuso in quella, 4872. Demoleonte già inseguia correndo 4873. i Troiani sbandati! Al terzo diede 4874. una coppia di bronzei lebeti 4875. e argentei vasi con figure a intaglio. 4876. E tutti ormai premiati ed orgogliosi 4877. dei loro doni andavano, col capo 4878. coronato di nastri porporini, 4879. quando Sergesto, toltosi dall’aspro 4880. scoglio con gran fatica e con grande arte, 4881. giunse, con un sol ordine di remi 4882. spingendo senza onor l’irrisa nave. 4883. Come serpe sorpreso nella via 4884. se lo attraversi una ferrata ruota 4885. un viator con gran colpo di pietra 4886. lacerato lo lasci e mezzo morto, 4887. si snoda invan, fuggendo, in guizzi lunghi, 4888. e in parte e fiero e gli sfavillan gli occhi, 4889. e vibra in alto il collo sibilante, 4890. ma lo trattiene l’altra parte, incerta 4891. per la ferita, e su le spire insiste 4892. e attorcendosi va sopra se stesso; 4893. con tal remeggio procedea la nave, 4894. lenta; ma pure avea le vele aperte 4895. e a piene vele si ridusse in porto. 4896. Enea, lieto che salva era la nave 4897. e che tutti gli eroi facean ritorno, 4898. diede il promesso premio anche a Sergesto; 4899. e Foloe gli dono, schiava cretese 4900. bene instrutta nell’opre di Minerva, 4901. coi due gemelli ch’ella aveva al seno. 4902. [LA CORSA A PIEDI] 4903. Come fu chiusa questa gara, Enea 4904. mosse verso una verde prateria 4905. 0 che, cinta in arco da boscosi colli, 4906. nel mczzo offriva, come stadio, il pia] 4907. La tra la moltitudine dei suoi 4908. all’adunanza si reco l’eroe 4909. e nel mezzo, sul palco alto, si assise- 4910. poi con premii invito quegli animosi 4911. che gareggiar volessero nel corso, 4912. e i doni espose. Siculi e Troiani 4913. s’affollarono: primi erano Niso 4914. ed Eurialo: Eurialo raggiante 4915. di giovanil freschissima bellezza, 4916. Niso di puro amor pel giovinetto- 4917. e dopo questi si avanzo Diore 4918. della nobile stirpe priamide; 4919. e Patrono con Salio, uno acarnese, 4920. I’altro arcadico sangue a Tegèa nato; 4921. e poi Elimo e Panope, compagni 4922. del vecchio Aceste, giovini trinacrii 4923. usi alle selve; ed altri molti ancora 4924. che l’oscura lor fama or ci nasconde. 4925. Ed Enea così disse alto fra tutti: 4926. <<Udite e compiacetevi! Nessuno 4927. fra tutti voi n’andra senza un mio dono, 4928. che a ciascuno daro due dardi cnosii 4929. tutti lucenti di polito acciaro 4930. e una scure d’argento ageminata. 4931. E sia questo per tutti onor comune. 4932. Ma, con ghirlande pallide d’olivo, 4933. i primi tre riceveranno un dono; 4934. ed il primo vincente avra un destriero 4935. tutto adorno di falere; il secondo 4936. un turcasso amazonio ricolmo 4937. di saette treicie, intorno avvolto 4938. da un largo balteo d’oro ed agganciato 4939. da una polita fibula con gemme; 4940. pago andra il terzo di quest’elmo greco.>> 4941. Egli avea detto. Furon tutti ai posti; 4942. pronti, al segnale, via dalla barriera 4943. ruppero, divorarono la via, 4944. e precipiti, simili a procella, 4945. già con l’occhio fissavano la meta. 4946. Primo, e per lungo tratto innanzi a tutti, 4947. Niso balzo, più rapido del vento 4948. e dell’ali del fulmine; seguiva, 4949. prossimo a lui ma dopo lungo spazio, 4950. Salio; era terzo, un poco indietro, Eurialo; 4951. Elimo dopo Eurialo seguiva; 4952. e dietro questo ecco volar Diore 4953. e sfiorargli, incalzandolo alle spalle, 4954. col piede il piede; e, se più via restava, 4955. lo sorpassava con un balzo innanzi 4956. l’eguagliava. E ormai nel tratto estremo 4957. erano, stanchi, prossimi all’arrivo; 4958. e Niso scivolò miseramente 4959. sopra il terreno lubrico del sangue 4960. che, sparso or or dagl’immolati buoi, 4961. l’erbe aveva bagnate a fior di terra. 4962. Qui, già raggiante vincitor, non resse 4963. Niso il piede sul suolo; vacillo 4964. e cadde prono nel cruento fango 4965. ma non pero d’Eurialo oblioso 4966. egli allor fu né del lor mutuo amore; 4967. dal viscidume rapido sorgendo, 4968. fece ostacolo a Salio, e questi cadde 4969. e a ruzzolare ando per l’alta arena. 4970. Balzo in avanti Eurialo, vincendo 4971. pel soccorso di Niso, e giunse primo 4972. volando fra plaudenti urla festose; 4973. Elimo segui poi, terzo Diore. 4974. Ecco allor Sàlio empir d’acuti gridi 4975. le file prime e il vasto anfiteatro 4976. chiedendo gli rendessero la palma 4977. toltagli a inganno. Ma il favor di tutti, 4978. la grazia del suo piangere, il valore 4979. che più gradito in belle membra appare 4980. erano per Eurialo; e si aggiunse 4981. dolendosi a gran voce anche Diore, 4982. pero ch’egli era giunto al terzo posto, 4983. e avrebbe chiesto invan l’ultimo premio 4984. se si fosse assegnato a Salio il primo. 4985. Allora il padre Enea disse: <<Rimanga 4986. fermo a ciascuno, giovini, il suo premio, 4987. e non si muti l’ordine dei doni; 4988. ma mi si lasci indulgere alla sorte 4989. del mio povero amico>>. E a Salio diede 4990. l’immane spoglia d’un leon getulo, 4991. grave di vello e con dorati artigli. 4992. E Niso allora:<<Se han tal premio i vinti 4993. se hai pieta dei caduti, or quali doni 4994. darai a Niso? Senza la sventura 4995. che come a Salio a me tocco, ben mia 4996. era, pel mio valor, la prima palma!>> 4997. E in questo dir mostrò le membra e il volto 4998. lordi di molle fango. Gli sorrise 4999. I’ottimo padre, e fe’ portar lo scudo, 5000. opra di Didimaone, che i Greci 5001. già sconficcaron dalla sacra porta 5002. del tempio di Nettuno; e al valoroso 5003. giovine diede questo nobil dono. 5004. [IL PUGILATO: DARETE] 5005. Chiusa la corsa e dispensati i premii 5006. disse: <<Or s'avanzi chi valor si sente 5007. e ha nel petto gagliarda anima a opporre 5008. braccia con pugni ben di cèsto armati!>> 5009. Ed alla gara destino due premii: 5010. un bue con nastri e con dorate corna 5011. per il vincente, e per conforto al vinto 5012. uno splendido elmetto ed una spada. 5013. Subito, con le membra poderose, 5014. usci Darete e si atteggiava enorme 5015. piantato in meZzo al mormorio del volgo: 5016. I’unico che con Paride soleva 5017. già gareggiare, quegli che percosse 5018. e stese esangue su la fulva arena, 5019. presso l’arca ove il grande Ettore posa, 5020. il sempre invitto e gigantesco Bute 5021. che si vantava del bebricio sangue 5022. d'Amico. Tal Darète, a fronte eretta, 5023. si offri primo alla lotta, ed ostentava 5024. gli bmeri baldanzosi e alternamente 5025. distendeva e piegava ambe le braccia 5026. e flagellava l’aere di colpi. 5027. Un avversario si cerco per lui; 5028. niuno fra tanti osb di cesto armarsi 5029. ed opporsi al campione. Ond’egli, certo 5030. che tutti rinunciassero, ristette 5031. in cospetto del duce, e alteramente 5032. con la mano sinistra afferro il toro 5033. per un dei corni: <<O figlio della Dea, 5034. se nessuno osa misurarsi meco, 5035. fino a quando si attende? E fino a quando 5036. dovrb soffrir che mi si tenga a bada? 5037. Comanda dunque ch’io mi prenda il premio.>> 5038. Fremeano tutti i Dardani, chiedendo 5039. che si desse all’eroe l’offerto dono. 5040. [ENTELLO] 5041. Aceste allor con monito sommesso 5042. disse ad Entello che sedeagli accanto 5043. sul verdeggiante talamo dell’erba: 5044. <<Invano tra gli eroi fosti il più forte, 5045. Entello, un di, se rassegnato or lasci 5046. senza battaglia prendere tal premio. 5047. Dov'è ora quel Dio, quel tuo maestro 5048. Erice invano ricordato? Dove 5049. la fama che n’andb per la Trinacria 5050. e i gran trofei su le tue soglie affissi?>> 5051. E quegli a lui: <<Non per viltà vien meno 5052. in me brama di lode e amor di gloria; 5053. ma, rallentato ormai dalla vecchiezza, 5054. gelido il sangue s’impigrisce, e in corpo 5055. languono e mi si spengono le forze. 5056. Se ancora avessi quella ch’ebbi un giorno 5057. e in cui quell’arrogante or tronfio esulta, 5058. se li mia giovinezza avessi ancora, 5059. sarei già sceso, oh non dal premio indotto 5060. del bel torello; ch’io non curo i doni.>> 5061. E, come disse, egli lancio nel circo 5062. due cesti enormi e gravi, in cui soleva 5063. cinger di duro cuoio Erice il braccio 5064. e impetuoso scendere a tenzone. 5065. Ogni cuor ne tremo, tanto eran grandi 5066. le sette strisce di bovina pelle 5067. irte di piombo e di cucito ferro; 5068. più ne tremo Darete e si ritrasse 5069. ricusando; e il magnanimo Anchiside 5070. rivolgeva or in questo or in quel senso 5071. la mole e il peso dei viluppi immani. 5072. Soggiunse il vecchio allor queste parole: 5073. <<Or che sarebbe se veduto avessi 5074. quei cesti onde s’armo lo stesso Alcide, 5075. e qui sul lido la funesta pugna? 5076. Erice, il fratel tuo, porto quest’armi 5077. (vedile: ancora son di sangue lorde 5078. e chiazzate di cerebro); con queste 5079. stette a fronte del grande Ercole; queste 5080. io pure usai finche migliore il sangue 5081. forze mi diede e quando ancor vecchiezza 5082. invidiosa non mi biancheggiava 5083. qui e la per le tempie. Or se il troiano 5084. Darete queste nostre armi rifiuta, 5085. se il pio Enea, se Aceste che mi mosse 5086. consentiranno, sia la lotta pari. 5087. Io ti fo grazia (non temer!) dei cesti 5088. d’Erice, tu dispogliati de’ tuoi.>> 5089. Si getto dalle spalle il doppio manto, 5090. si denudo le gigantesche membra, 5091. la possente ossatura, i gran lacerti, 5092. e stette enorme in mezzo dell’arena. 5093. Allora Enea fe’ recar cesti eguali 5094. e lor cinse di pari armi le mani. 5095. [LA LOTTA] 5096. Subitamente stettero drizzati 5097. su la punta dei piedi un contro l’altro, 5098. vibrando al cielo intrepidi le braccia; 5099. gittarono le teste alte all’indietro 5100. per pararsi dai colpi, ed intrecciando 5101. mani con mani vennero alla pugna: 5102. l’un coi piedi più mobile, e più baldo 5103. di giovinezza; poderoso l’altro 5104. nel suo gran corpo, ma esitante; molli 5105. gli sfuggian le ginocchia e un affannoso 5106. insito gli scotea la gran persona. 5107. Si scambiarono invano aspre percosse 5108. addoppiandone molte aò cavo fianco, 5109. sì che il petto rendea cupi rimbombi; 5110. senza posa guizzavano le mani 5111. alle orecchie e alle tempie, e le mascelle 5112. crosciavano dai duri urti battute. 5113. Ben saldo e immoto nel suo fermo sforzo 615 5114. stavasi Entello, che eludea gli assalti 5115. con vigili occhi e col piegar del corpo; 5116. I’altro, come chi oppugna un’alta rocca 5117. con macchine di guerra o armato accampasi 5118. assediando alpestri baluardi, 5119. ora tentava questo ora quel varco, 5120. esplorava con arte in ogni lato 5121. e l’incalzava in rinnovati assalti. 5122. Insorse Entello e minacciosa in alto 5123. levb la destra; rapido previde 5124. l’altro il colpo imminente e con veloce 5125. balzo di fianco si sottrasse. Entello 5126. così disperse le sue forze al vento; 5127. anzi, grave qual era, in sua gran mole 5128. pesantemente si abbatte sul suolo, 5129. come crolla talor su l’Erimanto 5130. sui gioghi dell’Ida un incavato 5131. pino divelto dalle sue radici. 5132. Con diverso favor Siculi e Teucri 5133. sorsero tutti; andava al cielo il grido; 5134. e primo Aceste accorse a lui commosso 5135. e alzo da terra il suo coevo amico. 5136. Non rallento né sbigotti l’eroe 5137. quella caduta; anzi più fiero insorse 5138. alla tenzone; gli die forza l’ira, 5139. vergogna e consapevole valore 5140. gliela raccese, ond’egli impetuoso 5141. incalzo per il campo a precipizio 5142. Darete e con la destra e con la manca 5143. senza tregua calo colpi su colpi. 5144. Come con fitta grandine sui tetti 5145. scrosciano i nembi, tal con fitti colpi 5146. e senza posa, con entrambi i pugni, 5147. l’eroe picchiava e perseguia Darete. 5148. Ma il padre Enea non sopporto che l’ira 5149. trascendesse più oltre, e che infierisse 5150. l’esacerbato spirito di Entello; 5151. pose fine al combattere, sottrasse 5152. lo spossato Darete, e in questi detti 5153. lo confortava: <<Qual follia! Non senti, 5154. misero, che ben altre or son le forze 5155. e mutati gli Dei? Cedi agli Dei!>> 5156. Detto così, tronco la lotta. A stento 5157. quello si trascinava sui ginocchi, 5158. ciondolando del capo e vomitando 5159. bava sanguigna e misti i denti al sangue. 5160. I compagni lo trassero alle navi, 5161. indi all’appello dell’araldo accorsero 5162. e l’elmo ricevettero e la spada 5163. lasciando a Entello il toro e la vittoria. 5164. Sfogo allor l’esultanza il vincitore 5165. lieto del premio, e: <<Figlio della Dea,>> 5166. disse, <<e voi pure, Dàrdani, sappiate 5167. qual forza io m’ebbi in membra giovanili 5168. e da qual morte si salvo Darete!>> 5169. E saldo si pianto di fronte al toro 5170. ch’era ancor la, premio alla sua tenzone; 5171. tutto si aderse, alzo la destra indietro, 5172. libro tra le due corna il duro cesto, 5173. colpi, sfracello l’ossa e le mascelle. 5174. Crollo il toro, piego, s’abbatte morto; 5175. e quello ancor grido dal pieno petto: 5176. <<Erice, non la morte di Darete 5177. t’offro, ma questa vittima migliore; 5178. qui vincitore lascio i cesti e l’arte.>> 5179. [LA GARA DELL’ARCO] 5180. Subito dopo, Enea chiamo gli eroi 5181. a gareggiar con rapide saette 5182. e i doni espose. Con gran forza eresse 5183. l’albero della nave di Seresto 5184. e in cima, avvinta ad una funicella, 5185. pose, segno dei colpi, una colomba. 5186. I campioni si accolsero nel mezzo 5187. e gettaron le sorti in un elmetto. 5188. Primo usci fuori tra favor di plausi 5189. Ippocoonte d’Irtaco; Cloanto, 5190. che aveva vinto la naval contesa, 5191. segui, Mnesteo cinto di verde olivo. 5192. Fu terzo Eurizione (il tuo fratello, 5193. chiarissimo Pandaro che, spinto 5194. a turbare la tregua, un di per primo 5195. vibrasti un dardo in mezzo degli Achei). 5196. Restb ultimo Aceste in fondo all’elmo, 5197. che anch’egli osava cimentar la mano 5198. in un ludo di giovini. Gli eroi 5199. curvarono a gran forza i flèssili archi, 5200. trasser le frecce fuor dalle farètre. 5201. E’prima al ciel dallo stridente nervo 5202. la saetta del giovine Irtacide 5203. sferzo l’aria veloce e giunse al segno 5204. configgendosi al sommo dell’antenna. 5205. Questa oscillb; s’impauri l’uccello 5206. trepidando con l’ali, e il luogo intorno 5207. tutto sonb di fragorosi applausi. 5208. Indi animoso si postb Mnesteo 5209. con l’arco tratto a se, mirando in alto 5210. e avventando lo sguardo e la saetta; 5211. ma neppur egli, infortunato, valse 5212. a colpire col ferro la colomba; 5213. sol ruppe i nodi e il vincolo di lino 5214. ond’essa per il piede era fermata 5215. su l’alta antenna; e spiccb quella il volo 5216. e per l’aria fuggi verso le nubi. 5217. Subito allora Eurizione, al teso 5218. arco incoccata già la sua saetta, 5219. il fratello invocb, prese di mira 5220. la colomba che lieta spaziava, 5221. l’ali pel cielo libero battendo, 5222. e sotto i foschi nuvoli la cblse. 5223. Essa giù cadde esànime; nell’alto 5224. lasciò tra gli astri aèrëi la vita, 5225. e riportò cadendo infisso il dardo. 5226. [IL PRODIGIO FATIDICO] 5227. Solo, senza speranza di vittoria, 5228. restava Aceste; il venerando volle 5229. dimostrar la sua forza, e all’alto cielo 5230. avvento dal sonante arco uno strale. 5231. E un portento improwiso agli occhi apparve, 5232. che risulto mirabile presagio 5233. quando l’ebber chiarito i grandi eventi, 5234. e l’esplicaron coi lor tardi auspicii 5235. gl’indovini terrifici: volando 5236. tra le aeree nubi il calamo arse, 5237. lascio un solco di fiamma in suo cammino 5238. e consunto vani per l’aure lievi, 5239. come dal cielo cadono le stelle 5240. e trascorrono rapide, traendo 5241. una chioma di luce. Incerti, attoniti, 5242. Siculi e Teucri alzaron voti ai Numi; 5243. ma il grande Enea non ricuso l’augurio, 5244. anzi abbracciando l’esultante Aceste 5245. lo colmo di gran doni, a lui dicendo: 5246. <<Prendi, poiché l’alto signor del Cielo 5247. vuole con questi auspicii, o venerando, 5248. che tu contro la sorte abbia vittoria, 5249. prenditi in dono questo cesellato 5250. cratere che fu già del vecchio Anchise, 5251. e al padre Anchise già l’avea donato 5252. (ricco presente) Cisseo di Tracia 5253. per suo ricordo e come pegno amico.>> 5254. Così dicendo, gli cingea le tempie 5255. di verde alloro, e proclamo che Aceste 5256. era primo fra tutti e vincitore. 5257. Né Eurizione invidio la gloria 5258. che gli era tolta, benché aveva ei solo 5259. abbattuto dall’alto la colomba; 5260. poi venne ai doni chi spezzo il legame, 5261. e ultimo fu quello che trafisse 5262. col volatile càlamo l’antenna. 5263. [IL LUDO TROIANO] 5264. Ancora non compiuto era il certame 5265. che il padre Enea chiamo d’Epito il figlio, 5266. custode e amico del fanciullo Ascanio, 5267. e così gli parlo nel fido orecchio: 5268. <<Presto, corri ad Ascanio, e s’egli ha seco 5269. e pronta già la squadra giovanile 5270. e ordinati i cavalli alla tenzone, 5271. digli che venga, che in onor dell’avo 5272. guidi le squadre, e se mostri nell’armi.>> 5273. Poi fece allontanar dal vasto circo, 5274. ove s’era introdotto il popol tutto 5275. e sgombro il campo. Ed ecco i giovinetti 5276. procedere e risplendere di paro 5277. su frenati destrieri innanzi ai padri; 5278. li videro, e fremean di maraviglia 5279. sul lor passaggio, Siculi e Troiani. 5280. Tutti avean cinta, come d’uso, al crine 5281. una corona di cimata oliva, 5282. e brandivan due lance di corniolo 5283. con le punte di ferro; aveano alcuni 5284. una faretra liscia su le spalle; 5285. e portavano tUtti intorno al collo 5286. un flessile monil d’oro ritorto 5287. che discendeva fino in sommo al petto. 5288. Erano tre dei cavalieri i gruppi, 5289. e innanzi a questi si movean tre duci, 5290. seguito ognun da dodici fanciulli 5291. che in due schiere splendean con due maestri. 790 5292. Prima avanzo la baldanzosa schiera 5293. tratta dal nuovo Priamo, che aveva 5294. nome dall’avo, prole di Polite 5295. nata ad accrescer l’itala progenie; 5296. montava un tracio bicolor destriero 5297. che, pezzato di bianco, aveva bianche 5298. poco sopra lo zoccolo le zampe, 5299. e bianca alteramente ergea la fronte; 5300. Ati era l’altro, da cui venner poi 5301. gli Azii Latini, il piccolo fanciullo 5302. che fu sì caro al giovinetto lulo; 5303. ultimo Iulo, bello sopra tutti, 5304. venia montato su destrier sidonio 5305. che per ricordo e come pegno amico 5306. già gli dono la candida Didone. 5307. Cavalcavano gli altri su corsieri 5308. del venerando siciliano Aceste. 5309. Avanzarono timidi. I Troiani 5310. plaudivano e godean nel rimirarli; 5311. raffigurando in essi le sembianze 5312. degli antichi lor padri. Sorridenti 5313. sfilarono a cavallo innanzi al folto 5314. popolo, innanzi agli occhi dei parenti; 5315. indi il comando attesero. Ed allora 5316. con un colpo di sferza e con un grido 5317. diede da lungi l’Epitide il segno. 5318. Le due file si apersero, una a destra 5319. l’altra a sinistra, e nei due sensi opposti 5320. galopparono, ognuna in tre drappelli; 5321. a un nuovo cenno, volsero di fronte 5322. con l’armi opposte in atto di colpire- 5323. poi fecero altre corse, altri ritorni 5324. altri combattimenti, in doppio cerchio 5325. serrandosi e intrecciandosi a vicenda 5326. e fingendo con l’armi una battaglia; 5327. or in fuga mostravano le spalle, 5328. or si opponean coi giavellotti ostili, 5329. or tornavan pacati in doppia fila. 5330. Come si narra che nell’alta Creta, 5331. fra le cieche pareti, il Labirinto 5332. svolgesse un di per mille andirivieni 5333. una strada intricata e ingannatrice, 5334. sì che ogni traccia del cammin falliva 5335. entro l’inestricabile raggiro 5336. senza ritorno; i figli dei Troiani 5337. così correano e confondeano i passi 5338. e in lor gioco intessean fughe e battaglie: 5339. come delfini che per l’acque vanno 5340. fendendo a nuoto il mare di Scarpanto 5341. il mar di Libia, e scherzando tra l’onde. 5342. Innovo quelle giostre e quelle gare 5343. Iulo, quando recinse Alba la Lunga 5344. di mura ed instrui gli avi latini 5345. a celebrarli come aveano usato 5346. egli stesso e i troiani adolescenti; 5347. gli Albani v’instruirono i lor figli, 5348. e da questi via via l’imperiale 5349. Roma li accolse e serba il patrio rito: 5350. Troia si chiama il ludo, i giovinetti 5351. squadra troiana. Ebber qui fine i ludi 5352. celebrati al divin progenitore. 5353. [L’INCENDIO DELLE NAVI] 5354. Allor mutò d’un tratto la Fortuna. 5355. Mentre quelli rendean solenni onori 5356. coi varii ludi al tumulo, Giunone, 5357. da diversi pensieri ancor crucciata 5358. né sazia ancor del suo dolore antico, 5359. mando Iri dal Cielo ai teucri legni 5360. spirando i venti per il suo cammino. 5361. La vergine invisibile discese 5362. rapida per il tramite veloce 5363. del suo variopinto arcobaleno; 5364. miro il volgo adunato, erro sul lido, 5365. vide il porto e la flotta abbandonati, 5366. e le Troiane piangere in disparte 5367. lungo il deserto lido il morto Anchise, 5368. e guatare piangendo il mar profondo. 5369. Uno solo di tutte era il lamento: 5370. <<Quanto pelago ancor, quanto viaggio, 5371. misere, ci rimane! E siam sì stanche!>> 5372. Una città chiedevano; eran sazie 5373. di sopportar le traversie del mare. 5374. Deposto il volto e l’abito di Dea 5375. ed esperta qual era in recar danno, 5376. Iride s’introdusse in mezzo a loro 5377. e in Beroe si muto, I’annosa moglie 5378. dello Tmario Doriclo, illustre un tempo 5379. per la sua nobilta, per il suo nome, 5380. per la sua prole; con codesto aspetto 5381. fra le donne dardanie ella s’intruse. 5382. <<O misere>>, dicea, <<che l’armi achive 5383. non trassero a morir nelle battaglie 5384. sotto le mura iliache! Infelici, 5385. a quale scempio vi serbo la sorte? 5386. Sono sett’anni ormai che, noverando 5387. tanti inospiti scogli e tante stelle, 5388. corriam tutte le terre e tutti i mari, 5389. e nel mare infinito e in preda all’onde 5390. cerchiamo la fuggente itala terra. 5391. E questa e terra d’Erice fraterna, 5392. ospite e Aceste. Chi ci vieta dunque 5393. d’alzar mura e di dare ai cittadini 5394. una città? Non vi saran più mura, 5395. patria, o Numi invan sottratti ai Greci, 5396. ch’abbian nome di Troia? In nessun luogo 5397. io vedro più lo Xanto e il Simoenta, 5398. cari ettorei fiumi? Avanti, dunque: 5399. incendiamo le navi maledette. 5400. L’imagine dell’augure Cassandra 5401. or mi appari; mi dava accese faci 5402. e mi diceva:-Qui cercate Troia! 5403. La vostra patria e questa.-Oprar bisogna; 5404. non indugiamo a così gran prodigio. 5405. Ecco la quattro altari di Nettuno: 5406. egli, il Dio stesso, da le faci e l’animo.>> 5407. Così dicendo, ella afferrb per prima 5408. la fiamma ostile e alzando alta la destra 5409. l’agitò con gran forza e la scagliò. 5410. Ristettero con animo sospeso 5411. e con trepido cuor le donne d’Ilio. 5412. E Pirgo allora, la pih grave d’anni, 5413. la nutrice regal di tanti figli 5414. di Priamo, grido: <<Non è Beròe, 5415. non di Dorìclo e la retèa consorte! 5416. Guardate i segni di beltà divina 5417. che sono in lei. Come le splendon gli occhi! 5418. Che maesta la sua! Quale l’aspetto, 5419. e il portamento, e il suon della sua voce! 5420. Io stessa, qui venendo, ora lasciai 5421. Beroe, che inferma si struggea nel duolo 5422. di mancare ella sola al sacro rito, 5423. di non render gli onori al padre Anchise. 5424. E le donne guardavano le navi 5425. con occhi torvi, irresolute e incerte 5426. fra il triste amor di quella terra e il 5427. che le chiamava per virtu di fati; 5428. quando la Dea con ali alzate e ferme 5429. si sollevo per l’aere fuggendo 5430. e segno con un grande arco le nubi. 5431. Stupite a quella vision divina 5432. e accese di furor, con alte grida 5433. quelle tolsero il fuoco ai focolari 5434. ed agli altari: fu un crosciar di rami, 5435. di virgulti, di faci. E senza freno 5436. per i banchi, tra i remi e nelle poppe 5437. di pinto abete, imperverso Vulcano. 5438. [L’ACQUAZZONE] 5439. Eumèlo fu che al tumulo di Anchise 5440. e tra i sedili dell’anfiteatro 5441. la novella reco di quell’incendio; 5442. e tutti allora videro volare 5443. fosche faville e nuvoli di fumo. 5444. E primo Ascanio, che guidava lieto 5445. l’equestre gara, corse di galoppo 5446. verso il turbato campo delle navi, 5447. e tentarono invan di trattenerlo 5448. seguitandolo esanimi i maestri. 5449. <<Che furor nuovo e questo? Che volete>>, 5450. disse, <<misere voi? Non a nemici, 5451. non all’ostile campo degli Achei: 5452. voi date il fuoco alla speranza vostra. 5453. Ecco, Ascanio son io!>> Diceva, e a terra 5454. scaglio la vuota galea con cui 5455. facea nel ludo la finzion di guerra. 5456. E giunse Enea, giunsero a frotte i Teucri. 5457. Quelle, atterrite, qui e la pel lido 5458. fuggian, nei boschi, in quante eran caverne, 5459. imprecando al lor folle atto e alla luce; 5460. tornate in se, riconosciuti i loro, 5461. si scossero dal sen l’ira Giunonia. 5462. Ma non pero le fiamme dell’incendio 5463. scemarono l’indomito vigore: 5464. fra le inondate tavole la stoppa 5465. pur bruciava, esalando un pigro fumo; 5466. consumava le chiglie un vapor lento, 5467. e il flagello invadea tutti gli scafi; 5468. nulla valean gli sforzi degli eroi, 5469. nulla i getti dell’acqua. Il pio Enea, 5470. sugli omeri strappandosi la veste 5471. e invocando gli Dei, levo le palme: 5472. <<O Giove onnipotente, se non tutti 5473. odii i Troiani ancor, se come un tempo 5474. ancor pietoso guardi i pianti umani, 5475. fa’ che le navi sfuggano alle fiamme, 5476. togli il poco che abbiamo alla rovina! 5477. Ma, se lo meritai, tutto distruggi 5478. col fulmine mortal ciò che pur resta 5479. e sommergilo qui con la tua mano!>> 5480. Egli appena fini queste parole 5481. che un fosco nembo d’acque ruinose . 5482. si scateno: tremavano al fragore 5483. le campagne ed i vertici dei monti; 5484. da tutto il cielo, torbida di pioggia 5485. e negra di pregnanti austri, crosciava 5486. l’atra procella; empi di se le navi, 5487. imbevve il legno semiarso, estinse 5488. ogni vapore; e, tranne quattro, tutte 5489. scamparono le navi alla rovina. 5490. [IL CONSIGLIO Dl NAUTE] 5491. Ma Enea, turbato dall’acerbo evento, 5492. tormentosi pensieri in cuor volgeva. 5493. Che far? Restare, immemore dei Fati, 5494. nella Sicilia? Andare alla conquista 5495. della terra d’Italia? Il vecchio Naute, 5496. che più d’ogni altro Pallade Tritonia 5497. instrutto rese e per molt’arti insigne 5498. (che responsi rendea sopra gli eventi 5499. minacciati da grandi ire divine 5500. disposti dall’ordine dei Fati), 5501. così disse ad Enea per confortarlo: 5502. <<O figlio della Dea, sempre, o ci guidi 5503. ci respinga, si obbedisca al Fato! 5504. Qualunque sia la sorte che ti attende, 5505. vinci col sopportarla ogni fortuna. 5506. Il teucro Aceste hai qui, prole divina- 5507. cons;gliati, delibera con lui, 5508. che ben lo vuole: e affida a lui la gente 5509. che, perduti quei legni, ora ti avanza, 5510. e quelli che si sono infastiditi 5511. del tuo disegno e delle tue fortune. 5512. Scevera i vecchi, scevera le donne 5513. sì stanche ormai, gl’invalidi, chiunque 5514. teme i perigli; quelle stanche genti 5515. avran qui le lor mura; e, se ti piaccia, 5516. Acesta la città nomineranno.>> 5517. [L’OMBRA Dl ANCHISEI 5518. Conturbarono Enea queste parole 5519. del vecchio amico; or più che mai nel cuore 5520. di pensiero in pensiero ei si mutava. 5521. E già l’oscura Notte alta sul cocchio 5522. teneva il cielo; e giu dal ciel discesa 5523. subitamente gli appari dinnanzi 5524. e così gli parlo l’ombra di Anchise: 5525. <<Figlio che un tempo, sin che in vita io fui, 5526. m’eri più caro della vita; figlio 5527. che reggi il peso degli iliaci Fati, 5528. io scendo a te per ordine di Giove 5529. che dall’Olimpo, a te misericorde, 5530. I’incendio estinse delle tue carene. 5531. Segui tu dunque l’ottimo consiglio 5532. del vecchio Naute: giovini prescelti 5533. porta in Italia e i più gagliardi cuori, 5534. perché dura ed asperrima e la gente 5535. che tu nel Lazio debellar dovrai. 5536. Ma scendi prima nelle inferne case 5537. di Dite, e a me per il profondo Averno 5538. vieni, o figliuolo. Non me tiene l’empio 5539. Tartaro con le sue Ombre dolenti; 5540. nell’Eliso son io, fra i lieti cori 5541. dei pii. Laggiu, quando tu avrai versato 5542. di negre agnelle copioso sangue, 5543. ti condurra la vergine Sibilla; 5544. e allor tutta saprai la tua progenie, 5545. saprai quale Città ti si destina. 5546. Ed ora addio. Declina a mezzo il corso 5547. l’umida Notte, e già crudel mi sfiora 5548. coi cavalli anelanti il Sol nascente. 5549. E vani come fumo all’aure lievi. 5550. Ed Enea pur chiamava: <<Or dove vai? 5551. Dove t’involi? Proprio me tu fuggi? 5552. Chi dall’abbraccio mio, chi ti ritoglie?>> 5553. Com’ebbe detto, ravvivò la fiamma 5554. sopita nelle ceneri, e con farro 5555. Devoto e con turiboli ricolmi 5556. egli adorò gl’iliaci Penati 5557. ed il sacrario dell’antica Vesta. 5558. [LA CITTÀ E IL TEMPIO] 5559. Allor, chiamati i suoi compagni e Aceste, 5560. i comandi del Fato egli ridisse, 5561. e tutti espose i moniti paterni 5562. e quale or fosse il suo divisamento. 5563. Non ai consigli si frappose indugio; 5564. assenti Aceste agli ordini. Le donne 5565. furono inscritte alla città novella 5566. con chi volle restare: animi ignavi 5567. non ansiosi di più alta gloria. 5568. Gli altri, esigui di numero ma balda 5569. forza guerriera, rifaceano banchi, 5570. rinnovavano tavole bruciate, 5571. riattavan le gomene ed i remi. 5572. Intanto Enea col vomere tracciava 5573. la cerchia e sorteggiava le dimore; 5574. volle che questa la lor Ilio fosse, 5575. nllesta ner loro, la novella Troia. 5576. Si compiacque del regno il teucro Aceste, 5577. aduno il Foro, diede leggi ai padri. 5578. Poi a Venere Idalia, in cima all’Èrice 5579. presso le stelle, fu inalzato un tempio, 5580. e si aggiunsero al tumulo di Anchise 5581. un sacerdote e un ampio bosco ombroso. 1075 5582. [VERSO L’ITALIA] 5583. Tutti avevano già per nove giorni 5584. fatto banchetti e sacrifici all’are; 5585. placidi venti avevano spianato 5586. I’onde, e spirando di continuo l’Austro 5587. novellamente li chiamo sul mare. 5588. Sorse gran pianto per i curvi lidi, 5589. e giorno e notte s’indugiaron tutli 5590. nei lunghi abbracci. Ed ora anche le donne, 5591. anche quelli cui prima era tremenda 5592. la faccia e intollerabile la furia 5593. del pelago, volevano partire 5594. e tutti i rischi osar dell’avventura. 5595. Enea li conforto con voce amica, 5596. poi li commise al consanguineo Aceste, 5597. e fece alfine ad Erice immolare 5598. tre giovenchi, e un’agnella alle Tempeste, 5599. e ad una ad una sciogliere le funi. 5600. Egli, diritto e solo su la prora, 5601. cinta la testa di cimato olivo, 5602. inalzava una patera e versava 5603. visceri e vino limpido nell’onde. 5604. Li seguito nel lor cammino il vento 5605. che soffiava da poppa; a gara i nauti 5606. l’onde battean per l’infinito mare. 5607. [VENERE E NETTUNO] 5608. Ma Venere frattanto, in grande affanno, 5609. si volgeva parlando al Dio Nettuno 5610. e dal seno verso queste querele: 5611. <<L’animo insaziato e l’ira atroce 5612. di Giunone mi astringono, o Nettuno, 5613. a umliarmi a tutte le preghiere; 5614. che non pieta, non volgere di tempo 5615. la placano; e non cede e non si piega 5616. né di Giove al voler né sotto il Fato. 5617. E non le basta che col suo nefando 5618. odio distrusse la città dei Frigi 5619. e trascino per ogni sofferenza 5620. i superstiti Teucri; or che l’ha spenta, 5621. ne perseguita ancor ceneri ed ossa. 5622. Ella sola conosce le cagioni 5623. di sì grande furore. E tu vedesti 5624. quale tempesta suscito d’un tratto 5625. nel mar di Libia; mischio cielo e mare 5626. fidando invan nelle procelle Eolie. 5627. Nel tuo regno oso questo. Ed ecco, trasse 5628. 20 anche al delitto le troiane donne, 5629. che scelleratamente arse la flotta 5630. e astrinse Enea, per le perdute navi, 5631. a lasciar molti suoi su terra ignota! 5632. Possan quelli che restano (ti prego!) 5633. per te sicure aprire in mar le vele. 5634. Possan toccare il Tevere laurente, 5635. se concesso dai Fati e ciò che chieggo, 5636. se tale sede assegnano le Parche.>> 5637. E le rispose il figlio di Saturno 5638. che signoreggia sul profondo mare: 5639. <<Ben tu confidi, Citerèa, nel regno 5640. da cui nascesti. Ed io l’ho meritato, 5641. io che spesso placai l’ire e i furori 5642. terribili del pelago e del cielo. 5643. Pure, ne attesto Xanto e Simoenta, 5644. ebbi d’Fnea non minor cura in terra. 5645. Quando Achille inseguia le ansanti schiere 5646. dei Troiani, incalzandoli alle mura, 5647. e a mille a mille gli abbatteva, e i fiumi 5648. ricolmi gorgogliavano, e lo Xanto 1140 5649. non trovava la via per cui potesse 5650. volgere al mare, in una nube io chiusi 5651. Enea, ch’era di fronte al gran Pelide 5652. minor di for7.e e men gradito ai Numi; 5653. eppur bramavo sin nei fondamenti 5654. giu ruinar quella spergiura Troia 5655. che avevo eretta un di con le mie mani. 5656. E tale resta ancor l’animo mio; 5657. sperdi i timori. Ei giungera sicuro 5658. come tu chiedi al porto dell’Averno; 1150 5659. uno solo di loro andra perduto, 5660. e invan lo cercherai, nel mar profondo. 5661. Cadra per tutti vittima uno solo.>> 5662. Poi che l’ebbe così riconfortata, 5663. I’aureo giogo e i schiumanti freni 1155 5664. impose il Padre ai fervidi cavalli, 5665. tutte di man le redini allento. 5666. E sul cerulo cocchio a fior dell’onde 5667. volo leggiero, e si abbassaron l’onde, 5668. e sotto il vol delle sonanti ruote 5669. si abbonaccio la tumida distesa, 5670. nel vasto ciel fuggirono le nubi. 5671. Gli fu d’intorno il multiplo corteggio 5672. degl’immani cetacei: I’antica 5673. schiera di Glauco, Palemòne d’Ino, 5674. i veloci Tritòni, il coro tutto 5675. di Forco. Alla sinistra erano Teti 5676. e Mèlite e la vergin Panopèa, 5677. Nisèa e Spio, Cimòdoce e Talìa. 5678. Ed anche il trepido animo d’Enea 5679. fu di blanda letizia allor pervaso; 5680. e tosto ei fece alzar tutte le antenne 5681. e sui pennoni dispiegar le vele. 5682. Tutti insieme tesarono le scotte 5683. ed insieme or da destra or da sinistra 5684. imbrogliavano questa o quella vela 5685. e qui e la volgevano i pennoni. 5686. Propizio vento sospingea la flotta. 5687. Procedea Palinuro innanzi a tutti 5688. e così conduceva il denso stuolo 5689. che in egual corso dietro lui seguiva. 5690. [IL SONNO E IL TIMONIERE] 5691. Ormai l’umida Notte era salita 5692. quasi a mezzo del cielo, e i remiganti 5693. giacean pei duri banchi e sotto i remi, 5694. sciolte le membra in placido riposo 5695. quando il Sonno, calandosi leggiero 5696. dall’eteree stelle, apri le cupe 5697. tenebre, a te venendo, a te recando, 5698. Palinuro innocente, un tristo sonno. 5699. Stette, col volto di Forbante, a poppa 5700. e dal labbro verso queste parole: 5701. <<Figlio d’Iàsio, Palinuro, il mare 5702. porta i legni da sé, costante è il vento; 5703. tempo è che posi. China giu la testa 5704. e ruba gli occhi stanchi alla fatica; 5705. le tue veci io farò per qualche tempo.>> 5706. E Palinuro, faticosamente 5707. levando gli occhi in su, gli rispondeva: 5708. <<E tu vuoi ch’io dimentichi l’aspetto 5709. del mar tranquillo e la bonaccia? Ch’io 5710. creda a quel mostro? E vuoi ch’io lasci Enea 5711. preda dei venti fallaci, io che spesso 5712. ingannato fui già dal ciel sereno?>> 5713. Così parlava, ed attaccato e stretto 5714. stava alla barra, senza mai lasciarla, 5715. e lo sguardo tenea fermo alle stelle. 5716. Ma su le tempie il Dio gli scosse un ramo 5717. ch’era intriso di gocciole del Lete 5718. e soporoso per virtu di Stige, 5719. e allento gli occhi, suo mal grado incerti. 5720. Il sopore inatteso aveva appena 5721. sciolto le membra; e gli fu sopra il Dio, 5722. svelse un pezzo di poppa ed il timone, 5723. e, mentre a lungo invan chiedea soccorso, 5724. a capo fitto lo gettò nell’onde. 5725. Indi nell’aria s’alzò lieve a volo. 5726. Non men sicura proseguìan le navi 5727. la lor rotta sul mar, senza timore, 5728. per le promesse di Nettuno. E ormai 5729. erano presso a rasentar li scogli 5730. delle Sirene, perigliosi un tempo 5731. e biancheggianti già d’innumeri ossa, 5732. ora sonanti rauchi di lontano 5733. per l’incessante battere dell’onde. 5734. Allora Enea, sentendo la sua nave 5735. randagia serpeggiar senza nocchiero, 5736. da se per le notturne onde la resse, 5737. e, conturbato in cuor per quella sorte 5738. del suo compagno, lungamente pianse : 5739. <<O Palinuro, troppo nel sereno 5740. del pelago e del cielo hai confidato, 5741. e nudo or giacerai su ignote arene.>> 1232 5742. LIBRO VI 5743. [L’APPRODO A CUMA] 5744. Così dice piangendo, ed alla flotta 5745. tutte allenta le redini ed alfine 5746. giunge alle rive euboiche di Cuma. 5747. Voltan le prove al mar; le navi al fondo 5748. si addentano con l’ancore tenaci 5749. e le poppe ricurve orlano il lido. 5750. Una schiera di giovini con pronto 5751. impeto balza su l’esperia terra; 5752. e chi suscita i semi della fiamma 5753. nella silice chiusi; altri le macchie 5754. fruga, di fiere tenebrosi asili, 5755. ed altri mostra le scoperte fonti. 5756. Enea frattanto su la rocca ascende 5757. a cui dall’alto Apolline presiede, 5758. e più lungi all’immane antro, appartata 5759. sede della terribile Sibilla, 5760. cui gran mente animosa inspira Apollo 5761. che il futuro le schiude. Eccoli giunti 5762. per il bosco di Trivia al tempio d’oro. 5763. [IL TEMPIO DI APOLLO] 5764. Narra la fama: Dèdalo, fuggendo 5765. dal Minoico regno, ardi levarsi 5766. con penne velocissime nel cielo, 5767. navigo per l’insolito cammino 5768. verso le gelide Orse, indi leggiero 5769. su la vetta calcidica riste. 5770. E quivi, o Febo, ridisceso a terra 5771. ti dedico l’aligero congegno 5772. e un gran tempio ti eresse. lvi e scolpita 5773. sui due battenti d’Androgeo la morte, 5774. e vi sono i Cecropidi, costretti 5775. a pagarne, infelici, un’annua pena 5776. con l’olocausto di lor sette figli 5777. e l’urna v’e con i sortiti nomi. 5778. E Creta v’e di fronte, alta sul mare 5779. e il Minotauro, mostruosa prole 5780. e l’ardua mole e i giri inestricabili 5781. del Labirinto; eppur Dedalo stesso, 5782. mosso dal grande amor della regina, 5783. disciolse gl’ingannevoli raggiri 5784. guidando con un fil gl’incerti passi. 5785. Ed anche tu, se il duol lo consentiva, 5786. avresti una gran parte, Icaro, in quella 5787. opra sì grande. Egli duc volte volle 5788. la tua caduta effingere nell’oro: 5789. due volte cadder le paterne mani. 5790. Pur contemplavan quelle scene i Teucri, 5791. quando Acate torno, ch’era precorso; 5792. era con lui Deifobe di Glauco 5793. profetessa d’Apollo e di Diana, 5794. che cosl disse al re: <<Non questo e tempo 5795. di contemplare imagini. Or bisogna 5796. immolar sette buoi d’intatta mandra, 5797. secondo il rito, e sette scelte agnelle.>> 5798. Ciò detto-né indugiarono gli eroi 5799. l’imposto rito-, la sacerdotessa 5800. chiamò i Troiani nell’eccelso tempio. 5801. [L’ANTRO DELLA SIBILLA] 5802. Il vasto fianco dell’eubòica rupe 5803. s’apre in forma d’un antro, e cento accessi 5804. vi si schiudono, cento àditi enormi, 5805. ond’erompono, cento urli, i responsi 5806. della Sibilla. Come al limitare 5807. essi furono giunti, ella proruppe: 5808. <<Ora e tempo di chiedere i destini. 5809. Ecco il Dio, ecco il Dio!>> Così parlando 5810. si trasfigura in volti e in color nuovi, 5811. irta la chioma si scompiglia, il petto 5812. ansima, il cuor frenetico si gonfia, 5813. e più grande in aspetto e non mortale 5814. sembra alla voce, poi che tutta e invasa 5815. dall’empito del Dio che già l’incalza. 5816. <<Indugi, Enea troiano? Indugi i voti 5817. e le preghiere? Non si schiuderanno 5818. le grandi bocche dell’attonito antro!>> 5819. Ella si tacque. Un brivido di gelo 5820. trascorse per le dure ossa dei Teucri, 5821. e dal profondo petto Enea prego. 5822. [LA PREGHIERA DI ENEA] 5823. <<O Apolline, che sempre pietoso 5824. fosti al travaglio acerrimo di Troia, 5825. e contro Achille dirizzasti il polso 5826. di Paride e l’iliaca saetta! 5827. Errai, tratto da te, per tanti mari 5828. e lungo i liti di contrade immense, 5829. fin dei Massili alle remote genti, 5830. fino alle terre cinte dalle Sirti; 5831. e siamo giunti, alfine, alle fuggenti 5832. terre d’Italia. Oh sia fin qui soltanto 5833. con noi venuta la sventura d’Ilio! 5834. Alla stirpe di Pergamo or potete 5835. esser miti anche voi, Dei tutti e Dee 5836. a cui già tanto furono odiose 5837. Ilio e la grande illaca possanza. 5838. Santa sacerdotessa che presaga 5839. sei del futuro, tu concedi (il regno 5840. chieggo che i Fati miei m’hanno promesso) 5841. che nel Lazio i Troiani abbiano stanza 5842. con gli errabondi e travagliati Numi. 5843. Un grande inalzero marmoreo tempio 5844. a Febo e a Trivia, instituendo feste 5845. che da Febo avran nome. E nel mio regno 5846. tu pure avrai, divina, un santuario 5847. Ia porro i tuoi responsi e i Fati arcani 5848. che avrai vaticinati alla mia gente 5849. la ti destinero scelti ministri. 5850. Ma non darmi su foglie i tuoi presagi, 5851. che non volino sparsi in preda ai venti; 5852. prego, dimmi tu stessa il tuo responso.>> 5853. E qui chiuse le labbra e qui si tacque. 5854. [IL VATICINIO] 5855. Ma, reluttante contro Febo ancora, 5856. frenetica per l’antro infuriava 5857. la profetessa, più e più tentando 5858. di scuotersi dal petto il grande Iddio; 5859. ei più e più le affatico l’irosa 5860. bocca, le domo l’anima ribelle, 5861. I’infreno, la piego, la sottomise. 5862. Ed i cento grandi aditi del tempio 5863. da se si spalancarono, effondendo 5864. il vaticinio della profetessa. 5865. <<O dai grandi pericoli del mare 5866. finalmente scampato, assai più grandi 5867. or ti restano in terra! Giungeranno 5868. i Dardànidi al regno di Lavinio 5869. (questo timor dall’animo disgombra), 5870. ma non esservi giunti essi vorranno. 5871. Che guerre io vedo, spaventose guerre 5872. e di gran sangue il Tevere schiumante. 5873. Un altro Xanto, un altro Simoenta 5874. e un altro campo dorico tu avrai, 5875. e già nel Lazio un altro Achille e sorto 5876. figlio ei pure di Dea. Né in alcun luogo 5877. Giunone manchera che vi travagli. 5878. Quante città d’Italia e quante genti 5879. nella distretta allor supplicherai! 5880. E novamente una straniera sposa 5881. vi sara causa di sì grandi mali, 5882. e novamente un talamo straniero. 5883. Tu non cedere ai mali, anzi procedi 5884. con animo maggior della Fortuna. 5885. Da una città di Grai ti sara schiusa 5886. (ben lontano da questo e il tuo pensiero) 5887. la prima strada della tua salvezza.>> 5888. [I VOTI DELL’EROE] 5889. Con queste voci la cumèa Sibilla 5890. proferiva i terribili responsi 5891. dal fondo, e per il vasto antro mugghiava 5892. con oscure parole il vero ombrando; 5893. tanto sul furor suo scoteva Apollo 5894. le briglie e al petto le figgea gli sproni. 5895. Come cesse il furore ed ebber posa 5896. le frenetiche labbra, il forte Enea: 5897. <<Vergine>>, cominciò, <<nessuna specie 5898. di sofferenze puo sopravvenirmi 5899. nuova o inattesa; tutte le previdi, 5900. tutte nel cuore già le misurai. 5901. Ma questo chieggo: poi che e qui la porta 5902. del re infernale e la palude oscura 5903. nata dal dilagar dell’Acheronte, 5904. mi sia concesso giungere al cospetto 5905. del caro padre. E mostrami la via 5906. e schiudimi le porte inviolabili. 5907. Su questi omeri miei lo trassi in salvo 5908. tra le fiamme e il volar di mille strali 5909. strappandolo dal folto dei nemici; 5910. e compagno ei mi fu nel mio viaggio, 5911. ogni mare aff.ronto, tutte sofferse 5912. le minacce del pelago e del cielo 5913. egli debole tanto, oltre le forze, 5914. oltre lo stato dell’età senile. 5915. Ed egli mi pregava, egli m’ingiunse 5916. di venir supplicando alle tue soglie 5917. Sii pietosa, o santa, al figlio e al padre, 5918. giacche tutto tu puoi né certo invano 5919. Ecate ti propose ai boschi averni- 5920. se Orfeo pote col suon delle canore 5921. corde della sua cetera treicia 5922. evocar l’ombra della sua consorte- 5923. se Polluce redense il suo fratello 5924. con un alterno permutar di morte, 5925. e sempre viene e va per questa via. 5926. Che di Teseo diro? Del grande Alcide? 5927. Dall’altissimo Giove anch’io discendo.>> 5928. [I MòNITI PER LA DISCESA] 5929. Così pregava, ed abbraccio gli altari; 5930. e la sacerdotessa allor riprese: 5931. <<O progenie dardanide d’Anchise, 5932. generato dal divino sangue, 5933. agevole e discendere all’Averno 5934. perché la porta dell’oscuro Dite 5935. e aperta notte e di; ma far ritorno, 5936. ma uscirne fuori all’aure della Vita, 5937. e questa l’opra, l’ardua impresa e questa! 5938. Pochi han potuto ciò figli di Dei, 5939. che benevolo Giove predilesse 5940. e che fiammeo valore assunse ai Cieli. 5941. Tutto, nel mezzo, e folto di foreste, 5942. ed il Cocìto intorno le ricinge 5943. con lento corso livido fluendo. 5944. Ma se hai tanto amore e tanta brama 5945. di varcare due volte il lago stigio 5946. e di veder due volte il negro Tartaro; 5947. se vuoi tentare questa folle impresa, 5948. or odi quello che compir tu devi. 5949. Celasi in un’opaca arbore un ramo 5950. che d’oro ha il fusto flessile e le foglie 5951. e alla Giunone inferna e consacrato; 5952. tutta la selva lo ricopre, tutta 5953. lo chiude l’ombra delle valli oscure. 5954. Ma scendere non puo nelle segrete 5955. vie della Terra chi non abbia colto 5956. dall’albero l’auricomo virgulto, 5957. che la bella Proserpina prescrisse 5958. che recato le sia per suo tributo; 5959. se svelli il primo ne rispunta un altro 5960. pur d’oro, e d’oro il fusto gli s’infronda. 5961. Tu dentro dunque investiga con gli occhi 5962. per ricercarlo, e come tu lo scorga 5963. spiccalo con la man come e prescritto; 5964. esso la seguira facile e pronto 5965. se te chiamano i Fati; in caso avverso 5966. vincerlo non potrai per forza alcuna, 5967. stroncarlo non potrai con duro ferro. 5968. Ed anche un tuo compagno (ahi tu l’ignori!) 5969. morto si giace e privo ancor d’esequie, 5970. e tutta ti contamina la flotta 5971. con la sua morte, mentre i miei responsi 5972. tu chiedi e indugi su le nostre soglie. 5973. Rèndilo prima alla dimora estrema 5974. dagli un sepolcro. E negre agnelle adduci 5975. e sian la prima espiatoria offerta. 5976. Ed allora vedrai le selve stigie 5977. e il regno inaccessibile ai viventi.>> 5978. E qui chiuse le labbra e qui si tacque. 5979. [MISENO] 5980. Con occhi bassi e mesto in volto Enea 5981. l’antro lascio, nell’animo volgendo 5982. gli oscuri eventi; gli era a fianco Acate 5983. con gli stessi pensieri, a lenti passi. 5984. E molto discorrevano, chiedendo 5985. di quale amico esanime e insepolto 5986. intendeva parlar la profetessa. 5987. Ed ecco, al loro giungere, sul lido 5988. videro in secco il corpo di Misèno 5989. morto miseramente, di Misèno 5990. l’Eolìde, che fu senza rivali 5991. nell’incitar gli eroi con la sua tromba 5992. nell’infiammar col canto la battaglia. 5993. Già seguace del grande Ettore, a fianco 5994. d’Ettore entrava nel combattimento, 5995. non men col lituo che con l’asta altero. 5996. E poi che a quello il vincitore Achille 5997. tolse la vita, il generoso eroe 5998. volle seguire non minor guerriero 5999. e al dardanide Enea si fe’ compagno. 6000. Or, mentre con la concava sua tromba 6001. ei follemente rintronava il mare 6002. chiamando i Numi a gareggiar nel canto, 6003. narrasi che Tritone invidioso 6004. lo ghermi su li scogli all’improvviso 6005. e nell’onde schiumanti lo sommerse 6006. Or dunque tutti, e più di tutti Enea, 6007. gemeano intorno a lui con gran clamore 6008. E pronti si affrettarono tra il pianto 6009. a compiere il voler della Sibilla, 6010. a gara accumulando e alzando al cielo 6011. tronchi per la sua pira sepolcrale. 6012. Nel bosco annoso, folto asil di fiere, 6013. ecco i pini cader, sotto le scuri 6014. risonar gli elci e i tronchi alti dei frassini, 6015. morse dai cunei scindersi le querce 6016. e d’alto rotolare orni giganti. 6017. Primeggiava nell’opra il padre Enea 6018. impugnando le stesse armi e incitando 6019. i suoi compagni; e investigava intanto 6020. quell’immensa foresta e triste in cuore 6021. pur meditava; e alfin così proruppe: 6022. < <Oh se qui nel gran bosco or mi apparisse 6023. sopra l’albero suo quel ramo d’oro! 6024. Tutto, o Miseno, ahime fin troppo vero 6025. ha pur detto di te la profetessa.>> 6026. [IL RAMO D’ORO] 6027. Finiva appena, e due colombe a volo 6028. ecco dal cielo proprio a lui dinnanzi 6029. scendere e su le verdi erbe posarsi. 6030. Ben riconobbe il grande eroe gli uccelli 6031. della sua Genitrice, e prego lieto: 6032. <<Deh guidatemi voi, se v’è sentiero, 6033. e col volo drizzate il mio cammino 6034. la nella selva dove il prezioso 6035. rampollo ombreggia il fertile terreno. 6036. E tu, madre divina, oh tu m’assisti 6037. nell’incertezza!>> E si fermo, guardando 6038. se gli dessero un segno ed in qual parte 6039. quelle si dirigessero nel volo. 6040. Ecco, si allontanarono beccando 6041. con voli brevi, sì che li potesse 6042. scorger l’acume di seguace sguardo. 6043. A un tratto, giunte alle fetenti gole 6044. d’Averno, si levarono veloci, 6045. poi, nell’aere limpido calando, 6046. ristettero su l’albero biforme 6047. dove eran volte e dove in mezzo ai rami 6048. chiaro brillo lo scintillio dell’oro. 6049. Come al freddo invernal nelle foreste 6050. verdeggia il vischio di novella fronda, 6051. che, generato da un’altrui radice, 6052. cinge di crocee bacche i tronchi schietti; 6053. tale quel frondeggiante oro appariva 6054. su l’elce oscura, ed il sottil metallo 6055. crepitava nell’alito del vento. 6056. Enea pronto afferro, schiantb quel ramo 6057. al suo desio sì tardo, e tosto all’antro 6058. lo porto della Vergine veggente. 6059. [LE ESEQUIE DI MISENO] 6060. Ed i Teucri piangevano frattanto 6061. Miseno e all’insensibile sua spoglia 6062. rendean sul lido l’ultime onoranze. 6063. E con tronchi di rovere e con pingui 6064. rami alzarono prima un’alta pira- 6065. v’intrecciarono ai lati oscure frondi 6066. vi piantarono i funebri cipressi 6067. e l’ornarono poi d’armi fulgenti. 6068. Altri nei bronzi alla gran fiamma ondanti 6069. apprestavano i tiepidi lavacri 6070. ed astersero ed unsero la salma 6071. irrigidita; alto sono il compianto 6072. Posaron poi le lagrimate membra 6073. sul. feretro e le avvolsero di vesti 6074. porporine a lui care. Alzarono altri 6075. (ahi triste officio!) il feretro, e le faci 6076. vi poser sotto, distogliendo gli occhi 6077. all’usanza dei padri Arsero insieme 6078. accumulate le votive offerte 6079. dell’incenso, e le vittime, e crateri 6080. colmi d’olio d’olivo. E quando alfine 6081. si accolser giu le ceneri, e le fiamme 6082. ebbero posa, aspersero di vino 6083. le reliquie e la bragia sitibonda- 6084. poi Corineo raccolse e chiuse l’ossa 6085. in un’urna di bronzo; indi tre volte 6086. cosparse di lustrale onda i compagni, 6087. con una fronda d’augurale olivo 6088. irrorandoli lieve, e fece puri 6089. gli eroi e disse l’ultimo saluto. 6090. E il pio Enea sul morto amico impose 6091. un gran sepolcro, e l’armi e il lituo, e un remo 6092. la sovra il monte aereo che ancora 6093. da lui detto e Miseno e che in eterno 6094. per le future età serba il suo nome. 6095. [IL SACRIFICIO PROPIZIATORIO] 6096. Compiuto il rito, esegui pronto i cenni 6097. della Sibilla. V’era un antro immenso 6098. che si aprìa con gran gola irta di rocce, 6099. difeso dalla livida palude 6100. e dall’ombra di boschi tenebrosi; 6101. e si esalava dalla fosca gola 6102. e al curvo ciel salìa sì tristo fiato, 6103. che mai nessun uccello impunemente 6104. potea sovr’essa reggere il suo volo; 6105. onde il luogo dai Grai fu detto Aorno. 6106. Qui la Sibilla collocò da prima 6107. quattro giovenchi dalle negre terga 6108. e su la fronte li spruzzo di vino; 6109. poi dalla fronte, in mezzo delle corna, 6110. svelse ciuffi di peli e li depose 6111. come primizia sopra i santi fuochi, 6112. ed Ecale con voce alta invocava 6113. dell’Èrebo e del Ciel nume possente, 6114. ed altri v’immergevano i coltelli 6115. e accoglievano in vasi il caldo sangue. 6116. E allora il grande Enea con la sua spada 6117. sgozzò una negra pecora alla Madre 6118. delle Furie e alla sua grande Sorella, 6119. e a te una vacca sterile, Prosèrpina; 6120. indi al Re stigio alzò l’are notturne 6121. ed intiere le vittime v’impose, 6122. olio irrorando su le carni ardenti. 6123. [IL VESTIBOLO DELL’ORCO] 6124. Ed ecco, al primo sorgere del sole, 6125. sotto i lor piedi mugghiare la terra; 6126. si scrollarono i vertici boscosi, 6127. parve che nella tenebra le cagne 6128. ululassero al giungere del Nume. 6129. <<Indietro, via di qui tutti i profani!>> 6130. la Sibilla grido, <<sgombrate il bosco. 6131. Entra, Enea, nella via; sguaina il ferro. 6132. Or animo bisogna, or saldo cuore. 6133. Così dicendo, a furia nell’aperto 6134. antro s’immise, e con sicuro passo 6135. alla Guida irrompente ei tenne dietro. 6136. Dei che regnate su gli spiriti! Ombre 6137. tacite! O Caos, o Flegetonte, o luoghi 6138. silenziosi nell’immensa Notte! 6139. Concedetemi voi ch’io possa dire 6140. quello che udii, lasciate voi ch’io sveli 6141. tutte le cose che son giu sommerse 6142. nella profonda tenebrosa Terra! 6143. Oscuri nella notte solitaria 6144. andavano così per le dimore 6145. vacue e pei regni squallidi di Dite 6146. come per boschi sotto avaro lume 6147. d’incerta luna, quando Giove ha involto 6148. nelle tenebre il cielo e l’atra notte 6149. ha dispogliato dei color le cose. 6150. La davanti al vestibolo, alla soglia 6151. delle gole dell’Orco, i lor giacigli 6152. hanno i Rimorsi vindici ed il Pianto- 6153. ed i pallidi Morbi anche vi han sede, 6154. e la triste Vecchiezza, e la Paura 6155. e persuaditrice di delitti 6156. la Fame, ed il Bisogno obbrobrioso 6157. (orride forme!), e col Dolor la Morte; 6158. e v’e, fratello della Morte, il Sonno 6159. con gl’impuri Diletti; e stanno a fronte 6160. la mortifera Guerra ed i ferrati 6161. covili delle Eumenidi, e la pazza 6162. Discordia che di bende insanguinate 6163. ha cinta intorno la viperea chioma. 6164. Apre nel mezzo, annose braccia, i rami 6165. un immenso olmo opaco ove, si crede, 6166. si affollano ed han sede i Sogni vani 6167. che stanno affissi sotto le sue foglie- 6168. ivi, infiniti mostruosi aspetti 6169. di varie fiere, stallano alle porte 6170. con i Centauri le biformi Scille, 6171. e Briareo centimane, e la belva 6172. di Lerna orribilmente sibilante, 6173. ed armata di fiamme la Chimera, 6174. e con le Arpie le Gorgoni, e l’aspetto 6175. del tricorpore mostro. Allora Enea 6176. trepidando di subito terrore, 6177. brandi la spada e dirizzo la punta 6178. contro i mostri avanzanti; e, se la Guida 6179. non l’ammoniva ch’eran tenui vite 6180. senza corpo vaganti in vuote forme, 6181. rapido s’avventava e con la spada 6182. inutilmente percotea quell’Ombre. 6183. [IL NOCCHIERO STIGIO] 6184. La via qui parte che conduce all’acque 6185. dell’inferno Acheronte. In vasto abisso 6186. il lutulento gùrgite ribolle 6187. e il suo fango vomisce entro il Cocìto. 6188. Caron nocchiero tien quest’acque e il fiume, 6189. orrido di terribile squallore; 6190. gran barba incolta gli biancheggia al mento, 6191. splendono come fiamma le pupille; 6192. sordido dalle spalle con un nodo 6193. pende il mantello. Egli da se governa 6194. con un palo la barca e con le vele, 6195. e dentro quella cimba ferrugigna 6196. l’Ombre traghetta; che, sebben già vecchio, 6197. acerba e verde ha la vecchiezza il Nume. 6198. [IL TRAGITTO DEI MORTI] 6199. Tutta una moltitudine diffusa 6200. precipitava la verso la riva: 6201. madri, mariti, corpi senza vita 6202. di magnanimi eroi, bimbi, fanciulle, 6203. giovini arsi sui roghi innanzi ai padri: 6204. quante nei boschi al primo gel d’autunno 6205. Si distaccano foglie e a terra cadono, 6206. quanti giu dal mar verso la riva 6207. fan ressa uccelli, quando il freddo verno 6208. oltre il mar li sospinge a terre apriche. 6209. Stavan pregando d’esser primi al passo 6210. di la dal fiume, e protendean le mani 6211. desiderosi dell’opposta sponda; 6212. ma il rigido nocchiero or riceveva 6213. questi ed or quelli, e respingendo gli altri 6214. li ricacciava lungi dall’arena. 6215. Enea, commosso e attonito al tumulto, 6216. chiese- <<Che e tanto affollarsi al fiume? 6217. Vergine, che chieggono quell’Ombre? 6218. Perché talune tornano dal lido 6219. ed altre a remi van per l’onda bruna?>> 6220. E a lui così l’annosa profetessa 6221. brevemente parlo; <<Figlio d’Anchise, 6222. manifesta progenie degli Dei, 6223. tu del Cocito vedi qui gli stagni 6224. profondi, vedi la palude stigia, 6225. di cui gli dei non osano invocare 6226. la maestà con giuramenti vani. 6227. E questa che tu vedi e la raminga 6228. turba non lagrimata e non sepolta- 6229. il nocchiero e Caronte, e la su l’onde 6230. vanno i sepolti: egli non puo portarl; 6231. oltre l’orride rive e i rauchi flutti 6232. prima che l’ossa abbiano pace in terra. 6233. Erran cent’anni intorno a questo lido 6234. così raminghi, e ammessi alfine al varco 6235. l’acque riveggon tanto desiate.>> 6236. Stette il figlio d’Anchise e fermo il piede 6237. tra diversi pensieri, e nel suo cuore 6238. commiserando quell’iniqua sorte; 6239. e la scorse, dolenti ed ancor privi 6240. delle onoranze funebri, Leucaspi 6241. e Oronte, duce della nave licia; 6242. d’Ilio vennero insiem pel mar ventoso 6243. e insieme l’Austro li prostro, nel mare 6244. tranghiottendo la nave e i naviganti. 6245. [PALINURO] 6246. E il nocchier Palinuro a lui veniva, 6247. quei che testé nel libico viaggio, 6248. mentre gli astri osservava, era caduto 6249. precipite da poppa in mezzo all’onde. 6250. Lo vide a stento Enea per l’ombra fosca, 6251. mesto nel volto; e a lui così per primo 6252. parlo: <<Qual dei Celesti, o Palinuro, 6253. a noi ti tolse, e ti sommerse in mare? 6254. Dimmelo, che, verace in ogni detto, 6255. in questo solo Apolline m’illuse, 6256. quando annuncio che incolume dal mare 6257. saresti giunto nella terra ausonia. 6258. Così dunque mi attenne la promessa?>> 6259. E quegli: <<Non l’oracolo d’Apollo, 6260. guerriero Anchisiade, t’illuse, 6261. e non un Dio sommerse me nel mare. 6262. Mi si schianto per gran forza il timone 6263. ch’io vigile tenea reggendo il corso, 6264. e me lo trassi giu precipitando. 6265. Ti giuro per le collere del mare 6266. che non mi dolsi allor della mia sorte, 6267. ma sol temei che senza più timone, 6268. senza nocchiero, la nave perisse 6269. in mezzo a tanti flutti accavallantisi. 6270. Tre notti di tempesta, imperversando 6271. su l’acqua, il Noto mi sbalzo pel mare, 6272. e solo al quarto dì scorsi l’Italia, 6273. levato su la cresta alta di un’onda. 6274. Lento lento nuotai verso la terra 6275. e ormai tenevo, salvo già, la sponda, 6276. quando con l’armi una gente selvaggia 6277. sopra mi fu come sopra una preda, 6278. mentre, gravato dalle vesti molli, 6279. con le mani contratte io m’aggrappavo 6280. agli scabri pinnacoli d’un monte. 6281. L’onda or mi tiene e sbatte ai lidi il vento. 6282. Ond’io pel lume e l'aere giocondo 6283. del ciel ti prego, per il padre Anchise, 6284. per la speranza del crescente Iulo: 6285. deh ritoglimi, invitto, a questo danno, 6286. e ricercando il porto dei Velini 6287. tu che lo puoi ricoprimi di terra. 6288. s’altro mezzo v’è, se la divina 6289. tua genitrice te ne mostra alcuno 6290. (che per voler di Dei tu certo imprendi 6291. a varcar tanti fiumi e il lago stigio), 6292. tendimi la tua destra e su per l’onde 6293. portami teco, sì che almeno estinto 6294. io trovi requie in placida dimora.>> 6295. Ma così gli grido la profetessa: 6296. <<Onde quest’empia brama, o Palinuro? 6297. Tu vedresti, insepolto, il lago stigio 6298. ed il severo fiume delle Eumenidi? 6299. Tu, non chiamato, giungeresti a riva? 6300. Cessa dallo sperar che le preghiere 6301. possan piegare i Fati degli Dei. 6302. Ma ricorda i miei detti, e al duro caso 6303. ti sian conforto. I popoli vicini, 6304. perseguitati da celesti segni 6305. per tutte le città della lor terra, 6306. placheran l’ossa, un tumulo inalzando 6307. ed al tumulo offrendo onor solenni; 6308. e il luogo avra di Palinuro il nome.>> 6309. Dal mesto cuore allor corruccio e dulo 6310. per un poco gli uscirono, e fu lieto 6311. che da lui quella terra avesse nome. 6312. [IL PASSO Dl STIGE] 6313. Così dunque seguirono il cammino 6314. accostandosi al fiume. Ed il nocchiero, 6315. che, di mezzo alle stigie onde, li vide 6316. venir pel bosco tacito alla riva, 6317. improvviso li assalse aspro gridando: 6318. <<Chiunque sii che vieni in armi al fiume, 6319. dimmi, pur di costi, perché tu vieni 6320. e ferma il passo. Il luogo è qui dell’Ombre, 6321. del Sonno, della sonnolenta Notte- 6322. Ia stigia barca non trasporta vivi. 6323. Né certo mi allegrai quando nel fiume 6324. Ercole accolsi, Teseo, Piritoo 6325. benché figli di Numi e invitti eroi- 6326. che quello venne a mettere in catene 6327. il custode del Tartaro e lo trasse 6328. via dal soglio del Re tutto tremante- 6329. tentaron questi di rapir la Dea 6330. dal nuziale talamo di Dite.>> 6331. Gli replicò l’anfrìsia profetessa: 6332. <<Non ti crucciare; qui non sono insidie 6333. né violenza portano quest’armi. 6334. Custode immane, il latratore eterno 6335. spaventi pur le smorte Ombre dall’antro. 6336. La fedele Proserpina rimanga 6337. nelle case di Dite. Enea troiano, 6338. per la pieta famoso e pel valore, 6339. verso il padre discende alle profonde 6340. Ombre infernali. Se il pensier di tanto 6341. figliale amore pur non ti commuove, 6342. almen questo virgulto (e trasse il ramo 6343. nelle vesti celato) or riconosci!>> 6344. Allor fu queta l’anima iraconda, 6345. né altro ei disse; ed ammirando il dono 6346. del ramo venerabile e fatale 6347. che dopo sì gran tempo or rivedeva, 6348. volse la negra poppa e venne a riva. 6349. Poi caccio gli altri spiriti, adagiati 6350. sui lunghi banchi, li sgombro dal bordo 6351. ed accolse nel legno il grande Enea. 6352. Gemette al pondo l’intrecciata chiglia 6353. e a molt’acqua del fiume aperse il varco- 6354. ma incolulni di la dalla corrente 6355. ei sbarco la Sibilla ed il guerriero 6356. sul fango molle e su le pallide alghe. 6357. [CèRBERO] 6358. Cèrbero enorme questo regno introna 6359. col trifauce latrare, accovacciato 6360. mostruoso in un antro. E la Sibilla, 6361. visti i colli rizzarsi irti di serpi, 6362. un’offa soporifera gli getta 6363. intrisa di papavero e di miele, 6364. ond’egli, tutte con rabbiosa fame 6365. spalancando le fauci, a vol l’afferra 6366. cadon fiaccate al suol le membra immani 6367. ed immenso ei s’allunga in tutto l’antro. 6368. Balza Enea nell’entrata, or che sopito 6369. giace il custode, e pronto si allontana 6370. dal lido delle irremeabili onde. 6371. [ANTINFERNO: I MORTI ANZI TEMPO] 6372. E subito, sul primo limitare, 6373. odono voci, e un gran vagirc c il pianto 6374. dell’anime dei pargoli innocenti 6375. che la negra giornata al sen materno 6376. ed al consorzio della dolce Vita 6377. rapi, sommerse in un’acerba morte. 6378. Presso vi stanno quei che furon morti 6379. per ingiusta sentenza. E queste sedi 6380. son da un giudice date e per sorteggio; 6381. Minos inquisitore agita l’urna 6382. e adunato lo stuol dell’Ombre mute 6383. esàmina le vite e i lor delitti. 6384. Subito dopo han la lor sede i mesti 6385. che innocenti si diedero la morte 6386. e per tedio del di gittaron l’anima; 6387. come or lassù vorrebbero patire 6388. dura fatica e povertà nel sole! 6389. Lo nega il Fato; con le livide acque 6390. li tiene l’inamabile palude 6391. e in nove cerchi li ravvolge Stige. 6392. Non lontani di la, per ogni parte 6393. i Campi si distendono del Pianto: 6394. tale il lor nome. In appartate vie 6395. e d’un bosco di mirti intorno cinti, 6396. si celano color che un duro amore 6397. consunse già col suo crudel veleno, 6398. né li lascia il dolor pur nella morte. 6399. Qui Fedra ei vede e Procri ed Erifile 6400. che del figlio crudele i colpi mostra, 6401. ed Evàdne e Pasìfe e Laodamìa, 6402. e Ceneo, che fu prima un giovinetto, 6403. e che, restituita alla nativa 6404. forma del Fato, or novamente è donna. 6405. [L’OMBRA DI DIDONE] 6406. Con quelle, fresca ancor della ferita, 6407. pel bosco errava la fenicia Elissa 6408. Come il troiano eroe le fu vicino 6409. e la raffiguro per l’ombra oscura 6410. come chi vede, o di veder gli sembra, 6411. tra i nuvoli spuntar la nuova luna 6412. in lagrime proruppe e a lei si volse 6413. con dolcezza amorosa <<Or dunque vero, 6414. infelice Didone, era l’annunzio 6415. che t’eri uccisa, che col ferro avevi 6416. affrettato la fine! Ed io fui dunque 6417. ahimè, la causa della tua sciagura? 6418. Per gli astri, per gli Dei, per quanto e sacro 6419. nei regni inferni, io qui ti giuro, Elissa, 6420. che per forza partii dalla tua terra. 6421. Il voler degli Dei, che per quest’ombra, 6422. per questi luoghi squallidi ed orrendi 6423. e per la notte fonda or mi sospinge, 6424. mi mosse con il suo comandamento; 6425. né credere potei che t’avrei dato 6426. così grande dolor col mio partire. 6427. Fermati! Non sottrarti agli occhi miei! 6428. Chi fuggi? Sono le parole estreme 6429. che per voler dei Fati io ti rivolgo.>> 6430. Così tentava Enea d’intenerire 6431. l'Ombra crucciata, che guatava torva 6432. e lagrimava. Ma da lui distolta 6433. ella tien fisse le pupille a terra 6434. né alle parole sue si trasfigura 6435. più ch’ardua selce o che marpesia rupe; 6436. poi s’invola da lui come nemica, 6437. e nella selva ombrifera dispare 6438. ove il suo primo coniuge Sicheo 6439. con pari amore all’amor suo risponde. 6440. Pure, commosso a quell’iniqua sorte, 6441. Enea con pietosi occhi piangenti 6442. lungamente seguì 1a fuggitlva. 6443. [GLI EROI GUERRIERI] 6444. Indi riprese il suo fatal viaggio. 6445. E furon presto alle campagne estreme 6446. ove stanno in disparte i chiari eroi. 6447. Ed ivi incontro Tideo gli venne, 6448. ivi Partenopèo nell’armi insigne 6449. e la pallida imagine di Adrasto; 6450. ivi i Dardanii nella guerra estinti 6451. e su nel mondo tanto lagrimati. 6452. Gemette Enea vedendo il lungo stuolo: 6453. v’eran Glauco, Tersiloco, Medonte, 6454. Polifete di Cerere ministro; 6455. e v’erano d’Antenore i figliuoli, 6456. e ancor col carro e ancor con l’armi Ideo. 6457. Fervide l’Ombre gli fan ressa intorno 6458. e non pur di vederlo esse son paghe, 6459. ma lor diletta d’indugiar con lui 6460. e di andar col suo passo e di sapere 6461. qual sia la causa della sua venuta. 6462. Ma i duci e le falangi agamennonie 6463. tremarono di subito sgomento 6464. appena riconobbero l’eroe 6465. e le sue risplendenti armi nell’ombra; 6466. e pronti alcuni volsero le terga 6467. come quando fuggivano alle navi; 6468. altri emisero un grido esile, e il grido 6469. tosto mori nelle lor bocche aperte. 6470. [DEIFOBO] 6471. La Deìfobo ei scorse, il Priamìde, 6472. dilaniato in tutta la persona 6473. e orrendamente mutilato in volto, 6474. né sol nel volto: avea le mani tronche, 6475. devastate le tempie e senza orecchi, 6476. e mozzo il naso da brutal ferita. 6477. A stento Enea lo ravviso, nell’atto 6478. di celar vergognoso i turpi sfregi, 6479. e gli si volse con amica voce; 6480. <<Valoroso Deifobo, progenie 6481. del gran sangue di Teucro, e chi mai volle 6482. prender su te si perfida vendetta? 6483. A chi fu dato far di te tal scempio? 6484. Seppi che tu nella suprema notte, 6485. stanco del grande eccidio, eri caduto 6486. sopra un confuso cumulo di morti. 6487. Io stesso allor su la retea marina 6488. ti eressi un vuoto tumulo, ed i Mani 6489. per tre volte chiamai con alto grido, 6490. e ti serba quel suolo il nome e l’armi. 6491. Vederti non potei nel mio partire, 6492. chiuderti, amico, nel natio terreno.>> 6493. <<Nulla, amico, obliasti,>> egli rispose, 6494. <<con tutti i riti flinebri onorando 6495. Deifobo e 1a sua spoglia mortale. 6496. Ma il mio destino, ma il misfatto atroce 6497. della Spartana mi han gettato in questa 6498. miseria; ebbi da lei questi ricordi! 6499. Tu ben rammenti come in folli ebbrezze 6500. (e bisogna pur troppo, ahi, rammentarlo) 6501. noi trascorremmo quell’estrema notte. 6502. Quando il fatal cavallo a sbalzi ascese 6503. su la rocca di Pergamo, recando 6504. nel gravido suo ventre i fanti armati, 6505. ella finse una danza e intorno ad esso 6506. trasse le Frigie ad ulular nell’orgia, 6507. e agitando su loro una gran fiamma 6508. dall’alta rocca i Danai chiamo. 6509. Stanco, frattanto, e in duro sonno immerso 6510. io giacevo nel talamo funesto, 6511. abbandonato in dolce alta quiete 6512. simile alla quiete della morte. 6513. La sposa incomparabile frattanto 6514. sgombrò l’armi di casa e mi sottrasse 6515. la fida spada sotto l’origliere; 6516. poi chiamo Menelao dentro la casa, 6517. poi la porta gli apri, certo sperando 6518. che fosse questo un prezloso dono 6519. per l’amor suo, ch’ella così potesse 6520. sperdere l’ombra del peccato antico. 6521. Che più m’indugio? Irruppero nel talamo, 6522. e veniva con lor come compagno 6523. l’istigatore di delitti Ulisse. 6524. Per i Greci innovate un tale strazio, 6525. Numi, se con pie labbra io lo domando. 6526. Ma or narrami tu quali vicende 6527. t’abbiano vivo fin quaggiu condotto; 6528. venisti forse qui peregrinando 6529. sul pelago, o per monito dei Numi? 6530. qual fortuna tanto ti travaglia 6531. che tu discenda a queste tristi case 6532. prive di sole, in questi regni bui?>> 6533. E già, mentre parlavano, l’Aurora 6534. aveva con la rosa quadriga 6535. varcato il mezzo del cammin celeste, 6536. e fors’egli traeva in quei colloquii 6537. tutto il suo tempo, se con detti brevi 6538. non l’ammoniva la veggente Guida: 6539. <<Enea, cade la notte, e noi passiamo 6540. l’ore piangendo. Siamo giunti al luogo 6541. dove la strada in due sentier si parte: 6542. va quel di destra alla città di Dite 6543. e qui verso l’Eliso e il cammin nostro; 6544. quel di sinistra che castiga gli empi 6545. al maledetto Tartaro conduce.>> 6546. <<Non ti crucciare, gran sacerdotessa,>> 6547. Deifobo le disse; <<ecco, or io parto; 6548. torno alla schiera, torno giu tra l’Ombre. 6549. E tu va’, gloria nostra, e ti sorrida 6550. miglior destino.>> Questo solo ei disse 6551. e mentre pur dicea s’allontano. 6552. [LA PORTA DEL TARTARO] 6553. Enea guardo: sorgeva alla sinistra, 6554. alle falde del munte, un gran castello 6555. chiuso da un cerchio triplice di mura, 6556. intorno a cui precìpite correva 6557. con torrenti di fiamme e travolgendo 6558. fragorosi macigni il Flegetonte, 6559. tartàreo fiume. A fronte una gran porta 6560. con stipiti d’indomito metallo 6561. che non avrebbe infranta urto d’eroi 6562. e non lo sforzo degli stessi Numi; 6563. la sormontava un’alta ferrea torre, 6564. e succinta in un pallio sanguinoso 6565. su la soglia Tisifone sedeva 6566. la notte e il giorno insonne vigilando. 6567. S’udian di la singulti, aspre sferzate, 6568. stridio di ferro, traino di catene. 6569. Ristette a quegli strepiti il dardanio 6570. duce atterrito. <<O Vergine, che specie 6571. di colpe e qui? Che pena li martira? 6572. Che pianto e questo che sì alto suona?>> 6573. Ed ella: <<O duce dei Troiani insigne, 6574. a nessun incolpevole e concesso 6575. d’oltrepassar la scellerata soglia. 6576. Ma, quando mi prepose ai boschi averni, 6577. Ecate stessa mi mostrò le pene 6578. stabilite dai Numi e mi fu guida. 6579. Lo Cnòsio Radamanto ha signoria 6580. sui durissimi regni; egli condanna, 6581. ode le colpe e a confessarle astringe 6582. quelli che, lieti del lor vano inganno 6583. protrassero la giusta espiazione 6584. fino all’estremo giorno della morte. 6585. E subita Tisifone sui rei, 6586. vendicatrice armata di flagello, 6587. balza, colpisce, agita lor dinnanzi 6588. con la sinistra i serpi orrendi e chiama 6589. lo stuol feroce delle sue sorelle. 6590. S’aprono allor le maledette porte 6591. su gli orrisoni cardini stridendo. 6592. Vedi tu qual custode e su l’entrata? 6593. Vedi qual mostro vigila la soglia? 6594. Ebbene, dentro, più feroce e immane 6595. e l’Idra con cinquanta orride fauci; 6596. e il Tartaro si avvalla e s’inabissa 6597. nelle tenebre in giu due volte tanto 6598. quanto e il tratto dal cielo all’alto Olimpo. 6599. [IL TARTARO E I REI] 6600. E la, nel più profondo imo travolta, 6601. scagliatavi dal fulmine, e l’antica 6602. prole di Gea, la gioventu titania; 6603. io vidi la gli sterminati corpi 6604. dei gemini Aloidi che si accinsero 6605. a sfondar con le mani il vasto cielo 6606. e a cacciar Giove dall’eccelso regno. 6607. Anche Salmoneo vidi, inabissato 6608. con castigo crudel mentre imitava 6609. il tuon celegte e i fulmini di Giove. 6610. Egli, tirato sopra una quadriga 6611. e squassando una face, in gran trionfo 6612. scorrea per le città nel cuor dell’Elide 6613. ed attraverso i popoli dei Grai 6614. chiedendo culto di divini onori. 6615. Stolto, che simulo col calpestio 6616. dei cavalli cornipedi e col bronzo 6617. la folgore ed i tuoni inimitabili. 6618. Ma dai suoi nembi il Padre onnipotente 6619. avvento contro lui la sua saetta 6620. (non fiaccole, non lumi fumiganti 6621. di resine!) e in un turbine di fuoco 6622. a precipizio giù l’inabissò. 6623. E pur Tizio là vidi, il grande figlio 6624. della Terra universa genitrice, 6625. che col corpo ben nove iùgeri invade; 6626. un immane avvoltoio col rostro adunco 6627. gli dilacera il fegato immortale 6628. e i visceri di duol sempre fecondi, 6629. e gli si annida nel profondo petto 6630. e al pasto intende e senza posa rode 6631. le fibre senza posa rinascenti. 6632. E che diro dei Lapiti, Issione 6633. e Piritoo? Pende su loro un masso 6634. ch’e già presso a cader, par già che cada- 6635. risplendono alti letti sontuosi 6636. con piedi d’oro, ed un convito e offerto 6637. con regale splendore alle lor bocche; 6638. ma la Furia maggior che su vi giace 6639. vieta alle mani di toccar le mense, 6640. e squassando la fiaccola in pie balza 6641. e tutto intorno col suo grido introna. 6642. E la rinchiusi attendono il castigo 6643. quelli che in vita odiarono i fratelli, 6644. maltrattarono il padre, ordiron fi-odi 6645. contro clienti; e il lungo stuol di quelli 6646. che soli si covarono i tesori 6647. senza partirli con i lor congiunti; 6648. quei che mossero guerra al patrio suolo 6649. che ruppero fede ai lor signori. 6650. Non chieder di conoscere le pene 6651. né qual colpa o qual sorte ivi li trasse. 6652. Volgono alcuni un masso smisurato; 6653. altri legati pendono dai raggi 6654. d’una ruota; vi sta, vi stara sempre 6655. immobilmente il misero Teseo, 6656. e Flegias più misero garrisce 6657. tutti a gran voce e predica tra l’Ombre: 6658. -Imparate, ammoniti dall'esempio, 6659. ad esser giusti e a non spregiar gli Dei-. 6660. V’è chi per oro il patrio suol vendette 6661. ed un superbo despota gl’impose; 6662. fece e disfece leggi, ardì ciascuno, 6663. e il frutto ne godé, colpe nefande. 6664. Se cento lingue e cento bocche avessi 6665. e una voce di ferro, io non potrei 6666. tutte ridir le specie dei delitti, 6667. tutti ridire delle pene i nomi.>> 6668. Così parlo la profetessa annosa 6669. d’Apolline e soggiunse: <<Orsu, riprendi 6670. la via, compisci l’intrapresa offerta. 6671. Affrettiamoci; veggo le muraglie 6672. costrutte alla fucina dei Ciclopi 6673. e dirimpetto l’arco della porta 6674. dov'è prescritto che si appenda il dono.>> 6675. Disse, e di paro per l’oscure strade 6676. varcan veloci l’intermesso spazio 6677. fino alla porta. Occupa Enea l’entrata, 6678. e irrorate di fresca acqua le membra 6679. affigge su la porta il ramo d’oro. 6680. [I CAMPI ELISI] 6681. Così dunque alla Dea reso il tributo, 6682. essi giunsero a luoghi di letizia 6683. e ai bei verzieri delle venturose 6684. foreste, sedi di felicita. 6685. Più libero qui l’aere soffonde 6686. di fulgore purpureo la terra 6687. che di un suo sole e di sue stelle e lieta. 6688. E alcuni, sopra le palestre erbose, 6689. esercitan le membra, altri nei ludi 6690. lottano in gara sulla fulva arena, 6691. altri col piede segnano la danza 6692. ed intuonano canti. In lunga veste 6693. anche il vate treìcio in ritmo accorda 6694. la vicenda settèmplice dei suoni, 6695. pulsandola col pettine d’avorio 6696. con le dita. E qui l’antica stirpe 6697. di Teucro, i figli splendidi, gli eroi 6698. magnanimi ai più belli anni fioriti: 6699. Assaraco, Ilo, Dardano, di Troia 6700. progenitori. Vede Enea la presso 6701. I’armi ed i vuoti carri di battaglia; 6702. fitte al suolo son l’aste, ed i cavalli 6703. pascono errando liberi pei campi. 6704. Sì, quel diletto che di carri e d’armi 6705. ebbero vivi, quella stessa cura 6706. di pascolare splendidi cavalli 6707. dopo il sepolcro li accompagna ancora. 6708. E a destra ed a sinis1:ra altri ne scorge 6709. a convito su l’erbe, in lieti cori, 6710. chc cantano un giocondo inno festivo 6711. nel boschetto odorifero d’alloro, 6712. onde ai superi sgorga e per le selve 6713. l’ondoso fiume Erìdano si volve. 6714. Quivi e lo stuol di quelli che feriti 6715. cadder pugnando per la patria terra, 6716. i sacerdoti d’illibata vita, 6717. i profeti che diedero responsi 6718. degni di Febo, quelli che con arti 6719. novelle ingentilirono la Vita, 6720. quelli che bene oprarono e nel mondo 6721. lasciarono di se lunga memoria. 6722. cinge llna nivea benda a tutti il fronte. 6723. Si affollavano intorno; e la Sibilla 6724. lor si rivolge, ed a Musèo per tutti 6725. che all’innumere turba egli sta in mezzo 6726. e sovrastar con gli bmeri si vede 6727. alto su tutti: <<O anime felici, 6728. ditemi, e dimmi tu, ottimo vate: 6729. in qual plaga, in che luogo ha sede Anchise? 6730. Che per lui siam venuti, abbiam per lui 6731. valicato le grandi acque dell’Erebo.>> 6732. E l’eroe brevemente le rispose: 6733. <<Non ha nessuno una sua propria sede; 6734. sostiamo fra le dense omhre dei boschi, 6735. e posiamo sui letti delle ripe 6736. e in prati rinverditi da ruscelli. 6737. Ma voi, se il cuore tal desio vi punge, 6738. varcate questo colle, ed io hen presto 6739. vi mettero per facile sentiero.>> 6740. Disse e ando innanzi, poi con largo gesto 6741. mostro dall’alto chiare ampie distese. 6742. E quelli allor discesero nel piano. 6743. [IL PADRE E IL FIGLIO] 6744. E il genitore Anchise era nel mezzo 6745. d’una verde convalle, e vagheggiava 6746. con grande amore l’Ombre la raccolte 6747. che risalir dovevano alla luce, 6748. e rienumerava ad una ad una 6749. tutte le moltitudini dei suoi 6750. ed i cari nepoti, e di ciascuno 6751. le sorti e i Fati, I’indole e le imprese. 6752. Vide egli Enea venire a lui per l’erbe, 6753. e d’impeto gli tese ambe le braccia 6754. e in lagrime proruppe e gli grido: 6755. <<Eccoti finalmente! O tanto atteso 6756. l’amore ha vinto l’arduo cammino. 6757. Pur in volto io ti veggo, o mio figliuolo, 6758. e le care parole odo e ti rendo. 6759. Così così nell’animo pensavo, 6760. questo attendevo noverando i giorni- 6761. non m’illuse la trepida speranza. 6762. Oh quante terre, quanti mari hai corsi 6763. figlio, quanti cimenti hai superati 6764. prima di giunger qui! Come temetti 6765. che fatale ti fosse il libio regno!>> 6766. E il figlio a lui: <<L’imagine tua mesta 6767. apparendomi spesso, o dolce padre, 6768. mi trasse a ricercar queste dimore 6769. Ferma e la flotta nel Tirreno. Oh lascia, 6770. padre, lasciami unir destra con destra 6771. e non sottrarti al filiale amplesso.>> 6772. Disse, e gran pianto gl’inondò le gote. 6773. E per tre volte con le braccia ei volle 6774. cingergli il collo; inutilmente! L’Ombra 6775. sfuggì l’amplesso, pari a vento lieve 6776. e simile ad un sogno fuggitivo. 6777. [IL FIUME LETE] 6778. Ei vide allor nella remota valle 6779. un boschetto segreto ove le fronde 6780. stormian sonore, ed il leteo ruscello 6781. che per le sedi placide fluiva. 6782. Intorno vi aliavano infiniti 6783. popoli e genti, come quando l’api 6784. nell’estate serena errando vanno 6785. per le campagne d’uno in altro fiore 6786. volando d’intorno ai nivei gigli, 6787. e del susurro tutto l’aere ronza. 6788. Stupi dello spettacolo improvviso 6789. l’ignaro Enea, né domando le cause, 6790. chiese che fosse quel sì lungo fiume, 6791. chi le rive affollasse in tanta schiera. 6792. E il padre Anchise: <<L’anime che sono 6793. destinate dal Fato a corpi nuovi 6794. bevono all’onda del letèo ruscello 6795. sorsi di pace e l’infinito oblio. 6796. Ragionarti di lor desideravo 6797. da lungo tempo, e agli occhi tuoi mostrarle 6798. e noverarti questa mia progenie, 6799. sì che ancor più con me ti rallegrassi 6800. d’aver raggiunta l’itala contrada.>> 6801. <<Padre, e crederlo debbo? Alcuni spirti 6802. risalgono di qui nell’alto cielo 6803. e ai lenti corpi fanno ancor ritorno? 6804. Tristi! Un desio sì folle hanno del sole?>> 6805. <<Te lo diro, non ti terrb nel dubbio, 6806. figliuolo,>> allora gli rispose il padre; 6807. e gli svelo per ordine ogni cosa. 6808. [L’ANIMA UNIVERSALE] 6809. <<Odi. Uno Spirto universal vivifica 6810. il ciel, la terra, il marin suolo, il globo 6811. fulgido della luna e il sol titànio, 6812. unico Spirto in ogni parte effuso 6813. che tutta muove ed agita la mole 6814. e intimamente in essa si confonde. 6815. Vengon da questo le progenie umane, 6816. quelle dei bruti, le volanti vite, 6817. i mostri che l’oceano produce 6818. sotto i lucidi piani. E in quelle essenze 6819. tutto permane l’ignëo vigore, 6820. tutta l’original divinità, 6821. se non che le ritarda il corpo ostile 6822. e deboli le rendono i terrestri 6823. organi e le lor membra periture. 6824. Quindi han gioie e dolori, e ansie e voglie, 6825. né il Ciel più riconoscono, rinchiuse 6826. nel tenebroso carcere mortale. 6827. Ed anche quando nel supremo giorno 6828. le abbandona la Vita, ancor non tutte 6829. le impurità né i lor corporei mali 6830. finalmente si spogliano, che molti, 6831. sì lungamente concresciuti in esse, 6832. han tuttavia mirabile vigore. 6833. E per ciò si travagliano in supplizi 6834. e fanno ammenda dei lor mali antichi. 6835. E talune si espongono sospese 6836. sui venti lievi; in gurgiti profondi 6837. altre lavano il male onde son lorde, 6838. ed altre lo consumano nel fuoco; 6839. ognuno i Mani suoi soffre ed espia. 6840. Indi siamo inviati all’ampio Eliso, 6841. ma in pochi erriamo per i lieti campi; 6842. fin che lunga stagione, esausto il giro 6843. d’anni prefisso, via da noi deterga 6844. le immondezze contratte, e ci rifaccia 6845. pure etereo senso e pura fiamma 6846. di quell’originale Anima prima. 6847. E quando questi spiriti han compiuto 6848. un ciclo di mille anni, in lunga schiera 6849. li chiama il Dio su la letèa corrente 6850. ove, rifatti immemori e la vòlta 6851. del ciel vedendo, sentano desio 6852. di ritornare in corpi morituri.>> 6853. Così Anchise parlo; poi trasse il figlio 6854. con la Sibilla in mezzo alla sonante 6855. folla adunata, e sopra un balzo ascese 6856. per vedere di fronte il lungo stuolo 6857. e in volto ravvisar l’Ombre avanzanti. 6858. [GLI EROI DELLE ORIGINI] 6859. <<Or dunque ti diro qual gloria attende 6860. nell’avvenire la dardania prole, 6861. quali nepoti ti dovranno uscire 6862. dall’italica gente, anime illustri 6863. che si nomineran dal nostro nome; 6864. or ti faro palesi i tuoi destini. 6865. Vedi quel giovinetto che si appoggia 6866. ad una lancia pura: egli per fato 6867. e il più vicino a riveder la luce, 6868. perché, di sangue italico commisto 6869. uscira primo all’aure della Vita; 6870. e sara Silvio, nome albano e tua 6871. prole tard;va, che a te vecchio in selve 6872. generera la coniuge Lavinia; 6873. re, di re genitore, onde la nostra 6874. progenie avra dominio in Alba Lunga. 6875. Proca gli e presso, gloria dei Troiani, 6876. e Capi, e Numitore, e Silvio Enea 6877. che sarà, rinnovandoti nel nome, 6878. prode e pio come te, quando su Alba 6879. ei regnerà. Che giovini! Tu vedi 6880. quanta forza dimostrano! E recinte 6881. della civica quercia hanno le tempie. 6882. Essi per te sui monti erigeranno 6883. Gabi e Nomento e l’urbe di Fidene, 6884. Pomezia e i Collatini baluardi, 6885. e Bola e Cora ed il castello d’Inuo; 6886. che tali nomi avranno allor quei luoghi 6887. che ancora sono terre senza nome. 6888. All’avo poi succederà nel regno 6889. Romolo Marzio; Ilia sara sua madre, 6890. della stirpe di Assaraco. Non vedi 6891. ch’egli ha su l’elmo un doppio alto cimiero 6892. e che lo stesso padre degli Dei 6893. lo segna della sua divinita? 6894. Ecco, figliuolo: per gli auspicii suoi, 6895. sette colli cingendosi d’intorno 6896. di mura, e lieta di guerriera prole, 6897. l’alta Roma avra impero eguale al mondo 6898. ed avra pari l’animo all’Olimpo. 6899. Così la madre Berecinzia in cocchio 6900. scorre turrita le città di frigia 6901. e abbraccia, lieta di divina prole, 6902. cento nepoti suoi, tutti Celesti, 6903. tutti abitanti le superne sedi. 6904. [CESARE AUGUSTO] 6905. Or rivolgi quaggiù le tue pupille, 6906. e guarda questa gente: i tuoi Romani! 6907. Cesare e qui, la stirpe e qui di lulo 6908. che uscira sotto il grande arco dei cieli; 6909. e qui l’eroe che più ti si promise, 6910. Cesare Augusto prole del Divino, 6911. che innovera nel Lazio il secol d’oro 6912. sui campi un di regnati da Saturno, 6913. che oltre gl’Indi e oltre i Garamanti 6914. l’impero estendera, fino alle terre 6915. che son di la dal corso delle stelle 6916. e di la dal cammino annuo del sole, 6917. dove Atlante su gli omeri rivolge 6918. l’asse del ciel trapunto d’astri ardenti. 6919. Or trepidano già, per quest’avvento 6920. presagito da oracoli divini, 6921. la meotide terra e i caspii regni; 6922. smarrite già si turbano le sette 6923. bocche del Nilo. Non l’Alcide corse 6924. per la Terra così, benché trafisse 6925. la cerva dagli zoccoli di bronzo 6926. e libero le selve d’Erimanto 6927. e Lerna fece trepidar con l’arco: 6928. non Libero così, che trionfante 6929. regge il suo carro con pampinee briglie 6930. guidando tigri giù dall’alta Nisa. 6931. E ancora indugeresti ad affermare 6932. la virtù nelle imprese? Esiti ancora 6933. a prender stanza nella terra ausonia? 6934. [I RE E I CONSOLI] 6935. Ma chi porta laggiù, cinto d’olivo, 6936. quei sacri arredi? Riconosco il bianco 6937. mento ed il crin del primo re romano, 6938. che costituirà l’Urbe con leggi 6939. quando da Curi, umile terra angusta, 6940. sarà levato a potesta sì grande. 6941. E Tullo a lui succedera nel regno, 6942. che finalmente, i patrii oblii rompendo 6943. susciti all’armi gli uomini oziosi 6944. e le schiere disuse dai trionfi. 6945. Baldanzoso gli e presso Anco, e già troppo 6946. dell’aura popolare ei si compiace. 6947. Vuoi tu anche vedere i re Tarquinii 6948. e la fortissima anima di Bruto 6949. vendicatore e i racquistati fasci? 6950. La potestà di console per prirno 6951. egli terra con le spietate scuri; 6952. e, benché genitore, ai suoi figliuoli 6953. ribelli in nuova guerra ei darà morte 6954. nel nome della bella liberta 6955. (qual che il giudizio sia dei discendenti, 6956. misero padre!); in lui trionferanno 6957. amor di patria, immenso amor di gloria. 6958. E guarda più lontani i Deci e i Drusi, 6959. con la sua scure rigida Torquato 6960. Camillo che ricupera i vessilli. 6961. Quelli che splender vedi in armi eguali, 6962. e che sono e saranno ognor concordi 6963. fin che quaggiù la notte li ravvolga, 6964. quanta guerra tra lor, quanto sterminio, 6965. quanti eserciti, ahimè, susciteranno 6966. uscendo fuor nel lume della Vita, 6967. il suocero calando dagli alpini 6968. baluardi e dall’arce di Moneco, 6969. il genero affrontandolo congiunto 6970. con le nemiche forze or-ientali! 6971. Non adusate a si tremende guerre 6972. gli animi vostri, contro il patrio seno 6973. non rivolgete il valido vigore, 6974. figli. E tu per il primo, oh tu che hai 6975. dall’Olimpo l’origine, desisti, 6976. e di man getta l’armi, o sangue mio. 6977. Quello, debellatore di Corinto 6978. e per la rotta degli Achivi insigne, 6979. trionfera su l’alto Campidoglio; 6980. quei prostrera Micene agamennonia, 6981. Argo, lo stesso Eacide rampollo 6982. del grande Achille, vendicando gli avi 6983. teucri e l’oltraggio al tempio di Minerva. 6984. Come tacer di te, grande Catone, 6985. e di te, Cosso? Come della prole 6986. di Gracco e d’ambedue gli Scipioni, 6987. folgori in guerra e della Libia eccidio? 6988. Di te sì ricco in poverta, Fabrizio? 6989. E di te che i tuoi solchi ari, Serrano? 6990. Come, sì stanco, di voi dire, o Fabii? 6991. Sei dunque tu quel Massimo che solo 6992. salverai la città temporeggiando? 6993. Altri, concedo, con più molle tocco 6994. modelleranno e animeranno il bronzo 6995. e trarran vive imagini dal marmo, 6996. sapran meglio arringare, e col compasso 6997. delineare ogni sentier del cielo 6998. e presagire il sorgere degli astri; 6999. tu con l’imperio reggere le genti 7000. devi, romano; e l’arte tua: dettare 7001. norme alla pace, esser clemente ai vinti 7002. e debellare i popoli superbi.>> 7003. [IL GIOVANE MARCELLOl 7004. Così egli dicea; maravigliando 7005. l’udiano quelli, ed egli allor soggiunse: 7006. <<Guarda come Marcello innanzi viene 7007. ed insignito delle spoglie opime 7008. vittorïoso agli altri eroi sovrasta. 7009. Egli in un’ora torbida e inquieta 7010. sara presidio del romano Stato, 7011. cavalcando a prostrare i ribellanti 7012. Galli e i Fenici, ed a Quirino padre 7013. appendera le terze spoglie opime>>. 7014. Allor Enea, vedendo andar con lui 7015. un giovine leggiadro in fulgide armi 7016. ma con mesto sembiante ed occhi bassi: 7017. <<Chi e, padre, colui che s’accompagna 7018. con l’eroe che va innanzi? Un guo figliuolo 7019. un discendente del suo gran lignaggio? 7020. Che susurro di genti a lui d’intorno! 7021. Nobile aspetto e il suo, ma fosca notte 7022. gli cinge il capo d’ombra luttosa.>> 7023. E rispose piangendo il padre Anchise: 7024. <<O figliuolo, non chiedermi di questo 7025. grande lutto dei tuoi. L’avranno i Fati 7026. dato appena alla terra, ed alla terra 7027. lo toglieranno. Vi Parrebbe, o Dei, 7028. troppo potente la romana stirpe 7029. se durabile fosse un tanto dono. 7030. Che gran pianto di popolo dal Campo 7031. di Marte nella grande Urbe verrà! 7032. Quali esequie vedrai, Dio Tiberino, 7033. circumfluendo il tumulo recente! 7034. Nessun giovine mai dell’ilia stirpe 7035. avra inalzato a tanto alte speranze 7036. gli avi latini, e la romulea terra 7037. sì fiera non sara d’altro suo figlio. 7038. Oh sacri affetti, oh prisca fede, oh destra 7039. invincibile in guerra! E chi l’avrebbe 7040. impunemente combattuto a fronte, 7041. ch’entrasse pedone alla battaglia 7042. a schiumante corsier pungesse il fianco? 7043. Misero giovinetto, se tu vinca 7044. l’aspro destino, tu sarai Marcello. 7045. Oh ch’io gigli cosparga a piene mani 7046. e purpurei fiori; oh ch’io con questi 7047. doni ricolmi l’Ombra del nipote 7048. e renda a lui questo tributo inane!>> 7049. [IL COMMIATO] 7050. Essi così trascorsero, nei vasti 7051. aerei campi, tutta la contrada, 7052. ogni cosa osservando. E come Anchise 7053. ebbe condotto in ogni parte il figlio 7054. accendendogli l’animo d’amore 7055. per la gloria futura, anche gli disse 7056. quanta guerra per lui già s’apprestava, 7057. e gli disse dell’urbe di Latino 7058. e dei Laurenti popoli, e in qual modo 7059. patir dovesse o vincere i travagli. 7060. Due porte ha il Sonno: una di corno 7061. ed agevole il varco hanno per essa 7062. l’Ombre veraci; risplendente e l’altra 7063. ed in avorio candido foggiata, 7064. ma i Mani fuor ne inviano sul mondo 7065. gl’ingannevoli sogni. Ed ivi Anchise 7066. scorta parlando il figlio e la Sibilla, 7067. e fuor li mette per l’eburnea porta; 7068. torna quello alla flotta e i suoi rivede. 7069. Poi, lungo il lido, al porto di Gaeta 7070. dirizza il corso. L’ancora si cala 7071. da prua, le poppe stanno in secco a riva. 1297 7072. LIBRO VII 7073. [LA REGGIA DI CIRCE] 7074. Tu pur, Caièta, enèade nutrice, 7075. desti fama immortale ai nostri lidi 7076. con la tua morte, e, se pur questa è gloria, 7077. il ricordo di te vive perenne 7078. per la contrada, e nella grande Esperia 7079. le tue ceneri serbano il tuo nome. 7080. Indisse Enea le rituali esequie 7081. e il sepolcrale tumulo costrusse; 7082. poi, come al largo furon quete l’onde, 7083. uscì dal porto e diè le vele al vento. 7084. Spirò più forte, all’annottar, la brezza 7085. e li seguiva candida la luna: 7086. tutto al suo lume tremolava il mare. 7087. Rasentarono prima il litorale 7088. della terra Circea, dove la ricca 7089. figlia del Sol col suo perpetuo canto 7090. empìa le inaccessibili foreste 7091. ed accendea negli atrii superbi 7092. cedro odoroso a illuminar le notti, 7093. mentre scorrea col pettine sonoro 7094. su le tele sottili. Ed essi a notte 7095. udirono ruggire orsi e leoni 7096. reluttanti ai lor lacci, e nei covili 7097. infuriar setigeri cinghiali 7098. ed ululare smisurati lupi: 7099. forme d’uomini un dì, che la crudele 7100. Circe con erbe magiche converse 7101. in sembianze ed in membra belluine. 7102. Ma non ai Teucri consentì Nettuno 7103. di patire in quel porto un tanto orrore 7104. né di toccar la perfida riviera; 7105. gonfio le vele di propizio vento 7106. ed oltre le ferventi onde li trasse. 7107. Già rosseggiava di bagliori il mare, 7108. e dall’alto dei cieli aurea splendeva 7109. nella sua biga rosëa l’Aurora, 7110. quando subitamente il vento cadde 7111. e ogni alito cessò: con grande sforzo 7112. fendeano i remi il liscio pian del mare. 7113. [LA FOCE DEL TEVERE] 7114. Ed Enea vide allora un bosco immenso 7115. per cui l’ameno tiberino corso 7116. coi rapidi suoi gorghi in mar rompeva 7117. tutto fulvo d’arena: intorno e sopra 7118. frotte d’uccelli, usi alle rive e al fiume, 7119. giocondavano l’aëre di canti 7120. e intessevano voli entro la selva. 7121. Lieto egli fece volgere la rotta 7122. e drizzare le prue verso la terra; 7123. poi entrò nelle folte ombre del fiume. 7124. [INVOCAZIONE] 7125. Erato, or narrerò quali i regnanti 7126. del Lazio antico e gli ordini e lo stato 7127. fossero, allor che per la prima volta 7128. quello straniero popolo approdava 7129. con la sua flotta su l’ausonio lido; 7130. or ridirò le origini remote 7131. di quella guerra. Inspira il vate, o Dea. 7132. Io canterò le orribili battaglie, 7133. le schiere e i re che l’ira generosa 7134. trasse a morir, l’esercito tirrenio, 7135. tutta l’Esperia sollevata in armi. 7136. Più vasti eventi or muovono il mio canto, 7137. a un’altissima impresa ora mi accingo. 7138. [LA FIGLIA DEL RE] 7139. Reggea le terre e le città, tranquille 7140. per lunga pace, il vecchio re Latino, 7141. generato da Fauno e da Marica 7142. ninfa laurente; era di Fauno padre 7143. Pico, che padre chiama te, Saturno: 7144. della progenie stipite tu sei. 7145. Non gli concesse viril prole il Fato, 7146. poi che questa, nel fior degli anni suoi, 7147. gli fu tolta sul nascere. Restava 7148. sola nella sua casa e in sf gran regno 7149. una figliuola, già matura ormai 7150. per uno sposo ed in età di nozze 7151. e dal gran Lazio e dall’Ausonia tutta 7152. la chiedevano molti: innanzi agli altri, 7153. potente per antico ordine d’avi, 7154. il bellissimo Turno; e la regina 7155. con mirabile ardor sollecitava 7156. questo imeneo: ma innumeri prodigi 7157. paurosi del Cielo erano ostili. 7158. Nei penetrali dell’eccelsa reggia 7159. sorgeva un lauro dalle intatte fronde 7160. piamente per lunghi anni serbato; 7161. e si dicea che il re Latino stesso 7162. qui lo trovasse allor che primamente 7163. fondo la rocca; e lo sacrava a Febo, 7164. ed i coloni nomino Laurenti. 7165. Or (mirabile a dire) un folto sciame 7166. d’api a traverso l’aere sereno 7167. venne a posarsi con ronzio sonoro 7168. su la sua cima: poscia l’una all’altra 7169. si unirono coi piedi e furon tutte 7170. come un grappolo pendulo dai rami. 7171. E un indovino subito predisse: 7172. <<Veggo di fuori giungere un eroe 7173. e affluir qui, da quella stessa parte, 7174. genti che la città domineranno.>> 7175. Poi, mentre il re con fiaccole devote 7176. accendeva gli altari, ed al suo fianco 7177. stava con lui la vergine Lavinia, 7178. parve, oh prodigio!, che ai suoi lunghi crini 7179. si apprendesse una fiamma e che la fiamma 7180. crepitando bruciasse ogni ornamento: 7181. la regal chioma ardeva, ardeva il serto 7182. rifulgente di gemme, ed ella, avvolta 7183. entro quel roggio fumido bagliore, 7184. parve di fuoco tutta empir la reggia. 7185. Questo invero sembro maraviglioso 7186. e terrifico evento, e fu presagio 7187. ch’ella avrebbe gran fama e gran destino 7188. ma che ai suoi produrrebbe immensa guerra. 7189. [L’ORACOLO DI FAUNO] 7190. Per quei prodigi attònito, Latino 7191. ai fatìdici oracoli ricorse 7192. del padre Fauno, interrogando i boschi 7193. sotto l’eccelsa Albunea cascata, 7194. la maggiore che in selve erompe e scroscia 7195. con sacro getto e di tra l’ombre esala 7196. violenti mefitici vapori. 7197. Quivi le genti italiche di tutta 7198. l’enbtria terra nei dubbiosi eventi 7199. chiedean responsi; quivi il sacerdote 7200. recava offerte; nella notte muta 7201. quivi, adagiato su distesi velli 7202. d’agnelle uccise, egli vedea nel sonno 7203. innumeri fantasime volare 7204. con modi strani, e voci arcane udiva, 7205. e udiva la parola dei Celesti, 7206. e parlava agli Dei del fondo Averno. 7207. Quivi allora egli stesso il re Latino 7208. gli oracoli invoco, secondo il rito 7209. cento immolando pecore lanose, 7210. e coricato sui distesi velli 7211. dei lor terghi si giacque. Ed una voce 7212. dal profondo del bosco a lui rispose: 7213. <<O mia progenie, non latine nozze 7214. per la figliuola tua cercar tu devi; 7215. non ti affidar nel talamo che appresti. 7216. Verra di fuori il genero che al Cielo 7217. alzera col suo sangue il nostro nome, 7218. e i suoi nepoti, del suo ceppo usciti, 7219. sotto i lor piedi volgersi e servire 7220. vedran tutte le cose a cui sovrasta 7221. da un mare all’altro nel suo corso il sole.>> 7222. Non in sé chiusi tenne il re Latino 7223. questi responsi e questi avvertimenti 7224. dati da Fauno nella notte muta; 7225. anzi la Fama già li avea diffusi 7226. per le ausonie città larga volando, 7227. quando la prole di Laomedonte 7228. legò la flotta all’alto erboso lido. 7229. [LA TERRA PROMESSA] 7230. Giacque con Iulo e coi suoi duci Enea 7231. ai piedi d’una pianta alta e frondosa; 7232. indi per l’erbe stesero le mense 7233. e la, secondo il monito di Giove, 7234. posero su focacce di frumento 7235. le lor vivande, e con agresti frutti 7236. ricolmarono i deschi cereali. 7237. Come fu consumata ogni vivanda, 7238. la penuria di cibi anche li trasse 7239. a dar di morso all’esili focacce, 7240. a violar con le mascelle audaci 7241. e con le mani gli orli ed i riquadri 7242. delle croste fatali. <<Oh, che mangiamo 7243. anche le mense?>> disse Iulo, e rise; 7244. né altro disse. Ma quel primo accenno 7245. annunciava il finir d’ogni travaglio; 7246. pronto lo colse dal suo labbro il padre 7247. e, stupito al prodigio, in cuor lo chiuse. 7248. <<Io ti saluto>>, disse pronto, <<o terra 7249. che il destino mi deve. E voi saluto, 7250. Penati fedelissimi di Troia. 7251. La sede e qui, la nostra patria e questa. 7252. Or ben ricordo: il genitore Anchise 7253. mi lascio questo monito del Fato: 7254. -Quando, gettati sopra ignote rive, 7255. sarete, o figlio, astretti dalla fame, 7256. finiti i cibi, a divorar le mense, 7257. allor tu spera dopo tanti affanni 7258. una dimora, ed ivi inalza ed ivi 7259. cingi di vallo le tue prime case.- 7260. Questa e la fame. Questa ancor restava 7261. perché avessero fine i nostri mali. 7262. Animo, dunque. Allo spuntar del sole 7263. lieti dal porto per diverse vie 7264. esploriamo la terra, investigando 7265. chi vi dimori e dove sian le mura. 7266. A Giove con le pàtere or libate, 7267. invocate pregando il padre Anchise 7268. e su le mense riponete il vino.>> 7269. Cinse, ciò detto, d’un frondoso ramo 7270. le tempie, e il Genio supplico del luogo; 7271. invoco, prima fra gli Dei, la Terra 7272. e le Ninfe ed i fiumi ancora ignoti, 7273. e poi la Notte e le nascenti stelle 7274. e la madre Cibele e Giove Ideo, 7275. e, nell’Erebo e in Cielo, ambi i parenti. 7276. Tre volte allor l’onnipotente Padre 7277. tono dall’alto nel sereno cielo 7278. e nel ciel fe’ vedere, ed egli stesso 7279. con la sua mano l’agitava, un nembo 7280. tutto ardente di raggi aurei di sole. 7281. Rapido fra le schiere dei Troiani 7282. corse l’annunzio ch’era tempo alfine 7283. di edificare la città promessa; 7284. rinnovaron le mense e, fatti lieti 7285. dal grande auspicio, posero i crateri 7286. e cinsero le coppe di corone. 7287. [LA REGGIA DI LAURENTO] 7288. E quando il giorno illumino coi primi 7289. raggi la terra, per diverse vie 7290. esplorarono i luoghi ed i villaggi 7291. della contrada: quello era lo stagno 7292. del ruscello Numico, e quello il fiume 7293. Tevere; quivi avevano dimora 7294. i possenti Latini. Allora Enea 7295. cento oratori d’ogni grado elesse 7296. e tutti li mando, con nelle mani 7297. rami d’ulivo d’infule intrecciati, 7298. alla casa del re, per domandargli 7299. pace pei Teucri, offrendogli i suoi 7300. S’affrettarono pronti i messaggeri 7301. con solleciti passi. E sul terreno 7302. egli alle mura disegnava il solco, 7303. e, cominciando a costruir sul luogo, 7304. ai primi tetti su la riva cinse 7305. come a un accampamento argini e merli 7306. Ed i messi, compiendo il lor viaggio, 7307. videro baluardi ed alte case 7308. e venner sotto alle latine mura. 7309. Ivi, dinnanzi alla città, fanciulli 7310. e giovinetti nel lor primo fiore 7311. montavano cavalli, o nell’arena 7312. volteggiavano cocchi, o con le braccia 7313. tendevano robusti archi vibrando 7314. le saette flessibili, e nel tiro 7315. gareggiavan tra loro e nella corsa. 7316. Uno, a cavallo, corse allora innanzi 7317. e disse al vecchio re ch’erano giunti 7318. eroi d’alta statura, in vesti ignote. 7319. Ei li fece venire entro la reggia 7320. e si assise tra i suoi sul trono avito. 7321. Grande ed augusto al sommo della rocca, 7322. sopra cento colonne, era il palagio 7323. che un di fu reggia del laurente Pico, 7324. ed il culto dei padri e il bosco intorno 7325. lo rendea venerando. Era augurale 7326. uso pei re qui prendere lo scettro, 7327. qui per la prima volta alzare i fasci; 7328. Curia a loro fu il tempio e fu la sede 7329. dei conviti solenni; e quivi i padri, 7330. immolato il montone, avean costume 7331. di assidersi alle mense in lunghe file. 7332. Stavano nel vestibolo, in antico 7333. cedro scolpite e in ordine disposte, 7334. le imagini degli avi: Italo, il padre 7335. Sabino, il primo che pianto le viti, 7336. effigiato con la curva ronca; 7337. e l’antico Saturno, e il simulacro 7338. del bicipite Giano, e tutti gli altri 7339. aborigeni re che combattendo 7340. caddero morti nelle patrie pugne. 7341. E alle sacre pareti erano appese 7342. armi infinite: cocchi presi in guerra, 7343. gran serrami di porte, asce ricurve 7344. e giavellotti e creste di cimieri, 7345. e scudi e rostri tolti alle carene. 7346. In una corta trabea succinto 7347. pur vi sedea col lituo quirinale, 7348. e avea l’ancile nella man sinistra 7349. il domatore di cavalli Pico 7350. quegli che Circe, di furore accesa 7351. percosse già con la sua verga d’oro 7352. e converse con filtri in un uccello 7353. che di varii colori ha tinte l’ali. 7354. [IL SALUTO OSPITALE] 7355. In tal tempio dei Numi il re Latino 7356. sedendo sopra il trono alto degli avi, 7357. fece ammettere i Teucri al suo conspetto 7358. e con volto benigno a lor si volse: 7359. <<Dite, o Dardànii (non ci sono ignote 7360. la città vostra né la vostra schiatta 7361. e già noti per fama or qui dal mare 7362. voi approdaste), che chiedete? Quale 7363. causa o bisogno trasse al lido ausbnio 7364. per tanto azzurro mar le vostre navi? 7365. Se per error di via, se sbalestrati 7366. dalla procella, come spesso accade 7367. ai naviganti in mar, voi penetraste 7368. nelle rive del fiume e in porto or siete, 7369. non disdegnate l’accoglienza nostra; 7370. conoscere i Latini, una saturnia 7371. gente che non per vincoli di leggi 7372. ma per se stessa e giusta e si governa 7373. secondo gli usi dell’antico Dio. 7374. E, benché fioca ormai ne sia la fama 7375. per il volger dei tempi, io pur ricordo 7376. che narravano questo i vecchi Aurunci: 7377. come Dardano, nato in queste terre, 7378. giungesse in Frigia, alle città dell’Ida 7379. ed a Samo treicia, or Samotracia: 7380. e che da qui, da Corito tirrenia, 7381. egli era mosso. Ora l’accoglie in trono 7382. la reggia aurata del sidereo cielo 7383. e accresce all’are il nòvero dei Numi.>> 7384. [LA PREGHIERA DI ILIONEO] 7385. Ei così disse, e Ilïonèo rispose: 7386. <<O re, progenie nobile di Fauno, 7387. non ci trasse a toccare il vostro suolo 7388. trabalzandoci in mare atra procella, 7389. non errore di lidi o di cammino; 7390. ma dal nostro desio, dal voler nostro 7391. fummo condotti fino a queste mura, 7392. da un regno espulsi che già il Sol, nascendo 7393. nel lontano Oriente, immenso vide. 7394. Ebbe inizio da Giove il nostro seme, 7395. Giove come lor avo hanno i Dardanii; 7396. il teucro Enea re nostro, ei pur dell’alta 7397. stirpe di Giove, al regno tuo ci manda. 7398. Quale tempesta dalla rea Micene 7399. imperverso per le contrade Idee, 7400. per qual forza di Fati entrambi i mondi 7401. d’Europa e d’Asia vennero a conflitto, 7402. sanno anche quelli che gli estremi lembi 7403. del mondo ove l’Oceano si gira 7404. che la zona torrida, nel mezzo 7405. dell’altre quattro, tien da noi lontani. 7406. Da quel nembo sbalzati in tanti mari, 7407. or invochiamo per i patrii Numi 7408. un po’ di terra ed un sicuro lido 7409. e l’acqua e l’aria che a nessun si nega. 7410. Non disdoro ne avra la terra vostra, 7411. né scarso a voi né tocchera l’onore; 7412. mai la memoria di così gran dono 7413. non cessera, né si dorra l’Ausonia 7414. d’avere accolti i Dardani al suo seno. 7415. Per i fati d’Enea, per la sua destra 7416. nella fede famosa e nella guerra, 7417. io te lo giuro (e non averci a sdegno 7418. se nelle mani l’infule portando 7419. ti rivolgiamo supplici parole): 7420. già molti e molti popoli del mondo 7421. chiesero di congiungersi con noi; 7422. ma qui ci trasse, a ricercar codeste 7423. vostre contrade, il monito dei Numi. 7424. Di qui Dardano usci, qui lo richiama 7425. e imperioso lo sospinge Apollo, 7426. qui sul tirrenio Tevere e sul sacro 7427. fonte Numico. Egli ti porge intanto 7428. (piccoli doni dell’antico fasto) 7429. queste reliquie delle fiamme d’Ilio: 7430. in quest’oro libava il padre Anchise 7431. dinnanzi all’are; la regale pompa 7432. era questa di Priamo (lo scettro 7433. e la sacra tiara e i vestimenti 7434. opra delle Troiane) allor che usava 7435. render giustizia al popolo adunato.>> 7436. [OFFERTE E DONI DI LATINO] 7437. Mentre così parlava Ilioneo, 7438. stava al suolo rivolto il re Latino 7439. immobilmente, con lo sguardo intento. 7440. Non lo movea la porpora dipinta, 7441. non lo scettro di Priamo; nel cuore 7442. egli pensava il talamo e le nozze 7443. della sua figlia, in cuor rimeditava 7444. il vaticinio dell’antico Fauno. 7445. Questo era dunque il genero promesso 7446. dai Fati, mosso da straniera terra 7447. e chiamato a regnar con dritti eguali, 7448. cui sarebbe concessa una progenie 7449. d’alta virtù che con la sua possanza 7450. sopra tutta la terra avrebbe impero. 7451. Lieto alfine esclamò: <<Còmpiano i Numi 7452. il proposito nostro e i lor presagi! 7453. Teucro, avrai ciò che chiedi; io non disdegno 7454. i doni tuoi. Fin che sia re Latino 7455. non l’uberta di floride campagne, 7456. non lo splendor vi manchera di Troia. 7457. Or, s’egli brama l’amicizia nostra 7458. e se gli tarda d’esserci congiunto 7459. di legami ospitali e d’alleanza, 7460. venga egli stesso, Enea; non abbia tema 7461. di volti amici! Pegno sia di pace 7462. col vostro duce stringere le destre. 7463. Al re dunque portate il mio messaggio. 7464. Ho una figliuola, che celesti segni 7465. e annunzii dell’oracolo paterno 7466. non vogliono congiunta ad uno sposo 7467. di nostra gente. Questo il Lazio aspetta- 7468. verra di fuori il genero che al Cielo 7469. alzera col suo sangue il nostro nome. 7470. Egli, ritengo, è quei che il Fato attende. 7471. Lui, se il mio cuore annuncia il vero, invoco.>> 7472. Ciò disse il padre; e dall’intera torma 7473. dei suoi trecento splendidi cavalli 7474. che negli alti presepi erano chiusi 7475. scelse e a tutti i Troiani, un dopo 7476. fece recare un corridor coperto 7477. di ricamati drappi porporini: 7478. giu per il petto lor cadean prolissi 7479. aurei monili; ricoperti d’oro, 7480. mordevano oro fulgido tra i denti. 7481. A Enea lontano, con un cocchio, offerse 7482. due corsieri d’origine celeste 7483. spiranti fiamme fuor dalle narici: 7484. ed eran quelli che già Circe maga 7485. creo, quando furtiva ella congiunse 7486. coi cavalli paterni una polledra. 7487. Tali il messaggio di Latino e i doni; 7488. e gli Eneadi fecero ritorno 7489. alti a cavallo, nunzii di pace. 7490. [L'IRA DI GIUNONE] 7491. Ed ecco: dall'inachia Argo tornava 7492. la consorte implacabile di Giove 7493. e già col cocchio stava in mezzo al cielo; 7494. e la nel ciel distinse di lontano, 7495. fin dal Pachino di Sicilia, Enea 7496. e la flotta dei Dardani, che lieti 7497. costruivano mura e avean lasciato 7498. già le lor navi, ormai sicuri in terra. 7499. Un acuto dolor le punse il cuore. 7500. Stette, il capo crollo, così proruppe: 7501. <<Razza odïosa! Dàrdani destini 7502. sì avversi ai miei! Poterono essi forse 7503. procomber là, su la sigèa marina? 7504. Essere vinti quando furon vinti? 7505. Quando Troia fu arsa essere arsi? 7506. Attraverso le mischie, entro le fiamme 7507. han trovato una via! Ma ormai, ben credo, 7508. la mia forza divina è illanguidita, 7509. rinuncio, ormai paga, alle vendette. 7510. Ma no, che anzi osai perseguitarli 7511. profughi dalla patria in mezzo all'onde 7512. e in tutti i mari oppormi alla lor fuga; 7513. contro i Teucri s'infransero le forze 7514. e del cielo e del mare. A che le Sirti 7515. valsero e Scilla e il gorgo di Cariddi? 7516. Nell'alveo del Tevere agognato 7517. stanno sicuri, senza più timore 7518. né del mar né di me! Ben valse Marte 7519. a sterminare la genia feroce 7520. dei Lapiti, ed il padre degli Dei 7521. ben concedette all'ira di Diana 7522. Calidone vetusta; or qual delitto 7523. Calidone ed i Lapiti fe' degni 7524. di sì grandi castighi? Ed io che sono 7525. la gran moglie di Giove, io che non volli 7526. nulla lasciar, per nuocergli, intentato 7527. e che feci ricorso a tutti i mezzi, 7528. sono vinta da Enea. Ma, se il mio nume 7529. solo non basta, non avro timore 7530. di richiederne un altro, ovunque sia; 7531. poi che non posso i Superi piegare, 7532. movero l'Acheronte. A me concesso 7533. non e, sia pure, d'impedir ch'Enea 7534. regni nel Lazio, che Lavinia sposa 7535. l'immutabile Fato a lui concede. 7536. Ma bene io posso differir l'evento 7537. e intricarlo d'ostacoli, ben posso 7538. dilaniare dei due re le genti. 7539. Siano genero e suocero congiunti 7540. a tal prezzo dei loro! Avrai per dote, 7541. fanciulla, sangue rutulo e troiano, 7542. e la pronuba tua sara Bellona. 7543. Non la figlia di Cisseo soltanto 7544. diede in luce, sognando una gran face, 7545. Paride e le sue fiamme nuziali; 7546. tale sara per Venere suo figlio: 7547. sara un Paride nuovo, e le sue nozze 7548. funesteranno Pergamo risorta.>> 7549. [GIUNONE E ALLETTO] 7550. Disse, e calò tremenda su la Terra; 7551. e, dall'inferna tenebrosa sede 7552. delle Dive crudeli evocò Alletto, 7553. la Dea funesta che ha nel cuor discordie 7554. e vendette e calunnie e tradimento. 7555. Anche il padre Plutone, anche le sue 7556. tartaree sorelle odian quel mostro, 7557. tanti sono gli aspetti in cui si muta, 7558. tanto son fieri i volti suoi, di tanti 7559. serpenti fosco pullula il suo capo. 7560. Con questi accenti l'istigo Giunone: 7561. <<Fa' quest'opra per me, per me soltanto 7562. vergine figliuola della Notte, 7563. sì che infranti non cadano il mio nome 7564. e l'onor mio, sì che non possa Enea 7565. congiungersi per nozze al re Latino 7566. ed occupare l'itale contrade. 7567. Tu puoi armare unanimi fratelli 7568. l'un contro l'altro e sovvertir famiglie 7569. con la discordia, tu scagliar flagelli 7570. e fiaccole funeste entro le case; 7571. mille hai nomi, mille arti di rovina. 7572. Orsu, riscuoti l'animo fecondo. 7573. Rompi gli accordi. Semina dovunque 7574. cause di guerra. La latina prole 7575. armi gridi e domandi, armi brandisca.>> 7576. [LA MADRE INQUIETA] 7577. Infetta di gorgònidi veleni 7578. subito Alletto si calò nel Lazio 7579. su l'alta reggia del signor laurente, 7580. e scese nella tacita dimora 7581. dove Amata era tutta in gran travaglio 7582. e accesa d'ire e di femminei crucci 7583. per le nozze di Turno e per l'arrivo 7584. di quei Troiani. A lei scagliò la Diva 7585. un serpente del cèrulo suo crine 7586. e in seno glielo spinse entro i precòrdii, 7587. sì che dal mostro in gran furor gettata 7588. ella turbasse tutta la dimora. 7589. Tra le vesti serpendo e il molle seno 7590. si svolse quello senza pur toccarla 7591. e insinuo non avvertito in lei 7592. l'anima viperina e la follia; 7593. poi sul collo divenne aureo monile, 7594. divenne benda e le annodò le chiome, 7595. e lùbrico strisciò lungo le membra. 7596. Or, mentre il tocco della prima lue 7597. penetrata col viscido veleno 7598. pervadeva i suoi sensi, e intorno all'ossa 7599. fiamme accendea, ma non ancor l'incendio 7600. si era all'anima appreso in tutto il corpo, 7601. ella dolce parlo, come le madri 7602. hanno per uso, lagrimando a lungo 7603. su quelle nozze della sua figliuola: 7604. <<Dunque agli esuli Teucri, o genitore, 7605. darai sposa Lavinia? E della figlia 7606. tu non senti pieta? Non di te stesso? 7607. Non della madre, che il crudel ladrone 7608. lascera qui se appena soffii il vento, 7609. fuggendo con la vergine sul mare? 7610. Non così dunque il dardano pastore 7611. s'introducea nella città di Sparta 7612. ed Elena ledea condusse a Troia? 7613. Dov'è la sacra tua regal parola? 7614. Dove l'amor dei tuoi? Dove la destra 7615. data sì spesso al consanguineo Turno? 7616. Se si richiede un genero straniero 7617. per i Latini, e tu vuoi questo, e a questo 7618. col suo cenno ti astringe il padre Fauno, 7619. ogni terra ch'e libera e disgiunta 7620. dal nostro regno e una straniera terra, 7621. e questo, penso, intendono gli Dei. 7622. E, se alla prima origine risali 7623. della sua stirpe, sono padri a Turno 7624. Inaco e Acrìsio e la natìa Micène.>> 7625. [LA MADRE FOLLE] 7626. Con queste voci ella tento Latino; 7627. ma come vide ch'egli stava immoto, 7628. come flui nei visceri profondi 7629. quel veleno del serpe furiale 7630. e in tutti i membri giu le si diffuse 7631. allora sì la misera, invasata 7632. e sconvolta da spettri spaventosi 7633. a infuriar per la città si diede. 7634. Come quando una trottola, rotando 7635. sotto gli obliqui colpi della sferza, 7636. mentre i fanciulli in largo cerchio intenti 7637. la spingono per vasti atrii all'intorno 7638. e lanciata dal cuoio in mille giri, 7639. e le stan sopra, ignari, i più piccini 7640. maravigliati al rotear del bosso 7641. cui le sferzate aggiungono vigore; 7642. per le città, per aspri luoghi incolti 7643. ella andava così furoreggiando. 7644. Anzi, fingendo bàcchici fervori, 7645. si abbandonò con più nefando eccesso 7646. a più grandi follie; volò nei boschi 7647. e nascose la figlia in monti ombrosi 7648. per impedire, o differire almeno, 7649. le nozze ai Teucri. <<Evoè, Bacco!>> urlava, 7650. e gridava che degno eri tu solo 7651. della fanciulla, che per te soltanto 7652. il flessibile tirso ella impugnava, 7653. solo per te moveva a cerchio in danza, 7654. per te cresceva le prolisse chiome. 7655. Volò la Fama, ed uno stesso ardore 7656. trasse le madri, dalle Furie accese, 7657. a cercar tutte insieme altre dimore. 7658. Ed ecco, abbandonarono le case, 7659. diedero al vento gli bmeri e le chiome, 7660. empirono di tremuli ululati 7661. l'aëre e cinte di ferine pelli 7662. impugnarono verghe pampinose. 7663. Ella alzo forsennata in mezzo a loro 7664. una fiaccola ardente, e intorno intorno 7665. rigirando sanguigni occhi inneggiava 7666. alle nozze di Turno e della figlia; 7667. e d'un tratto urlo torva: <<Olà, sentite, 7668. dovunque siate, madri dei Latini. 7669. Se resta nelle vostre anime pie 7670. un po' d'amor per l'infelice Amata 7671. se il diritto materno il cuor vi punge 7672. sciogliete i crini, e celebriamo un'orgia.>> 7673. Tale Alletto, per selve e per deserte 7674. plaghe di fiere, d'ogni parte urgeva 7675. la regina coi pungoli di Bacco. 7676. [ALLETTO PRESSO TURNO] 7677. E quando assai le parvero acuiti 7678. quei furor primi, e tutti già sconvolti 7679. i disegni e la reggia di Latino, 7680. la bieca Dea con fosco vol discese 7681. nella città del Rutulo superbo 7682. che (com'è fama) Dànäe, gettata 7683. su la riva da venti impetüosi, 7684. già fondo con coloni acrisionèi. 7685. Àrdëa gli avi dissero quel luogo, 7686. e ancor Ardea serba il suo gran nome, 7687. ma la sua gloria non è più. Qui Turno 7688. nell'eccelsa dimora, a mezzo il sonno, 7689. tra le notturne tenebre posava. 7690. Depose Alletto il suo sinistro volto 7691. e le membra di Furia, e si converse 7692. in sembianze senili; aro di rughe 7693. l'oscura fronte, in una benda avvolse 7694. le chiome bianche e v'intreccio l'ulivo, 7695. e fu l'annosa Calibe, custode 7696. del tempio di Giunone. In tale aspetto 7697. sorse dinnanzi al giovine e gli disse: 7698. <<Turno, e vorrai che tanto tuo travaglio 7699. sia stato invano, e che il tuo scettro vada 7700. a coloni Dardanidi? Latino 7701. ti rifiuta le nozze e quella dote 7702. che col sangue chiedesti. Uno straniero 7703. come erede del regno ora si chiama. 7704. Or va', così deriso; offriti a ingrati 7705. rischi; va', prostra le tirrenie schiere 7706. e fa' sicuro con la pace il Lazio! 7707. Sì, questo la Saturnia onnipotente 7708. mi comando ch'io ti dicessi aperto 7709. mentre tu giaci nella queta notte. 7710. Animo! Fa' che si armino e che in armi 7711. fuor delle porte muovano gli eroi. 7712. Da' fuoco ai Frigi e alle dipinte navi 7713. ehe sul vostro bel fiume han preso stanza. 7714. Alto poter di Dei te lo comanda. 7715. Anehe Latino, se non da promessa 7716. di eelebrar le pattuite nozze, 7717. a prova alfin conosca Turno in guerra.>> 7718. [L'IRA DI ALLETTO] 7719. Ma il giovine schernì la profetessa 7720. e replicò <<Non mi sfuggì la nuova, 7721. come tu pensi, di codesta flotta 7722. che nell'acque del Tevere s'intruse. 7723. Ma non contarmi paurose fole; 7724. Giunone non è immemore di noi. 7725. E vecchiezza cadente ed insensata 7726. quella che invano ti travaglia, o madre 7727. e tra l'armi dei re eon falsa téma 7728. gioeo si fa dei vaticinii tuoi. 7729. Tu bada a custodire i simulacri 7730. ed i templi dei Numi; e guerra e pace 7731. facciano quelli a cui la guerra spetta.>> 7732. Alletto a questo dire arse di sdegno; 7733. e a Turno corse, mentre ancor parlava 7734. un improvviso tremito le membra 7735. e gli occhi irrigidirono: con tanti 7736. serpi d'un tratto sibilo l'Erinni, 7737. sì terribile in volto ella gli apparve. 7738. E quella, rigirando occhi di fiamma 7739. gli tronco la parola, alti sul crine 7740. due serpi dirizzo, schiocco la sferza 7741. e aggiunse furtbonda: <<Ecco, son io 7742. quella cadente onde si prende giuoco 7743. qui tra l'armi dei re con falsa téma 7744. la vecchiezza insensata! Eccomi! Guarda! 7745. Dalla dimora delle Erinni io vengo 7746. e nella mano porto guerra e morte.>> 7747. Disse, e scagliò sul giovine una face 7748. e dentro il cuore gli cacciò la fiamma 7749. che fumigava di funèrea luce. 7750. Allora un indicibile spavento 7751. gli ruppe il sonno e un gran sudor dal corpo 7752. fuor gli si effuse e gl'inondò le membra. 7753. Forsennato fremendo armi egli chiese, 7754. armi cercò nel letto e per la reggia: 7755. inferociva in lui voglia di ferro 7756. e scellerata frenesìa di guerra, 7757. ma più lo sdegno; come quando un fuoco 7758. di stecchi con immenso crepitio 7759. s'ammucchia intorno a un ondeggiante rame 7760. e sussultano l'acque nel bollore; 7761. infuria, dentro, lo scroscio dell'acqua 7762. fumido e con le spume alto sormonta, 7763. indi trabocca; un vapor denso esala. 7764. Ed egli, poi che rotta era la pace 7765. mandò scelti guerrieri al re Latino 7766. e comandò che si corresse all'armi 7767. per salvare l'Italia e per cacciare 7768. dalla terra il nemico: ei sol bastava 7769. contro i Troiani ed i Latini insieme! 7770. Questo egli disse, ed invocò gli Dei; 7771. ed i suoi si eccitavano a vicenda 7772. alle battaglie; tutti li traeva 7773. quel suo raro splendor di giovinezza 7774. e di bellezza, e la regal sua stirpe, 7775. e la sua destra dalle illustri imprese. 7776. [IL CERVO DI SILVIA] 7777. Mentre Turno nei Rutuli accendeva 7778. spirti ardimentosi, Alletto spinse 7779. il volo delle stigie ali sui Teucri. 7780. Qui la Cocìtia vergine, spiato 7781. con astuzia novissima quel luogo 7782. della marina ove il leggiadro Iulo 7783. cacciava fiere in corsa e con agguati, 7784. destò nei cani un subito furore, 7785. col noto odor pungendoli alle nari 7786. per aizzarli dietro un cervo in caccia; 7787. questa dei mali fu la causa prima 7788. e accese anche gli agricoli alla guerra. 7789. Per leggiadria, per grandi corna insigne 7790. era quel cervo ch'avean già rapito 7791. alle poppe materne e avean cresciuto 7792. i figliuoli di Tirro e Tirro stesso, 7793. ch'era pastore dei reali armenti 7794. e guardia delle regie ampie campagne. 7795. Silvia l'avea, la lor sorella, avvezzo 7796. a ubbidire ai suoi cenni, e l'adornava 7797. intrecciando con cura alle sue corna 7798. fresche ghirlande, e pettinava il fiero, 7799. e lo lavava in limpide sorgive. 7800. E quello, mansueto ed uso a mensa 7801. con i padroni, per i boschi errava; 7802. poi da se stesso, ed anche a tarda notte, 7803. pur faceva ritorno al noto asilo. 7804. Lo scovarono in caccia i furibondi 7805. cani di Iulo, mentre assai lontano 7806. or scendea la corrente or temperava 7807. sui verdeggianti margini l'arsura. 7808. E allora Ascanio, cupido di lode, 7809. gli avvento dal ricurvo arco di corno 7810. una saetta, e un Dio guidò la mano 7811. che non fallisse; con ronzìo sonoro 7812. tra il fianco e il ventre lo passò lo strale. 7813. Ed allora il quadrupede ferito 7814. all'usata dimora in fuga volse, 7815. gemendo si caccio nel suo presepe 7816. e sanguinando e come uno che implora 7817. tutta la casa empì del suo lamento. 7818. Prima Silvia l'intese, e con le palme 7819. si percoteva, ed invocò soccorso, 7820. a sé chiamando i duri agricoltori. 7821. Rapidi quelli accorsero (che ascosa 7822. la pestifera Furia era nei boschi), 7823. chi muniti di mazze aduste in cima, 7824. chi di pesanti stipiti nodosi; 7825. di tutto ciò che lor venìa tra mano 7826. l'ira fe' un'arme. Li adunava Tirro, 7827. che, intento prima a fendere con biette 7828. una rovere in quattro, alta or brandiva 7829. con feroce attitudine una scure. 7830. [L'ALLARME CON IL SUONO DEL CORNO] 7831. Dalla vedetta allor, colto il momento, 7832. la Dea feroce ascese in cima al tetto 7833. d'una capanna, e da quell'alto luogo 7834. ella getto l'allarme pastorale 7835. e fe' rombar la sua tartarea voce 7836. dal curvo corno; ne tremo ogni bosco, 7837. ne risonaron le selve profonde, 7838. l'udi lontano il lago di Diana, 7839. l'udi la solforosa onda biancastra 7840. del Nar, l'udiron l'acque del Velino; 7841. e le madri si strinsero sul seno 7842. trepide i figli. E dove allor l'orrenda 7843. buccina risono, rapidi in armi 7844. si accolsero gl'indomiti coloni 7845. ed eruppero fuori anche i Troiani 7846. a soccorso d'Ascanio, in campo aperto. 7847. A schiere si disposero. Non più 7848. con dure mazze o con adusti pali 7849. si gareggiava in rustica tenzone, 7850. ma con ferro a due tagli or si pugnava; 7851. era un'orrida selva irta di spade: 7852. gli acciari balenavano nel sole 7853. ed i lampi ferivano le nubi. 7854. Così, quando nel sorgere del vento 7855. increspato biancheggia il pian del mare, 7856. a poco a poco il pelago si gonfia, 7857. poscia sempre più alte onde solleva 7858. e alfine dal profondo al ciel si scaglia. 7859. Si abbatte quivi nelle file prime 7860. trafitto da una stridula saetta 7861. il giovinetto Almone, il maggior figlio 7862. di Tirro: il colpo gli s'infisse in gola 7863. e col sangue strozzo l'umido varco 7864. della parola e il giovine respiro. 7865. Cadder molti guerrieri a lui d'intorno; 7866. cadde, mentre si offriva a metter pace, 7867. anche il vecchio Galeso: era il più giusto 7868. ed il più ricco negli ausonii campi; 7869. cinque greggie d'agnelli e cinque armenti 7870. facevano ritorno ai suoi presèpi, 7871. ed ei fendea con cento aratri il suolo. 7872. [IL CONGEDO DI ALLETTO] 7873. Con eguale furore in tutti i campi 7874. si combatteva. Così dunque Alletto 7875. adempi le promesse, invermigliando 7876. l'armi di sangue e con le prime stragi 7877. funestando la lotta; e uscì dal Lazio 7878. e via per le celesti aure esultante 7879. disse a Giunone con superba voce: 7880. <<Eccoti accesa in tutti la discordia 7881. e la guerra tremenda. Oh di' che amici 7882. diventino e che stringano alleanze, 7883. or che i Teucri bagnai di sangue ausonio. 7884. E questo ancor farò, se tu lo brami: 7885. nella guerra trarrò con false voci 7886. le città confinanti, in tutti i cuori 7887. accendero la frenesia di guerra, 7888. sì che d'ovunque vengano al soccorso; 7889. armi seminero per tutti i campi!>> 7890. E a lei Giunone: <<Bastano le insidie 7891. ed i terrori; stanno ormai ben salde 7892. le cagioni di guerra: a corpo a corpo 7893. si combatte con l'armi, e già quell'armi 7894. che il caso diede, il primo sangue ha tinte. 7895. Godano quel connubio nuziale 7896. il gran figlio di Venere ed anch'egli 7897. il re Latino! Ma non vuole il Padre, 7898. il reggitore dell'eccelso Olimpo, 7899. che tu libera ancora erri pel cielo. 7900. Or va'! Se qualche impreveduto evento 7901. sopravvenisse, io vi porrò riparo.>> 7902. Questo le disse la Saturnia Dea; 7903. quella alzò l'ali stridule di serpi 7904. e abbandonate le superne altezze 7905. si diresse al Cocìto, alle sue sedi. 7906. V'e una terra laggiu, tra gli alti monti 7907. nel cuore dell'italica contrada, 7908. celebre ovunque: la vallea d'Ampsanto. 7909. D'ambo i lati la serrano le falde 7910. dei monti, fitte di boscaglie oscure, 7911. e fragoroso in mezzo urla un torrente 7912. che si avvolge con vortici agli scogli. 7913. S'aprono quivi un'orrida spelonca 7914. e gli spiragli del fetente Averno; 7915. e un'immensa voragine, per cui 7916. l'Acheronte prorompe, ivi spalanca 7917. le sue fauci pestifere. L'Erinni 7918. quivi s'inabissò, nume odïoso 7919. e liberò di sé la terra e il cielo. 7920. [IL RIFIUTO DEL RE] 7921. Ma dava intanto la saturnia Diva 7922. il compimento all'opera di guerra. 7923. Allor tutta in città, dalla battaglia, 7924. si riverso la turba dei pastori 7925. portando i morti, il giovinetto Almone 7926. e Galeso col volto insanguinato, 7927. e imploravano i Numi, e al re Latino 7928. chiedean vendetta. E v'era Turno, e in mezzo 7929. alle accuse e al furor di quell'eccidio 7930. addoppiava il terrore. Ecco, ai Troiani 7931. si dava il regno! Con la razza frigia 7932. si mescolava la latina stirpe. 7933. E si cacciava lui fuor della reggia! 7934. Ed allor tutti insieme e d'ogni parte, 7935. quanti avevan le donne in preda a Bacco 7936. danzanti a furia per solinghe selve 7937. (tanto il nome d'Amata era potente) 7938. si accolsero con ululi di guerra; 7939. tutti, contro gli auspicii e contro i Fati 7940. e violando ogni voler celeste, 7941. invocavano guerra e tutti a gara 7942. cingevano la reggia di Latino. 7943. Ei come rupe immobile del mare 7944. pur resisteva; come rupe in mezzo 7945. al saliente fragorìo del mare, 7946. che fra l'urto di mille onde latranti 7947. sorge nella sua mole: invano intorno 7948. mugghiano i suoi pinnacoli schiumanti 7949. e sollevate fin dal più profondo 7950. contro il suo fianco van cozzando l'alghe. 7951. Ma, poiché non poteva in alcun modo 7952. resistere al consiglio temerario 7953. e ogni cosa avvenìa secondo il cenno 7954. di Giunone crudele, a lungo i Numi 7955. ei chiamò testimoni e l'aure vane 7956. e gridò: <<Siamo infranti, ahimè, dal Fato! 7957. Siamo travolti, ahime, dalla procella! 7958. Voi sconterete, miseri, tal colpa 7959. col sacrilego sangue. Un duro fato, 7960. Turno, ti aspetta, un funebre castigo. 7961. Tardi con preci invocherai gli Dei! 7962. Che io, per me, son giunto alla mia pace 7963. e sono ormai sul limite del porto; 7964. pur mi si toglie di morir felice.>> 7965. Non disse più; si chiuse entro la reggia 7966. e abbandonò le redini del regno. 7967. [LE PORTE DELLA GUERRA] 7968. Già nell'espèrio Lazio era il costume 7969. che le albane città tennero sacro 7970. e che Roma la grande ancor conserva 7971. quando si appresta a muovere battaglia, 7972. voglia fare luttüosa guerra 7973. contro i popoli geti, arabi, ircàni, 7974. l'Aurora seguir, giungere agl'Indi 7975. e richiedere ai Parti i suoi vessilli. 7976. Son due le porte dette della guerra, 7977. sacre pel culto e pel terror di Marte; 7978. le chiudon cento bronzei serrami 7979. e battenti infrangibili di ferro, 7980. e Giano assiso vigila le soglie. 7981. Or il console stesso, allor che i padri 7982. han decretato unanimi la guerra, 7983. fregiato della trabea quirinale 7984. e con la toga all'uso dei Gabini 7985. dischiude quegli striduli battenti 7986. e proclama la guerra: eco gli fanno 7987. tutti allora i guerrieri, e i bronzei corni 7988. squillano insieme il lor consenso roco. 7989. Si voleva anche allor che con tal rito 7990. sfidasse il re gli Eneadi alla guerra 7991. e disserrasse quelle tristi porte. 7992. Ma il re non le toccò. Volse le spalle 7993. per evitar l'infausto ministerio 7994. ed in una segreta ombra si chiuse. 7995. E allora la regina degli Dei 7996. scese dal Cielo e con la propria mano 7997. spinse ella stessa le indugianti porte; 7998. ella girò sui cardini, ella infranse 7999. i ferrei battenti della guerra. 8000. [LE ARMI] 8001. Arde l'Ausonia, or or tranquilla e in pace; 8002. e chi s' addestra a guerreggiar pedone 8003. chi tra nembi di polvere galoppa 8004. alto a cavallo; tutti cercan l'armi. 8005. Altri con pingue sugna aste ed usberghi 8006. fa levigati e lucidi, e alla cote 8007. sottopone le scuri; e gran diletto 8008. reggere insegne, squilli udir di trombe. 8009. Anzi, cinque città fra le maggiori 8010. foggiano su le incùdi armi novelle: 8011. la forte Atina, Tivoli superba, 8012. Ardea, Crustumerio e la munita 8013. di torri Antemna; e chi fa curvi elmetti 8014. graticci di salice per scudi, 8015. ed altri foggia bronzee corazze 8016. nell'argento duttile martella 8017. lisce gambiere. Tutto qui s'e vòlto 8018. ogni vanto di vomeri e di falci, 8019. ogni amore di aratri; e le fornaci 8020. dan tempre nuove alle paterne spade. 8021. La fanfara di guerra, ecco, risuona, 8022. e la tessera già di mano in mano 8023. con la parola d'ordine trascorre. 8024. Questi a gran furia da di piglio all'elmo 8025. e quegli aggioga i fervidi cavalli; 8026. altri veste lo scudo e la lorìca 8027. di fili d'oro triplici intessuta 8028. e cinge al fianco la sua bronzea spada. 8029. [GLI EROI] 8030. Or l'Elicona apritemi, or cantate 8031. quali principi, o Dee, scesero in campo 8032. e quali schiere vennero con loro; 8033. di quali eroi già l'alma terra ausonia 8034. fioriva, di quali armi essa avvampò. 8035. Ben voi lo ricordate e ben potete 8036. ricantarlo, o divine; a noi ne giunse 8037. appena una leggiera aura di fama. 8038. [MEZENZIO E LAUSO] 8039. Primo traeva le sue genti in guerra 8040. dalle spiagge tirrenie il violento 8041. dispregiatore degli Dei Mezenzio. 8042. Il figlio Lauso accanto a lui (nessuno, 8043. tranne Turno laurente, era più bello), 8044. Lauso, gran cavaliere e cacciatore, 8045. guidava invan dalla città di Agilla 8046. mille guerrieri; e bene ei meritava 8047. d'aver sorte miglior nel patrio regno 8048. e di non esser figlio di Mezenzio. 8049. [AVENTINO] 8050. Dopo costoro, su l'erboso piano 8051. sfoggiava il cocchio d'una palma adorno 8052. e i suoi vittorïosi corridori 8053. il bel figliuolo d'Ercole, Aventino; 8054. e su lo scudo avea, paterna insegna, 8055. l'idra recinta dei suoi cento serpi. 8056. L'aveva dato con furtivo parto 8057. alla luce del sol, nelle foreste 8058. dell'Aventino, Rea sacerdotessa 8059. (donna congiunta a un Dio) quando il Tirinzio 8060. vittorïoso, ucciso Gerïone, 8061. giunse nei campi italici ed asterse 8062. le vacche ibere nel tirrenio fiume. 8063. Impugnavano i suoi per la battaglia 8064. pili e acuti pugnali e ben tornite 8065. daghe e spiedi sabelli. Ed egli, a piedi, 8066. ravvolto in un gran vello di leone 8067. sì che l'ispide setole ed i bianchi 8068. denti gli ricoprivano la testa, 8069. così vestito dell'erculeo manto 8070. terribile avanzo verso la reggia. 8071. [CATILLO E CORA] 8072. Lasciaron poi le tiburtine mura, 8073. cui die nome Tiburte a lor germano, 8074. i fratelli Catillo e il rude Cora, 8075. giovini argivi, e nelle file prime 8076. veniano innanzi tra gran folto d'armi 8077. simili a due nubigeni centauri 8078. quando dall'alto vertice nivale 8079. dell'Omole o dell'Otri in corsa scendono: 8080. apresi la foresta al lor passaggio 8081. e con vasto scroscio cedon gli arbusti. 8082. [CèCULO] 8083. E v'era il fondatore di Preneste 8084. Cèculo, il re che in ogni età fu detto 8085. figlio a Vulcano, tra silvestri greggie 8086. nato ed esposto sopra i sacri fuochi. 8087. Lo seguiva una lunga agreste schiera: 8088. quei dell'alta Preneste e quei dei campi 8089. di Giunone Gabina, e gli abitanti 8090. del gelido Aniene e delle vette 8091. Erniche rugiadose di ruscelli; 8092. quei che pasceva l'opulenta Anagni, 8093. quei che nutrivi tu, padre Amaseno. 8094. Non avevano tutti armi né scudi 8095. né carri risonanti; una gran parte 8096. lanciava palle livide di piombo, 8097. brandivan gli altri in man due giavellotti; 8098. copriano il capo con galèri fulvi 8099. di pelliccia di lupo; avevan nudo 8100. il pie sinistro e chiuso aveano il destro 8101. in un calzare ruvido di cuoio. 8102. [MESSàPO] 8103. Anche Messapo figlio di Nettuno, 8104. domator di cavalli, ancor col fuoco 8105. né ancor col ferro da nessun domato, 8106. mosse all'armi i suoi popoli, da tempo 8107. oziosi e disusi dalla guerra, 8108. e riprese la spada. Erano questi 8109. i Fescennini eroi, gli Equi Falischi, 8110. quei che abitavan sul Soratte eccelso, 8111. nel suol Flavinio, sopra il lago e il monte 8112. Cimino, nelle selve di Capena. 8113. Procedevano in file allineate 8114. inneggiando al lor re, come talvolta 8115. candidi cigni nel sereno cielo 8116. metton, tornando dalla lor pastura, 8117. pei lunghi colli un canto armonïoso: 8118. tutto il fiume ne suona e intorno 8119. intorno ne rïecheggia l'àsia palude. 8120. Era una moltitudine sì grande 8121. che non parevan ferrëe falangi, 8122. ma una nuvola stridula d'uccelli 8123. cacciata giu, dall'alto mar, sul lido. 8124. [CLàUSO] 8125. Ed ecco Clauso, del sabino sangue 8126. prisco, guidare il numeroso stuolo 8127. (simile ei pure a numeroso stuolo) 8128. onde vennero e crebbero nel Lazio, 8129. da che Roma ai Sabini in parte venne 8130. la tribu Claudia e poi la Claudia gente. 8131. Un'immensa coorte d'Amiterno 8132. e i vetusti Quiriti eran con lui; 8133. lo stuol d'Eretro e di Mutusca, ricca 8134. d'ulivi; quelli che tenean Nomento, 8135. i Rosolani campi del Velino, 8136. Monte Severo, Tetrica rupestre, 8137. e Foruli e Casperia e il fiume Imella; 8138. quei che beveano il Tevere ed il Farfa, 8139. quelli mandati dalla fresca Norcia, 8140. le schiere d'Orte, i popoli Latini, 8141. quei che l'Allia solcava, infausto nome: 8142. quante nel mar di Libia onde si volgono 8143. allorche nell'inverno in mar declina 8144. procelloso Orione, o quante spighe 8145. si arroventano dense al sol d'estate 8146. in riva all'Ermo o nelle fulve piane 8147. del licio suol; sonavano gli scudi, 8148. tremava scossa al calpestìo la terra. 8149. [ALèSO] 8150. Seguìa, reggendo i corridor dal cocchio, 8151. Alèso agamennonide, nemico 8152. del teucro nome, che adduceva a Turno 8153. molti feroci popoli: i coloni 8154. che rompevano il massico terreno 8155. lieto di vigne; quei che avean mandati 8156. giu dall'alte colline i padri Aurunci 8157. e le prossime piane Sidicìne, 8158. e i venuti da Cale, e gli abitanti 8159. del guadoso Volturno, ed anche i rozzi 8160. Saticulani e una falange d'Osci. 8161. Aclidi levigate avean per armi, 8162. munite d'un flessibile flagello; 8163. avean protetta la sinistra mano 8164. da uno scudo leggiero e aveano spade 8165. foggiate a falce per pugnar da presso. 8166. [ÈBALO] 8167. Né di te taceranno ora i miei canti, 8168. Ebalo, che una ninfa del Sebèto 8169. generava a Telon quando, già vecchio, 8170. teneva Capri e le Telèboe genti. 8171. Non pago il figlio dei paterni campi, 8172. già fin d'allora con più largo impero 8173. dominava i Serrasti e le campagne 8174. che il Samo riga e il suolo di Celenna 8175. e i popoli di Batulo e di Rufra 8176. ed i coloni che dall'alto guarda 8177. la pomifera Abella. Avean costume 8178. di lanciare teutoniche catèie, 8179. e cortecce da sugheri divelte 8180. avean sul capo; risplendean di bronzo 8181. l'armi, di bronzo risplendean gli scudi. 8182. [UFENTE] 8183. Ed anche te mandava in guerra, Ufente 8184. l'alpestre Nersa, te per fama illustre 8185. e per vittorie; era selvaggia e avvezza 8186. a cacciar per le macchie ed a solcare 8187. duro terren l'equicola tua gente. 8188. In armi lavoravano la terra 8189. e amavano far prede ognor novelle 8190. e vivere soltanto di rapina. 8191. [UMBRONE] 8192. E venne pur dalla marruvia gente 8193. inviato d'Archippo, un sacerdote 8194. con l'elmo adorno di fecondo ulivo: 8195. il fortissimo Umbrone. Egli soleva 8196. con formule e con gesti addormentare 8197. vipere e bisce dall'infetto fiato, 8198. e con l'arte blandiva i lor furori, 8199. medicava con l'arte i loro morsi. 8200. E pur non valse a medicarsi il colpo 8201. della lancia dardania; alla ferita 8202. non valsero i sonniferi suoi canti 8203. e l'erbe cvlte per i marsi monti. 8204. Te le foreste piansero d'Angìzia, 8205. te il Fucino dall'onde cristalline, 8206. te i laghi tuoi con le lor limpide acque. 8207. [VIRBIO] 8208. E veniva alla guerra anche il figliuolo 8209. bellissimo d'Ippolito, I'insigne 8210. Virbio, mandato dalla madre Aricia 8211. che cresciuto l'avea nelle foreste 8212. d'Egeria, presso l'umida riviera 8213. dov'è la pingue e mite ara a Diana. 8214. Narra la Fama: come fu per l'arti 8215. della matrigna Ippolito travolto 8216. dai suoi propri cavalli infuriati 8217. e col sangue scontò l'ira paterna, 8218. egli torno sotto l'eteree stelle 8219. e sotto le superne aure del cielo, 8220. dall'amor di Diana e con peònie 8221. erbe evocato. Allor l'onnipotente 8222. Padre, sdegnato che un mortale uscisse 8223. dall'ombre inferne al lume della Vita, 8224. precipito col fulmine celeste 8225. nell'onde stigie l'apollineo figlio 8226. inventor di quel filtro e di quell'arte. 8227. Ma l'alma Trivia Ippolito nascose 8228. in recessi reconditi, lo chiuse 8229. nelle campagne della ninfa Egèria, 8230. sì che nei boschi italici solingo 8231. trascorresse la vita ignoto a tutti 8232. e con nome novello ei Virbio fosse. 8233. Per ciò lontani dalla selva sacra 8234. di Diana e dal tempio or son tenuti 8235. i cavalli cornipedi, che al lido 8236. rovesciarono il giovine e il suo carro 8237. impauriti dai marini mostri. 8238. Ma non di meno il figlio esercitava 8239. per verdi piani i fervidi cavalli 8240. e sul cocchio accorrea verso la guerra. 8241. [TURNO] 8242. E in mezzo ai primi si avanzava Turno 8243. con l'arme in pugno, maestoso eroe 8244. che sovrastava i suoi di tutto il capo. 8245. Aveva l'alta gàlëa chiomata 8246. d'una tripla criniera, e vi spiccava 8247. una Chimèra che dall'ampie fauci 8248. spirava fuochi pari ai fuochi etnèi, 8249. tanto più furïosa e minacciante 8250. col sinistro baglior, quanto più truci 8251. di sangue sparso inferocian le pugne. 8252. Ma nell'oro del clìpëo lucente 8253. lo si vedeva, con già lunghe corna 8254. e già irta di pelo e già giovenca 8255. (alto soggetto!), ed Argo suo custode 8256. e Inaco nell'atto di versare 8257. fuori dall'anfora acque fluviali. 8258. Lo seguiva una nuvola di fanti, 8259. e folte eran le schiere clipeate 8260. in ogni campo. Eran le genti argive, 8261. gli armati Aurunci, i Rutuli, gli antichi 8262. Siculi, le falangi dei Sacrani,(Ardea=sacra Cibéle) 8263. i Labicani dai dipinti scudi; 8264. quelli che aravan, Tevere, i tuoi balzi 8265. e la riviera sacra del Numìco; 8266. quei che fendean col vomere le alture 8267. rùtule e le pendici del Circèo; 8268. quelli di cui Giove Ànxuro reggeva 8269. provvido i campi, quelli di Ferònia 8270. lieta di sacri verdeggianti boschi; 8271. quelli del suolo ove si stende cupa 8272. la palude di Satura, e del suolo 8273. ove in valli profonde il fresco Ufente 8274. si apre il cammino per versarsi in mare. 8275. [CAMILLA] 8276. E dopo questi si avanzo Camilla, 8277. vergine armata della volsca gente 8278. che guidava uno stuol di cavalieri 8279. in folte schiere fulgide di bronzo. 8280. Non ai cestelli e al fuso di Minerva 8281. ella avvezzo le sue femminee mani 8282. ma, benché donna, alle feroci mischie 8283. e a superare i turbini nel corso. 8284. Ben potea sorvolare a fior dell'erbe 8285. una mèsse non tocca dalla falce, 8286. senza offender col piè le molli ariste; 8287. ben potea far cammino in mezzo al mare 8288. a fior dei flutti tumidi sospesa, 8289. senza tinger nell'onda il piè veloce 8290. L'ammiravano i giovini latini 8291. accorrendo dai campi e dalle case; 8292. l'ammirava la turba delle madri 8293. con bocche aperte ed animi sospesi 8294. vedendola avanzar: come il regale 8295. ornamento purpurëo velava 8296. gli omeri suoi, come la fibbia d'oro 8297. raccoglieva in un nodo i suoi capelli, 8298. come portava la farètra licia 8299. e il cuspidato mirto pastorale. 1191 8300. LIBRO VIII 8301. [MESSAGGIO A DIOMÈDE] 8302. Poiché su l' alta rocca di Laurento 8303. Turno inalzò l'insegna della guerra 8304. e squillarono i corni in rauco suono, 8305. poich' egli spinse i fervidi cavalli 8306. ed in armi si mosse, arsero i cuori, 8307. e tutto il Lazio in trèpido tumulto 8308. s'accolse in armi, e infuriò nell'ira 8309. la fiera gioventù. Primi fra i duci 8310. d'ogni parte raccolsero alleati 8311. lo spregiatore degli Dei Mezènzio 8312. ed Ufente e Messàpo. e tutti intorno 8313. fecero vuoti di coloni i campi. 8314. E fu frattanto Vènulo inviato 8315. alla città del Grande Diomède, 8316. a chiedergli soccorso e ad annunziargli 8317. che guerrieri troiani eran nel Lazio. 8318. v'era approdato Enea, qui trasferendo 8319. i suoi vinti Penati, e proclamava 8320. che qui re lo voleva il suo destino; 8321. già molte genti s'erano congiunte 8322. col guerriero dardànide, e il suo nome 8323. sempre più si spandea per tutto il Lazio. 8324. A che con tali inizii egli mirasse, 8325. quale conquista, s' era a lui propizia 8326. la sua Fortuna, egli chiedesse all'armi, 8327. doveva a Diomède essere chiaro 8328. più che non al re Turno o al re Latino. 8329. [IL DIO TIBERINO] 8330. Così ardea tutto il Lazio. E il teucro eroe 8331. ondeggiava pensoso in gran tempesta 8332. ed inquieto riv olgea ]a mente 8333. or a questo consiglio ed ora a que]lo, 8334. tutto in ogni sua parte esaminando : 8335. come in vaso di bronzo il tremolante 8336. specchio dell'acqua, se è dal sol percosso 8337. dalla chiara imagine lunare, 8338. balena qui e là per ogni parte, 8339. ed all'alto si volge e nel soffitto 8340. i dorati riquadri alfin dardeggia. 8341. Ed una notte, mentre in ogni terra 8342. tutti, uccelli e quadrupedi, i viventi 8343. giaceano stanchi in placido sopore, 8344. turbato in cuor da quella trista guerra 8345. giacque presso la riva il padre Enea, 8346. e sotto l' arco gelido del cielo 8347. concedette alle membra un tardo sonno. 8348. E allor dinnanzi gli appari l' antico 8349. Nume del luogo, il Tiberino Dio, 8350. balzato su, tra le popùlee fronde, 8351. dall' amena corrente; era velato 8352. d'un tessuto sottil color dell'acqua 8353. e canne ombrose gli cingeano il crine; 8354. e così gli parlò per confortarlo : 8355. <<O progenie di Dei, che ci riporti 8356. di tra i nemici la città di Troia 8357. e che in eterno pèrgamo ci serbi, 8358. aspettato nel laurente suolo 8359. e nei campi latini, è qui la tua 8360. sede sicura, sono qui (rimani!) 8361. i sicuri Penati. E non temere 8362. le minacce di guerra: è ormai svanito 8363. ogni fervor di còllere divine. 8364. E perché tu non pensi ad ombre vane 8365. suscitate dal sonno, ora qui presso 8366. tu troverai tra gli elci della riva 8367. giacente al suolo una gran scrofa bianca 8368. con trenta nati intorno alle sue poppe, 8369. com' essa bianchi: sarà questo il luogo 8370. della vostra città, qui troverete 8371. pace sicura dai travagli vostri. 8372. lndi uscirà, dopo trent' anni, Ascanio 8373. a fondar dell'illustre Alba le mura. 8374. Sicurissimi eventi io presagisco. 8375. Or con brevi parole (odimi attento) 8376. io qui t'insegnerò come tu possa 8377. vittorioso compiere l'impresa. 8378. Genti scese dall' àrcade Pallante, 8379. che seguirono Evandro e i suoi vessilli, 8380. scelsero la lor sede in questi luoghi 8381. e una città fondarono sul monte 8382. che, dal nome del loro avo Pallante, 8383. dissero P allantèo. Continua guerra 8384. hanno costor con le latine genti; 8385. prèndili come soci alla tua guerra 8386. e collegati a loro. lo su pel fiume 8387. dritto ti condurrò lungo le rive 8388. sì che lieve ti sia, spinto dai remi, 8389. vincere la corrente. Orsù, figliuolo 8390. di Venere! Tramontano le stelle, 8391. e tu secondo il rito alza a Giunone 8392. le tue preghiere, e supplice con voti 8393. vinci le sue minacce e i suoi disdegni. 8394. Poi me, vittorioso, onorerai. 8395. Son io l'azzurro Tevere, più grato 8396. d'ogni altro al cielo, che col vasto gorgo, 8397. vedi, sfioro le ripe e vo solcando 8398. pingui campagne. E qui la mia gran casa, 8399. ma fra città sublimi esce il mio fonte.)> 8400. [LA SCROFA BIANCA] 8401. Ciò detto, il fiume si celò nel vasto 8402. gùrgite, dentro l'àlvëo profondo; 8403. Enea balzò dal sonno e dalla notte. 8404. Sorse, e guardando alla nascente luce 8405. del sole etèrio piamente attinse 8406. col cavo delle palme acque dal fiume 8407. ed al cielo inalzò queste preghiere: 8408. <<Ninfe, Ninfe laurenti onde ha l'inizio 8409. ogni sorgiva, e tu con l'onde sacre, 8410. Tevere padre, ricevete Enea 8411. e stornate da lui tutti i perigli. 8412. Qualunque sia la fonte ove il tuo gorgo 8413. si accoglie e il suolo onde sì bella erompi, 8414. te ch'hai pietà delle sciagure nostre 8415. io sempre onorerò, sempre con doni 8416. esalterò, cornigera corrente 8417. che sei dell'acque espèridi regina. 8418. Assistimi, sol questo io ti domando, 8419. e più sicura fammi la promessa.)) 8420. Così pregava, e dalla flotta scelse 8421. due navi, le fornì del lor remeggio 8422. e armò i compagni. Ed ecco (repentino 8423. ed a veder mirabile portento) 8424. candida nella selva, coi suoi nati 8425. com' essa bianchi, su la verde ripa 8426. essi adagiata videro una scrofa. 8427. E a te sacrificando il padre Enea, 8428. a te, Giunone massima, l'offerse 8429. e insiem coi nati l'immolò su l' ara. 8430. [A RITROSO DEL FIUME] 8431. Il Tevere per tutta quella notte 8432. abbonacciò, la tumida corrente 8433. e a ritroso fluì con tacite acque, 8434. così che al pari di tranquillo stagno 8435. e di queta palude adeguò l'onde 8436. per non opporre alcun contrasto ai remi. 8437. lntrapresero quelli il lor viaggio 8438. solleciti, con cantici festosi; 8439. correan su l'acque gli spalmati abeti; 8440. l'onde stupian, stupian sorpresi i boschi 8441. dell' armi che splendevano lontano 8442. e del passar delle dipinte navi. 8443. Quelli si affaticarono sui remi 8444. la notte e il giorno; risalian le lunghe 8445. curve, celati dalle piante ombrose, 8446. fendendo con la prua le verdi selve 8447. riflesse nelle lisce acque del fiume. 8448. Già il sole fiammeggiava alto nel cielo 8449. quando lontano scòrsero una rocca 8450. e una cinta di mura e sparse case; 8451. la potenza romana ora le inalza 8452. fino alle stelle, ma in quei di lontani 8453. erano il regno povero di Evandro. 8454. lvi i Troian volsero le prore 8455. e si appressaron rapidi alle mura. 8456. [PALLANTE] 8457. Celebrava il re àrcade quel giorno 8458. nel sacro bosco fuori delle mura 8459. riti solenni al grande Anfitrionìde 8460. ed ai Celesti. Il figlio suo Pallante 8461. e i primi duci e il piccolo senato 8462. erano intorno ed effondeano incensi : 8463. fumava il sangue tiepido su l'ara. 8464. Videro l' alte poppe e i naviganti 8465. che reclinati taciti sui remi 8466. si avvicinavan per la selva fonda, 8467. e sbigottiti all'improvvisa vista 8468. balzaron su, lasciarono le mense. 8469. Ma impetüoso lor vietò Pallante 8470. d'interrompere il rito, ed egli solo 8471. volò, brandendo l'armi incontro a quelli; 8472. e da lungi gridò sopra un'altura: 8473. <<Uomini, a che tentate ignote vie? 8474. Dove andate? Chi siete? Onde venite? 8475. Pace o guerra portate?» Il padre Enea 8476. dall' alta poppa allor così rispose 8477. porgendo innanzi con la destra un ramo 8478. di pacifero ulivo: <<Armi troiane 8479. vedi, ostili ai Latini; esuli ancora 8480. essi ci fanno con superba guerra. 8481. Cerchiamo Evandro. Questo riferisci; 8482. di' che son giunti scelti eroi dardànii 8483. per domandargli un'alleanza d'armi.>> 8484. Fu stupito Pallante a sì gran nome 8485. e: <<Chiunque tu sia, sarca>>, rispose; 8486. <<ospite vieni nella nostra casa 8487. a parlare dinnanzi al genitore. » 8488. Poi gli tese la mano e gli trattenne 8489. la destra a lungo. Ed essi allor dal fiume 8490. mossero e si addentrarono nel bosco. 8491. [ENEA SUPPLICE] 8492. E al re con amichevole parola 8493. così Enea si rivolse: <<Ottimo greco, 8494. a cui la sorte vuol ch'io porga voti 8495. e tenda rami d'infule intrecciati, 8496. non io certo temei perché tu fossi 8497. nato in Arcadia e condottier di Greci 8498. e consanguineo d' ambedue gli Atridi. 8499. Ma coscïenza di valore, santi 8500. vaticinii divini, avi comuni 8501. e la tua fama in tutto il mondo sparsa 8502. teco mi hanno congiunto, a te mi han tratto 8503. volonteroso, per voler dei Fati. 8504. Dàrdano, padre e fondatore primo 8505. d'Ilio, che fu, come tra i Greci è fama, 8506. dall'atlantide Elettra generato, 8507. giunse fra i Teucri, ed era Elettra figlia 8508. di quel massimo Atlante che sorregge 8509. sopra gli òmeri suoi l'arco dei cieli. 8510. Ed è Mercurio il tuo progenitore, 8511. e alla luce lo diè la bella Maia 8512. su Ia gelida vetta del Cillène; 8513. ma, se crediamo a ciò che fu narrato, 8514. Maia è figliuola dello stesso Atlante 8515. che ha su gli òmeri suoi l'arco dei cieli. 8516. In tal modo ambedue le schiatte nostre 8517. diramano da un'unica radice. 8518. Fidando in questo, io non ti volli prima 8519. con astuzia tentare o con messaggi; 8520. me, me stesso, il mio capo a rischio posi 8521. e qui supplice vengo alle tue soglie. 8522. Aspra guerra a noi fanno i Dàunii stessi 8523. che a te fan guerra. Se ci avran respinti, 8524. pensan che nulla più si opponga loro 8525. per soggiogare a sé tutta l'Esperia 8526. e per signoreggiare ambi i suoi mari. 8527. Da me ricevi, a me prometti fede; 8528. muscoli abbiamo e spiriti gagliardi 8529. e una provata gioventù guerriera.>> 8530. [IL RE EVANDRO] 8531. Mentre il troiano eroe così parlava, 8532. Evandro gli occhi gli figgea negli occhi 8533. e nel volto ed in tutta la persona. 8534. Poi senz' altro rispose: <<Oh con qual gioia, 8535. fortissimo troiano, io qui ti accolgo 8536. e ti ravviso! Come ben rammento 8537. le parole, la voce ed il sembiante 8538. del tuo gran padre Anchise! Io mi ricordo 8539. che Priamo, figlio di Laomedonte, 8540. poi ch' ebbe visitato in Salamina 8541. la sua sorella Esione, si spinse 8542. più oltre, nelle fredde àrcadi terre. 8543. La giovinezza mi vestia le gote 8544. del primo fior; miravo i Teucri ed anche 8545. miravo il figlio di Laomedonte; 8546. ma più in alto di tutti andava Anchise, 8547. e in cuor mi ardeva il giovine desìo 8548. di parlar con l' eroe, di unir la destra 8549. con la sua destra. Mi accostai; felice, 8550. guida gli fui nella città fenèa. 8551. Mi diè partendo una farètra adorna, 8552. saette licie, un manto ricamato 8553. di fili d' oro, un paio d' aurei freni 8554. che il mio Pallante or serba. Ecco, è congiunta 8555. teco la destra al patto che tu chiedi: 8556. domani, al primo sorgere del sole, 8557. io vi congederò lieti d'ausilio, 8558. le forze mie vi fornirò. Ma voi, 8559. poi che amici veniste, ora vogliate 8560. celebrare con noi quest' annuo rito 8561. ch'è gran colpa indugiare, ed alla mensa 8562. avvezzatevi ormai con gli alleati.>> 8563. Poi ch'ebbe detto ciò, fece imbandire 8564. le vivande e le pàtere già tolte 8565. e assidere gli eroi su seggi erbosi; 8566. ma, per segno d' onore, accolse Enea 8567. sopra una pelle di leon velloso 8568. nel suo trono di quercia, a se d'accanto. 8569. Allor fàmuli scelti e il sacerdote 8570. dell'altare disposero le carni 8571. rosolate dei tori e gran panieri 8572. ricolmi di focacce, e mescean vino; 8573. ed Enea si cibò coi suoi compagni 8574. del tergo e delle viscere lustrali 8575. d'un immolato gigantesco bue. 8576. [ERCOLE E CACO] 8577. Quando sazia la fame e sodisfatto 8578. fu il bisogno di cibo, Evandro disse: 8579. <<Non una vana superstizïone 8580. immèmore dei nostri antichi Dei 8581. questi riti c'impone e queste sacre 8582. vivande e questo altare a sì gran Nume; 8583. ma li facciamo, ed innoviamo a lui, 8584. ospite teucro, il meritato onore, 8585. perch'egli ci salvò da gran periglio. 8586. Vedi là quella rupe che minaccia 8587. e più lontano quei macigni sparsi; 8588. la caverna del monte ora è deserta 8589. che franaron le rupi in gran ruina. 8590. Quivi, addentrata in cavità profonde 8591. e ai raggi inaccessibile del sole, 8592. fu la caverna ove l'orrendo ceffo 8593. di Caco semiuomo avea dimora; 8594. caldo era il suol di sempre nuove stragi; 8595. lividi di putrèdine alle bieche 8596. porte confitti pendean teschi umani. 8597. Padre di tale mostro era Vulcano, 8598. e gigante incedendo egli spirava 8599. fuor dalla bocca i fùmidi suoi fuochi. 8600. Ma un giorno alfine al desiderio nostro 8601. portò soccorso il giungere del Dio. 8602. Sommo vendicatore Ercole venne, 8603. superbo della morte e delle spoglie 8604. di GeriOn tricòrpore; ei traeva 8605. vittorioso quei suoi grandi buoi, 8606. ed empivano i buoi la valle e il fiume. 8607. Allor Caco, feroce anima folle, 8608. non lasciando delitto o insidia alcuna 8609. inosata o intentata, a lui sottrasse 8610. dagli stallaggi quattro grandi tori 8611. e le quattro più splendide giovenche; 8612. e, perché non restasse orma diritta 8613. di piedi, per la coda egli li trasse; 8614. rovesciando così l' orme dei passi 8615. li celò nello speco tenebroso, 8616. né v'era segno che potesse addurre 8617. chi li cercasse verso la spelonca. 8618. E già l'Anfitrioniade moveva 8619. dagli stallaggi i ben pasciuti armenti 8620. per partirsi di qui; ma in quell'istante 8621. ecco i tori mugghiare, ecco le selve 8622. risonar di lamenti ed echeggiare 8623. d'alto clamor gli abbandonati colli. 8624. Una delle giovenche eco lor fece 8625. mugghiando dall'immenso antro, e deluse, 8626. benché nascosta, lo sperar di Caco. 8627. Allor sì furibondo arse di fiele 8628. il dolor dell' Alcide! lmpugnò l'armi, 8629. brandi la clava tutta nodi e ascese 8630. correndo su la cima alta del monte. 8631. 1 nostri allora per la prima volta 8632. videro Caco trèpido e sgomento; 8633. pronto fuggi più rapido dell'Èuro 8634. verso la grotta; la paura aggiunse 8635. ali ai suoi piedi. Vi si chiuse dentro, 8636. le catene schiantò, fece piombare 8637. un gran macigno, appeso a quel sostegno 8638. temperato dall'arte di Vulcano, 8639. e con la mole barricò la porta. 8640. Ecco, il Tirinzio furibondo giunse 8641. e girò gli occhi or qui or là scrutando 8642. tutti gli accessi e digrignando i denti. 8643. Tre volte egli frugò fervido d'ira 8644. tutto il monte Aventino; invan tre volte 8645. scrollò l'immane masso della soglia; 8646. tre volte, stanco, nella valle giacque. 8647. Si ergea sul dorso dello speco, aguzza 8648. e altissima a veder sopra i macigni 8649. dirotti intorno, una gran rupe, ai nidi 8650. degli uccelli rapaci ottimo asilo. 8651. Or, com' essa pendeva alla sinistra 8652. sua sopra il fiume, egli nel senso avverso 8653. puntò da destra, la scrollò, la svelse 8654. dalle radici, la precipitò; 8655. e al suo precipitare il cielo immenso 8656. rimbombò, sussultarono le rive 8657. ed atterrito retrocesse il fiume. 8658. Discoperchiato apparve allor lo speco, 8659. vasta reggia di Caco, e sino al fondo 8660. vaneggiarono gli antri tenebrosi; 8661. così la Terra, se per forza ignota 8662. si scoscendesse giù, fin nel profondo, 8663. disserrerebbe le infernali sedi, 8664. schiuderebbe le pallide dimore 8665. odiate dai Numi, e noi vedremmo 8666. un infinito bàratro ed al fondo 8667. l'Ombre tremar nell'irrompente luce. 8668. Tale dall' alto lo mirò l' Alcìde 8669. chiuso nell'antro e più che mai ruggente 8670. nell'inatteso sùbito splendore; 8671. lo coperse di dardi, indi, facendo 8672. arme di tutto, l'incalzò con rami 8673. e con grandi macigni. E Caco allora, 8674. non avendo più scampo alla rovina, 8675. vomitò dalle fauci un denso fumo 8676. e (mirabile a dire) empì la casa 8677. d'accecante caligine, togliendo 8678. la vista agli occhi, e vi addensò fumose 8679. e solcate da fiamme ombre notturne. 8680. Non lo sofferse il furioso Alcide; 8681. con un gran salto si gettò nel fuoco 8682. dove più fitte uscivano le fiamme 8683. e l'ardente caligine dell'antro; 8684. Caco agguantò che vomitava incendii 8685. vani nel buio, l' avvinghiò in un nodo, 8686. e sl lo soffocò nella sua stretta 8687. che gli occhi gli scoppiarono e la gola 8688. senza sangue rimase. Ecco, schiantate 8689. le porte e schiusa l'orrida spelonca, 8690. subitamente apparvero alla luce 8691. i buoi sottratti con astuto furto, 8692. e l'informe cadavere fu tratto 8693. fuor per i piedi. Non poteano i nostri 8694. mai saziarsi nel mirar quegli occhi 8695. terribili, la faccia, il vasto petto 8696. irto di velli della semibelva, 8697. e le fauci ove spente eran le fiamme. 8698. Da quel tempo si cèlebrano i riti; 8699. osservaron quel dl volonterosi 8700. i nuovi sacerdoti; e fu Potizio 8701. l'ordinator di quelle ercùlee feste, 8702. e n' è custode la Pinària gente. 8703. Egli nel bosco institul quest' ara 8704. che Massima da noi si dirà sempre, 8705. che sarà sempre Massima. Su, dunque: 8706. in onore di meriti sl grandi, 8707. giovini, inghirlandatevi le chiome, 8708. sollevate le coppe ed invocate, 8709. lieti il vino libando, il Dio comune.>> 8710. Disse; ed il pioppo bicolor, velando 8711. con 1'ombra cara ad Ercole le chiome, 8712. vi s' intrecciò col pèndulo fogliame, 8713. e la pàtera sacra empì le destre. 8714. E tutti allor libarono la mensa 8715. e giocondi invocarono gli Dei. 8716. [L'INNO A ERCOLE] 8717. Ma frattanto, col volgere del cielo, 8718. era prossimo il vèspero, e i ministri 8719. cinti di pelli e in man recando faci 8720. secondo il rito (e primo era un Potìzio) 8721. vennero e rinnovarono il convito, 8722. distribuendo le gradite offerte 8723. della seconda mensa e accumulando 8724. piatti ricolmi su gli altari accesi. 8725. E allora i Sàlii vennero ai lor canti 8726. circondando gli altari e avean le tempie 8727. inghirlandate di popùlee fronde; 8728. eran due cori, l'uno di fanciulli, 8729. l'altro di vecchi, e ritessean nell'inno 8730. la lode delle ercùlee fatiche : 8731. com' ei strozzò con la sua mano i primi 8732. mostri della Matrigna, i due serpenti; 8733. come prostrò città potenti in guerra, 8734. Troia ed Ecàlia, e quanti duri affanni 8735. per volontà della crudel Giunone 8736. sotto il tiranno Euristeo sofferse. 8737. <<O invincibile! Tu con la tua mano 8738. trucidasti i Nubìgeni bimembri 8739. Ileo e Folo, e il crètico portento, 8740. e sotto il monte il gran leon nemèo. 8741. Te paventaron la palude Stigia 8742. e il custode dell'Orco, accovacciato 8743. su l' ossa rOse nel cruento covo; 8744. ma nessun mostro atterri te, neppure 8745. Tifèo che l' armi in te spingea dall'alto, 8746. né ti smarristi quando ti fu sopra 8747. coi mille capi suoi l'idra Lernèa. 8748. Salve, prole certissima di Giove, 8749. nuova gloria del Ciel! Con passo amico 8750. al tuo rito ed a noi scendi benigno.>> 8751. Tali imprese cantavano nell'inno, 8752. e vi aggiunsero ancor l'antro di Caco 8753. fiamme spirante. Sonò tutta al canto 8754. la selva, e l'eco rispondea dai colli. 8755. [L'ANTICHISSIMO LAZIO] 8756. Indi, compiuto quel divino rito, 8757. fecero tutti alla città ritorno. 8758. Andava innanzi, grave d'anni, Evandro; 8759. aveva ai fianchi Enea col suo figliuolo, 8760. e con varii discorsi a lor rendeva 8761. più lieve la fatica del cammino. 8762. Tutto ammirò con mobili occhi Enea, 8763. preso dei luoghi, e desioso e lieto 8764. tutte ascoltava le memorie antiche - 8765. Il fondator della città romana, 8766. Evandro re, diceva: <<In questi luoghi 8767. vissero i Fàuni indigeni e le Ninfe 8768. ed una gente uscita fuor dai duri 8769. tronchi di quercia, senza arti né leggi, 8770. che non sapeva né aggiogar giovenchi 8771. né raccolti adunare e porre in serbo, 8772. ma si nutriva degli arbòrei frutti 8773. e di un vitto durissimo di caccia. 8774. Ma dall' Olimpo etèreo discese 8775. prima Saturno; pròfugo dal regno, 8776. egli fuggiva i fulmini di Giove. 8777. Ed egli, primo, tutti insieme accolse 8778. quegl'indocili popoli dispersi 8779. per le montagne, e diede lor le leggi, 8780. e Lazio nominò questa contrada 8781. ov' ei s' era celato in sicurezza. 8782. Sotto il suo regno fu l' età ch' è detta 8783. età dell'oro. Egli così reggeva 8784. le genti in pace; ma seguiron poscia 8785. una peggiore età più scolorita, 8786. furor di guerra, bramosia di averi. 8787. Ausònii allora vennero e Sicàni, 8788. e allor più volte la saturnia terra 8789. mutò di nome. Vennero re nuovi, 8790. venne il feroce e gigantesco Tebro, 8791. onde noi poscia, itala stirpe, Tebro 8792. chiamammo il fiume, e l' Albula vetusta 8793. perdette il nome prìstino. Cacciato 8794. dalla patria pel mare occidentale, 8795. io fui dalla Fortuna onnipotente 8796. e dai Fati invincibili fermato 8797. su questa terra; m'avean qui condotto 8798. gli alti responsi di Carmenta ninfa, 8799. mia madre, e il Dio che l'inspirava, Apollo.>> 8800. Ei così disse; e procedendo innanzi 8801. mostrò la porta e l'ara che i Romani 8802. chiamano Carmentale, omaggio antico 8803. alla ninfa Carmenta, alla veggente 8804. fatidica, alla prima che predisse 8805. grandi gli Enèadi e Pallantèo famoso. 8806. Poi la gran selva gli mostrò, di cui 8807. fece il guerriero Romolo un Asilo, 8808. e sotto fresca rupe il Lupercale, 8809. così chiamato dal parràsio culto 8810. di Pan licèo. Gli mostrò pure il sacro 8811. bosco Argilèto, ed accennando il luogo 8812. narrò la morte d' Argo ospite suo. 8813. Alla sede Tarpèa poi lo condusse, 8814. al Campidoglio ch' oggi è d'oro, e un tempo 8815. era spinoso di silvestri rovi. 8816. Già fin d'allora un sacro orror del luogo 8817. gli abitanti atterrìa, già fin d'allora 8818. essi temean quella boscosa rupe. 8819. <<In quel bosco>>, diceva, <<in quel frondoso 8820. colle, non so qual Dio, ma un Dio dimora; 8821. Giove in persona gli Àrcadi han creduto 8822. spesso vedervi, quando i nembi addensa 8823. e la sua tempestosa ègida squassa. 8824. E quei due diroccati balüardi 8825. che tu vedi laggiù sono reliquie 8826. e memoria dei nostri avi vetusti: 8827. fondò quella fortezza il padre Giano, 8828. Saturno l'altra; e quella era chiamata 8829. il Gianicolo e questa la Saturnia.» 8830. Così parlando giunsero alla casa 8831. poverella d'Evandro, e in ogni parte 8832. mugghiare armenti essi vedean pel Foro 8833. romano e per le splendide Carine. 8834. Come furono dentro: <<In queste soglie>>, 8835. disse, <<vittorioso Ercole venne; 8836. questa casa lo accolse. Ospite, sappi 8837. dispregiar le ricchezze, imita il Dio 8838. e vieni, a questa povertà benigno.» 8839. E, detto ciò, nell'umile dimora 8840. introdusse l'eroe, lo fe' giacere 8841. sopra un letto di foglie e lo coperse 8842. con la pelliccia d'una libica orsa. 8843. [VENERE E VULCANO] 8844. Cadde la Notte ed abbracciò con fosche 8845. ali la Terra. E Venere, la madre, 8846. atterrita in cuor suo dalle minacce 8847. e dal laurente orribile tumulto, 8848. nel nüziale tàlamo dorato 8849. a Vulcano si volse e gli parlava 8850. con detti accesi di divino amore: 8851. <<Finché con la lor guerra i duci achei 8852. devastarono Pèrgamo e le rocche 8853. destinate dai Fati a ruinare 8854. tra f'iamme ostili, non io mai ti chiesi 8855. per quei miseri aiuto e non un'arma 8856. di quelle che tu sai, che puoi foggiare, 8857. mio sposo dolcissimo, e non volli 8858. senza vantaggio affaticarti all' opre, 8859. io che pure infiniti obblighi avevo 8860. ai Priamidi e che sovente piansi 8861. sul travaglio durissimo di Enea. 8862. Or egli è fermo, per voler di Giove, 8863. nella terra dei Rutuli, ed io stessa 8864. vengo a pregarti: al venerando Nume 8865. armi la madre per il figlio or chiede. 8866. Seppe la figlia di Nerèo, ben seppe 8867. vincere con le lagrime il tuo cuore 8868. la sposa di Titone! Oh quante genti 8869. si raccolgono, vedi, e quante rocche 8870. vanno affilando a porte chiuse il ferro 8871. contro di me, per straziare i miei!>> 8872. Così disse la Diva e, come vide 8873. ch'egli indugiava, con le bianche braccia 8874. in un amplesso tènero lo strinse. 8875. E il Nume, vinto dall' amore antico, 8876. disse: <<Perché tu cerchi di lontano 8877. le tue ragioni? E perché venne meno 8878. la tua fiducia in me? Questo volevi? 8879. Ben potevo anche allora armare i Teucri, 8880. che il Padre onnipotente ed il destino 8881. non negavano ch'Ilio resistesse 8882. e Priamo vivesse altri dieci anni. 8883. Or, se tu ti apparecchi a muover guerra, 8884. e questo brami, quanto zelo io posso 8885. promettere d'usar nell'arte mia, 8886. e tutto quello che foggiar mi è dato 8887. con elettro liquido e con ferro, 8888. quanto valgono i màntici e le fiamme, 8889. farò. Tu cessa, con le tue preghiere, 8890. di dubitare della tua potenza.» 8891. [LA FUCINA DEI CICLÒPI] 8892. Come il primo riposo, a mezzo il corso 8893. dell' alta Notte, l' ebbe tolto al sonno, 8894. (quando la donna che trascina a stento 8895. la vita con le tenui opre e col fuso 8896. sùscita dalle ceneri la bragia 8897. per aggiunger la notte al suo lavoro 8898. ed esercita in lunga opra le ancelle 8899. al chiaror delle fiaccole, serbando 8900. il maritale tàlamo illibato 8901. ed allevando i pargoletti figli); 8902. balzò così dal morbido suo letto 8903. il Dio del fuoco all' opera fabbrile. 8904. Sorge tra il lido siculo e l' eòlia 8905. Lipari un'isola irta di fumanti 8906. scogli, nelle cui viscere profonde 8907. tuonano le caverne e gli antri etnèi 8908. arsi dalle fucine dei Ciclòpi, 8909. e i colpi su le incudini gagliardi 8910. echeggiano con cupo urlo; negli antri 8911. rugghiano immani masse calibèe 8912. e nei forni la fiamma ansa: la casa 8913. è di Vulcano, che Vulcania ha nome. 8914. lvi dall'alto Cielo allor discese 8915. l'lgnipotente. Nella gran caverna 8916. trattavan ferro tre Ciclòpi ignudi: 8917. Stèrope, Bronte e Piracmòn; tra mano 8918. tenean foggiato e già polito in parte 8919. uno dei mille fulmini che il Padre 8920. dalle plaghe del ciel vibra sul mondo: 8921. una parte non era ancor compiuta. 8922. Vi avevano tre raggi di gragnuola 8923. commisti, tre di nuvola piovosa, 8924. tre di rùtilo fuoco e d'austro alato; 8925. ed ora vi aggiungevano i baleni 8926. terrifici e lo schianto e lo spavento 8927. e le fiamme seguaci e le ruine. 8928. S'affrettavano altrove intorno a un cocchio 8929. per Marte e intorno alle volanti ruote 8930. ond'egli muove popoli ed eroi; 8931. e a gara rifinivano con squamme 8932. lucenti d'oro un' ègida, armatura 8933. terrificante di Minerva irata; 8934. v'eran groppi di serpi e, sopra il seno 8935. della Diva, la Gòrgone che ancora 8936. torcea, dal collo dispiccata, gli occhi. 8937. <<Lasciate», egli gridò, <<Ciclòpi etnèi, 8938. e togliete d'intorno ogni lavoro 8939. incominciato; attenti qui. Dobbiamo 8940. armi foggiare per un grande eroe. 8941. Ora forza bisogna, or man veloce, 8942. ora tutta la vostra arte maestra. 8943. Presto, bando agli indugi.» Altro non disse; 8944. quei si accinsero tosto alla fatica 8945. partendola tra loro in modo eguale. 8946. A ruscelli scorrea l' oro ed il bronzo, 8947. si disciogliea nella fornace immensa 8948. il mortifero ferro. Essi, saldando 8949. una su l'altra sette tonde piastre, 8950. foggiavano un gran clipeo che solo 8951. per tutte le latine armi bastasse. 8952. Chi nei ventosi màntici adunava 8953. e cacciàvane l' aria, altri tuffava 8954. nelle vasche lo stridulo metallo: 8955. tutto alle incùdi rintronava l'antro. 8956. Ed essi insieme, a gran forza, in cadenza 8957. levavano le braccia e con tenaci 8958. fòrcipi rivolgean le masse immani. 8959. [L'AUSILIO DI EVANDRO] 8960. Mentre il padre Lemnèo nel suolo eòlio 8961. si affrettava in quest'opere, la luce 8962. e il mattutino canto degli uccelli 8963. sotto il tetto dell'umile dimora 8964. suscitarono Evandro. Il vecchio sorse, 8965. la tunica vesti, calzò alle piante 8966. sàndali etruschi, e lungo il fianco e all'òmero 8967. appese la sua spada tegeèa, 8968. discostando a sinistra il lungo vello 8969. di pantera onde tutto era ravvolto; 8970. varcarono la soglia innanzi a lui, 8971. scortando i passi del signor, due cani. 8972. Mèmore dell'ausilio a lui profferto 8973. e dei lunghi colloqui, ei si diresse 8974. alle stanze dell' ospite troiano 8975. ch'era già sorto; quello avea compagno 8976. il figliuolo Pallante e questo Acate. 8977. S'incontrarono, unirono le destre 8978. e diedero, seduti in mezzo all' atrio, 8979. corso libero alfine ai lor colloqui. 8980. E primo Evandro favellò: <<Supremo 8981. duce dei Teucri (e fin che tu sia vivo 8982. mai non dirò che Troia ed il suo regno 8983. furono vinti), poche forze abbiamo 8984. per tuo soccorso in così vasta guerra; 8985. da una parte ci chiude il fiume etrusco, 8986. i Rutuli ci premono dall’altra 8987. e tutte d’armi intronano le mura. 8988. Pur io penso di unirti in alleanza 8989. popoli molto grandi e accampamenti 8990. folti d'armati che a salvezza nostra 8991. offre un caso impensato; e veramente 8992. invocato dai Fati or qui tu giungi. 8993. Fondata sopra una vetusta roccia, 8994. sorge qui presso la città di Agilla 8995. ove si stabili, sui monti etruschi, 8996. una gente di Lidia illustre in guerra. 8997. Lungo tempo fiori, ma finalmente 8998. la dominò con tirannia feroce 8999. e con lotte crudeli il re Mezènzio. 9000. Dirò le stragi orribili e le infami 9001. gesta di quel tiranno? Alla sua stirpe 9002. sèrbino e a lui la stessa sorte i Numi. 9003. Giunse ad unir cadaveri con vivi, 9004. mani a mani accostando e bocche a bocche, 9005. e così li faceva (odi supplizio!) 9006. colanti di putrèdine morire 9007. di lunga morte nell'abbraccio orrendo. 9008. Ma da ultimo stanchi i cittadini 9009. assalirono il mostro furioso 9010. nella sua reggia, e, trucidati i suoi, 9011. appiccarono il fuoco alla dimora. 9012. Ei, scampando alla strage, in fuga volse 9013. nelle terre dei Rùtuli, e difesa 9014. trovò nelle ospitali armi di Turno. 9015. Quindi in giusto furor si è sollevata 9016. tutta l'Etruria; per la lor vendetta 9017. essi chiedono il re, pronti all'offesa. 9018. Te darò duce a questi mille e mille, 9019. però che dense fremono le navi 9020. su tutto il lido e chiedono battaglia, 9021. ma le trattiene un àugure longèvo 9022. vaticinando: - O gioventù meònia, 9023. fiore e virtù d'antichi eroi, se all'ira 9024. meritamente v' infiammò Mezènzio 9025. e se a guerra vi spinse un giusto sdegno, 9026. non vuole il Fato che un ausònio duce 9027. guidi sì grande popolo. scegliete 9028. uno stranierol - Allor le forze etrusche, 9029. atterrite dal mònito divino, 9030. si accamparon laggiù. T arconte stesso 9031. m'inviò messaggeri e la corona 9032. e lo scettro regale e l'altre insegne, 9033. perch'io nel campo lor mi trasferissi 9034. e prendessi in mia mano il regno etrusco. 9035. Ma la mia tarda gelida vecchiezza 9036. è sfinita dagli anni, e sono lente 9037. le forze mie né valgono all'impresa. 9038. Ben vi avrei esortato il mio figliuolo, 9039. ma egli è nato di sabina madre, 9040. onde, in parte, sua patria è questa terra. 9041. Tu (propizio è il destino agli anni tuoi 9042. e alla tua stirpe, e t'han chiamato i Numi) 9043. t'avanza tu, degl'Itali e dei Teucri 9044. duce. Compagno io ti darò Pallante, 9045. questa speranza mia, questa mia gioia; 9046. ch'egli t'abbia maestro a sostenere 9047. la milizia e le gravi opre di Marte; 9048. ch'ei si adusi a veder la tua prodezza 9049. e fino dai suoi primi anni ti ammiri. 9050. Io gli darò duecento cavalieri 9051. àrcadi, fior di giovinezza; e tanti 9052. te ne darà Pallante in proprio nome.» 9053. [TRE SQUILLI NEL CIELO] 9054. Ei così disse; con lo sguardo a terra 9055. stavano l'Anchisiade e il fido Acate 9056. rivolgendo nell'animo commosso 9057. gravi pensieri, quando Citerèa 9058. diè loro un segno dal sereno cielo; 9059. che un'improvvisa fOlgore tonante 9060. fu vibrata dal ciel; parve che tutto 9061. crollasse intorno e che nel ciel sonasse 9062. lungo uno squillo di tirrènia tromba. 9063. Guardarono: lo squillo alto sonò 9064. un' altra volta e un'altra volta ancora, 9065. e videro armi splendere tra un nembo 9066. in una plaga limpida del cielo 9067. e cozzando sonar nell' aer puro. 9068. Tutti gli altri stupirono nel cuore; 9069. ma il teucro eroe ben riconobbe il suono 9070. e le promesse della madre Dea, 9071. e: <<Ospite, non chiedere>>, egli disse, 9072. <<quali eventi ci annunzi un tal portento: 9073. son io, son io quei che l'Olimpo chiama. 9074. Ben presagì la mia divina Madre 9075. che mi avrebbe mandato un tale annunzio 9076. se la guerra infierisse, e che mi avrebbe 9077. giù recato dal Cielo in mio soccorso 9078. armi foggiate da Vulcano. Ahi quanta 9079. strage sovrasta ai miseri Laurenti! 9080. Quale vendetta avrò di te, Latino! 9081. E quanti scudi tu travolgerai, 9082. Tevere padre, nei tuoi flutti, quanti 9083. elmi, quanti cadaveri d'eroi! 9084. Rompan dunque gli accordi e faccian guerra! >> 9085. Sorse, ciò detto, dal suo alto seggio. 9086. Prima lieto avvivò, su l'are spente 9087. d'Ercole, i fuochi, e come il giorno innanzi 9088. onorò i Lari e gli umili Penati; 9089. ed i Troiani e insiem con loro Evandro 9090. immolarono poi secondo il rito 9091. pecore scelte. Ei di là pronto mosse 9092. verso le navi e verso i suoi compagni. 9093. Scelse dalla lor schiera i più valenti 9094. che dovean seguitarlo in quell'impresa; 9095. gli altri scesero giù senza vogare 9096. lungo corrente, per recare a lulo 9097. le novelle del padre e degli eventi. 9098. Ai Troiani diretti al campo etrusco 9099. furon dati cavalli; e n'ebbe Enea 9100. uno scelto per lui, che aveva il dorso 9101. coperto d'una fulva leonina 9102. pelle dalle splendenti unghie dorate. 9103. [IL PIANTO DI EVANDRO] 9104. Per la piccola terra in un baleno 9105. la novella volò che i cavalieri 9106. si avviavano rapidi alle terre 9107. del re tirrènio. Trepide le madri 9108. addoppiarono i voti: il lor timore 9109. facea parer più prossimo il periglio 9110. e più tremendo il volto della guerra. 9111. Il padre Evandro allor serrò la destra 9112. del suo partente e senza fin piangendo 9113. lungamente la tenne, e gli diceva: 9114. <<Oh, se Giove i trascorsi anni mi desse, 9115. s'io tornassi qual fui sotto Preneste, 9116. quando prostrai la prima schiera ostile 9117. ed arsi vincitor mucchi di scudi, 9118. e di mia mano al Tàrtaro cacciai 9119. Èrulo, a cui Ferònia genitrice 9120. aveva dato, orrendo a dir, tre vite 9121. (tre volte si dovea dargli l'assalto, 9122. tre volte si dovea prostrarlo a morte, 9123. e per tre volte questa man gli tolse 9124. tutte le vite e lo spogliò dell' armi), 9125. or non sarei strappato al dolce amplesso, 9126. mio figliuolo, né Mezènzio avrebbe 9127. questo regno a lui prossimo oltraggiato, 9128. date col ferro tante morti atroci, 9129. orbata la città di tanti eroi. 9130. Ma voi, Celesti, e tu, supremo Giove, 9131. reggitor degli Dei, siate pietosi, 9132. io ve ne prego, all' àrcade sovrano 9133. ed ascoltate i suoi paterni voti. 9134. Se mai la vostra volontà, se il Fato 9135. mi serberanno incòlume P allante, 9136. se per vederlo e per restar con lui 9137. vivere debbo, oh datemi la vita, 9138. ch'io son pronto a durare ogni travaglio. 9139. Ma se qualche indicibile sciagura, 9140. Fortuna, minacci, ora, deh ora 9141. possa io troncare un vivere crudele, 9142. fin ch' è ambiguo il timore e fin che incerta 9143. è la speranza ancor dell'avvenire, 9144. fin che ti tengo ancor tra le mie braccia, 9145. figlio caro, mia sola ultima gioia. 9146. Non mi strazii l'orecchio un tristo annunzio!)> 9147. Queste parole il genitore effuse 9148. nel supremo congedo, e venne meno; 9149. lo portarono i suoi dentro la reggia. 9150. [VERSO IL CAMPO ETRUSCO] 9151. Già schiuse eran le porte, e fuor ne usciva 9152. la cavalcata: era tra i primi Enea 9153. col fido Acate e li seguìano gli altri 9154. duci troiani; in mezzo era Pallante, 9155. splendido nella clàmide e nell'armi, 9156. come quando dall' onde oceanine 9157. leva nel cielo il suo divino volto 9158. e le notturne tènebre disperde 9159. Lucifero, che Venere ha più caro 9160. di tutte l'altre fiammeggianti stelle. 9161. Trèpide le matrone dalle mura 9162. seguìan con gli occhi i ferrëi squadroni 9163. scintillanti fra il nembo polveroso. 9164. Marciarono per macchie essi nell'armi. 9165. dove più breve era la via; d'un tratto 9166. sonò un comando, e in ordine serrato 9167. gli zoccoli percossero la molle 9168. terra in quàdruplo tonfo di galoppo. 9169. Presso il gelido Cere è un' ampia selva 9170. che il culto degli antichi ha reso sacra 9171. per largo tratto; d'ogni parte colli 9172. cupi d' abeti le fan cerchio intorno. 9173. È fama che antichissimi Pelasgi, 9174. che occuparono primi il suol latino, 9175. dedicassero il bosco e un di festiv o 9176. a Silvan, Dio dei campi e degli armenti. 9177. Di là non lungi stavano accampati 9178. i Tirrèni e Tarconte, in forte luogo; 9179. già si vedean dall' alto delle cime 9180. tutte le schiere, ch' erano attendate 9181. nella vasta campagna. A quella parte 9182. si diressero allora il padre Enea 9183. e i suoi scelti guerrieri; e affaticati 9184. le membra ristorarono e i cavalli. 9185. [LE ARMI DI VULCANO] 9186. Venere allora, la splendente Dea, 9187. scese coi doni dall'etèree nubi; 9188. e, visto il figlio in una solitaria 9189. valle, presso le fresche acque, in disparte, 9190. gli comparve dinnanzi e così disse: 9191. <<Eccoti, figlio: son compiuti i doni 9192. che l'arte del mio sposo avea promessi. 9193. Non esitare più! Sfida a battaglia 9194. i superbi Laurenti e il fiero Turno! >> 9195. Citerèa così disse, e l'abbracciava; 9196. ai piedi d'una quercia, a lui dinnanzi, 9197. aveva le raggianti armi deposte. 9198. Lieto del dono e di sì grande onore, 9199. ei non si saziava di guardarle 9200. e ad una ad una tutte le ammirava; 9201. rivolgea su le braccia e tra le manl 9202. la terribile gàlea crestata, 9203. la mortifera spada lampeggiante, 9204. la gran lorica di temprato acciaio, 9205. tutta corrusca di baglior v ermigli 9206. come cèrula nube che si arrossa 9207. dal sol raggiante e splende di lontano, 9208. e le gambiere levigate, d'oro 9209. fino e d'elettro, e l'asta, e dello scudo 9210. tutta l'inenarrabile fattura. 9211. L' Ignipotente, che non era ignaro 9212. dei vaticinii e dell' età venture, 9213. vi avea scolpito l'itale vicende 9214. e i trionfi di Roma, e tutta intera 9215. la discendenza che sarebbe uscita 9216. d' Ascanio e tutte le future guerre. 9217. [ANTICA STORIA DI ROMA] 9218. Avea raffigurato ivi la lupa 9219. fresca di parto, che giacea nel verde 9220. antro di Marte; i pargoli gemelli 9221. scherzavano attaccati alle sue poppe 9222. e suggevano impavidi la madre 9223. mentre volgendo il flessüoso collo 9224. essa andava lambendo or l'uno or l'altro 9225. e con la lingua lor tergea le membra. 9226. Lì presso avea rappresentato Roma 9227. e quel feroce ratto di Sabine 9228. dalla gremita càvea nei grandi 9229. giuochi Circensi, e l'improvvisa guerra 9230. che di nuovo scoppiò tra i Romulidi 9231. e il vecchio Tazio ed i Curiti austeri. 9232. Poi, cessata fra loro ogni contesa, 9233. quegli stessi due re stavano in armi 9234. presso l'ara di Giove e avean tra mano 9235. le pàtere e stringevano alleanza 9236. immolando una scrofa. E non lontano 9237. due quadrighe, lanciate in sensi opposti, 9238. rapide avean dilacerato Metto 9239. (ma tu dovevi tener fede, Albano, 9240. ai giuramenti!), e Tullo per la selva 9241. traeva a furia i brani del fellone, 9242. e cosparsi di sangue eran gli arbusti. 9243. Poi Porsenna ingiungea che si chiamasse 9244. lo scacciato Tarquinio e stringea l'urbe 9245. di vasto assedio; ma gli Enèadi a furia 9246. per la lor libertà correano all'armi; 9247. e stava quello in atto di furore 9248. e di minaccia. perché Cocle ardiva 9249. divellere le tavole del ponte, 9250. e Clelia, rotti i vincoli, nuotava 9251. giù per il fiume. AI sommo della rocca 9252. Tarpèia, Manlio stava innanzi al tempio 9253. e difendeva il Campidoglio eccelso, 9254. e vi apparìa come costrutta allora 9255. la reggia, ancor con le romùlee stoppie. 9256. L'ali battea nei portici dorati 9257. l'oca d' argento ad annunziar che i Galli 9258. erano su le soglie. Erano i Galli 9259. giunti fra i pruni, e già tenean la rocca 9260. col favor delle tènebre notturne: 9261. d'oro avevan le chiome, abiti d'oro 9262. e vezzi d'oro intorno al latteo collo, 9263. e risplendean nei sàguli listati; 9264. tutti tra mano andavano vibrando 9265. due corruscanti giavellotti alpini, 9266. e le membra coprìan con lunghi scudi. 9267. [RITI SACRI, IL TÀRTARO, IL MARE] 9268. Vi avea scolpito Sàlii saltanti, 9269. Luperci ignudi ed àpici lanosi 9270. e gli ancili che caddero dal cielo; 9271. caste matrone in molleggiati cocchi 9272. seguian per la città le sacre insegne. 9273. E aggiunse altrove le Tartàree sedi, 9274. le valli sotterranee di Dite 9275. e castighi di colpe; e te, sospeso 9276. a una rupe crollante ed atterrito 9277. dai volti delle Furie, o Catilina; 9278. e in luogo a parte l'anime dei buoni 9279. con Catone preposto al lor governo. 9280. Vasta. nel mezzo, si stendea nell'oro 9281. l'imagine d'un pèlago in tempesta, 9282. ma spumeggiava il mar di bianchi flutti; 9283. delfini a cerchio, candidi in argento, 9284. fendeano intorno l'estüante mare 9285. e con le code percoteano l'onde. 9286. [BATTAGLIA D'AZIO] 9287. In mezzo al mare, effigïate in bronzo, 9288. due flotte si vedean, la guerra d'Azio: 9289. tutto ferveva il mar sotto le navi 9290. allineate nel combattimento, 9291. e i flutti rifulgevano nell'oro. 9292. Di qua l'Augusto Cesare, diritto 9293. su l'alta poppa, conduceva in guerra 9294. gl'Itali, padri e popolo, ed i grandi 9295. numi Penati; la serena fronte 9296. era irraggiata d’una doppia fiamma 9297. e sul capo gli ardea l'astro paterno. 9298. Col favore dei vènti e degli Dei 9299. reggea dall'alto le sue squadre Agrippa, 9300. e le sue tempie (insegna alta di guerra) 9301. fulgean rostrate di naval corona. 9302. Di fronte, fra barbariche milizie 9303. d'armi diverse, avea scolpito Antonio, 9304. il vincitor dei regni dell' Aurora 9305. e del mar Rosso, che traeva seco 9306. l'Egitto con le forze orientali 9307. e con la remotissima Battriana; 9308. e lo seguiva (ahimè) l'egizia moglie. 9309. Tutti insieme correvano all'assalto; 9310. ampio schiumava il pèlago, sconvolto 9311. dai remi incurvi e dai tridenti rostri. 9312. Al largo si spingean: parea che in mare 9313. nuotassero le Cicladi divelte 9314. e cozzassero insieme alte montagne, 9315. da sì gran mole di turrite navi 9316. le schiere s'incalzavano in battaglia. 9317. Si lanciavano a mano accese stoppie, 9318. frecce alate dagli archi; e già di strage 9319. rosseggiavano i campi di Nettuno. 9320. E la regina, in mezzo ai suoi, col patrio 9321. sistro chiamava gli ordini a raccolta, 9322. né ancor vedeva a tergo i due serpenti; 9323. e mostrüosi multiformi Dei 9324. e il latratore Anùbi erano in armi 9325. contro Nettuno e Venere e Minerva; 9326. e nella mischia inferociva Marte 9327. scolpito in ferro; eran nel ciel le Furie 9328. feroci, e la Discordia che impazzava 9329. nella lacera veste, e dietro lei 9330. Bellona col flagello insanguinato. 9331. Questo vedendo, Apollo Azio tendev a 9332. l'arco dall'alto, e per terror del Dio 9333. tutto l'Egitto, Indi, Arabi, Sabèi 9334. rivolgevan le terga. E la regina 9335. pur si vedeva, che invocando i vènti 9336. tutte faceva sciogliere le vele, 9337. tutte faceva abbandonar le funi; 9338. l'avea raffigurata il Dio del fuoco 9339. pallida già della prossima morte, 9340. mentre in mezzo alle stragi era portata 9341. dal soffio dell'làpige e dall'onde, 9342. mentre di contro a lei l'afflitto Nilo 9343. tutte le foci apria, tutta la veste, 9344. e richiamava al cèrulo suo grembo 9345. e nei suoi gorghi latebrosi i vinti. 9346. [IL TRIONFO DI AUGUSTO] 9347. Ma, tratto a Roma in triplice trionfo, 9348. Cesare consacrava in tutta l'Urbe 9349. trecento templi massimi. Le vie 9350. fremean di gioia, di clamor, di giuochi; 9351. còri di madri in ogni tempio, ed are; 9352. e giovenchi immolati, innanzi all'are, 9353. coprian la terra. Su la nivea soglia 9354. di Febo, radiante egli sedeva, 9355. e rassegnando i doni delle genti 9356. li sospendeva alle superbe porte; 9357. varii d' armi, di vesti e di linguaggio 9358. venìano innanzi, in lunghe file, i vinti. 9359. E il Dio qui sculse i Nòmadi, i discinti 9360. Afri, i Geloni saettanti, i Càrii, 9361. i Lèlegi; qui l'acque dell'Eufrate 9362. già più tranquille e i Mòrini remoti 9363. ed il Reno bicorne e i Dài selvaggi 9364. e il fiume Arasse ribellante ai ponti. 9365. Sul clìpëo del Dio, dono materno, 9366. queste scene ammirava il padre Enea; 9367. ignaro degli eventi, ei si compiacque 9368. nelle figure, e all' òmero s'impose 9369. la gloria dei nepoti e il lor destino. 9370. LIBRO IX 9371. [IL CONSIGLIO DI IRIDE] 9372. E Giunone dal cielo Iride nunzia 9373. mandava intanto al bellicoso Turno. 9374. Era Turno seduto in una valle 9375. del bosco sacro all'àvolo Pilumno, 9376. e la Taumànzia dalle rosee labbra 9377. cosí gli disse: «Ciò che nessun Nume 9378. prometterebbe, o Turno, alla tua brama 9379. da sé stesso or te l'offre il dí che volge. 9380. Dalla città, dai suoi, dalla sua flotta 9381. s'è dipartito Enea, verso la reggia 9382. e la città del palatino Evandro; 9383. anzi si è spinto alle lontane terre 9384. e alle mura di Còrito, ove aduna 9385. ed arma schiere rustiche di Lidii. 9386. Or che dubiti? E’ questo, è questo il tempo 9387. di chiedere i tuoi carri e i tuoi cavalli. 9388. Rompi gl'indugi; turba, assalta il campo.» 9389. Detto cosí, con l'ali aperte e l'erme 9390. si sollevò per l'áere fuggendo 9391. e segnò con un grande arco le nubi. 9392. La riconobbe il giovine guerriero, 9393. inalzò verso il cielo ambe le palme 9394. e cosí salutò la fuggitiva: 9395. «0 Iride, splendor del firmarnento, 9396. chi per me dalle nuvole ti mosse 9397. verso la terra? D'onde a un tratto 9398. venne tal chiarità? Vidi squarciarsi 9399. il cielo e vagare nell'ètere le stelle! 9400. Oh, chiunque tu sia che chiami all'armi, 9401. io sono pronto al mònito divino.» 9402. Cosí dicendo, al fiume egli discese, 9403. acqua vi attinse a fior della corrente 9404. e molto a lungo supplicò gli Dei, 9405. l'ètere empiendo delle sue preghiere. 9406. [I TROIANI ASSEDIATI] 9407. E tutto già l' esercito avanzava 9408. ricco di vesti ricamate d'oro 9409. pel vasto campo, ricco di cavalli, 9410. (Messàpo in testa con le file prime. 9411. Turno duce del grosso ed i figliuoli 9412. di Tirro in coda), simile al profondo 9413. Gange che va silenzioso e gonfio 9414. dei sette fiumi nel suo sen placati, 9415. e simile alla pingue onda del Nilo 9416. quando dalle campagne riflüisce 9417. e tutta alfin nell' àlveo si accoglie. 9418. Videro a un tratto i Dàrdani addensarsi 9419. una torbida nube polverosa 9420. ed oscurarsi tutta la pianura. 9421. Primo da un avanzato baluardo 9422. gridò Caico : «Uomini, qual nembo 9423. si solleva laggiù di nebbia oscura? 9424. Su, presto. All'armi. all'armi! Ecco il nemico! 9425. Alle mura, alle mura! Eia! » Per tutte 9426. le porte rientrarono i Troiani, 9427. gremirono con grida alte gli spaldi. 9428. Che ben questo, partendo. il duce Enea. 9429. per un caso di assalto, aveva ingiunto: 9430. non venissero all' armi in campo aperto, 9431. ma tutti si tenessero al sicuro 9432. e a riparo del vallo entro la cerchia. 9433. Così, sebbene l'ira e la vergogna 9434. li spingesse a pugnar. com' era imposto 9435. sbarrarono le porte, e tutti in armi 9436. nell'ampie torri attesero il nemico. 9437. [TURNO CONTRO LA FLOTTA] 9438. Turno con venti cavalieri eletti 9439. avea precorso le sue tarde schiere 9440. volando innanzi, ed improvviso apparve 9441. sotto le mura; cavalcava un tracio 9442. corsier bianco pezzato, e in testa aveva 9443. un elmo d' oro con vermiglie piume. 9444. «Chi sarà meco, giovini». egli disse, 9445. «che primo sui nemici... ecco! » E vibrando 9446. un giavellotto lo scagliò nell' aria 9447. come segnale di combattimento. 9448. e si avanzava alto a cavallo in campo. 9449. Corse un plauso le file; i suoi compagni 9450. seguirono con alto ululo orrendo, 9451. maravigliati alla viltà dei Teucri, 9452. che invece d'uscir fuori in campo aperto 9453. e di muovere in armi incontro a loro 9454. restavano a covar l' accampamento; 9455. egli a cavallo torbido correva 9456. esplorando le mura e in ogni parte 9457. inutilmente ricercando un varco. 9458. Siccome, insidiando un pieno ovile, 9459. freme d'intorno agli steccati il lupo 9460. tra la pioggia ed il vento ad alta notte; 9461. stanno sicuri e sotto le lor madri 9462. belan gli agnelli; ed esso aspro e feroce 9463. su lor lontani infuria, e lo tormenta 9464. rabbia di cibo che il digiuno aizza 9465. e la gola di sangue sitibonda; 9466. non altrimenti il Rùtulo scrutava 9467. le mura e il campo, ed avvampava d'ira, 9468. e ardeva di dolore entro le dure 9469. ossa, cercando un àdito o la via 9470. di trar fuori per forza i Teucri chiusi 9471. dallo steccato nell'aperto piano. 9472. E alfine si avventò contro la flotta 9473. presso il campo celata e cinta intorno 9474. dagli argini e dall' onde fluviali. 9475. impugnò furibondo un pino ardente, 9476. chiese fiaccole ai suoi. Con alto grido 9477. quelli, incalzati dal furor di Turno, 9478. si lanciarono alI' opra e, saccheggiando 9479. i focolai. furono tutti armati 9480. d'una fiaccola negra. Un fosco lume 9481. davan le faci fùmide, e Vulcano 9482. empia di fumo e di faville il cielo. 9483. [LE NAVI MUTATE IN NINFE] 9484. Muse, qual Nume distornò dai Teucri 9485. sì fiero incendio? Chi dalle lor navi 9486. sì gran fiamma cacciò? Ditelo voi: 9487. già in evi antichi si narrò l' evento 9488. ma eterna poi ne perdurò la fama. 9489. In quel tempo ch'Enea su l'Ida frigio 9490. costruiva la flotta e si accingeva 9491. a navigar per l'infinito mare, 9492. la Berecinzia madre degli Dei 9493. così parlò, si narra, al sommo Giove: 9494. «Concedi, o figlio, alla diletta madre, 9495. or che signore dòmini l'Olimpo, 9496. ciò ch' ella ti domanda. Una pineta 9497. mi fu cara molt'anni: il sacro bosco 9498. su l' alta rocca, folto già di negre 9499. conifere e di tronchi alti di pino, 9500. ove si celebravano i miei riti; 9501. io di buon grado al dàrdano guerriero 9502. che bisogno ne avea per la sua flotta 9503. donai quei tronchi, e un trèpido timore 9504. or mi conturba. Sperdi quel timore; 9505. fa' che il pregar materno a questo valga: 9506. che non li schianti mai nessun viaggio, 9507. che non li vinca il turbine. Li salvi 9508. l'essere nati su la mia montagna.» 9509. E le rispose il figlio che rivolge 9510. gli astri del cielo: <<A che tu sforzi il Fato, 9511. madre? Che chiedi per codeste navi? 9512. Carene dall'umana opra costrutte 9513. avran sorte immortale? E sarà dunque 9514. tra gl'incerti perigli Enea sicuro? 9515. Tanto potere non è dato ai Numi. 9516. Pur, quando tutto avran compiuto il corso 9517. e toccheranno i porti e il suol d' Ausònia, 9518. io toglier ò la forma peritura 9519. a tutte quelle che scampando all'onde 9520. avran portato il dàrdano guerriero 9521. su la terra laurente, ed al mio cenno 9522. diventeranno Dee del vasto mare, 9523. come Doto nerèide e Galatèa 9524. che fendono col sen l'onde schiumanti.» 9525. Com' ebbe detto ciò, per la corrente 9526. dello Stigio fratello e per le rive 9527. che in cupi gorghi fervono di pece, 9528. confermò con un cenno la promessa 9529. e col cenno scrollò tutto l'Olimpo. 9530. Era dunque venuto il di promesso 9531. e il tempo lor compivano le Parche, 9532. allorche Turno con la sua minaccia 9533. mosse la Madre a liberar dal fuoco 9534. quelle navi a lei sacre. Ecco, d'un tratto 9535. un'insolita luce balenò, 9536. dall' Orïente per il ciel trascorse 9537. con i còri dell'lda un nimbo immenso 9538. e d'alto scese una solenne voce 9539. ch' empi le file rùtule e troiane: 9540. «Teucri, non affannatevi a difesa 9541. delle mie navi, non correte alI' armi! 9542. Arderà Turno il mar prima che i pini 9543. sacri al mio nume. E voi andate sciolte, 9544. e nel mar siate Dee. La genitrice 9545. ve lo comanda.» Allor d'un tratto i legni 9546. spezzarono gli ormeggi della riva, 9547. e giù coi rostri a guisa di delfini 9548. si tuffarono in mare e poi dal fondo 9549. tornaron su, mirabile prodigio!, 9550. trasfigurati in altrettanti aspetti 9551. di vergini, e nuotavano pel mare. 9552. [VIGILIA D' ARMI] 9553. Si stupirono i Rutuli, temette 9554. fra i cavalli impennati anche Messàpo, 9555. anche ristette il Tiberino fiume 9556. arretrando dal mare in mugghio roco. 9557. Non si smarri l' ardimentoso Turno, 9558. anzi gli animi accese alto gridando : 9559. «Contro i Teucri è il prodigio, e Giove stesso 9560. ha tolto loro il consueto scampo : 9561. più bisogno non v'è degl'infiammati 9562. rùtuli dardi. Chiuso ai Teucri è il mare, 9563. e non più nella fuga hanno speranza. 9564. Essi il mare han perduto, e nostro è il lido, 9565. tante sono le genti itale in armi. 9566. Io non temo i fatidici presagi 9567. onde i Troiani menano gran vanto; 9568. siano contenti Venere ed i Fati 9569. ch' essi han raggiunto il pingue suolo ausònio. 9570. Contro i lor Fati stanno i Fati miei: 9571. col ferro sterminar l' èmpia genia 9572. che la sposa mi toglie. Un tal dolore 9573. non offende soltanto i duci Atridi, 9574. non Argo sola sa brandir la spada. 9575. Ma poteva bastar, dirà qualcuno, 9576. che una volta perirono. Doveva 9577. bastare che peccarono una volta, 9578. per odïare il femminino sesso. 9579. In questa gente infondono coraggio 9580. un vallo ed un indugio di fossati 9581. che sì poco li sèpara da morte. 9582. Ma le mura non videro di Troia, 9583. costrutte dalla mano di Nettuno, 9584. ruinar tra le fiamme? Or chi, miei prodi, 9585. viene col ferro a rompere quel vallo 9586. e ad assalire il campo tremebondo? 9587. Non d'uopo ho io dell'armi di Vulcano 9588. contro costoro, non di mille navi 9589. (e sian pure con loro anche gli Etruschi); 9590. non temano le tènebre ed il furto 9591. codardo del Pallàdio e lo sterminio 9592. dei guardiani al sommo della rocca; 9593. non mi porrò nel ventre d'un cavallo! 9594. Alla luce del sole, apertamente 9595. voglio di fiamme cingere le mura; 9596. io farò che non credano aver guerra 9597. con la marmaglia ellènica e pelasga 9598. che a bada per dieci anni Ettore tenne. 9599. Ma or, poi ch' è trascorsa una gran parte 9600. della giornata, in quel che ne rimane 9601. date ristoro, giovini, alle membra, 9602. lieti di quello che abbiam già compiuto, 9603. pronti per la battaglia che verrà.» 9604. A Messàpo affidarono la cura 9605. di porre scòlte a guardia delle porte 9606. e di cingere fuochi intorno ai muri. 9607. Sette rùtuli e sette a questa guardia 9608. egli trascelse, ognun con cento armati 9609. dal vermiglio cimier, corruschi d' oro: 9610. si disposero questi in mute alterne 9611. or qui or là, poi sul terren distesi 9612. vino mescean dai bronzei i cratèri. 9613. 1 fuochi risplendevano; nel giuoco 9614. le guardie insonne protraean la notte. 9615. Di sopra al vallo stavano i Troiani 9616. tutto osservando. su gli spaldi, in armi; 9617. e vigilando trèpidi le porte 9618. con ponti collegavano le torri 9619. e saette ammucchiavano. Mnestèo 9620. e l' ardente Seresto eran su loro, 9621. che Enea, quando il pericolo stringesse, 9622. scelti li avea come rettori e duci. 9623. Tutti, pronto ciascuno al suo cimento, 9624. sui muri vigilavano, ciascuno 9625. a difesa del posto a lui commésso. 9626. [EURIALO E NISO] 9627. Era di guardia ad una delle porte 9628. Niso Irtacìde, acèrrimo guerriero 9629. destro nel dardo e nelle frecce alate, 9630. che avea mandato al seguito di Enea 9631. Ida la cacciatrice; e gli era accanto 9632. il suo compagno Eurialo, il più bello 9633. che al seguito d'Enea l' armi vestisse: 9634. un giovinetto a cui le intonse gote 9635. la lanùgine prima avea fiorite. 9636. Erano un cuore solo e nelle mischie 9637. si avventavano insieme; ed or compagni 9638. vigilavan la porta. E Niso disse: 9639. «Eurialo, m'inspirano gli Dei 9640. questo ardore nell' anima? O ciascuno 9641. del suo cupido ardor si foggia un Dio? 9642. Io già da tempo mèdito nel cuore 9643. una battaglia o qualche grande impresa, 9644. né più di questo inerte ozio mi appago. 9645. Tu vedi come i Rùtuli si stanno 9646. laggiù sicuri; brillan rari i fuochi; 9647. essi nel vino giacciono e nel sonno; 9648. tutto intorno è silenzio. Or dunque ascolta 9649. che cosa io penso e qual disegno in cuore 9650. or mi matura. Il popolo ed i padri 9651. chiedon tutti ch'Enea sia richiamato, 9652. che un sicuro messaggio a lui si mandi. 9653. Ora, se quello che per te richieggo 9654. prometteranno (perché a me la gloria 9655. basta del fatto), sotto a quell'altura 9656. io saprò certo rintracciar la via 9657. che mi conduca ai muri pallantèi. » 9658. Stette Eurialo attònito e percosso 9659. da gran brama di gloria, e all' animoso 9660. così parlò: «Me non vuoi dunque, Niso, 9661. come compagno? E lascerei te solo 9662. ad affrontar pericolo sì grande? 9663. Oh non per questo m'inalzò dal suolo 9664. e non a questo fra il terror dei Greci 9665. e fra i travagli iliaci mi crebbe 9666. il genitore Ofelte uso alle guerre, 9667. e non così con te mi comportai 9668. seguitando nell'ultime fortune 9669. il magnanimo Enea. Qui dentro è un cuore 9670. che disprezza la vita e che ritiene 9671. ben conquistata, a prezzo della vita, 9672. codesta gloria che tu pure agogni.» 9673. E disse Niso: « Io mai di te non ebbi, 9674. né aver potevo, simile timore; 9675. così vittorioso a te mi renda 9676. Giove possente o quello dei Celesti 9677. che dal Ciel con benigni occhi ci guarda. 9678. Ma se, come tu spesso accader vedi 9679. in siffatti pericoli, se mai 9680. un caso o un Dio mi conducesse a morte, 9681. te vorrei salvo, che i tuoi giovini anni 9682. son più degni di vita. Uno vi sia 9683. che mi tolga alla strage e mi redima 9684. per seppellirmi come d'uso in terra, 9685. o, se questo la sorte anche mi vieti, 9686. di lontano mi renda il rito estremo 9687. e mi onori di tomba. Ah ch'io non rechi 9688. tal lutto, o caro, all'infelice madre 9689. che sdegnando la grande urbe di Aceste 9690. fra tante donne ardi seguirti sola.» 9691. Ma quello replicò: ~~Tu tessi invano 9692. i tuoi vani pretesti, e più non muta 9693. né indietro più ritorna il mio pensiero. 9694. Presto! » Svegliò, mentre dicea, le scòlte; 9695. sottentrarono queste alla custodia, 9696. ed egli allora, abbandonando il posto, 9697. alla volta del re con Niso mosse. 9698. [NEL CONSIGLIO DEI DUCI] 9699. E già gli altri viventi in ogni terra 9700. col sonno rilassavano gli stanchi 9701. spiriti nell' oblio della fatica; 9702. ma i duci teucri ed i più scelti eroi 9703. eran raccolti in assemblea di guerra: 9704. che si dovesse far, chi si recasse 9705. messaggero ad Enea. Stavano ritti, 9706. appoggiati alle lunghe aste e agli scudi, 9707. in mezzo al campo. quando Eurialo e Niso 9708. chieser d' essere ammessi immantinente: 9709. era grave la cosa e ben valeva 9710. il ritardo recato al lor consiglio. 9711. Accolse lulo i giovini ansiosi 9712. ed a Niso si volse. E allora il figlio 9713. d'lrtaco disse:«Enèadi, ascoltate 9714. benignamente, e non dagli anni nostri 9715. fate giudizio della nostra offerta. 9716. Tacciono tutti i Rùtuli, sepolti 9717. nel sonno e nella cràpula; ma noi 9718. abbiamo scòrto, al bivio della porta 9719. prossima al mare. un luogo atto alle insidie. 9720. Già si spengono i fuochi, e oscuri i fumi 9721. salgono al cielo. Se ci sia concesso 9722. di tentar la fortuna e di recarci 9723. fino ad Enea nella città d'Evandro, 9724. rèduci presto qui ci rivedrete 9725. da larga strage e carichi di spoglie. 9726. Né c'inganna la via; già molte volte, 9727. cacciando al fondo delle valli oscure, 9728. noi v edemmo lassù le prime case 9729. e tutto già riconoscemmo il fiume.» 9730. E allor Alète, ch' era d'anni grave 9731. e maturo di senno : «O patrii Numi, 9732. dunque nel favor vostro llio pur vive 9733. e non tutti volete i Teucri spenti, 9734. se ancora tali spiriti di eroi, 9735. se sì validi petti ancor creaste! » 9736. Così dicendo, egli stringea le destre 9737. e gli òmeri d' entrambi i giovinetti. 9738. e gli occhi e il volto avea pieni di pianto. 9739. «Qual dono, o prodi, porgere potremmo, 9740. quale degna mercede a tanto ardire? 9741. Prima i Celesti e la prodezza vostra 9742. vi daranno i più belli; il padre Enea 9743. altri ve ne darà nel suo ritorno, 9744. e immèmore di merito sì grande 9745. mai non sarà l'adolescente Ascanio.» 9746. «Anzi, poiché la mia salvezza è tutta 9747. nel ritorno del padre», Ascanio aggiunse, 9748. «per il lare d' Assàraco, pei grandi 9749. numi Penati, per i penetrali 9750. della candida Vesta, o Niso, io giuro: 9751. tutta ripongo nelle vostre mani 9752. la mia fortuna e tutta la speranza; 9753. fate che giunga, e ch'io lo vegga, il padre. 9754. Nulla più temerò s' egli ritorna. 9755. lo vi darò due calici d' argento 9756. con cesellate imagini. che prese 9757. il genitore nella vinta Arisba; 9758. una copia di tripodi, due grandi 9759. talenti d' oro ed un cratère antico 9760. che Didone sidònia un dì mi diede. 9761. Ma poi, se occuperò vittorioso 9762. l'Italia e in pugno ne terrò lo scettro 9763. e per sorteggi assegnerò le prede, 9764. hai tu veduto sopra qual corsiero 9765. ed in quali armi d'oro andava Turno? 9766. Scudo, corsier, purpùreo cimiero 9767. metterò, tutti, fuori di sorteggio; 9768. che già fin d'ora, o Niso, essi son tuoi. 9769. E il genitore ancor ti farà dono 9770. di dodici sceltissime fanciulle 9771. e d' altrettanti validi prigioni 9772. con tutte l' armi, e ti farà signore 9773. delle terre che or tiene il re Latino. 9774. Te poi, cui sono più vicino d' anni, 9775. te con tutto il cuor mio fin d'ora accolgo, 9776. giovinetto ammirabile, e ti abbraccio 9777. come compagno d' ogni mia ventura. 9778. Non vorrò gloria alcuna, in pace o in guerra, 9779. senza di te; nell' opra e nel consiglio 9780. in te porrò la mia maggior fidanza.» 9781. E di rincontro Eurialo rispose: 9782. «Non verrà giorno mai che mi dimostri 9783. impari ai tuoi propositi animosi, 9784. sia benigna la sorte o sia nemica. 9785. Ma sopra gli altri doni uno ne chieggo. 9786. Mia madre ho meco, dell' antica stirpe 9787. dei Priamidi; non l'iliaca terra, 9788. non la trattenne la città di Aceste 9789. dal partir meco. misera! Or la lascio 9790. senza pur salutarla e affatto ignara 9791. del pericolo mio, qual esso sia; 9792. attèstino la Notte e la tua destra 9793. ch'io non saprei resistere al suo pianto. 9794. Consola tu la misera, ti prego, 9795. e soccOrrila tu se resta sola. 9796. Fa' ch'io porti di te questa speranza: 9797. andrò più ardito contro ogni ventura.» 9798. Lagrimavano i Dàrdani commossi; 9799. piangeva più di tutti il bello lulo. 9800. che gli stringeva l'anima il pensiero 9801. dell'amore paterno. E così disse: 9802. «Ciò ch' è dovuto alla tua grande impresa 9803. tutto l'attendi, poi che la tua madre 9804. sarà mia madre e solo il nome a lei 9805. mancherà di Creùsa: un'infinita 9806. grazia ha colei che generò tal figlio. 9807. Qualunque sia la sorte dell'impresa, 9808. per questo capo mio, su cui soleva 9809. il mio padre giurare, io qui ti giuro : 9810. ciò che prometto a te vittorioso 9811. alla tua madre e ai tuoi sarà serbato.» 9812. Così disse piangendo, e dalla spalla 9813. si disciolse nel dir la spada d' oro 9814. che Licàone cnòssio avea foggiata 9815. con arte rara, sì che agevolmente 9816. scorresse nell' ebùrnea vagina. 9817. A Niso, poi, diede Mnestèo la pelle 9818. villosa d'un leone; il fido Alète 9819. scambiò l' elmo con lui. Tosto gli eroi 9820. si avviarono in armi, e tutto il gruppo 9821. dei capi, vecchi e giovini, con voti 9822. li accompagnava. Ed il leggiadro lulo, 9823. che avea mente maggior degli anni suoi 9824. e viril senno, affidò lor pel padre 9825. molti messaggi. Ma li rese vani 9826. e tra le nubi li disperse il vento. 9827. [LA STRAGE NOTTURNA] 9828. Uscirono, varcarono i fossati, 9829. giunsero per le tènebre notturne 9830. nel campo ostile, ma dovevan prima 9831. esser morte di molti. ln ogni parte 9832. vedean corpi su l'erbe abbandonati 9833. nel sonno e nella cràpula, e sul lido 9834. bighe abbattute ed uomini giacenti 9835. fra le briglie e le ruote, e armi e vino. 9836. Ed il figliuolo d'irtaco per primo 9837. disse: «Osare e colpire ora bisogna. 9838. Questa, questa è la via: tutto c'invita. 9839. Tu vigila ed osserva intorno intorno 9840. che qualche schiera non ci assalga a tergo : 9841. io farò largo e ti aprirò la strada.» 9842. Così disse, poi tacque; e d'improvviso 9843. colpi col ferro il tronfio Ramnète 9844. che sopra un cùmulo alto di tappeti 9845. dormia russando dal profondo petto; 9846. anch' egli re. tra gli àuguri il più grato 9847. era al re Turno, ma coi suoi presagi 9848. egli non valse ad evitar la morte. 9849. Poi piombò su tre servi. a lui d'accanto 9850. giacenti alla rinfusa in mezzo all'armi, 9851. e su l'aurìga armigero di Remo 9852. ch' era sdraiato sotto i suoi cavalli, 9853. e lor recise le riverse gole; 9854. poi recise la testa anche al signore 9855. lasciando il busto a sussultar nel sangue, 9856. e d'atro sangue tiepidi e inondati 9857. furon letto e terreno. lndi trafisse 9858. Làmiro, Lamo, il giovine Serrano 9859. che avea giocato fino a tarda notte, 9860. e che giacea bellissimo nel volto 9861. e con le membra dal gran vino oppresse: 9862. oh ben meglio per lui se fosse stato 9863. tutta la notte al giuoco e fino all' alba! 9864. Tale imperversa contro un pieno ovile, 9865. se rabbioso lo stimola la fame, 9866. un digiuno leone, e sbrana e strazia 9867. 1'imbelle gregge muto di terrore 9868. e rugge dalla gola insanguinata. 9869. Né fu minor d'Eurialo la strage: 9870. anch'egli, infuriando impetùoso, 9871. colpia, nel mezzo dell'oscura plebe, 9872. Àbari, Fado, Erbèso e Reto ignari; 9873. no, Reto era ben desto e ben vedeva, 9874. ma per paura stavasi nascosto 9875. dietro un vasto cratère; e, come fece 9876. atto di sollevarsi, ei gli fu sopra 9877. e tutta in petto gli cacciò la spada 9878. ritraendola fuor piena di morte. 9879. Quello, esalando l'anima vermiglia, 9880. sangue con vino vomitò morendo; 9881. l'altro segui, senza restar, la strage. 9882. E già premea le genti di Messàpo, 9883. ed ivi i fuochi estinguersi vedeva 9884. e impastoiati pascere i cavalli 9885. come d'uso per l'erbe; ed ecco, Niso, 9886. che trasportato lo vedea da troppa 9887. furia di strage, rapido gli disse: 9888. «Cessiamo ormai, che l'inimica luce 9889. già si avvicina. Assai ci vendicammo; 9890. or tra i nemici libera è la via.» 9891. Molte foggiate di massiccio argento 9892. si lasciarono addietro armi di eroi 9893. e con esse cratèri e bei tappeti. 9894. Pur Eurialo tolse ed ai possenti 9895. òmeri impose. inutile bottino!, 9896. le fàlere ed il cinto a borchie d'oro 9897. del re Ramnète (a Rèmolo tiburte 9898. Cèdico già, ricchissimo signore, 9899. li avea donati allor che da lontano 9900. egli strinse con lui patti ospitali; 9901. quegli al nipote li lasciò morendo, 9902. ed i Rùtuli infine, alla sua morte, 9903. li avevan presi combattendo in guerra); 9904. ed anche cinse l' elmo di Messàpo 9905. ben aggiustato e d'alte creste adorno. 9906. Uscirono così fuori del campo 9907. e raggiunsero luoghi ormai sicuri. 9908. [LA BELLA MORTE] 9909. Venivano frattanto i cavalieri 9910. che avea mandati la città latina, 9911. mentre tutto l' esercito pei campi 9912. attendeva negli ordini, recando 9913. messaggi a Turno: eran trecento, e tutti 9914. scudati, e n'era condottier Volcente. 9915. Eran già presso al campo ed alle mura 9916. quando videro lungi i due compagni 9917. che a sinistra piegavano; ché l'elmo 9918. nella pallida tènebra notturna 9919. tradì l'incauto Eurialo : colpito 9920. da un raggio, balenò. Ben se n'avvide 9921. Volcente e lor gridò dalla sua schiera : 9922. «Uomini, fermi! Perché, dove andate? 9923. Chi siete? » Non risposero parola, 9924. ma si affrettaron per le macchie in fuga 9925. confidando nell' ombra della notte. 9926. Si gettarono pronti i cavalieri 9927. chi qua chi là sui bivii ben noti, 9928. e chiusero con guardie ogni passaggio. 9929. Era grande la selva. irta di dumi 9930. e d' elci negre, e densi in ogni parte 9931. l'empian gli sterpi; fra l'intrico oscuro 9932. raro a tratti un sentier vi biancheggiava. 9933. Quella cupa ramaglia e il grave peso 9934. del suo bottino facea lento Eurialo, 9935. ed ei smarri, nel suo timor. la via. 9936. Niso andò innanzi. e già senza badargli 9937. egli s'era portato oltre i nemici 9938. e oltre i campi che son detti Albani 9939. dal nome d' Alba (dove allor teneva 9940. i suoi grandi stallaggi il re Latino). 9941. quando ristette e invan cercava indietro 9942. l'amico assente: «Eurialo infelice, 9943. ove mai ti ho lasciato? Ove cercarti 9944. ripercorrendo il tortüoso calle 9945. della selv a ingannevole? » E nel dire 9946. ritrovò l'orme già calcate innanzi 9947. e fra i taciti dumi andò vagando. 9948. 1 cavalli egli udiva. udiva il grido 9949. ed i segnali degli inseguitori. 9950. Né molto andò che un gran clamor gli giunse 9951. fino agli orecchi; Eurialo egli vide, 9952. che, turbato dal sùbito tumulto 9953. e ingannato dal luogo e dalla notte, 9954. già da tutto lo stuolo era travolto 9955. e invan tentava mille vie di scampo. 9956. Che far? Con quali forze e con quali armi 9957. toglier loro di mano il giovinetto? 9958. cacciarsi a morire entro i nemici 9959. e tra i colpi cercar la bella morte? 9960. Allor brandì, piegando il braccio indietro, 9961. un giavellotto, guardò l'alta Luna 9962. e così la pregò: «Tu, Dea Latònia, 9963. al pericolo nostro or tu soccorri, 9964. custode dei boschi e onor del cielo! 9965. Se mai doni ti offerse irtaco padre 9966. per me su l'are. se li accrebbi io stesso 9967. con le mie cacce e te li appesi al tetto 9968. ai tuoi sacri fastigi li confissi, 9969. fa' ch'io scompigli tutta quella schiera 9970. e drizza il volo della mia saetta! » 9971. Disse e a gran forza liberò lo strale. 9972. L' asta sferzò la tènebra notturna 9973. e penetrò nel tergo di Sulmone. 9974. ove si ruppe e con l'infranto legno 9975. trafisse il cuore. Ei traboccò di sella 9976. v omitando. già freddo, un caldo fiume, 9977. torcendosi in lunghissimi singulti. 9978. Si guardarono intorno in ogni parte. 9979. Ed ecco che dal sommo dell' orecchio 9980. ei vibrò con più forza un altro dardo. 9981. Stavano trepidanti. e l'asta a Tago 9982. trapassò sibilando ambe le tempie 9983. e gli s'intiepidì dentro il cervello. 9984. Infurïò terribile Volcente 9985. e invan cercò d'intorno il feritore 9986. per irrompere rapido su lui. 9987. «Ma tu, frattanto, col tuo caldo sangue 9988. pagherai per entrambi», egli gridò, 9989. e, tratto il ferro, a Eurialo fu sopra. 9990. Ma Niso allora, folle di sgomento, 9991. più reggere non seppe a tal minaccia 9992. e non più oltre si celò nell'ombra. 9993. «Me, me! Son qui! Son io che il colpo feci! 9994. In me volgete, Rùtuli, le spade. 9995. È mia la trama. Nulla osò costui, 9996. né già poteva; per il Ciel lo giuro, 9997. per gli astri consapevoli. Soltanto, 9998. troppo egli amò lo sventurato amico. » 9999. Disse; ma il ferro con gran forza spinto 10000. passò le coste, ruppe il bianco petto, 10001. ed Eurialo cadde nella morte; 10002. tutto il bel corpo si bagnò di sangue 10003. e abbandonata si piegò la testa 10004. sopra una spalla: come quando un fiore 10005. purpureo, succiso dall' aratro, 10006. morituro languisce, e come quando 10007. reclinano i papaveri la testa 10008. grave di pioggia sopra il collo stanco. 10009. E Niso allora si avventò nel folto, 10010. ma Volcente ei cercava in mezzo a tutti, 10011. contro il solo Volcente egli si volse. 10012. Sopra gli si addensarono i nemici 10013. chi di qua chi di là per ricacciarlo; 10014. ma pur egli incalzava, roteando 10015. la fulminea spada, e alfin l'immerse 10016. nella strozza del rùtulo ululante 10017. e, già morente, l' anima gli tolse. 10018. Allor, trafitto, si gettò sul corpo 10019. dell' esànime amico ed ivi alfine 10020. nella morte serena egli posò. 10021. Fortunati ambedue! Se alcun valore 10022. hanno i miei carmi, nessun giorno mai 10023. vi sottrarrà dei tempi alla memoria, 10024. fin che tengan gli Enèadi la salda 10025. rupe del Campidoglio e fin che il padre 10026. della patria romana abbia l'impero. 10027. [PREPARATIVI DI VENDETTA] 10028. Vittoriosi i Rùtuli, piangendo. 10029. recarono l'esànime Volcente. 10030. con armi e spoglie. al campo dei Latini. 10031. Né minore nel campo era il cordoglio, 10032. che l' esangue Ramnète avean scoperto 10033. e poi Numa e Serrano e tanti duci 10034. periti nella strage. Era gran folla 10035. presso i lor corpi e intorno ai moribondi, 10036. sul luogo stesso caldo ancor di strage 10037. e tra i ruscelli fervidi di sangue. 10038. Essi tra lor riconoscean le spoglie, 10039. l'elmo splendente di Messàpo, i fregi 10040. con sì grande sudor ricuperati. 10041. E già sul mondo la nascente Aurora, 10042. sorta dal cròceo letto di Titone, 10043. spargeva intorno la novella luce, 10044. e già il sole era sorto, e già di sole 10045. tutte s'illuminavano le cose, 10046. allor che Turno, anch' egli chiuso in armi, 10047. mosse alI' armi i guerrieri; ognuno strinse 10048. le ferrate falangi ed acuiva 10049. con racconti diversi il lor furore. 10050. Anzi, in cima a due lance avean confitte 10051. (miserando spettacolo) le teste 10052. d'Eurialo e di Niso, e con immenso 10053. ululo le seguivano. Ma salde 10054. disposero gli Enèadi le schiere 10055. sopra le mura del sinistro fianco 10056. (perché il destro dal fiume era protetto). 10057. e facevano guardia all'ampie fosse 10058. e su le torri, tristi e sgomentati 10059. da quelle teste dei ben noti eroi 10060. tutte stillanti di aggrumato sangue. 10061. [IL PIANTO MATERNO] 10062. L' alata Fama intanto a vol trascorse 10063. col tristo annunzio per l'accampamento 10064. e alla madre d'Eurialo pervenne. 10065. Ecco, il calore le usci fuor dell' ossa, 10066. di mano le sfuggirono le spole, 10067. le caddero i gomitoli. Di volo 10068. ella usci, femminilmente ululando 10069. e strappandosi i crini, e come folle 10070. e incurante dell' armi e dei guerrieri, 10071. giunse alle prime guardie delle mura, 10072. e tutto il cielo empi dei suoi lamenti: 10073. «Così, così, Eurialo, ti veggo? 10074. Tu, sol conforto della mia v ecchiezza, 10075. hai potuto, o crudel, lasciarmi sola? 10076. E mentre andavi a così gran cimento 10077. alla misera madre ahi non fu dato 10078. di parlare con te l'ultima volta? 10079. Ahimè, tu giaci in una terra ignota, 10080. preda ai cani latini ed agli uccelli. 10081. ed io, la mamma tua, te non seguii 10082. né la tua salma. Non ti chiusi gli occhi! 10083. Non lavai le tue piaghe! E non ti avvolsi 10084. con quella veste che la notte e il giorno 10085. affrettavo per te con tanto ardore 10086. consolando al telaio i vecchi affanni. 10087. Dove cercarti? E qual contrada or tiene 10088. le tue mùtile membra e il corpo a brani? 10089. Questo solo, di te, figlio, mi porti? 10090. Questo ho seguito per la terra e in mare? 10091. Me trafiggete, Rùtuli, se alcuna 10092. pietà v'è ancora; tutte in me scagliate 10093. l'armi; col ferro prima me spegnete. 10094. Oh abbi tu di me misericordia, 10095. gran Padre degli Dei! Se in altro modo 10096. troncar non posso un vivere crudele, 10097. tu col tuo dardo questo triste capo 10098. precipita nel Tàrtaro profondo!» 10099. Si commossero gli animi a quel pianto 10100. e sorse in tutti un gemito affannoso; 10101. rotto languia l'ardor delle battaglie. 10102. Or, poiché troppo ella sforzava al pianto, 10103. lulo in lagrime sciolto e llionèo 10104. ad Àttore e a ldèo fecero cenno; 10105. e la presero questi e su le braccia 10106. la riportaron nella sua dimora. 10107. [L'ASSALTO] 10108. Squillarono terribili le trombe 10109. dai metalli canori; un urlo immenso 10110. lor tenne dietro. e ne mugghiava il cielo. 10111. Si av anzarono uniti in ordinanza 10112. di testùdine i V olsci, intenti all' opra 10113. d'empir fosse, di rompere trincee. 10114. Cercavano altri un àdito. e con scale 10115. tentavano di ascendere le mura 10116. là dov'eran più rari i difensori 10117. e meno fitto il cerchio degli eroi. 10118. E sopra loro i Dàrdani, ben usi 10119. a difendere mura in lunga guerra, 10120. scagliavano una grandine di frecce 10121. ricacciandoli giù con dure picche 10122. e rotolando massi rovinosi 10123. per rompere il manipolo coperto; 10124. pur sotto la testùdine compatta 10125. saldo a tutti i lor colpi esso reggeva. 10126. Ma più non resse: i Teucri, ove più folto 10127. minacciava l'assalto, rotolarono 10128. e piombarono un masso smisurato 10129. che atterrò molti Rùtuli all'intorno 10130. e scompigliò quel loro tetto d' armi. 10131. Ebber gli audaci Rùtuli a disdegno 10132. di combattere più così protetti, 10133. e vollero cacciare i difensori 10134. dalla trincea. Terribile a vedersi, 10135. agitav a Mezènzio un pino etrusco 10136. e seminava fumiganti incendii; 10137. e il domatore di corsier Messàpo, 10138. prole Nettùnia, dava assalto al vallo 10139. e chiedea scale per salir le mura. 10140. lnspirate, o Calliope, il mio canto; 10141. ditemi quanta strage e quante morti 10142. Turno sparse col ferro, e quali eroi 10143. spinse ciascuno al Tàrtaro; svolgete 10144. tutti gli eventi dell'immensa guerra. 10145. [ELENORE E LICO] 10146. V'era una torre altissima, drizzata 10147. con alti ponti in opportuno luogo; 10148. tutti vi stavan gl'Itali d'intorno 10149. con sommo ardor, con violenza estrema 10150. per prenderla ed abbatterla; i Troiani 10151. fitti la difendevano. lanciando 10152. pietre e saette per le feritoie. 10153. Primo un'accesa fiaccola scagliò 10154. Turno e nel fianco vi appiccò la fiamma, 10155. che grande dilatandosi nel vento 10156. avvolse e divorò tavole e porte. 10157. Trepidarono, dentro. sbigottiti 10158. e cercarono scampo nella fuga. 10159. E mentre si accalcavano, arretrando 10160. nella parte dal fuoco ancor non tOcca, 10161. la torre al peso d'un tratto crollò 10162. e tutto il cielo risonò nel rombo. 10163. Caddero semivivi sul terreno 10164. sotto l'immensa ruinante mole, 10165. trafitti dalle loro armi o col petto 10166. rotto da schegge di quel duro legno. 10167. Soli Elènore e Lico a grande stento 10168. scamparono; era Elènore un fanciullo 10169. che una schiava, Licinia, avea mandato 10170. furtivamente alla troiana guerra: 10171. leggiero in armi e semplice, egli aveva 10172. la spada sola ed uno scudo liscio. 10173. Or com' egli si vide in mezzo ai mille 10174. di Turno e vide d' ogni parte intorno 10175. schiere e schiere latine essergli sopra, 10176. come una belva che, racchiusa in fitto 10177. cerchio di cacciatori, incontro all'armi 10178. gettandosi d'un balzo e su gli spiedi 10179. si precipita conscia nella morte; 10180. non altrimenti il morituro eroe 10181. si spinse ove più folto era il nemico, 10182. irruppe ove più dense erano l'armi. 10183. Ma più rapido Lico nella corsa 10184. tra i nemici e tra l'armi in fuga volse, 10185. giunse alle mura, e con le man tentava 10186. già di aggrapparsi all. orlo degli spaldi, 10187. già di afferrar le destre dei compagni. 10188. Ma con la corsa e con la lancia Turno 10189. lo raggiunse e gridò vittorioso : 10190. «Stolto! Speravi di poter sottrarti 10191. alle mie mani?» E l'agguantò sospeso. 10192. con gran parte del muro in giù lo trasse, 10193. come quando l' armigero di Giove 10194. porta su in cielo tra gli adunchi artigli 10195. lepre o cigno dalle bianche piume, 10196. quando dall' ovile il marzio lupo 10197. ha rapito un agnello. e la sua madre 10198. pur lo richiama coi lunghi belati. 10199. [LA MISCHIA] 10200. Sorse un grande urlo; irruppero, di terra 10201. colmarono le fosse, ai sommi spaldi 10202. avventarono fiaccole infiammate. 10203. Con un macigno ch'era un pezzo enorme 10204. di monte. llionèo schiacciò Lucèzio 10205. che già era col fuoco ad una porta; 10206. Ligero uccise EmatiOne, Asila 10207. Corinèo, valorosi uno nell'asta, 10208. l' altro nel dardo che da lungi insidia; 10209. Cenèo trafisse Ortigio, e Turno uccise 10210. Cenèo vittorioso, uccise Clònio, 10211. lti, Pròmolo, Sàgari, Diossippo, 10212. lda, che stava al sommo d'una torre; 10213. Capi abbatte Priverno. A fior di pelle 10214. l' avea sfiorato l'asta di Temilla; 10215. ed egli, folle, gittò via lo scudo 10216. e si pose la man su la ferita; 10217. una saetta rapida volò 10218. e gli affisse la mano al lato manco 10219. e penetrando rùppegli i polmoni 10220. con ferita mortale. In superbe armi 10221. il figliuolo d' Arcente alto si ergeva, 10222. bellissimo d' aspetto e risplendente 10223. in ricamata clàmide d'ibèra 10224. porpora ferrugigna; il padre Arcente 10225. l'avea cresciuto nel materno bosco 10226. che cinge la corrente del Simèto 10227. ov' è la pingue e mite ara Palica; 10228. Mezènzio allora, poste al suol le lance. 10229. rotò il cuoio tre volte intorno al capo; 10230. contro di lui, che stavagli di fronte, 10231. liberò la sua frOmbola stridente, 10232. col piombo fuso gli squarciò la fronte, 10233. al suol lo riversò lungo disteso. 10234. [LA PRIMA PRODEZZA DI IULO] 10235. Allor vibrò la prima volta in guerra 10236. l'agile dardo. com'è fama, Ascanio 10237. già uso ad atterrir fiere fuggenti, 10238. e trafisse d'un colpo il gran Numano, 10239. che di Rèmulo aveva anche il cognome 10240. e che di Turno la minor sorella 10241. aveva or ora al tàlamo condotta. 10242. Altero e tronfio delle sue recenti 10243. nozze regali, nelle file prime 10244. a diritto e a rovescio egli cianciava 10245. e incedea borïoso alto gridando: 10246. «Frigi, presi due volte, o non avete 10247. onta di starvi una seconda volta 10248. assedïati e dentro un vallo chiusi 10249. e d' opporre trincee contro la morte? 10250. Ecco chi vuole toglierci con l' armi 10251. le nostre spose! Qual follia, qual Nume 10252. qui vi sospinse? Qui non son gli Atridi 10253. e non Ulisse fabbro di parole! 10254. Progenie dura fin dalla radice, 10255. portiamo i figli, nati appena, ai fiumi 10256. e gl'induriamo al gelo aspro dell' onde; 10257. fanciulli, in caccia battono le selve 10258. e il loro giuoco è flettere cavalli 10259. e tendere dall' arco le saette. 10260. Giovini, pazienti alla fatica 10261. e contenti di poco, o con rastrelli 10262. domano il suolo e scrollan mura in guerra. 10263. Tutta nell'armi esercitiam la vita; 10264. noi stimoliamo il tergo dei giovenchi 10265. con la lancia riversa, e non i tardi 10266. anni ci affievoliscono le forze 10267. ci tolgono l'animo o il vigore; 10268. su la canizie noi calchiamo l' elmo, 10269. ed amiamo far prede ognor novelle 10270. e ci diletta viver di rapina. 10271. Ma v oi amate gli abiti dipinti 10272. di rifulgente porpora e di croco; 10273. a voi gli ozii dilettano, a voi giova 10274. nelle danze cullarvi; e maniche hanno 10275. le tùniche, e fettucce hanno le mitre. 10276. Frigie invero, non già Frigi, andate 10277. sul Dindimo alto ove la tibia rende 10278. il consueto biforo suo canto. 10279. Vi chiama il bosco della Madre ldèa 10280. e il berecinzio timpano. A noi maschi 10281. lasciate l' armi! Fate largo al ferro! » 10282. lulo non tollerò gl'insulti e i vanti 10283. dello spavaldo; gli si volse contro, 10284. una freccia incoccò sul nervo equino 10285. e così stando con le braccia tese 10286. Giove con voti supplici pregava: 10287. ((O Giove onnipotente, all' atto audace 10288. or tu consenti! Recherò solenni 10289. doni ai tuoi templi, immolerò su l'ara 10290. un torel bianco dalle corna d'oro 10291. che al pari della madre erga la fronte 10292. e cozzi delle corna, e con le zampe 10293. sparga intorno l'arena! » E il Dio l'intese, 10294. e a sinistra tonò dal ciel sereno, 10295. e insieme risonò l'arco fatale: 10296. scoccò, volò terribile stridendo 10297. la freccia, colse Rèmulo nel capo 10298. e col ferro le tempie gli trafisse. 10299. «Va’, schernisci il valor con baldanzose 10300. parole! I Frigi, presi già due volte, 10301. questa risposta ai Rùtuli qui dànno! » 10302. Ei così disse: l'applaudiano i Teucri 10303. e con grida e con fremiti di gioia 10304. si adersero con gli animi alle stelle. 10305. Stava il chiomato Apòlline mirando 10306. fermo sopra una nuv ola del cielo 10307. l'accampamento e le falangi ausònie. 10308. e così salutò quella vittoria: 10309. «Viva, o fanciullo. per la prima prova 10310. del tuo valor! Così si ascende al Cielo, 10311. figlio di Dei, di Dei futuro padre! 10312. È ben giusto che tutte le contese 10313. che sorgeranno per voler del Fato 10314. abbiano fine un di sotto la stirpe 10315. d'Assàraco; per te piccola è Troia! » 10316. Calò, ciò detto, giù dall'alto Olimpo 10317. e trasvolando l'ètere vitale 10318. venne presso ad Ascanio. Allor l'aspetto 10319. prese ed il volto del vegliardo Bute. 10320. ch'era già stato armigero di Anchise 10321. e custode fedel della sua casa 10322. e ch'ora il padre aveva addetto a lulo 10323. come compagno. Apòlline veniva 10324. simile in tutto al vecchio: nella voce, 10325. nel colore, nei candidi capelli, 10326. nell'armi orrendamente risonanti: 10327. e si rivolse all'animoso lulo 10328. con questi detti: «Enèade, ti basti 10329. che pel tuo colpo. senza tuo svantaggio, 10330. sia caduto Numano; il grande Apollo 10331. ben ti concede questa prima lode 10332. e non t'invidia se l'eguagli all'armi. 10333. Ma dalla guerra, o figlio. ora desisti.» 10334. Così Febo parlò; mentre diceva, 10335. abbandonò quel suo mortale aspetto 10336. e dileguò nell'aere leggiero 10337. lungi dagli occhi. 1 principi dardanii 10338. riconobbero il Nume e le divine 10339. armi e il rimbombo della sua farètra. 10340. Onde. pei detti e pel voler di Febo, 10341. ritirarono Ascanio avido ancora 10342. di pugna: essi tornarono alle mischie 10343. e gettaron la vita a rischio aperto. 10344. [LA PORTA APERTA: MORTE DI BIZIA] 10345. Per le mura sonò di torre in torre 10346. alto il clamore: tesero i grandi archi, 10347. lanciarono aste. Si copri di strali 10348. tutto il terreno; sotto le percosse 10349. rimbombarono i cavi elmi e gli scudi, 10350. e furibonda imperversò la pugna: 10351. come nel tempo dei piovosi Capri 10352. vien di ponente e sferza il suol la pioggia; 10353. come i nembi si abbattono sul mare 10354. con rovesci di grandine, se Giove 10355. con austri orrendi tùrbina tempeste 10356. d'acque e dirompe in ciel le cave nubi. 10357. Pàndaro e Bizia allor, gli Alcanorìdi 10358. che nel bosco di Giove avea cresciuti 10359. Iera silvestre simili agli abeti 10360. dei patrii monti, schiusero la porta 10361. assegnata dal duce alla lor guardia, 10362. ed anzi provocarono i Latini, 10363. confidando nell' armi, a entrar nel campo. 10364. Ed essi, dentro, a destra ed a sinistra 10365. stettero come torri, irti di ferro 10366. e agitando sui capi alti i cimieri : 10367. come aèree sorgono due querce 10368. lungo il corso dei fiumi, o su le rive 10369. padane o presso l' Adige ridente, 10370. e lev ando nel ciel le intonse chiome 10371. oscillano col vertice sublime. 10372. Come videro il varco spalancato, 10373. ivi irruppero i Rùtuli: Quercente, 10374. Aquicolo bellissimo nell' armi, 10375. e Tmaro impetùoso, e il marziale 10376. Èmone insiem con tutte le falangi: 10377. fuggendo rivolsero le terga 10378. su la soglia stessa della porta 10379. lasciarono la vita. Onde si accese 10380. più e più nei discordi animi l'ira; 10381. e già sul luogo si accoglieano in folte 10382. schiere i Troiani e ardivano avanzare 10383. e combattere fuori a corpo a corpo. 10384. Al duce Turno, che in un'altra parte 10385. imperversava e sgominava i Teucri, 10386. la novella recarono: i nemici 10387. erano insorti a un'improvvisa strage 10388. e spalancate offrivano le porte. 10389. Ei lasciò quell'impresa e, concitato 10390. da gran furore, alla dardània porta 10391. si scagliò sui fratelli oltracotanti. 10392. E per il primo (che avanzava primo) 10393. raggiunse ed abbatte con uno strale 10394. Antifate, figliastro di tebana 10395. madre e del gran Sarpèdone : trascorse 10396. per l' aria lieve il corniolo ausònio, 10397. s'infisse in gola, scese in fondo al petto; 10398. dallo squarcio dell'orrida ferita 10399. si effuse un fiotto spumeggiante, e il ferro 10400. nel trafitto polmone intiepidi. 10401. Abbatte quindi Mèrope, Erimante, 10402. poi Afidno, poi Bizia ch' era tutto 10403. fuoco negli occhi e fremito nel cuore: 10404. con un dardo non già, che per un dardo 10405. ei non avrebbe l'anima versata, 10406. ma con una falàrica, che venne 10407. impetuosa con ronzio tremendo 10408. vibrata come fulmine; non valsero 10409. a sostenerla i due bovini cuoi, 10410. non la lorica a doppia squamma d'oro; 10411. crollarono sul suol che ne gemette, 10412. stramazzarono giù le membra immani, 10413. e grande. sopra. gli tonò lo scudo. 10414. T ale sul lido eubòico di Baia 10415. cade talora una pietrosa mole 10416. che. preparata con macigni immani, 10417. gettano in mare; tale essa precipita 10418. e giù percuote l'imo fondo e sta; 10419. si rimescola il mare e si solleva 10420. fosca l' arena; tremano dal fondo 10421. Pròcida ed lschia, duro letto imposto 10422. sopra Tifèo per volontà di Giove. 10423. Allor Marte, signore della guerra, 10424. addoppiò nei Latini animo e forze, 10425. lor confisse nel petto acuti sproni. 10426. e in mezzo ai T eucri seminò la Fuga 10427. ed il cupo Terrore. Accorser Quelli 10428. d'ovunque; or si pugnava in campo aperto 10429. ed era nei lor cuori il Dio guerriero! 10430. [TURNO UCCIDE PÀNDARO] 10431. Pàndaro, come vide il suo germano 10432. steso già sul terreno, e come vide 10433. che ormai precipitavano gli eventi, 10434. con gran forza puntò le spalle immani 10435. e fe' girar sui càrdini la porta; 10436. ei lasciava così molti dei suoi 10437. nella mischia feroce. oltre le mura. 10438. ma molti accolse e molti dentro chiuse 10439. che a gran furia venian; folle! e non vide 10440. anche il Rùtulo duce irromper dentro 10441. con quelli. ed anzi lo serrò nel campo 10442. qual tigre immane in un'inerte greggia. 10443. Ecco, e a Turno d'un tratto arse negli occhi 10444. una luce novella, orrendamente 10445. sonaron l'armi. si agitò sul capo 10446. il cimiero sanguigno, e dallo scudo 10447. corruscarono fulmini abbaglianti. 10448. Allibirono i Dàrdani atterriti 10449. riconoscendo l' odiato v olto 10450. e l'immane persona. Allor d'un tratto. 10451. fervido d'ira pel fraterno scempio. 10452. innanzi gli balzò Pàndaro enorme 10453. e gli gridò. «Non questa è la dotale 10454. reggia di Amata. non è Àrdea questa. 10455. che chiuda Turno entro le patrie mura! 10456. Campo nemico è questo, e non se n'esce! » 10457. A lui placidamente sogghignando 10458. Turno: «Comincia. se ti basta il cuore; 10459. vieni all'attacco. A Priamo dirai 10460. che in ltalia trovasti un altro Achille.» 10461. Disse; quello, con gran forza puntando. 10462. gli scagliò la sua lancia irta di nodi 10463. e di ruvida scorza, e colpi l' aria; 10464. che la Saturnia disviò quel colpo, 10465. e la lancia s'infisse entro la porta. 10466. «Ma non quest'arma sfuggirai. brandita 10467. forte dalla mia man, che non è tale 10468. quei che l'impugna, quegli che colpisce! » 10469. Così dicendo. insorse con la spada 10470. alto levata e fra una tempia e l'altra 10471. gli squarciò con orribile ferita 10472. la fronte in mezzo e le due gote impùbi. 10473. Risonò un tonfo. traballò la terra 10474. sotto il gran peso; il moribondo al suolo 10475. si abbatte con le membra abbandonate 10476. e con l'armi cruente di cervello; 10477. di qua di là gli penzolava il capo 10478. sopra un òmero e l'altro, in parti eguali. 10479. Si dispersero trèpidi i Troiani 10480. per lo spavento, e s'egli allor pensava 10481. a infrangere i serrami delle porte 10482. e a far entrare i suoi dentro le mura, 10483. quello sarebbe stato il giorno estremo 10484. della guerra e del popolo troiano'. 10485. Ma furibonda avidità di strage 10486. cupido lo scagliò contro i nemici. 10487. Prima Fàleri uccise, indi i garretti 10488. recise a Gige e, tolte lor le lance, 10489. ai fuggitivi le scagliò nel ter go 10490. (gl'infondeva Giunone animo e forze); 10491. poi Hali diede lor come compagno; 10492. poi per lo scudo trapassò Fegèo, 10493. e su le mura, mentre al tutto ignari 10494. incitavano i loro alla battaglia, 10495. Noèmone, Alio, Pritani ed Alcandro. 10496. Sul destro spaldo Linceo prevenne, 10497. che su Turno irrompea chiamando i suoi. 10498. e in lui vibrò fulminea la spada 10499. (tronco da presso d'un sol colpo, il capo 10500. rotolò con la gàlea lontano); 10501. Àmico poi sterminator di fiere 10502. prostrò, di cui nessuno era più destro 10503. nell'ungere le frecce di veleno; 10504. e Clizio eòlio, e delle Muse amico 10505. Cretèo, Cretèo compagno delle Muse, 10506. ch'avea sempre nel cuor cetre e canzoni 10507. e corde armon'iose, e che cantava 10508. le battaglie e i destrier, l'armi e gli eroi. 10509. [LA RITIRATA DI TURNO] 10510. Seppero alfine della teucra strage 10511. i condottieri dàrdani, Mnestèo 10512. e l'ardente Seresto, e insieme accorsi 10513. videro i lor compagni errar dispersi 10514. e il nemico nel campo: <<Ove fuggite? 10515. Ove correte?» lor gridò Mnestèo. 10516. <<Quali altre mura, quale campo avete? 10517. Un uomo solo e d'ogni parte chiuso 10518. entro gli argini vostri, o cittadini. 10519. avrà dunque menato impunemente 10520. tanta strage nel campo? Avrà nell'Orco 10521. precipitato tanto fior d'eroi? 10522. Non avete pietà, non arrossite, 10523. codardi, per la patria sventurata, 10524. pei Numi antichi, per il grande Enea? » 10525. Da questi detti rincorati e accesi 10526. gli si opposero fermi in densa schiera; 10527. e Turno si ritrasse a poco a poco 10528. dalla battaglia, e si accostava al fiume 10529. e alla parte che cinta era dall'acque; 10530. onde più impetuosi a lui d'intorno 10531. con immenso clamor premeano i T eucri . 10532. rinserrando le file. E come quando 10533. una turba coi dardi incalza e preme 10534. un feroce leone, ed atterrito 10535. esso, eppur truce, va retrocedendo 10536. con occhi torvi. né gli lascia l'ira 10537. il suo coraggio volgere le terga. 10538. ma pur esso non può come vorrebbe 10539. balzar contro la turba in mezzo all' armi; 10540. cauto così retrocedeva Turno 10541. gonfio l'animo d'ira, a lenti passi. 10542. Anzi, due volte si avventò nel folto 10543. e due volte in gran fuga egli sospinse 10544. per le trincee le sgominate schiere; 10545. ma tutto ormai l' esercito nel campo 10546. premea contro lui solo. e la Saturnia 10547. Giunone non osò più sostenerlo, 10548. poi che Giove dal ciel mandò l'alata 10549. lride a riferire alla sorella 10550. minaccevoli mòniti. se Turno 10551. non si fosse ritratto dalle mura 10552. alte dei Teucri. Non poteva il duce 10553. più resistere, ormai. né con lo scudo 10554. né con la destra, tanti erano i dardi 10555. che d'ovunque premevano. Sonava 10556. l' elmo d'un incessante crepitio 10557. su le sue tempie, si smagliava il bronzo 10558. solido sotto l' urto dei macigni. 10559. divelte eran le creste del cimiero, 10560. non bastava lo scudo alle percosse; 10561. e i Dàrdani e il fulmineo Mnestèo 10562. con l'aste raddoppiavano gli assalti. 10563. Gli scorrevano giù per tutto il corpo 10564. larghi ruscelli di sudor nerastro, 10565. gli mancava il respiro e gli squassava 10566. un anèlito roco il corpo affranto. 10567. Finalmente d' un salto, a precipizio, 10568. con tutte l' armi si lanciò nel fiume; 10569. l' accolse questo con la sua corrente 10570. bionda, su le tranquille onde lo resse, 10571. lo deterse dal sangue e dalla strage 10572. e lieto in mezzo ai suoi lo ricondusse. 10573. LIBRO X 10574. [CONSIGLIO DEGLI DEI] 10575. La reggia dell' Olimpo onnipotente 10576. si aperse intanto, e nell' etèrea sede 10577. onde sublime giù vedea le terre 10578. e il campo teucro e i popoli latini 10579. il Padre dei Celesti e re del mondo 10580. il consiglio adunò. S'erano assisi 10581. tutti nell'aula d'ambo i lati aperta, 10582. ed egli disse: «Perché dunque, o grandi 10583. abitanti del Cielo, il pensier vostro 10584. si è volto indietro e con ostili cuori 10585. ancor voi contrastate? Io pur vietai 10586. che l'ltalia coi Teucri avesse guerra! 10587. Che lotta è questa contro il mio divieto? 10588. Qual timore vi trasse. e gli uni e gli altri, 10589. a prender l'armi e a muovere in battaglia? 10590. V errà (non affrettatelo) il momento 10591. delle giuste battaglie, allor che un giorno 10592. la feroce Cartagine scateni 10593. rovine immani e i valichi dell'Alpi 10594. su le rocche romane. Allor potrete 10595. negli odii gareggiare, e a ferro e a fuoco 10596. ogni cosa sconvolgere. Or cessate 10597. e stringetevi lieti in mutua pace.» 10598. [L'INVETTIVA DI VENERE] 10599. Così Giove parlò con detti brevi; 10600. non breve replicò Venere bella: 10601. «O Padre, eterna potestà del mondo 10602. e delle cose (ed a qual altra ormai 10603. noi potremmo rivolgerci?), non vedi 10604. come i Rùtuli insultano, e nel mezzo 10605. Turno coi suoi cavalli alto irrompendo 10606. tùmido infuria col favor di Marte? 10607. Più non copre i Troiani il chiuso vallo, 10608. ed anzi essi combattono alle porte 10609. e su gli argini stessi delle mura; 10610. ed i fossati ondeggiano di sangue. 10611. È lungi e ignaro Enea. Dunque non mai 10612. liberi dagli assedii essi saranno? 10613. Ecco ancora un esercito nemico 10614. stringer le mura alla nascente Troia, 10615. e un'altra volta dall' etòlica Arpi 10616. contro i Troiani insorgere il Tidide! 10617. in verità, ben credo, altro non resta 10618. ch'io sia ferita; io, la tua figlia, aspetto 10619. che mi colpisca l' arma d'un mortale! 10620. Se senza tuo voler né tuo consenso 10621. approdarono i Teucri al lido ausònio, 10622. scòntino il fallo, e tu lor nega aiuto; 10623. ma se mossero dietro i tanti annunzii 10624. che davan loro i Sùperi ed i Mani, 10625. perché mutano or altri il tuo comando 10626. e perché dàn principio a fati nuovi? 10627. Ricorderò la flotta incendiata 10628. su la marina d'Èrice? 11 Signore 10629. delle tempeste e i vènti furibondi 10630. scatenati d'Eòlia? lride scesa 10631. giù dalle nubi? Or anche i Mani mosse, 10632. la sola parte non ancor tentata, 10633. e Alletto, or ora uscita fuor nel mondo, 10634. infuriò per le città d' Ausonia. 10635. Più non mi muove volontà d'impero; 10636. lo sperai fin che lieta era la sorte: 10637. or altri, come brami, abbia vittoria. 10638. Se non v' è suol che la tua dura moglie 10639. conceda ai Teucri, o genitor, ti prego 10640. per le rovine d'Ilio ancor fumanti: 10641. deh fa' che Ascanio incòlume dall'armi 10642. scampi, fa' che il nipote almen mi resti. 10643. Sia pur gettato Enea per mari ignoti, 10644. segua le vie che gli darà la sorte; 10645. ma ch'io valga a salvare almeno questo. 10646. valga a sottrarlo dall'orrenda guerra. 10647. Amatunta e Citèra e l' alta Pafo 10648. e l'ldàlia città son mio possesso; 10649. deponga l'armi e senza gloria alcuna 10650. quivi gli anni ei trascorra. E tu comanda 10651. che Cartagine opprima Ausònia tutta 10652. con grande signoria: noi non porremo 10653. impedimenti alla potenza tiria. 10654. Oh ma che valse ai Teucri esser fuggiti 10655. salvi dal mezzo degl' incendii achèi. 10656. aver tanti pericoli sofferti 10657. della terra e del mare, al Lazio vòlti 10658. e a una novella pèrgamo? Non era 10659. meglio restar su le reliquie estreme 10660. della patria? Sul suolo ove fu Troia? 10661. Rendi, o padre. lo Xanto e il Simoènta 10662. agl'infelici! Fa’ che i Teucri ancora 10663. ritèssano le iliache sciagure! » 10664. [LA REPLICA DI GIUNONE] 10665. Allor con furibonda ira Giunone: 10666. «Perché mi sforzi a rompere il silenzio 10667. e a svelare il dolor ch'entro mi chiudo? 10668. Qual Dio, qual uomo astrinse dunque Enea 10669. a cercare la guerra ed a gettarsi 10670. come nemico sopra il re Latino? 10671. V enne in ltalia per voler dei Fati 10672. sospinto dalle furie di Cassandra; 10673. sia pure. Noi lo consigliammo forse 10674. a lasciare il suo campo? Ad affidare 10675. la vita ai vènti? A cedere a un fanciullo 10676. il supremo comando e le clifese? 10677. A provocare l' alleanza etrusca 10678. ed a turbare un popolo tranquillo? 10679. Qual Dio, qual dura violenza nostra 10680. l' han condotto a rovina? E in tutto questo 10681. dov' è Giunone? Dove Iride scesa 10682. giù dalle nubi? Se è vergogna indegna 10683. che gl'Itali circondino di fiamme 10684. Troia nascente e che in sua patria resti 10685. Turno cui fu bisàvolo Pilumno, 10686. Turno cui madre fu la Dea Venìlia, 10687. che dir dei Teucri, che con fiamme inique 10688. muovon guerra ai Latini, assoggettando 10689. e depredando i territori altrui? 10690. Che qui cercano suoceri e dal seno 10691. strappano lor le già promesse spose? 10692. Che con la mano implorano la pace 10693. e intanto su le navi appuntan l'armi? 10694. Tu potesti sottrarre il teucro Enea 10695. dalle mani dei Greci e a lui dinnanzi 10696. diffondere una nube e l'aer vano; 10697. mutar potesti in nàiadi le navi. 10698. Ed io non posso ai Rùtuli giovare? 10699. È lungi e ignaro Enea? Stia lungi e ignaro. 10700. Hai l'eccelsa Citèra, hai Pafo e ldàlio; 10701. perché provochi gli animi feroci 10702. d'un popolo sì pronto alle battaglie? 10703. Siam forse noi che rovesciar tentiamo 10704. la vacillante iliaca fortuna? 10705. non quegli che i miseri Troiani 10706. gettò contro gli Achèi? Qual fu la causa 10707. che con un ratto perturbò la pace 10708. e fe' sorgere in armi Europa ed Asia? 10709. lo. dunque. spinsi Pàride troiano 10710. a espugnar Lacedèmone? lo gli diedi 10711. l'armi? lo protrassi. con l'amor, la guerra? 10712. Allor dovevi per i tuoi temere. 10713. Tarda a ingiusti lamenti ora tu insorgi 10714. e mi rivolgi inutili rampogne.» 10715. [IL MÒNITO DI GIOVE] 10716. Così disse Giunone, e con diverso 10717. consenso mormorarono gli Dei. 10718. come sorgono e mormorano i primi 10719. àliti chiusi dentro la foresta, 10720. errando in sordo fremito, presagio 10721. ai marinai del sorgere del vento. 10722. E disse allora il Padre onnipotente 10723. che su tutte le cose ha il sommo impero 10724. (tacque al suo dir la reggia alta dei Numi 10725. e dal profondo si scrollò la Terra; 10726. lo Zèfiro posò. l'ètere tacque 10727. ed il mare placò la sua distesa) : 10728. « Accogliete e imprimetevi nel cuore 10729. i detti miei. Poi che non è concesso 10730. che s' accordino insieme Ausònii e Teucri; 10731. poi che infinita è la discordia vostra, 10732. comunque volga a ognuno oggi la sorte 10733. e qualunque speranza egli vagheggi, 10734. rùtulo o teucro, non farò divario; 10735. per destino sian le mura cinte 10736. dall' italico assedio, o per errore 10737. e per infausti oracoli troiani. 10738. Né a tal decreto i Rùtuli sottraggo: 10739. a ognun l' opere sue daran la morte 10740. la vittoria. È re per tutti eguale 10741. Giove. ed il Fato troverà la via.» 10742. Com'ebbe detto ciò, per la corrente 10743. dello stigio fratello e per le rive 10744. ribollenti di pece in cupi gorghi 10745. confermò con un cenno il giuramento, 10746. e col cenno scrollò tutto l'Olimpo. 10747. E qui Giove si tacque. lndi egli sorse 10748. dall'aureo seggio, e il coro dei Celesti 10749. lo cinse e accompagnò fino alla soglia. 10750. [IL NUOVO ASSALTO] 10751. Intorno intorno i Rùtuli frattanto 10752. infierian nella strage ad ogni porta 10753. e nel cinger di fiamme le trincee. 10754. Costrette e assediate eran nei valli 10755. senza scampo le iliache falangi 10756. e invano al sommo dell' eccelse torri 10757. con raro cerchio recingean gli spaldi. 10758. Asio, 1mbràsio, Timète lcetaònio, 10759. Càstore, ambi gli Assàraci e il vegliardo 10760. Tfmbride stavan nelle file prime; 10761. e accanto ad essi eran Tem6ne e Claro 10762. fratelli di Sarpèdone, venuti 10763. dalla Licia rupestre. Acm6n Lirnèsio, 10764. del padre Clizio e del fratel Meneste 10765. forte non meno. un masso immane alzava 10766. sforzandosi con tutta la persona; 10767. questi con dardi e quelli con macigni 10768. gareggiavan tra loro alla difesa 10769. e a lanciar fuochi e ad incoccar saette. 10770. E lo stesso dardànide fanciullo, 10771. degno amore di Venere, fra tutti 10772. stava nel mezzo col bel capo ignudo, 10773. come brilla, nel biondo oro incastrata, 10774. una gemma per fregio al collo o al capo; 10775. come biancheggia, intarslato in bosso 10776. in terebinto d'Òrico, l'avorio; 10777. scendean sul collo candido i capelli 10778. chiusi in un cerchio di flessibile oro. 10779. E te pur la magnanima tua gente 10780. vide, lsmaro, vibrar colpi mortali 10781. e armare le saette di veleno, 10782. nobile figlio di meònia casa, 10783. dove i coloni esercitano i pingui 10784. cOlti e li irriga l'aureo Pactòlo. 10785. Anche, superbo di recente gloria, 10786. v'era Mnestèo che avea cacciato Turno 10787. dal recinto dei muri, e v' era Capi 10788. ond'ebbe nome la città campana. 10789. [L' ARMATA ETRUSCA] 10790. Essi così lottavano nei duri 10791. cimenti della guerra; ad alta notte 10792. pel mar veniva Enea. Quando, da Evandro, 10793. egli era entrato nel tirrènio campo, 10794. disse al duce il suo nome e la sua stirpe, 10795. ciò che chiedeva e ciò che gli offeriva; 10796. gli narrò quali forze il re Mezènzio 10797. procacciasse, e la fiera ira di Turno; 10798. e l'ammoniva e lo pregava insieme 10799. su l'incertezza degli eventi umani. 10800. Non esitò Tarconte: uni le forze, 10801. l'accordo stipulò. Sciolta dal Fato, 10802. l'etrusca gente su le navi ascese, 10803. e la guidava per voler dei Numi 10804. uno straniero. Precedea la nave 10805. d'Enea che aveva sotto il rostro uniti 10806. due leoni di Frigia e su la poppa 10807. l'lda sì cara ai pròfughi troiani. 10808. 11 magnanimo Enea, quivi sedendo, 10809. rivolgeva nel cuore i dubbi eventi 10810. di quella guerra; e seco era Pallante, 10811. e gli chiedev a or delle stelle, guida 10812. nelle notturne tènebre, or dei mali 10813. che per terra e per mare avea sofferti. 10814. Or l'Elicona apritemi. or cantate 10815. qual fu l'armata, o Dee, che dagli etruschi 10816. lidi veniva al seguito di Enea, 10817. sui legni, in armi, l' alto mar solcando. 10818. Màssico primo il pèlago fendeva 10819. con una bronzea Tigre; eran con lui 10820. mille eroi che di Chiusi avean lasciate 10821. e di Cosa le mura; avean per armi 10822. frecce, e farètre all'òmero leggiere, 10823. e l'infallibile arco. '1 torvo Abante 10824. seco veniva; tutta la sua schiera 10825. brillav a di fulgenti armi, e la poppa 10826. gli risplendev a di un Apollo d' oro. 10827. Gli aveva dato Populònia madre 10828. seicento figli valorosi in guerra; 10829. trecento l'Elba, l'isola feconda 10830. d'inesausti calibici metalli. 10831. Veniva terzo, e ne traeva mille 10832. irti di lance in folto ordine. Asila, 10833. a cui si aprian le viscere dei greggi. 10834. gli astri del cielo. il canto degli uccelli 10835. e presaghi del fulmine i baleni; 10836. glieli affidava la città di Pisa, 10837. per origine alfèa, per suolo etrusca. 10838. Astir seguia bellissimo, sicuro 10839. sul suo cavallo e nelle variopinte 10840. armi; gliene affidavano trecento 10841. (che tutti lo seguivano concordi) 10842. gli abitanti di Cere e del Mugnone 10843. e Gravisca insalùbre e Pirgo antica. 10844. Non tacerò di te, figlio di Cicno 10845. e fortissimo in guerra, o CupavOne. 10846. duce dei pochi Liguri. che l'elmo 10847. d'un pennacchio di cigno avevi adorno; 10848. ne fu causa l' amore ed ora il segno 10849. son della metamorfosi paterna. 10850. Cicno, si narra. per dolor del caro 10851. suo Faetonte fra popùlee frondi 10852. cantava. e all'ombra delle sue sorelle 10853. consolava col canto il mesto amore; 10854. divenne a un tratto candido vegliardo 10855. dalle morbide piume. e lasciò il suolo 10856. e col suo canto seguitò le stelle. 10857. Ed il suo figlio allor, che su la nave 10858. accompagnava il cöetaneo stuolo, 10859. sospingeva coi remi un gran Centauro; 10860. con la lunga carena il mar solcando 10861. questo incombea sul pèlago e dall'alto 10862. con un macigno minacciava l'onde. 10863. Dal patrio suol guidava anche una schiera 10864. Ocno, progenie dell'etrusco fiume 10865. e di Manto fatidica; e fu quegli 10866. che poi ti diede, Mantova, le mura 10867. ed il nome materno. È ricca d'avi 10868. Mantova. ma non tutti hanno un sol ceppo : 10869. sono tre le sue stirpi, ed ogni stirpe 10870. ha quattro genti, ed ella a tutte è capo. 10871. mentre il suo nerbo è dell'etrusco sangue. 10872. Anche di là fe' sorgere Mezènzio 10873. contro se stesso cinquecento armati 10874. che per il mare, sopra legni ostili. 10875. traeva il Mincio, il figlio del Benàco 10876. inghirlandato di cerùlee canne. 10877. Lento Auleste veniva, a tutta forza 10878. con cento remi flagellando il mare; 10879. schiumavan le sconvolte onde del mare. 10880. Lo trasportava un colossal Tritone 10881. che atterria con la conca i piani azzurri; 10882. l'ispido tronco. sino ai fianchi immerso. 10883. era umano d'aspetto; il basso ventre 10884. finiva in pesce, e sotto il mostruoso 10885. petto schiumavan gorgogliando l'onde. 10886. Tali principi illustri, in trenta navi, 10887. venian coi rostri bronzei fendendo 10888. in soccorso di Troia i salsi campi. 10889. [GLI ANNUNZI DELLE NINFE] 10890. E già dal cielo era partito il giorno. 10891. e sul cocchio nottivago la Dea 10892. Febe toccava il mezzo dell'Olimpo; 10893. ma il padre Enea, poiché le gravi cure 10894. non davano riposo alle sue membra. 10895. reggea la barra e dirigea le vele. 10896. Ed ecco innanzi, a mezzo del cammino, 10897. gli venne il coro delle sue compagne: 10898. di quelle ninfe a cui la Dea Cibèle 10899. avea concesso di regnar sul mare 10900. facendole. di navi. essere ninfe; 10901. quante eran state bronzee poppe a riva 10902. tutte insieme or nuotavano pel mare. 10903. Da lungi riconobbero l' eroe 10904. e danzando gli fecero corona. 10905. La più dotta nel dir, Cimodocèa, 10906. gli venne presso, con la destra mano 10907. si apprese al bordo, fuor col tergo emersa 10908. con la manca vogò per l'onde mute, 10909. e disse a lui ch'era di tutto ignaro: 10910. «Tu vegli? Veglia, Enea figlio di Numi, 10911. ed allenta le gOmene alle vele. 10912. Siam noi, già pini della sacra vetta 10913. d'lda e tua flotta, or nàiadi del mare. 10914. P oi che il perfido rùtulo furente 10915. c'incalzava col ferro e con le fiamme, 10916. contro voglia spezzammo i tuoi legami 10917. e veniamo cercandoti pel mare. 10918. La Madre fu che a noi misericorde 10919. questo aspetto donò, che ci concesse 10920. di viver come Dee nel sen dell'acque. 10921. Ma tra mura e fossati, in mezzo all' armi 10922. ed in mezzo ai Latini irti di lance. 10923. è assediato il giovinetto Ascanio; 10924. àrcadi cavalieri e forti Etruschi 10925. sono ai lor posti, ma deciso è Turno 10926. a spingersi nel mezzo e ad impedire 10927. che raggiungano il campo. Orsù, t'affretta; 10928. ordina che nel sorgere dell' alba 10929. i tuoi compagni si armino, ed imbraccia 10930. l'invitto scudo tutto orlato d' oro 10931. che ti donò lo stesso Dio del fuoco. 10932. Domani il sole mirerà, se vane 10933. credute non avrai le mie parole, 10934. cumuli enormi di Latini uccisi.» 10935. Disse e la poppa con esperta mano 10936. ella spinse partendo; allor la nave 10937. fuggi sul mar più rapida d' un dardo, 10938. più d'una freccia che pareggi il vento; 10939. e tutte accelerarono la corsa. 10940. [IL RITORNO DEL COMANDANTE] 10941. Stupi l'ignaro eroe figlio d'Anchise; 10942. ma, rincorato dal felice annunzio, 10943. brevemente pregò guardando al cielo: 10944. «Alma ldèa genitrice degli Dei, 10945. cui sono care le città turrite 10946. e il Dindimo e i leoni apparigliati. 10947. or sorreggimi tu nella battaglia 10948. e tu fa' che si avverino i presagi; 10949. proteggi i Teucri, o Dea, col tuo favore.» 10950. Disse, e poi che il mattino avea fugato 10951. le tènebre e affrettavasi al ritorno 10952. con tutto lo splendor della sua luce, 10953. impose ai suoi di seguitar concordi 10954. ogni suo cenno e di apprestarsi tutti 10955. con animi guerrieri alla battaglia. 10956. Ecco, in vista dei Teucri e del suo campo, 10957. ei si rizzò sul sommo della poppa 10958. ed alto sollevò con la sinistra 10959. il suo scudo fiammante. Un gran clamore 10960. lanciarono i Dardànidi dai muri 10961. verso le stelle; una speranza nuova 10962. riaccese il furore, e a piene mani 10963. scagliaron dardi. Sotto i cupi nembi 10964. schiamazzano così le gru strimònie 10965. se fragorose l'aere fendendo 10966. fuggono il Noto con clangor giocondo. 10967. Stupirono dapprima i duci ausònii 10968. ed il rùtulo re; ma finalmente 10969. vider le poppe già rivolte al lido, 10970. e il mar versarsi con le navi a riva. 10971. Fiammeggiava sul capo alto il cimiero, 10972. dall'alto delle creste usciano fiamme, 10973. vasti fuochi gettava il clipeo d' oro: 10974. non altrimenti nelle chiare notti 10975. rosseggian sangue lùgubri comete 10976. il Sirio ardore, che sorgendo reca 10977. morbi ed arsura ai miseri mortali 10978. e attrista il cielo con sinistro lume. 10979. [LO SBARCO] 10980. Non disperò l'ardimentoso Turno 10981. di prontamente irrompere sul lido 10982. a cacciar dalla terra i sopraggiunti. 10983. <<Ecco ciò che bramaste: a corpo a corpo 10984. battervi. In mano vostra è la vittoria. 10985. Ora del focolare e della sposa 10986. ricordatevi tutti; ora innovate 10987. le magnanime gesta onor dei padri. 10988. Orsù dunque! Affrontiamoli sul lido, 10989. fin che ancor sono trèpidi ed ancora 10990. èsitan nello sbarco ai primi passi! 10991. Agli audaci propizia è la Fortuna.» 10992. Disse. e intanto fra se deliberava 10993. quali guerrieri spingere all' assalto, 10994. quali lasciare ad assediar le mura. 10995. Con ponti, intanto, Enea sbarcava i suoi; 10996. ed alcuni spiavano il riflusso 10997. dell'onda e giù calavano d'un balzo 10998. sopra l'arena; altri scendean pei remi. 10999. Ma Tarconte scrutava attento il lido 11000. dove timore non avea di secche, 11001. dove non rotta gorgogliava l' onda. 11002. ma dove il mar giungea senz'urti a riva 11003. con gonfie ondate; rivoltò la prua 11004. e rapido esortava i suoi compagni: 11005. «Su, fior di prodi! Fate forza ai remi; 11006. sollevate, portate le carene. 11007. Fèndano i rostri questa terra ostile; 11008. da se stesse le chiglie aprano il solco. 11009. Nulla m'importa, pur ch'io prenda terra, 11010. che la nave si spezzi nell' approdo.» 11011. Così disse Tarconte; e le sue ciurme 11012. s'incurvarono ai remi; e tra le schiume 11013. spinsero i legni sui latini campi, 11014. fin che le prore furon tutte in secco 11015. e posarono illese le carene. 11016. Ma non illesa fu la tua, Tarconte; 11017. su le ineguali asperità del fondo 11018. s'urtò, stette sospesa ed oscillante, 11019. e affaticò per lungo tempo i flutti, 11020. e finalmente si sfasciò, versando 11021. nel bel mezzo dell'onde i tuoi guerrieri; 11022. furon loro d' impaccio i remi infranti 11023. e le nuotanti tavole e il riflusso 11024. che i piedi lor ritrascinava indietro. 11025. [BATTAGLIA SUL LIDO] 11026. Ma non Turno indugiava; a furia spinse 11027. contro i Troiani tutte le sue schiere 11028. e contro loro si piantò sul lido. 11029. Squillarono i segnali. Enea per primo 11030. (fausto presaEio del combattimento) 11031. spinse l' assalto contro le falangi 11032. deEli aEricoli italici, e le infranse. 11033. e Teròne trafisse, il più gagliardo, 11034. che primo l'assalìa; che per la maglia 11035. di bronzo e per la tunica irta d'oro 11036. con la spada gli aperse e ruppe il fianco. 11037. Poi spinse a morte Cisseo feroce 11038. e il gigantesco Già che con la clava 11039. abbattevano eroi; nulla lor valse 11040. quell' arma dell' Alcide e il forte braccio; 11041. nulla lor valse il genitor Melampo 11042. che pur fu sempre ad Ercole compagno 11043. fin che la terra gli forni le tante 11044. valorose fatiche. Ecco, a Faròne 11045. che gli lanciava inutili minacce 11046. scagliò uno strale e gliel'infisse in bocca 11047. mentre gridava. Ed anche tu, Cidòne, 11048. miseramente abbatterti dovevi 11049. sotto la destra dàrdana, oblioso 11050. d'ogni tuo caro giovanil diletto, 11051. mentre inseguivi il giovinetto Clizio 11052. cui biondeggiava il primo pelo in volto. 11053. Mossero contro lui sette fratelli, 11054. figli di F orco, in solida coorte, 11055. sette dardi scagliando a un colpo solo; 11056. ma parte rimbalzarono respinti 11057. dallo scudo e dall'elmo, e furon gli altri, 11058. che sarebbero giunti a trapassarlo, 11059. disviati da Venere divina. 11060. Onde Enea così disse al fido Acate: 11061. ((Dammi quei dardi che nei campi d'llio 11062. colpirono le membra degli Achèi; 11063. non uno sol ne avrà scagliato a vuoto 11064. la mia destra nei Rùtuli! » E nel dire 11065. diede di piglio a un'asta poderosa 11066. e la vibrò: quella passò volando 11067. attraverso lo scudo di Meòne 11068. e gli squarciò con la corazza il petto. 11069. Il suo fratello Alcànore sostenne 11070. con la destra il fratello che cadeva; 11071. ed una lancia gli trafisse il braccio 11072. e volò oltre. sanguinosa. a lungo; 11073. e dai nervi dell'òmero la destra 11074. penzolò moribonda. Allor dal corpo 11075. fraterno estrasse Numitore il ferro 11076. e su Enea lo scagliò; ma non lo còlse 11077. e il fèmore sfiorò del grande Acate. 11078. Baldo nelle sue membra giovanili 11079. qui sopravvenne allor Clàuso di Curi, 11080. e di lontano Drìope raggiunse 11081. con l' asta acuta, che di sotto al mento 11082. si affondò con gran forza e per la rotta 11083. gola gli tolse l' anima e la voce; 11084. ei con la fronte si abbatte sul suolo 11085. denso eruttando dalla bocca il sangue. 11086. Con altri colpi tre guerrieri traci 11087. prostrò dell'alta gente boreale, 11088. ed anche tre che avevano mandati 11089. l'lda nativo e la nativa Ismària. 11090. Accorse Alèso con le genti aurunche, 11091. Messàpo accorse, figlio di Nettuno, 11092. dai superbi cavalli. Or questi or quelli 11093. tendeano a gara a ricacciarsi indietro; 11094. si combatteva sopra il limitare 11095. stesso d' Ausònia. Come fan battaglia 11096. discordi per il vasto ètere i vènti 11097. quando hanno pari l'impeto e il vigore 11098. (e non essi tra loro e non le nubi 11099. cedono e non il mar; dubbia è la pugna, 11100. che saldi stanno un contro l' altro a fronte); 11101. non altrimenti urtavansi tra loro 11102. le schiere teucre e le latine schiere : 11103. piede urtava con piede, uomo con uomo. 11104. [STRAGI DI PALLANTE] 11105. Ma in altra parte, ove per lungo tratto 11106. un torrentaccio avea travolto pietre 11107. ed arbusti divelti dalle rive, 11108. Pallante vide gli Àrcadi, non usi 11109. a combatter pedoni (eran per l'aspra 11110. natura del terren scesi di sella), 11111. volger le spalle al Lazio inseguitore; 11112. ed or pregando or con parole acerbe, 11113. il sol mezzo che aveva in tal periglio, 11114. la lor forza raccese: «Ove fuggite, 11115. compagni? Per le vostre opre gagliarde 11116. e per il nome e per le guerre vinte 11117. dal duce Evandro. e per la mia speranza 11118. èmula nuova del valor paterno, 11119. non fidàtevi ai piedi. Entro i nemici 11120. col ferro dirompetevi una via. 11121. Laggiù, dove più folto ci minaccia 11122. quel groppo umano, l'alta patria nostra 11123. chiama Pallante, vostro duce, e voi. 11124. Non Celesti ci assalgono. Mortali, 11125. siamo incalzati da mortal nemico; 11126. tante abbiamo quant' egli anime e mani. 11127. Ecco, con gran barriera il mar ci chiude; 11128. ecco, al nostro fuggir manca la terra! 11129. Nel mar o in Troia andremo?)) Ei così disse 11130. e irruppe ove più folto era il nemico. 11131. Primo, condotto dal suo fato avverso, 11132. gli si offri Lago; a lui, mentre afferrava 11133. un pesante macigno, inferse un colpo, 11134. lo trapassò dove la spina in mezzo 11135. parte le coste, e fuor ritrasse l' asta 11136. penetrata nell'ossa. lnvano lsbOne 11137. sorprenderlo tentò, come sperava: 11138. mentre incauto accorreva, infuriato 11139. per la morte crudel del suo compagno, 11140. lo prevenne Pallante e tutta immerse 11141. nel suo polmone tùmido la spada. 11142. Poi colpi Stènio, e Anchèmolo, rampollo 11143. della gente antichissima di Reto. 11144. V oi pur cadeste nei latini campi, 11145. Timbro e Laride, prole in tutto eguale 11146. di Dàuco: non li discernean tra loro, 11147. gradito errore, i lor parenti stessi. 11148. Ma bene vi distinse aspro Pallante; 11149. che il ferro evàndrio a te mozzava il capo, 11150. Timbro, e te invan cercarono, Laride, 11151. la tua destra decisa e le morenti 11152. dita guizzanti a brancicare il ferro. 11153. lra e vergogna accesero alla pugna 11154. gli Àrcadi, dal suo mònito riscossi 11155. e dalla vista delle sue prodezze. 11156. Allor Pallante trapassò Retèo 11157. che sul carro fuggiva, e fu concesso 11158. questo intervallo e questo indugio ad llo; 11159. che su llo da lungi egli avea spinto 11160. l'asta possente, ma si pose in mezzo 11161. e la prese Retèo che te fuggiva, 11162. ottimo Tèutra, e il tuo fratello Tire; 11163. rovesciato dal carro, egli morendo 11164. batte coi calci il rùtulo terreno. 11165. Come al soffiar degli aspettati v ènti 11166. nell' estate il pastore appicca il fuoco 11167. qua e là per i pascoli (ed avvampa 11168. nel mezzo e tutto intorno si propaga 11169. l' orrido ardore per gli aperti campi) 11170. egli siede contento e d' alto mira 11171. l' esultar delle fiamme, in simil guisa 11172. tutta in te solo la virtù dei tuoi 11173. si adunava. o Pallante, e ti reggeva. 11174. Ma sui nemici si avventava Alèso 11175. gagliardo in guerra, tutto chiuso in armi. 11176. Spense Ladòn, Demòdoco, Ferète; 11177. troncò col ferro fulgido la destra 11178. che Strimònio puntava alla sua gola; 11179. colpi d'un sasso il capo di Toante 11180. sì che l' ossa schizzarono disperse 11181. mescolate di sangue e di cervello. 11182. Presago del destino, il genitore 11183. avea nascosto Alèso entro le selve; 11184. ma quando in morte quegli chiuse i bianchi 11185. occhi, le Parche stesero le mani 11186. e votarono Alèso all'armi evàndrie. 11187. Pallante l'assali, prima pregando: 11188. «Or da', Tevere padre, a questo ferro 11189. ch'io libro al getto, fortunata via 11190. nel cuor duro d' Alèso; a una tua quercia 11191. ti appenderò quest' armi e le sue spoglie. » 11192. Accolse il Dio le sue parole, e Alèso, 11193. mentre faceva a lmàone riparo. 11194. diede all'àrcade ferro inerme il petto. 11195. Làuso, che nella pugna avea gran parte, 11196. non sofferse che i suoi fossero scossi 11197. dalla caduta del gagliardo eroe; 11198. ed Abante atterrò che gli era a fronte, 11199. al lor impeto ostile intoppo e nodo. 11200. Figli Àrcadi cadean. cadeano Etruschi. 11201. e voi. scampati ai Greci, o teucri eroi. 11202. Pari per forze e per valor di duci 11203. le falangi cozzavano tra loro; 11204. gli ultimi urgean le file, e la gran calca 11205. libere non lasciava armi né mani. 11206. lncalzava e premea di qua Pallante. 11207. Làuso di là: poco diversi d' anni 11208. e leggiadri ambedue; pur la Fortuna 11209. lor negava il ritorno ai patrii lidi. 11210. Ma non permise il re del vasto Olimpo 11211. che tra lor si scontrassero; il destino 11212. già li attendea sotto maggior nemico. 11213. [TURNO UCCIDE PALLANTE] 11214. Allor l'alma sorella indusse Turno, 11215. che sopra il cocchio rapido fendeva 11216. le schiere in mezzo, a sottentrare a Làuso. 11217. Com'ei vide i compagni: « Uomini, è tempo 11218. che si cessi la mischia; io solo assalgo 11219. Pallante; solo a me spetta Pallante; 11220. anche il suo padre spettator vorrei.» 11221. Ei così disse, e come aveva imposto 11222. i suoi si ritirarono dal campo. 11223. Al ritrarsi dei Rùtuli, al superbo 11224. orèline fu stupito il giovinetto 11225. e fissò Turno; per la gran persona 11226. corse con gli occhi, con un truce sguardo 11227. lo squadrò di lontan da capo a piedi 11228. e così ribatte le sue parole: 11229. «Dunque avrò gloria dalle spoglie opime 11230. che ti avrò tolte o da una morte illustre; 11231. pronto ad ambe le sorti è il genitore; 11232. cessa dalle minacce.» E sì dicendo 11233. in mezzo alla pianura egli avanzò. 11234. S'agghiacciò il sangue agli Àrcadi nel cuore. 11235. Balzò Turno dal carro e si apprestava 11236. a combatter da presso a corpo a corpo: 11237. come vola un leon che da un' eccelsa 11238. vedetta ha scorto lungi a-lla campagna 11239. un toro che si esercita alle pugne, 11240. tale era in vista il veniente Turno. 11241. Quando questi gli parve a tiro d'asta 11242. Primo Pallante si avanzò. tentando 11243. se mai propizia fosse la fortuna. 11244. nella pugna ineguale. all'ardimento; 11245. e al vasto ciel rivolto egli pregò: 11246. «Per l'ospitalità del padre mio, 11247. per la mensa a cui ospite sedesti. 11248. prego. assistimi, Alcide, al gran cimento. 11249. Ch'egli morendo vegga me strappargli 11250. l'armi cruente: me vittorioso 11251. porti seco il morente occhio di Turno.» 11252. Lldi l'Alcide il giovine. premette 11253. un immenso singulto in fondo al cuore, 11254. versò lagrime vane. Allora il Padre 11255. con parola benigna al figlio disse : 11256. «Fisso a ciascuno è il giorno suo; per tutti 11257. breve ed irrevocabile è la vita; 11258. ma prolungar con l' opere la fama 11259. può la virtù. Sotto le mura d'Ilio 11260. cadder tanti che figli eran di Dei, 11261. cadde il grande Sarpèdone, con loro, 11262. che pur era mio figlio. Ora il suo fato 11263. chiama anche Turno; egli ha raggiunto il fine 11264. della vita mortale a lui concessa. » 11265. Così gli disse, poi distolse gli occhi 11266. dalla terra dei Rùtuli. E Pallante 11267. con tutta la sua forza avventò l'asta 11268. e sguainò la spada folgorante. 11269. Quella volò, colpì la spalla a sommo 11270. della corazza, ruppe a forza un varco 11271. tra gli orli dello scudo e finalmente 11272. giunse a pungere il corpo al grande Turno. 11273. E Turno allora, bilanciata a lungo 11274. l'asta dalla ferrata acuta punta, 11275. la scagliò su Pallante e così disse: 11276. «Guarda se il ferro mio pènetra meglio.» 11277. Aveva detto; con fulmineo colpo 11278. l'acuta punta attraversò lo scudo 11279. che aveva tante lamine di ferro. 11280. tante di bronzo, e tante aveva intorno 11281. pelli taurine, e trapassò lo schermo 11282. della lorica e il suo gagliardo petto. 11283. Egli invano si svelse il caldo ferro 11284. dalla ferita; per la stessa via 11285. fuori uscirono insieme anima e sangue. 11286. Su la sua piaga si abbatte; su lui 11287. sonaron l' armi; ei con cruenta bocca 11288. urtò morendo la nemica terra. 11289. Turno, su lui drizzato: «Àrcadi», disse, 11290. «recate a Evandro queste mie parole. 11291. Qual meritava. a lui Pallante io rendo. 11292. Ma le onoranze funebri, ma tutti 11293. del sepolcro gli onori io gli concedo. - 11294. Non poco gli parrà di aver pagato 11295. l'amicizia di Enea.» Così dicendo 11296. premette il morto col sinistro piede 11297. e gli strappò quel bàlteo pesante 11298. ove Clono d'Eurìto in solido oro 11299. avea scolpito una nefanda strage; 11300. uno stuolo di giovini trafitti 11301. in una stessa notte nuziale 11302. e i tàlami cruenti; or trionfava 11303. e della preda si allegrava Turno. 11304. umane menti che, del fato ignare 11305. e del futuro, senza alcun ritegno 11306. negli eventi felici insuperbite! 11307. E, tra non molto, invan bramerà Turno 11308. d'aver lasciato riscattare intatte 11309. le spoglie di Pallante, e questo giorno 11310. e la preda avrà in odio! Allora i suoi 11311. lungamente gemendo e lagrimando 11312. sopra lo scudo adagiano l'eroe 11313. e lo portano indietro. O tu che al padre 11314. grande dolore e grande onor ritorni, 11315. quel giorno stesso che ti spinse in guerra 11316. alla guerra ti toglie; eppure immensi 11317. mucchi tu lasci di Latini uccisi. 11318. [STRAGI DI ENEA] 11319. Né già la fama di sì gran sciagura 11320. ma un sicuro messaggio a Enea pervenne: 11321. erano i suoi già prossimi alla morte 11322. e urgeva dar soccorso ai Teucri in fuga. 11323. Ei miete con la spada i più vicini 11324. e col ferro si aperse impetuoso 11325. larga la via tra le serrate schiere. 11326. te ricercando, Turno. trionfante 11327. della tua strage. Che Pallante, Evandro, 11328. tutto gli stava come innanzi agli occhi, 11329. e quella mensa ove sede giungendo 11330. la prima v olta e le congiunte destre. 11331. Egli vivi afferrò quattro guerrieri 11332. nati a Sulmona e quattro dell'Ufente 11333. per immolarli come infèrie all'Ombre, 11334. per irrorar di prigioniero sangue 11335. le fiamme della pira. E avea da lungi 11336. scagliata in Mago la tremenda lancia. 11337. ma quegli pronto si chinò; la lancia 11338. volò oltre ronzando. e quello cinse 11339. le sue ginocchia e supplice pregava: 11340. «Pei tuoi Mani paterni io ti scongiuro, 11341. per la speranza del crescente lulo; 11342. salva, deh. questa vita al figlio e al padre! 11343. Ho un'alta casa ove nascosti in terra 11344. sono talenti di scolpito argento; 11345. ho masse. greggie e lavorate, d'oro. 11346. Non in me la vittoria or si decide, 11347. né avrà gran peso questa vita sola.» 11348. Così pregava; e gli rispose Enea: 11349. «Serba per i tuoi figli i tuoi talenti 11350. d'argento e d'oro! Per il primo, Turno 11351. ha già soppresso i bellici riscatti 11352. fin dal momento che Pallante uccise. 11353. Pensano questo i miei paterni Mani, 11354. e questo pensa lulo.» Ei così disse, 11355. lo prese all' elmo con la man sinistra, 11356. spinse in giù la cervice al supplicante 11357. e fino all'elsa vi affondò la spada. 11358. Emònide era là, poco lontano, 11359. il ministro di Febo e di Diana 11360. a cui cingeva l'infula coi sacri 11361. nastri la fronte, e che splendeva tutto 11362. nell'insigne armatura e nelle vesti. 11363. Egli l' assalse, e l'insegui pel campo; 11364. e, come cadde, alto su lui ristette. 11365. l'immolò, nella grande ombra l'avvolse; 11366. prese Seresto e agli òmeri s'impose 11367. l'armi per tuo trofèo, nume Gradivo. 11368. Cèculo. nato di Vulcania stirpe. 11369. e Umbrone. sceso dalle màrsie cime, 11370. le file raccozzarono. Di contro 11371. il dardànio guerriero infuriava. 11372. Troncò da prima ad Ànxure col ferro 11373. la manca e il grande cerchio dello scudo. 11374. (Avea detto costui motti superbi 11375. e avea creduto che la forza stesse 11376. nelle parole, e borioso forse 11377. egli n'andava e s' era già promessa 11378. la canizie con lunghi anni di vita.) 11379. Poi si avanzò contro il furente eroe, 11380. nelle sue risplendenti armi esultando, 11381. Tàrquito. figlio del silvestre Fàuno 11382. e di Driope ninfa. Enea ritrasse 11383. la lancia indietro, la scagliò di forza 11384. e insieme gl'inchiodò con la lorica 11385. il gran peso del clipeo. Poi, mentre 11386. quello pregava e molto dir voleva, 11387. gli gettò il capo con un colpo a terra 11388. e rotolando il tiepido suo tronco 11389. con animo nemico anche soggiunse: 11390. «Or resta li, terribile! Sotterra 11391. non ti ponga 'a madre, e non in patria 11392. l'ossa ti gravi con un gran sepolcro. 11393. Resterai qui per i selvaggi uccelli. 11394. L'onde ti sbalzeranno in mezzo al mare. 11395. Lambiran le tue piaghe ingordi pesci.» 11396. Ed ecco si scagliò su Lica e Antèo 11397. ch' eran di Turno nelle file prime, 11398. sul forte Numa. su Camerto, il fulvo 11399. figliuolo del magnanimo V olcente, 11400. ch' era il più ricco di terreni ausònii 11401. e ch' era re della silente Amicla. 11402. Quale Ege6ne che avea cento braccia 11403. e cento mani, dicono, e in cinquanta 11404. bocche e in cinquanta petti ardea di fiamme, 11405. allor che contro i fulmini di Giove 11406. ei strepitò con altrettanti scudi 11407. ed altrettante spade in pugno strinse: 11408. tal nel campo infieriva il grande Enea 11409. poi che calda di sangue ebbe la spada. 11410. E d'un tratto balzò contro i cavalli 11411. traenti la quadriga di Ninfèo. 11412. Come quelli lo videro avanzarsi 11413. terribile nell'ira a grandi passi, 11414. precipitosi diedero di volta 11415. per lo spavento, e, rovesciando il duce, 11416. trascinarono il carro alla marina. 11417. Nel mezzo allor sopra una bianca biga 11418. Lùcago si avanzò col suo fratello 11419. Ligere; con le redini reggeva 11420. questo i cavalli e Lùcago brandiva 11421. e roteava rapido la spada. 11422. Enea non tollerò tanto fervore 11423. impetuoso; balzò innanzi. apparve 11424. grande con l'asta in atto di colpire. 11425. Ligere a lui: «Non i cavalli vedi 11426. di Diomede, non d'Achille il carro, 11427. non i campi di Frigia; in questa terra 11428. finirai la tua guerra e la tua vita.» 11429. Tali detti sfuggirono allo stolto 11430. Ligere; non con detti il teucro eroe 11431. rispose, ma su lui l'asta scagliò. 11432. Mentre Lùcago. in atto di sferzare, 11433. pungeva con un dardo i due cavalli, 11434. mentre spingeva il pie' sinistro innanzi 11435. disponendosi all'urto, ecco, la lancia 11436. trapassò l'orlo al clipeo fulgente 11437. e l'inguine sinistro gli trafisse. 11438. Traboccò giù dal carro e sul terreno 11439. rotolò moribondo. Il padre Enea 11440. con pungenti parole a lui si volse: 11441. « Lùcago, non lentezza di cavalli 11442. il tuo carro tradi, non spauracchio 11443. apparso in mezzo a noi l'ha rovesciato: 11444. tu salti oltre le ruote e l' abbandoni! » 11445. Afferrò, così detto, i due cavalli; 11446. e il misero fratello, anch' ei dal carro 11447. sbalzato giù, tendea le palme inermi: 11448. «Per te, per chi ti generò sì forte, 11449. lasciami questa vita. eroe troiano. 11450. Abbi pietà d'un supplice! » Ed a lui 11451. che più e più lo supplicava, Enea: 11452. «Non così dianzi tu parlavi. Muori; 11453. non lasciare, fratello, il tuo fratello.» 11454. E con la spada gli trafisse il petto 11455. ove ha sede la vita. 11 teucro duce 11456. tal eccidio spargea per la pianura, 11457. infuriando simile a torrente 11458. e a torbida procella. E dall' assedio, 11459. ecco, il campo lasciando. eruppe fuori 11460. coi suoi guerrieri il giovinetto Ascanio. 11461. [GIOVE E GIUNONE] 11462. Giove frattanto si rivolse primo 11463. a Giunone dicendo: «O mia sorella 11464. e insieme dilettissima consorte. 11465. non t'ingannasti! Come tu pensavi, 11466. è Venere, non impeto di braccia 11467. né fierezza di cuor contro la morte, 11468. quella che assiste le troiane forze.» 11469. E sommessa Giunone a lui rispose: 11470. «Deh perché, mio bellissimo consorte 11471. così mi pungi mentre sono afflitta 11472. e timorosa dei tuoi detti acerbi? 11473. Se ancora avessi la virtù d' amore 11474. che m'ebbi un di. che avere oggi vorrei, 11475. tu non mi negheresti, onnipotente, 11476. ch'io Turno sottraessi alla battaglia 11477. e al padre Dàuno lo serbassi illeso. 11478. Ma or perisca e col buon sangue paghi 11479. le pene ai Teucri. Ed egli è pur di stirpe 11480. divina, e gli è trisàvolo Pilumno. 11481. e sovente colmò con larga mano 11482. gli altari tuoi di copi'osi doni.» 11483. Ed il signore dell'etèrio Olimpo 11484. brevemente così le rispondeva: 11485. «Se pel caduco giovine tu chiedi 11486. l'indugio d'una breve ora alla morte 11487. che gli sta sopra, e bene intendi ch'io 11488. così dispongo, fa' che Turno fugga. 11489. e stràppalo dal Fato che l'incalza. 11490. Fin qui posso assentir. Ma se si cela 11491. desio maggior nei preghi tuoi. se pensi 11492. che la guerra abbia fine, o le sue sorti 11493. mùtino, nutri una speranza vana.» 11494. E Giunone piangendo. «E che sarebbe 11495. se nel tuo cuore tu mi concedessi 11496. quel che ti è grave dar con le parole? 11497. Se questa vita gli restasse intatta? 11498. Una misera fine ora l'attende 11499. senza sua colpa, s'io dal ver non erro. 11500. Oh così fosse. ch'io sia stata giuoco 11501. d'una falsa paura e tu. che puoi, 11502. volga a segno migliore il tuo pensiero! » 11503. [IL SIMULACRO DI ENEA] 11504. Com'ebbe detto, giù dall'alto Cielo, 11505. sospingendo nell' aria una procella. 11506. rapida si calò cinta d'un nembo 11507. verso il campo laurente e l' armi d'llio. 11508. Poi la Dea rivesti d' armi dardànie 11509. (mirabile a vedersi!) un' ombra, vuota 11510. e senza corpo, di leggiera nube, 11511. in sembianze di Enea; finse lo scudo 11512. ed i pennacchi del divino capo; 11513. le diede un suono vano di parole 11514. senz' anima e un andar simile al suo. 11515. quali, si dice, vàgolano 1'ombre 11516. dopo la morte, quali errano i sogni 11517. che i nostri sensi illudono nel sonno. 11518. Ma dinnanzi alle file imbaldanziva 11519. 1'ombra esultante, e provocò l'eroe 11520. con l'armi e lo sfidò con le parole. 11521. L'insegui Turno e le scagliò da lungi 11522. l'asta fremente; ella voltò le spalle 11523. e torse il passo. Allor davvero Turno 11524. crede ch'Enea si ritraesse in fuga. 11525. e insuperbito si raccolse in cuore 11526. quella speranza. « Dove fuggi, Enea? 11527. Non disertar le pattüite nozze. 11528. Questa mia mano ti darà la terra 11529. che per l'onde del mar tanto cercasti.» 11530. Così gridava e l'inseguìa, brandendo 11531. la fulminea spada, e non si accorse 11532. che il suo sperar se lo portava il vento. 11533. Una nave per caso era là presso, 11534. fissata a piè di un'ardua scogliera 11535. con scale esposte e preparati ponti, 11536. nella quale re Osinio era venuto 11537. dalle terre di Chiusi. Ivi si ascose 11538. trèpida l'ombra del fuggente Enea 11539. nel più profondo; ma non men veloce 11540. l'insegui Turno. superò gl'inciampi 11541. e l'alto ponte sorvolò d'un balzo. 11542. Toccò appena la prua, che la Saturnia 11543. spezzò la fune e novamente sciolse 11544. e a ritroso pel mar trasse la nave. 11545. (E intanto Enea chiamava alla battaglia 11546. Turno ch' era lontano e mise a morte 11547. molti in cui si scontrò latini eroi.) 11548. Non cercò di nascondersi più oltre 11549. l'imagine leggiera: alto volando 11550. si mescolò con una fosca nube; 11551. ed un turbine trasse in alto mare 11552. Turno che, inconsapevole e non lieto 11553. d'essere salvo. si guardava indietro 11554. e alzò supplice al Cielo ambe le palme: 11555. «Di tale infamia, o Padre onnipotente, 11556. dunque credesti ch'io mi fossi degno 11557. e mi vuoi dare un simile castigo! 11558. Dove son tratto? Donde son partito? 11559. Qual fuga è questa! Quale in patria io torno! 11560. non rivedrò le patrie mura 11561. ed i campi laurenti? E che faranno 11562. quelle falangi d'uomini venute 11563. con me, per la mia guerra? Ed ho potuto 11564. lasciar tutti, o vergogna!, a orrenda morte, 11565. ed io li veggo sperdersi, e li sento 11566. cader gemendo? Che farò? Qual terra 11567. si aprirà fino al fondo a inabissarmi? 11568. V ènti, siatemi voi misericordi! 11569. È Turno stesso che così v'implora: 11570. contro le rupi, contro le scogliere 11571. trascinate la nave o nelle secche 11572. d'una sirte spietata, ove non giunga 11573. Rùtulo mai né la mia fama infame.» 11574. Così dicea, nell'animo ondeggiando 11575. tra le due vie: se folle di vergogna 11576. ei dovesse gettarsi su la spada 11577. e affondar nelle coste il crudo ferro; 11578. dovesse lanciarsi in mezzo all'onde 11579. ed a nuoto cercando il curvo lido 11580. ancor contro le teucre armi tornare. 11581. Egli tentò tre volte ambe le vie, 11582. e tre volte la massima Giunone 11583. lo placò pietosa e lo trattenne. 11584. E infine per il mare egli fu tratto 11585. dal flusso favorevole e dall'onde 11586. all'antica città del padre Dàuno. 11587. [STRAGI DI MEZÈNZIO] 11588. Mezènzio intanto, per voler di Giove, 11589. impetüoso entrò nella battaglia 11590. e assalse i Teucri ormai vittoriosi. 11591. Gli mosser contro le tirrènie schiere; 11592. erano intorno a lui con tutte l'ire, 11593. erano intorno a lui con tutti i dardi. 11594. Qual rupe, che nel mare ampio si avanza 11595. contro gli urti del vento, esposta all'onde, 11596. tutti sostiene gl'impeti e gl'insulti 11597. del pèlago e del ciel, ma immota resta; 11598. Ebro abbatté, figliuol di Dolicàone 11599. con Làtago e con Palmo che fuggiva; 11600. a Làtago schiacciò con un immane 11601. masso la faccia, e lasciò Palmo andare 11602. zoppicante, col pòplite reciso; 11603. poi diede a Làuso l'armi ed il cimiero 11604. che se ne ornasse gli òmeri ed il capo. 11605. E il frigio Evante uccise ed il compagno 11606. e coèvo di Pàride Mimante. 11607. che d'Àmico era nato e da Teàno 11608. la notte in cui la Cissea regina, 11609. una face sognando, aveva dato 11610. Pàride in luce; ma costui dormiva 11611. nella terra dei padri, e quello invece 11612. nella terra laurente oscuro giacque. 11613. Come, cacciato dai morsi dei cani 11614. giù pei monti un cinghial che per molt' anni 11615. sicuro dimorò sopra il pinoso 11616. Vèsulo o negli stagni di Laurento 11617. ove ingrassava tra boscose canne. 11618. quando dà nelle reti, ecco, si arresta 11619. e feroce grugnisce e arruffa il dorso, 11620. né alcuno ha cuor di farglisi più presso 11621. e di affrontarlo, ma con dardi e grida 11622. da lontano l'incalzano sicuri; 11623. nessuno di color che giustamente 11624. odiavan Mezènzio aveva ardire 11625. di muovere su lui con l' arme in pugno, 11626. ma l'urgean con saette ed alte grida; 11627. verso ogni parte impavido Mezènzio 11628. faceva fronte, e digrignando i denti 11629. si scrollava dal tergo le saette. 11630. Da Còrito vetusta il graio Acr6ne 11631. era venuto, profugo lasciando 11632. non ancora compiuti i suoi sponsali. 11633. Or come da lontano egli lo vide, 11634. con purpùrea veste e rosse penne 11635. donate a lui dalla promessa sposa, 11636. tutto turbare il folto delle schiere. 11637. come leon digiuno che si aggira 11638. cacciato dalla rabbia della fame 11639. per boschi profondissimi, se mai 11640. intravveda un fuggente capriolo 11641. un cervo che superbo erge le corna, 11642. esulta, schiude la gran gola, rizza 11643. la chioma, su le viscere si avventa, 11644. e il sangue insozza l'avida sua bocca; 11645. non altrimenti si scagliò Mezènzio 11646. impetuoso nelle schiere ostili. 11647. Cadde il misero Acròne, e nel morire 11648. percoteva scalciando il negro suolo 11649. e insanguinando la spezzata lancia. 11650. Ma sdegnò di colpire Oròde in fuga 11651. trafiggendolo a tergo; uomo contr'uomo. 11652. non di sorpresa ma col forte braccio 11653. gli mosse incontro, l' assali, lo vinse; 11654. poi premette col piede e con la lancia 11655. sopra il caduto:«Amici, il grande Oròde. 11656. ch'era gran parte della guerra, è vinto!». 11657. Conclamarono i suoi con un seguace 11658. lieto peana. Allor colui morendo: 11659. «Non a lungo godrai della vittoria, 11660. chiunque sii. senza vendetta mia. 11661. Te pure aspetta un simile destino; 11662. presto cadrai su questi stessi campi.» 11663. E a lui con sogghignante ira Mezènzio: 11664. «Or muori tu. Per me, poi, se la veda 11665. il padre dei Celesti, il re del mondo.>> 11666. Disse e dal corpo fuor ritrasse il dardo : 11667. una dura quiete e un ferreo sonno 11668. cadde a quello su gli occhi, e la pupilla 11669. gli si rinchiuse nell' eterna notte. 11670. Cèdico tolse Alcàtoo di vita 11671. e Sacràtore Idaspe; indi RapOne 11672. prostrò Partènio ed il fortissim' Orse; 11673. Messàpo. Clònio ch'era stramazzato 11674. pel cader del cavallo ed Erichète. 11675. figliuolo di Licàone, pedone. 11676. Venìa pedone anche Àgide : l' uccise 11677. Vàlero, ricco del valore avito; 11678. Sàlio Trònio abbatté, Nealce Sàlio 11679. con l'asta e il dardo che da lungi insidia. 11680. [ENEA CONTRO MEZÈNZIO] 11681. Marte ormai bilanciava atroci lutti 11682. e morti alterne; che uccidean del pari, 11683. cadean nel pari i vincitori e i vinti, 11684. e agli uni e agli altri ignota era la fuga. 11685. Nella reggia di Giove avean gli Dei 11686. pietà di quella vana ira d'entrambi 11687. e dei travagli agli uomini serbati; 11688. stavan da un lato V enere e dall' altro 11689. la Saturnia Giunone a contemplarli, 11690. mentre pallida in mezzo alle migliaia 11691. infieriva Tisìfone. Ma torvo 11692. Mezènzio, una possente asta squassando, 11693. nel campo si sfrenò. Come Orione, 11694. quando a piedi si avanza e si apre il varco 11695. in mezzo all'acque di Nerèo profonde, 11696. grande sul mar con l'òmero sovrasta, 11697. o, recando tra mano un orno annoso 11698. dagli alti monti, per il suol cammina 11699. e nasconde la testa entro le nubi; 11700. tal. grande in armi si av anzò Mezènzio. 11701. Come lo scorse tra le folte schiere, 11702. Enea si accinse a muovere su lui. 11703. lmperterrito attese il gran nemico 11704. quegli. immoto in sua mole; indi con gli occhi 11705. misurò il tratto che bastava all'asta: 11706. <<La destra, e l' asta che bilancio al getto, 11707. or propizii mi sian, soli miei Numi. 11708. Làuso! Fo voto che tu stesso resti 11709. vivo trofèo che vestirà le spoglie 11710. strappate al corpo del predone Enea.» 11711. Così disse Mezènzio e da lontano 11712. scagliò la lancia; essa volò stridendo, 11713. ma, sviata dal clipeo, più oltre 11714. giunse a colpir tra il fianco e il ventre Antòre, 11715. l'insigne Antòre, d'Ercole compagno, 11716. che giunto d'Argo al seguito di Evandro 11717. nell' itala città s'era fermato. 11718. Cadde abbattuto da un'altrui ferita 11719. lo sventurato, e volse gli occhi al cielo 11720. e la dolce Argo ricordò morendo. 11721. Allora il pio Enea vibrò la lancia, 11722. e questa trapassò l'incurvo cerchio 11723. che tre bronzei strati. uno di lino 11724. e tre ne aveva di taurina pelle, 11725. e colpi basso l'inguine ma oltre 11726. non penetrò. Contento allora Enea 11727. d'aver veduto il sangue del tirrènio. 11728. trasse pronto la spada e impetuoso 11729. all'eroe vacillante, ecco, fu sopra. 11730. Cupamente gemette a quella vista 11731. per la pietà del suo diletto padre 11732. Làuso, ed il volto gli si empì di pianto. 11733. [MORTE Dl LÀUSO] 11734. Non io qui tacerò l' acerbo evento 11735. della tua morte e la tua bella impresa; 11736. non io qui. memorando adolescente, 11737. te tacerò, se a tanta opera mia 11738. serberà fede qualche età futura. 11739. Quegli, impacciato e debole, cedeva 11740. ritraendosi indietro e pur tentava 11741. di strappar dallo scudo il ferro ostile. 11742. S' avventò il giovinetto entro la mischia 11743. e. mentre Enea levava alta la destra 11744. nell'atto di colpir. si fece sotto 11745. alla sua spada e mandò il colpo a vuoto. 11746. L'aiutaron con grida alte i compagni. 11747. aste e frecce scagliando e da lontano 11748. tentando di respingere il nemico. 11749. sì che l'eroe. protetto dallo scudo 11750. del suo figliuolo, si traesse indietro. 11751. Enea, fremendo. si tenea coperto. 11752. Come , allorché precipitano i nembi 11753. con rovesci di grandine, dai campi 11754. fuggono gli aratori ed i coloni, 11755. e il viandante in un sicuro asilo 11756. si cela, lungo gli argini del fiume 11757. sotto l' arco di un' eccelsa rupe, 11758. fin che piove sul suol, per ripigliare 11759. l'opra diurna col tornar del sole; 11760. così d'ovunque oppresso dagli strali 11761. reggeva Enea la bellica tempesta 11762. fin che tutta cessasse. e contro Làuso 11763. egli inveiva e Làuso minacciava: 11764. « Dove corri a morire? E perché tenti 11765. un'impresa maggior delle tue forze? 11766. T'inganna. incauto. la pietà! » Ma quegli 11767. sempre più forsennato imbaldanziva; 11768. e più cresceva l'ira furibonda 11769. nel guerriero dardànio, e ormai le Parche 11770. per Làuso raccogliean l'ultime fila. 11771. Ecco, Enea gli cacciò nel pieno petto 11772. la grande spada e tutta ve l'immerse. 11773. Trapassò la sua lama anche lo scudo, 11774. arme troppo leggiera alle minacce; 11775. anche la veste, che la genitrice 11776. ricamata gli avea con oro fino; 11777. e allora il petto gli si empi di sangue, 11778. l'anima allora abbandonò le membra 11779. e via per l'aure fuggi mesta all'Ombre. 11780. Ma quando l' Anchiside ebbe veduto 11781. gli occhi del morituro e le sue guance. 11782. le guance orribilmente impallidite, 11783. gemette di pietà nel cuor profondo 11784. e la mano gli tese, in cuor trafitto 11785. da un sentimento di dolor paterno : 11786. «Or qual cosa può darti il padre Enea 11787. che più sia degna. misero fanciullo, 11788. di tanta nobiltà, di tanta gloria? 11789. L'armi che amasti siano tue; ti rendo, 11790. se ciò ti è grato, al cenere ed all'Ombre 11791. degli avi tuoi. Ma questo ti consoli 11792. della misera morte. o sventurato: 11793. che tu cadi per man del grande Enea.» 11794. Poi. rampognando i suoi compagni incerti, 11795. l'alzò dal suolo ove intridea di sangue 11796. le sue chiome acconciate all'uso etrusco. 11797. [RISCOSSA E MORTE DI MEZÈNZIO] 11798. Intanto in riva al Tiberino fiume 11799. il genitore si tergea con l'acqua 11800. la sua ferita ed appoggiato a un tronco 11801. ristorava le membra. Appesa a un ramo 11802. lungi pendea la gàlea di bronzo, 11803. giacevano le gravi armi sul prato. 11804. Eletti eroi gli stavano d' intorno; 11805. pallido, anelo ei reclinava il capo 11806. e la gran barba gli spiovea sul petto. 11807. Spesso chiese di Làuso, e molti messi 11808. inviò per chiamarlo e per ridirgli 11809. la volontà dell'inquieto padre. 11810. Ma i compagni portavano piangendo 11811. adagiato su l' armi il morto Làuso, 11812. grande abbattuto da una gran ferita. 11813. Presago di sventura, in cuor da lungi 11814. riconobbe quei gemiti. Cosparse 11815. la canizie di polvere, protese 11816. le palme al cielo, si gettò sul figlio. 11817. ((Sì grande in me del vivere la brama 11818. fu dunque, figlio mio. ch'io sopportai 11819. che per me si offerisse a colpi ostili 11820. chi di me nacque? lo, genitore tuo, 11821. son fatto salvo dalla tua ferita? 11822. Vivo per la tua morte? Or sì mi coglie 11823. vera sventura; or. misero. mi strazia 11824. ben profonda ferita. Ed io pur sono 11825. che il tuo nome insozzai coi miei delitti, 11826. figlio. Che fui cacciato, a tutti inviso. 11827. dal trono avito e dall'avito scettro. 11828. Alla mia patria ed al furor dei miei 11829. ben dovevo una pena; oh avessi dato 11830. per ogni morte la mia vita infame! 11831. Or invece son vivo e non ancora 11832. ho abbandonato gli uomini e la luce. 11833. Li lascerò! » Si alzò sul fianco infermo 11834. E, sebben tarde per la fonda piaga 11835. fosser le forze, non perde coraggio 11836. e si fece condurre il suo cavallo. 11837. Era questo il suo vanto e il suo conforto. 11838. sempre con questo aveva vinto in guerra. 11839. Triste lo vide e gli parlò. dicendo: 11840. ((O Rebo. a lungo (se v'è cosa alcuna 11841. che quaggiù duri a lungo) abbiam vissuto. 11842. Oggi riporterai vittorïoso 11843. d'Enea le spoglie e il sanguinante capo 11844. vendicando con me l'ucciso Làuso, 11845. o, se nulla varrà la forza nostra, 11846. meco morrai; che certo avrai disdegno, 11847. valoroso, di patire il cenno 11848. d'uno straniero e dàrdani padroni.» 11849. Disse, in groppa balzò, come soleva 11850. si pose in sella, empì d'acuti strali 11851. ambe le mani; il grande elmo di bronzo 11852. brillava irsuto della chioma equina. 11853. E così corse rapido tra l'armi; 11854. la vergogna, il dolore e la follia 11855. commiste gli fervevano nel cuore. 11856. Ed allora tre volte e con gran voce 11857. Enea chiamò; lo riconobbe Enea 11858. e pregò lieto: «Così faccia il Padre 11859. degli Dei, così faccia il grande Apollo 11860. che tu cominci a misurarti meco! » 11861. Questo sol disse e gli si fece incontro 11862. fiero con l'asta. E l'altro. «A che minacci 11863. or che il figlio mi hai tolto, o disumano? 11864. Questa, per trarmi a perdermi, tu avevi 11865. unica via. Noi non temiam la morte, 11866. non abbiamo rispetto a nessun Dio. 11867. Cessa, però ch'io vengo per morire; 11868. ma prendi intanto questi doni.» Ei disse, 11869. ed un'asta avventò contro il nemico; 11870. poi un'altra ne trasse e un' altra ancora 11871. galoppandogli intorno in largo giro; 11872. ma l'aureo scudo tutte le reggeva. 11873. Tre volte cavalcò volgendo a manca 11874. e saettando intorno al fermo Enea; 11875. tre volte il teucro eroe rivolse intorno 11876. la selva immane sopra il bronzeo scudo. 11877. Ma infine, stanco di sì lungo indugio 11878. e di sveller da se tante saette, 11879. stretto qual era in disegual battaglia, 11880. dopo lungo esitare alfine irruppe, 11881. e nella fronte. fra le cave tempie. 11882. al cavallo guerriero ei l'asta infisse. 11883. Si alzò dritto il quadrupede, battendo 11884. con gli zòccoli l'aria, e sul caduto 11885. suo cavaliere si abbatte pur esso 11886. e prono sopra gli gravò col petto. 11887. D'un grido immenso empiron tutto il cielo 11888. Teucri e Latini. Gli fu sopra Enea 11889. sguainando la spada. «Or dov' è>>, disse, 11890. «l'aspro Mezènzio e il suo feroce ardire?>> 11891. Ed il tirrènio, che guardando in alto 11892. mirò il cielo con gli occhi e si riebbe: 11893. «A che m'insulti e mi minacci morte, 11894. nemico acerbo? Non mi rechi offesa 11895. nel trucidarmi. Non con tal pensiero 11896. son venuto a combattere, non tale 11897. patto il mio Làuso teco mi concluse. 11898. Ma questo solo, se v' è grazia alcuna 11899. per i vinti nemici, io ti domando: 11900. fa' che il mio corpo sia coperto in terra. 11901. So che intorno implacabili mi stanno 11902. l'ire dei miei; tu toglimi, ti prego, 11903. a quel loro furore, e tu concedi 11904. ch'io sia compagno al figlio entro il sepolcro.>> 11905. Così dicendo la sua gola offerse 11906. consapevole al ferro, e in un sanguigno 11907. fiotto su l'armi l'anima diffuse. 11908. LIBRO XI 11909. [IL TROFEO DI GUERRA] 11910. L’Aurora intanto ascese fuor dal mare; 11911. e il padre Enea, da tante morti afflitto 11912. e già tutto sollecito al pensiero 11913. di seppellire i suoi, sui primi albori 11914. sciolse vittorioso i voti ai Numi. 11915. E prima in alto luogo egli dispose 11916. un alto tronco di polita quercia. 11917. e in onore del grande Armipotente 11918. la rivestì di quelle fulgide armi 11919. che del duce Mezènzio eran le spoglie: 11920. v'impose poi la gàlea cruenta 11921. e i tronconi dell'aste e la lorica 11922. tante volte percossa e trapassata: 11923. affisse a manca il clìpeo di bronzo 11924. e al collo vi adattò l'eburnea spada. 11925. Gli si strinsero intorno in fitto stuolo 11926. i duci suoi con gridi di vittoria. 11927. ed egli disse: <<La maggior fatica. 11928. prodi, è compiuta; lungi ogni timore 11929. per quello che rimane. Ecco le spoglie, 11930. le prime spoglie d'un signor superbo! 11931. Per opra di mia mano, ecco Mezènzio! 11932. Or contro il re, contro i latini muri 11933. è dischiusa la via; sian pronti i cuori, 11934. pregustate, sperate la battaglia, 11935. sì che non vi sorprenda inerzia alcuna, 11936. sì che non vi ritardi alcun timore 11937. quando gli Dei ci avranno dato il cenno 11938. di strappare le insegne e uscir dal campo. 11939. Affidiamo alla terra, in questa attesa, 11940. gl'insepolti cadaveri dei nostri, 11941. poiché quest' onoranza unica vale 11942. giù nel basso Acheronte. Andate! Offrite 11943. gli estremi onori ai generosi eroi 11944. che questa patria a noi col sangue han data. 11945. E prima si rimandi alla dolente 11946. città d'Evandro il corpo di Pallante, 11947. il forte eroe che la giornata negra 11948. rapì, sommerse con acerba morte.» 11949. [IL COMPIANTO PER PALLANTE] 11950. Così disse piangendo, e volse i passi 11951. verso la casa ove giacea composta 11952. e vigilata dal vegliardo Acète 11953. la salma dell' esànime Pallante. 11954. (Scudiero un tempo del parràsio Evandro, 11955. fu dato Acète, con non pari auspicio, 11956. come compagno a quel diletto alunno.) 11957. Tutti i famigli e le troiane turbe 11958. erano intorno, con le iliache donne 11959. sciolte, pur come d'uso, il mesto crine. 11960. Ma come entrò per l' alta porta Enea, 11961. Si percossero il petto alzando al cielo 11962. un infinito gemito, e la reggia 11963. tutta echeggiò del luttuoso grido. 11964. Egli vide la testa abbandonata, 11965. vide il niveo volto di Pallante 11966. e la ferita della lancia ausònia 11967. che gli squarciava il delicato petto, 11968. e in lagrime proruppe e così disse: 11969. «Dunque il destino, o misero fanciullo. 11970. ti tolse a me quando ridea più lieto, 11971. sì che tu non vedessi il nostro regno 11972. né tornassi in trionfo al suol paterno? 11973. Io non questo, partendo, al padre Evandro 11974. di te promisi, allor ch' ei mi abbracciava 11975. e mi avviava a questo grande imperio, 11976. e trepido ammoni che avrei trovato 11977. genti feroci e acèrrime battaglie. 11978. Ed egli forse. lusingato ancora 11979. dalla vana speranza, anche fa voti 11980. e su gli altari accùmula le offerte; 11981. noi tristemente con inani onori 11982. seguitiamo l'esànime fanciullo 11983. che non deve più nulla al suo destino. 11984. Tu, misero vedrai l'acerba morte 11985. del figlio! È questo il nostro bel ritorno, 11986. i trionfi aspettati, ecco, son Questi, 11987. Questa è la gran promessa che ti diedi! 11988. Ma non spento da ignobili ferite 11989. tu lo vedrai. Non bramerai tu, padre. 11990. perché salvo fu il figlio, orrenda morte. 11991. Ahimè, quale presidio, ausònia terra; 11992. Iulo, quale presidio, ahimè, tu perdi! » 11993. Così diceva in lagrime; ed ingiunse 11994. che si levasse il corpo miserando, 11995. e mandò seco mille eletti eroi 11996. che seguitando l'ultime onoranze 11997. fosser presenti al lagrimar paterno : 11998. lieve conforto al suo dolore immenso 11999. ma ben dovuto al triste genitore. 12000. Allor pronti intrecciarono gli eroi 12001. con ramoscelli d'àlbatro e di quercia 12002. un flèssile graticcio per la bara. 12003. e disposero infine un vel di fronde 12004. sopra il giaciglio. Su Quel letto agreste 12005. collocarono in alto il giovinetto, 12006. simile a fior di tènera viola, 12007. simile a fior di languido giacinto 12008. che fu spiccato da virginee dita: 12009. non ancora ha perduto il suo splendore 12010. né la forma natia, ma l' alma terra 12011. più non lo nutre né vigor gl'infonde. 12012. Allora il padre Enea recò due drappi 12013. intessuti con porpora e con oro, 12014. che, tutta lieta della sua fatica, 12015. la sldònia Didone aveva un tempo 12016. fatti per lui con le sue stesse mani. 12017. trapungendo la trama a fili d' oro. 12018. ln un dei drappi, come onore estremo, 12019. egli ravvolse il giovine; dell'altro 12020. velò le chiome ch'eran sacre al rogo, 12021. ed inoltre vi aggiunse e in lunga fila 12022. fece seguire le infinite prede 12023. della pugna laurente: armi e cavalli 12024. che Pallante avea tolti ai suoi nemici. 12025. Legò sul tergo i polsi ai prigionieri 12026. che destinava in olocausto all' Ombre 12027. per irrorare col lor sangue il rogo, 12028. e ingiunse ai duci di portare i tronchi 12029. vestiti delle ostili armi predate 12030. e coi nomi nemici in essi incisi. 12031. Accasciato dagli anni ivi fu tratto . 12032. anche il misero Acète; or si sfregiava 12033. coi pugni il petto ed or con l'unghie il viso, 12034. e tutto alfine si abbatte sul suolo. 12035. Carri di sangue rùtulo perfusi 12036. seguian; piangendo, spoglio delle insegne, 12037. seguiva Ardente, il suo destrier di guerra, 12038. e grandi gocce gli scorrean pel volto. 12039. Portavano altri la sua lancia e l'elmo, 12040. che il resto, già, l'aveva preso Turno 12041. vittorioso. Lùgubre falange, 12042. seguiano duci dàrdani e tirrènii 12043. egli Àrcadi con l'armi in giù rivolte. 12044. Come fu tutto quel corteo seguace 12045. molto innanzi avanzato, Enea ristette 12046. ed aggiunse con gemiti profondi: 12047. <<Al campo, ad altre lagrime, or ci chiama 12048. lo stesso Fato dell' orrenda guerra; 12049. grande Pallante, addio! Per sempre addio! » 12050. Tacque, e rivolto verso l' alte mura 12051. fece ritorno negli accampamenti. 12052. [LA TREGUA] 12053. Giunti eran già dalla città latina 12054. messi con rami di velato ulivo, 12055. per implorare ch' ei rendesse i corpi 12056. seminati dal ferro in tutti i campi, 12057. che consentisse lor d' essere chiusi 12058. entro una tomba, e che benigno fosse 12059. (poi che guerra non v' è con chi fu vinto 12060. e ritolto alla luce) a quei che un tempo 12061. ospiti aveva e suoceri chiamati. 12062. 11 buono Enea benignamente accolse 12063. la lor giusta preghiera ed anche aggiunse 12064. queste parole: « Quale indegna sorte 12065. vi trav olse, Latini. in tanta guerra 12066. sì che sdegnaste l' amicizia nostra? 12067. Pace mi domandate per i morti 12068. che la sorte di guerra vi ritolse? 12069. Anche ai vivi io concederla vorrei! 12070. Né venni qui se non perché mi assegna 12071. questa dimora e questa sede il Fato, 12072. e non contro la gente è la mia guerra. 12073. Ruppe il re vostro gli ospitali accordi; 12074. anzi, all'armi di Turno ei si commise. 12075. Era ben meglio che qui Turno solo 12076. affrontasse la morte. E s'ei con l'armi 12077. vuol finire la guerra e fuor gettarci, 12078. qui doveva, con me, pugnar con l'armi. 12079. Quegli sarebbe di noi due vissuto 12080. a cui un Nume, o la sua destra, avesse 12081. conceduto di vivere. Or partite, 12082. e date i morti cittadini al rogo.» 12083. Ei disse; quelli tacquero stupiti 12084. e fra lor si guardarono nel volto. 12085. Allora Drance, che, maggiore d'anni, 12086. sempre osteggiava con le accuse e gli odii 12087. il più giovine Turno, alla sua volta 12088. così gli rispondeva: «O eroe troiano 12089. grande per fama e ancor più grande in guerra, 12090. con che lodi eguagliarti io posso ai Numi? 12091. Dovrò prima ammirar la tua giustizia 12092. l'opera di guerra? Ecco, rechiamo 12093. grati alla patria queste tue parole 12094. e, se Fortuna ce ne porga il modo, 12095. te faremo congiunto al re Latino. 12096. Altre alleanze si ricerchi Turno. 12097. A noi sia grato erigere la mole 12098. delle mura fatali e trasportare 12099. sopra gli òmeri nostri i teucri massi! » 12100. Questo egli disse, e unànimi al suo dire 12101. tutti gli altri assentian. Dodici giorni 12102. pattuirono allora, e in quella tregua 12103. Teucri e Latini impunemente insieme 12104. si aggiraron pei colli e per le selve. 12105. Sonò percosso il fràssino dal ferro 12106. delle bipenni; rovesciavan pini 12107. già eretti al ciel, fendevano con biette 12108. gli orni, le querce, gli odorosi cedri 12109. e li traean sui cigolanti plàustri. 12110. [IL PIANTO DI EVANDRO] 12111. E già la Fama, che teste nel Lazio 12112. annunziava vincitor Pallante, 12113. messaggera in suo vol di tanto lutto 12114. empia la reggia e la città di Evandro. 12115. Si affollarono gli Àrcadi alle porte 12116. con le funebri faci, all'uso antico; 12117. splendea la via di fiamme in lunga fila 12118. e rigava di luce i campi intorno. 12119. Ecco, innanzi venendo, il frigio stuolo 12120. si unì con la gemente àrcade schiera, 12121. e, come entrar li videro le donne 12122. dentro la cerchia, empirono di grida 12123. la città costernata. Allor non valse 12124. forza nessuna a trattenere Evandro; 12125. egli accorse nel mezzo, e sul deposto 12126. fèretro si gettò sopra Pallante 12127. e gemendo e piangente a se lo strinse. 12128. A gran fatica lo lasciò parlare 12129. finalmente il dolore : «Oh non tu questo 12130. promettesti, Pallante, al genitore, 12131. ma di più cautamente avventurarti 12132. nelle pugne feroci! lo ben sapevo 12133. quanto sia forte il primo amor di gloria 12134. e dei primi cimenti il dolce onore. 12135. Oh infausto primo giov anil cimento! 12136. Della guerra vicina ahi duro saggio! 12137. Oh voti e preci mie non esaudite 12138. da nessun dei Celesti! E te felice 12139. del morir tuo, santissima consorte, 12140. che non fosti serbata a questo strazio. 12141. Ed io vinsi, vivendo, il mio destino; 12142. io, genitore tuo, ti sopravvivo! 12143. Oh se dietro le teucre armi alleate 12144. mi avesse un' asta rùtula abbattuto! 12145. lo sarei morto, e questa mesta pompa 12146. me, non Pallante, or qui riporterebbe. 12147. Non voi, Teucri, ne accuso o il nostro patto, 12148. e non le destre ospitalmente unite; 12149. questo era il Fato che alla mia vecchiezza 12150. si riserbava. Se un' acerba morte 12151. attendeva il mio figlio, or mi sia dolce 12152. ch'egli cadde uccidendo i Volsci a mille 12153. mentre apriva ai Troiani il suol latino! 12154. Né io, Pallante, renderti potrei 12155. più degni onor che non ti han reso Enea, 12156. i grandi Frigi, i duci etruschi, tutta 12157. l'etrusca armata. Portano i superbi 12158. trofei di quelli che il tuo braccio uccise, 12159. e anche tu qui saresti immane tronco 12160. nell'armi. o Turno. s'eran pari gli anni. 12161. se gli davano gli anni egual vigore. 12162. Ma perché i Teucri, misero, io trattengo 12163. lungi dall' armi? Andate e riferite 12164. fedelmente al re vostro il mio messaggio. 12165. S'io pur trascino ancor questa mia vita 12166. fatta odiosa or che Pallante è spento, 12167. n'è cagion la tua destra; essa, ben sai, 12168. Turno or deve al figliuolo e al genitore; 12169. alla tua gloria ed alla tua fortuna 12170. sol questo manca. Non per la mia vita 12171. chiedo tal gioia, né potrei; ma voglio 12172. giù recarla tra l'Ombre al mio figliuolo.» 12173. [LE ESEQUIE DEI CADUTI] 12174. L'Aurora intanto ai miseri mortali 12175. avea recato la divina luce 12176. riconducendo l' opre e la fatica, 12177. e già Tarconte e il padre Enea sul lido 12178. costruivano i roghi. Ivi ciascuno 12179. trasportava i cadaveri dei suoi 12180. all'usanza dei padri: acceser, sotto. 12181. fùmidi fuochi, e tutto il ciel di vasta 12182. caliginosa tènebra s'involse. 12183. Tre volte. cinti nelle splendide armi, 12184. mossero a cerchio intorno ai roghi accesi, 12185. tre volte circuirono a cavallo 12186. le luttùose fiamme funerali, 12187. alto ululando. Sparsero di pianti 12188. l' armi e il terreno, e fino al cielo ascese 12189. il clangor delle tube e l' urlo umano. 12190. Ed alcuni gettavano alle fiamme 12191. le spoglie tolte ai Rùtuli abbattuti: 12192. le adorne spade, i finimenti, gli elmi 12193. e le rapide ruote; altri le cose 12194. che ai lor morti compagni eran più care: 12195. i clipei, le loro armi fallaci. 12196. Ed allora immolarono alla Morte 12197. molti giovenchi, molti irsuti porci; 12198. su le vampe sgozzarono le greggie 12199. predate ai campi e stettero sul lido 12200. a contemplare i lor compagni ardenti, 12201. vegliando ai roghi, né sapean staccarsi: 12202. fin che l'umida Notte il ciel rivolse 12203. tutto trapunto di fulgenti stelle. 12204. Ed essi pure i miseri Latini 12205. ersero innumerabili le pire. 12206. Seppellirono in parte i molti eroi 12207. e in parte li portarono ai villaggi 12208. prossimi o li mandarono a Laurento. 12209. Poi cremarono gli altri, immenso mucchio 12210. d'informe strage, senza numerarli 12211. e senza onori; splendean tutti intorno 12212. di frequenti bagliori i vasti campi. 12213. E quando il terzo di tolse dal cielo 12214. 1'ombre notturne, tratti giù dai roghi 12215. i mucchi delle ceneri e dell'ossa, 12216. li chiusero nel tiepido terreno. 12217. Ma il più grande clamor, la più gran parte 12218. di quel lutto infinito empia le case 12219. e l'urbe del ricchissimo Latino. 12220. Quivi matrone e spose miserande, 12221. anime di sorelle dolorose 12222. e fanciulletti dei lor padri orbati 12223. tutti maledicean l'orrenda guerra 12224. e le nozze di Turno, alto chiedendo 12225. che con l'armi egli solo, ei sol col ferro 12226. scendesse in campo, ei che per se voleva 12227. signorìa su l'ltalia e i primi onori. 12228. E su questo insistea Drance maligno, 12229. e affermava che Turno, egli soltanto, 12230. era chiamato a scendere a tenzone. 12231. Ma molti invece, con contrario avviso, 12232. stavan per Turno: erano sua difesa 12233. il gran nome di Amata e l' alta gloria 12234. che gli avevan meritata i suoi trionfi. 12235. [LA RISPOSTA DI DIOMÈDE] 12236. Allora, in mezzo al conflagrar di queste 12237. passïoni e di questi urti discordi, 12238. dalla grande città di Dïomede 12239. sopraggiunsero afflitti i messaggeri 12240. con la risposta: nulla avea giovato 12241. ogni lor arte, a nulla erano valsi 12242. l'oro né i doni né le lunghe preci; 12243. cercassero i Latini altre alleanze 12244. chiedessero pace al re troiano. 12245. AI re Latino allor, nel lutto immenso, 12246. ogni ardire mancò; l'ira dei Numi 12247. l'ammoniva coi tumuli recenti 12248. che per espressa volontà del Fato 12249. era venuto il dàrdano guerriero; 12250. ond' egli convocò nell' alta reggia 12251. i primati del regno a gran consiglio. 12252. Vennero tutti, per le vie gremite 12253. affluendo al palagio. In mezzo a loro, 12254. maggiore per età, primo di scettro, 12255. sedea torbido in volto il re Latino; 12256. ed ai legati che tornavan d' Arpi 12257. comandò ch' esponessero il messaggio 12258. che avean recato, e in ordine ed intero 12259. ogni responso. Allor si fe' silenzio, 12260. e Vènulo, al suo cenno obbediente, 12261. così diede principio al suo parlare. 12262. « Cittadini, vedemmo Diomède 12263. e le argòliche tende, e, superate 12264. tutte le traversie del gran viaggio, 12265. la man toccammo da cui fu prostrata 12266. la terra d'llio. 11 vincitor fondava 12267. nei campi dell'iàpige Gargàno 12268. una città che Argiripa ha chiamata 12269. dal nome stesso dell'avita gente. 12270. Come fummo introdotti a lui dinnanzi 12271. e invitati a parlar, gli offrimmo i doni, 12272. gli dicemmo la patria e il nome nostro, 12273. chi sono quelli che ci dànno guerra 12274. e qual cagione ci traeva ad Arpi. 12275. Poi ch'ebbe udito, placido rispose: 12276. O antichi Ausònii, fortunate genti 12277. della terra Saturnia, or qual destino 12278. vi spinse a uscire dalla vostra pace, 12279. vi sollecita, ignari, a muover guerre? 12280. Noi tutti che col ferro violammo 12281. le terre d'llio (e non dirò dei mali 12282. che combattendo sotto l'alte mura 12283. soffrimmo allora e quali eroi travolse 12284. il Simoènta), noi per ogni terra 12285. patimmo angosce orribili. pagammo 12286. tutto il fio delle colpe. Oh, Priamo stesso 12287. sarebbe stato a noi misericorde. 12288. Lo sa la stella infausta di Minerva 12289. e l' eubòica rupe e il Caferèo 12290. vendicatore. Dopo quella guerra 12291. fummo sbalzati per diversi lidi: 12292. esulò fino alI' ultime colonne 12293. di Proteo l' Atride Menelao. 12294. i Ciclòpi dell'Etna Ulisse vide. 12295. Racconterò dei rovesciati lari 12296. d'Idomenèo? Dirò dell' abbattuto 12297. regno di Neottòlemo? Dei Locrii 12298. che han preso stanza su le libie rive? 12299. E il duce micenèo dei grandi Achèi 12300. giacque egli stesso al varco della soglia 12301. sotto la destra della sposa infame: 12302. un drudo vinse il vincitor dell' Asia. 12303. Ed anche a me non tolsero gli Dei 12304. di vedere, tornando ai patrii altari, 12305. il sospirato tàlamo e la bella 12306. mia Calidòne? E orribili portenti 12307. mi perseguono ancora: i miei perduti 12308. compagni (oh lor tristissimo castigo!) 12309. che, conversi in uccelli, al ciel su penne 12310. s'inalzarono o vagano su fiumi 12311. e d'ululi di pianto empion gli scogli. 12312. Questo, ben questo attendermi dovevo 12313. fin da quel tempo che assalii col ferro, 12314. forsennato, i Celesti e violai 12315. con una piaga Venere divina. 12316. Non traetemi a simili battaglie. 12317. lo non ho coi Troiani inimicizia 12318. da che pèrgamo cadde, e non mi allieto 12319. nella memoria dei passati affanni. 12320. Codesti doni, che dal patrio suolo 12321. v oi mi portate, offriteli ad Enea. 12322. Stemmo a fronte un dell'altro aspri nell'armi 12323. ed insieme pugnammo; a me credete, 12324. che lo provai, com'egli grande assurga 12325. sopra lo scudo, con che gran tempesta 12326. vibri la lancia. Se la terra Idèa 12327. avesse dato altri due duci eguali, 12328. sarebbero essi i Dàrdani piombati 12329. su le inàchie contrade; essa la Grecia 12330. per contrario destino or piangerebbe. 12331. Per tutto il tempo che passammo ai muri 12332. dell' ardua Troia. la vittoria greca 12333. fu nelle mani d'Ettore e d'Enea, 12334. da lor tardata fino al decimo anno; 12335. entrambi per coraggio, entrambi insigni 12336. per forza d'armi. ma più giusto Enea. 12337. ln alleanza con qualunque patto 12338. congiungete le destre ed evitate 12339. che l'armi più si scontrino con l'armi. 12340. Or insieme hai sentito, ottimo padre, 12341. qual è il responso del Tidìde e quale 12342. l'animo suo su quest'immensa guerra.» 12343. [LA PROPOSTA DI RE LATINO] 12344. Com'ebbero ciò detto i messaggeri, 12345. via per le bocche dei turbati Ausònii 12346. trascorse un vario susurrìo, siccome. 12347. quando i massi rallèntano il veloce 12348. corso di un fiume, un mùrmure risuona 12349. su dal gùrgite chiuso, e intorno intorno 12350. fremon le rive all'empito dell'acque. 12351. Si placarono gli animi. il sussurro 12352. cessò dei labbri, e il re dall' alto soglio 12353. prima i Numi invocò, poi così disse: 12354. «Già vorrei, o Latini (ed era il meglio), 12355. così grave faccenda aver disposta; 12356. non consiglio tener nell' ora estrema 12357. quando i nemici stringono le mura. 12358. Noi combattiamo un'insensata lotta 12359. contro figli di Numi, invitti eroi 12360. che non si fiaccan per battaglia alcuna, 12361. che non cessan dal ferro anche se vinti. 12362. Se poteste nutrir qualche speranza 12363. nel richiedere aiuto all' armi etòlie, 12364. lasciàtela; in voi soli or confidate. 12365. Ma ben vedete: esigua è la speranza, 12366. v' è sotto gli occhi e con la man toccate 12367. sotto quale sfacelo il nostro sforzo 12368. giaccia disfatto. Non accuso alcuno: 12369. fu. quant'esser potea, sommo il valore; 12370. tutto, con tutte le sue forze, il regno 12371. ha combattuto. Or ascoltate attenti: 12372. io vi esporrò con rapide parole 12373. qual nell'incerto evento è il mio pensiero. 12374. L' agro antico vicino al fiume etrusco 12375. è mio retaggio; si distende a occaso 12376. fin oltre il territorio dei Sicàni; 12377. lo seminano i Rutuli e gli Aurunci, 12378. che col vòmere esercitano i duri 12379. colli, trattando a pascolo le alture. 12380. Tutto il suolo, e la plaga alta e selvosa 12381. del monte. ceda all'amistà dei Teucri; 12382. stipuliamo con loro equa alleanza 12383. e compagni prendiamoli nel regno; 12384. prendan qui sede se ne han tanta brama, 12385. edifichino qui le loro mura. 12386. Se poi vogliono tendere alle sedi 12387. di un' altra gente, se disposti sono 12388. a dipartirsi dalla nostra terra, 12389. con italiche ròveri intessiamo 12390. (tutto il legname è già su la marina) 12391. venti navigli o più, se n'han bisogno; 12392. essi diranno il numero e la foggia 12393. delle carene; noi daremo bronzo, 12394. opre, arsenali. È mio pensiero, infine, 12395. che cento scelti nobili oratori, 12396. porgendo innanzi il ramo della pace, 12397. rechino i detti miei, stringano accordi, 12398. masse d'oro e d'avorio offrano in dono, 12399. e la sella e la tràbea, che insegne 12400. son di questo mio regno. Or discutete 12401. e provvedete al rüinoso evento.» 12402. [L'INVETTIVA DI DRANCE] 12403. E Drance allora, come sempre avverso, 12404. che la gloria di Turno èragli causa 12405. d'obliqua invidia e di punture acerbe, 12406. uomo ricco di beni e più di lingua 12407. ma dappoco nell' armi e assai valente 12408. consigliatore pronto alle sommosse 12409. (gli conferia la nobiltà materna 12410. un'origine ond'egli era superbo, 12411. ma dubbia era l' origine del padre). 12412. sorse e con questi detti aspri l' assalse 12413. rincalzando gli sdegni: «Or ci consulti, 12414. buon re, su cosa che a nessuno è oscura, 12415. che bisogno non ha di mie parole. 12416. Ciò che gli eventi chieggono. lo sanno 12417. tutti. ma sol bisbigliano. Conceda 12418. libertà di parlar. lasci la bòria 12419. quel tracotante condottier nefasto 12420. per il cui torvo umore (io voglio dirlo 12421. anche s'ei mi minacci offesa e morte) 12422. cader vedemmo tanto fior d'eroi, 12423. tutta vedemmo la città nel lutto, 12424. mentr'ei, pronto alla fuga, urtava il campo 12425. teucro e con l' armi impauriva il cielo. 12426. Ai molti doni, ottimo re, che vuoi 12427. che si assegnino e mandino ai Troiani, 12428. anche un altro ne aggiungi, e non vi sia 12429. vïolenza d'altrui che ti distolga: 12430. padre, dà la tua figlia a degne nozze 12431. e a sì nobile genero; la pace 12432. confermerai con alleanza eterna. 12433. Ma se tanto terror l' anime stringe, 12434. che si supplichi lui, che da lui stesso 12435. grazia s'invochi. Ei ceda, egli ridoni 12436. al sovrano e alla patria il lor diritto. 12437. Perché getti sì spesso in mezzo ai rischi 12438. i cittadini miseri del Lazio, 12439. tu, cagione ed autor di tanti mali? 12440. Non dalla guerra la salvezza avremo; 12441. pace tutti chiediamo, e della pace 12442. l'unico, o Turno, inviolabil pegno. 12443. Ed io primo fra tutti, io che tu pensi 12444. che nemico ti sono, e tal sia pure, 12445. ecco, ti prego : abbi pietà dei tuoi! 12446. L'ire deponi, e poi che ti han respinto 12447. vattene. Troppe morti ormai vedemmo 12448. nella sconfitta, troppo vasti campi 12449. già spopolammo. Ma se gloria agogni, 12450. se ti covi nel seno un tanto ardire, 12451. e la dote regale hai tanto a cuore, 12452. osa, ed esponi il tuo sicuro petto 12453. contro il nemico. Noi, anime vili, 12454. per dare a Turno una regal consorte, 12455. sì, lasciamoci abbattere nei campi, 12456. turba indegna di pianto e di sepolcro! 12457. Ed anche tu, se hai qualche forza ancora, 12458. se nulla è in te della virtù latina, 12459. orsù, guardalo in faccia: egli ti chiama! » 12460. [LA REPLICA DI TURNO] 12461. A quei detti avvampò l'ira di Turno; 12462. ruggì, proruppe dal profondo petto: 12463. «Sempre larga abbondanza hai di parole, 12464. Drance, quando la guerra opere chiede. 12465. e sempre il primo, nei consigli, sei! 12466. Or non di ciarle è d'uopo empir la Curia, 12467. che a te volan dal labbro alte e sicure 12468. fin che il vallo dei muri ancor trattiene 12469. fuor dell'urbe il nemico e non ancora 12470. i fossati traboccano di sangue. 12471. Tuona a tua posta con la tua facondia, 12472. Drance; accusami dunque di paura, 12473. poi che il tuo braccio ha tanti mucchi alzati 12474. di Teucri uccisi, ha empito intorno i campi 12475. di guerreschi trofèi! Suvvia, fa' prova 12476. di ciò che possa una virtù gagliarda: 12477. non lontani di qui sono i nemici; 12478. tutte d'intorno accerchiano le mura. 12479. Vieni, dunque; affrontiamoli. Ristai? 12480. sempre a¥rai la tua virtù guerriera 12481. nella lingua ventosa e nei fugaci 12482. piedi? lo respinto? E vi sarà chi dica, 12483. svergognato, ch'io fui mai respinto, 12484. quando abbia visto il T evere rigonfio 12485. di teucro sangue, tutta giù crollata 12486. nella sua stirpe la casa di Evandro, 12487. di tutte l' armi gli Àrcadi spogliati? 12488. Non così, non così mi han conosciuto 12489. Bizia, l'enorme Pàndaro ed i mille 12490. che in un sol giorno, chiuso nelle mura 12491. e circondato dal nemico vallo, 12492. vittorioso al Tàrtaro io mandai. 12493. Non dalla guerra la salvezza avremo? 12494. Canta codeste ciance al teucro duce. 12495. stoltissimo, e ai tuoi! Seguita pure 12496. a tutto perturbar d'alto sgomento, 12497. a celebrar la forza di una gente 12498. vinta due volte, ad avvilir le forze 12499. del re Latino! Or anche i duci achèi, 12500. or Diomède e il larissèo Pelide 12501. temon l' armi dei Frigi, e indietro il fiume 12502. Àufido fugge dall' adriaco mare! 12503. Ed anche se si finge pauroso 12504. (perfida astuzia) delle mie minacce, 12505. aggrava in me, nel suo terror, le accuse. 12506. Oh non temere! Non sarà giammai 12507. che di mia man tu perda una tal vita. 12508. Teco, in codeste membra, abiti e resti. 12509. A te, padre, or mi volgo e al tuo consiglio 12510. magnanimo. Se ormai più non riponi 12511. speranza alcuna nelle forze nostre. 12512. se d' ogni parte siamo abbandonati, 12513. se siamo già per un rovescio solo 12514. sgominati del tutto. e la fortuna 12515. risorgere non può, pace si chieda 12516. e inermi si protendano le mani. 12517. Benché... Se un poco del valore antico 12518. restasse, oh lieti nella lor sciagura 12519. e magnanimi spiriti io direi 12520. quanti. per non veder. cadder morendo 12521. e con la bocca morsero la terra. 12522. Ma se forze ci restano, se abbiamo 12523. giovini ancora intatti e se al soccorso 12524. genti e terre d'ltalia ancor son pronte; 12525. se a prezzo di gran sangue anche il nemico 12526. ebbe vittoria (hanno i lor morti anch' essi 12527. ed eguale per tutti è la rovina). 12528. perché cedere vili al primo scontro? 12529. E perché la paura empie le membra 12530. prima ancora che squillino le trombe? 12531. Già molte cose il tempo e la vicenda 12532. dei mutevoli giorni han vòlte in meglio, 12533. e la Fortuna, coi ritorni alterni, 12534. molti or deluse ed or ripose in alto. 12535. Noi non avremo alcun soccorso d' Arpi 12536. né dall'Etòlio, ma Messàpo avremo 12537. e l' àugure Tolùnnio e i condottieri 12538. inviatici qui da tante genti; 12539. né tarda gloria cingerà gli eroi 12540. scelti nel Lazio e nei laurenti campi; 12541. e v'è Camilla, della volsca gente. 12542. che conduce uno stuol di cavalieri 12543. in folte schiere fulgide di bronzo. 12544. Che se i Teucri sol me chiamano in campo, 12545. se ciò vi aggrada, s'io mi oppongo tanto 12546. al comune vantaggio. oh la vittoria 12547. non così le mie mani aborre e fugge 12548. che per tale speranza io mi ricusi 12549. di tentare ogni impresa. Io gli andrò contro 12550. arditamente. se pur egli valga 12551. il magnanimo Achille ed armi indossi 12552. che Vulcano foggiò con le sue mani. 12553. A Latino mio suocero ho votato 12554. questa mia vita ed a voi tutti. io, Turno, 12555. che per valore non sarò secondo 12556. a ncssun altro degli antichi eroi. 12557. Enea chiama me solo? E bene io voglio 12558. ch'egli mi chiami! E non sarà mai Drance 12559. che. se l'ira dei Numi è sopra noi, 12560. COll la morte la plachi, o che, se questa 12561. sarà gloria e virtù, me la ritolga.» 12562. [L'ANNUNCIO DELL' ASSALTO] 12563. Quelli così trattavano discordi 12564. dell'evento dubbioso; e intanto Enea 12565. mosse dal campo con le sue falangi. 12566. Ecco, giunse alla reggia in gran tumulto 12567. ed empì la città d'alto terrore 12568. l' annunzio, già per tutta la campagna 12569. scendevano dal Tevere in serrato 12570. ordine i Teucri e le falangi etrusche. 12571. Subitamente perturbati e scossi 12572. furono tutti gli animi ed i cuori, 12573. esasperata si raccese l'ira. 12574. Armi ognuno chiedeva impaziente, 12575. armi fremeano i giovini; i vegliardi 12576. piangeano e mormoravano; e per tutto 12577. sonava al cielo un gran clamor discorde, 12578. come se cala un nuvolo d'uccelli 12579. sopra un bosco profondo, o se nel fiume 12580. del pescoso Padusa i rauchi cigni 12581. fanno schiamazzo dai loquaci stagni. 12582. Colse Turno l'istante: «Or ecco», ei disse; 12583. «radunate consigli, o cittadini; 12584. restate assisi a celebrar la pace. 12585. Essi con l'armi irrompono nel regno!» 12586. Più non disse, ma sorse e balzò fuori 12587. impetuoso dall'eccelsa reggia. 12588. «Vòluso», comandò, «prendi le schiere 12589. dei Volsci e guida i Rùtuli! Messàpo, 12590. Cora. Catillo. armate i cavalieri 12591. e lanciateli fuori alla campagna! 12592. Parte rafforzi i passi delle mura 12593. ed òccupi le torri, e tutto il resto 12594. venga agli ordini miei nella battaglia.» 12595. Già si precipitavano alle mura 12596. da tutta la città. Latino stesso, 12597. turbato in cuore al luttuoso evento, 12598. lasciò i gravi propositi e il consiglio, 12599. e si accusò di non avere accolto 12600. e prontamente unito a se nel regno 12601. come genero proprio il teucro Enea. 12602. Si scavavano fosse oltre le porte, 12603. travi si trasportavano e macigni. 12604. mentre la rauca bùccina squillava 12605. il cruento segnal delle battaglie. 12606. Allor anche le donne ed i fanciulli, 12607. varia corona, cinsero le mura: 12608. tutti adunava l'ultimo cimento. 12609. E la regina, in mezzo a gran corteggio 12610. di matrone, ascendea verso la rocca, 12611. doni recando al tempio di Minerva, 12612. e accanto a lei, coi suoi belli occhi bassi, 12613. venia la causa di sì gran sciagura, 12614. la vergine Lavinia. Entraron tutte, 12615. sparsero il tempio di vapor d'incensi 12616. e pregavano meste all' alta soglia: 12617. «O vergine Tritònia. armipotente 12618. Dea della guerra, spezza tu la spada 12619. del predone di Frigia e di tua mano 12620. stèndilo prono sotto l' alte porte! » 12621. Si armava Turno rapido a battaglia; 12622. vestito della rùtila corazza 12623. irta di squamme bronzee, racchiuse 12624. le gambe già negli schinieri d' oro, 12625. avea cinto la spada, a capo ignudo 12626. dall' alta rocca splendido nell' oro 12627. discendeva a gran corsa, e in cuor fremeva 12628. già fingendosi a fronte il suo nemico; 12629. come destrier che i vincoli spezzando 12630. s'invola, alfine libero, dal chiuso. 12631. e ormai signore degli aperti campi 12632. verso i pascoli corre e verso i branchi 12633. delle polledre; o, solito a tuffarsi 12634. nel noto fiume. esulta balza freme 12635. con la cervice alteramente eretta, 12636. e sul collo e sul dorso il crin gli ondeggia. 12637. [CAMILLA E TURNO] 12638. lncontro a lui con la falange volsca 12639. accorreva Camilla, e su la porta 12640. leggermente balzò dal suo cavallo; 12641. tutta la sua coorte al par di lei 12642. scivolò per le selle e scese a terra. 12643. Poi disse: «Turno, se a buon dritto il forte 12644. ha fiducia in se stesso. oso e prometto 12645. di assalir sola le troiane schiere, 12646. di marciar sola sui cavalli etruschi. 12647. Lascia ch'io tenti col mio stuolo il primo 12648. urto guerriero; tu coi fanti resta 12649. e tieni la città fermo alle mura.» 12650. Turno fissò la vergine tremenda 12651. e rispose: «O fanciulla, onor d'Italia, 12652. qual grazia dirti o renderti potrei? 12653. Poiché l'animo tuo vince ogni cosa 12654. meco or tu dunque il compito dividi. 12655. Enea, come ci annunziano la fama 12656. e i messaggeri, con maligna insidia 12657. ha spinto innanzi i cavalier leggieri 12658. a battere d'intorno la campagna, 12659. mentre a traverso il valico egli cala 12660. su la città dalle deserte alture. 12661. Nei sinuosi passi della selva 12662. io dispongo un agguato, ad impedirgli 12663. con armate falangi ambi gli sbocchi. 12664. Affronta dunque i cavalieri etruschi 12665. in aperta battaglia, e saran teco 12666. il feroce Messàpo ed i latini 12667. manipoli e le schiere di Tiburto; 12668. prendi il loro comando.»» Ei disse, e punse 12669. similmente Messàpo e gli altri duci 12670. alla battaglia; e andò verso il nemico. 12671. lvi è una curva e tortuosa valle 12672. atta in guerra ad agguati insidiosi; 12673. d'ambo i lati la serrano le falde 12674. dei monti, fitte di boscaglie oscure; 12675. vi corre un malagevole sentiero 12676. e conducono in essa anguste gole 12677. e difficili varchi. ln cima al monte 12678. uno spiazzo la dòmina, nascosto 12679. e sicuro ricetto: o che si voglia 12680. avventarsi da destra o da sinistra 12681. contro il nemico, o là fermarsi in alto 12682. a rotolare giù grandi macigni. 12683. Là si diresse il giovine, passando 12684. per sentieri a lui noti; occupò il luogo 12685. e si appiattò nel bosco insidioso. 12686. [LA VERGINE GUERRIERA] 12687. Diana allor nelle superne sedi 12688. a se fece venire Opi veloce, 12689. una delle sue vergini compagne 12690. e del sacro suo coro; a lei si volse 12691. con mesta voce e: «Vergine»», le disse, 12692. «muove Camilla a una crudel battaglia 12693. e invano delle nostre armi si cinge. 12694. Più di tutte mi è cara. E non è nuovo 12695. questo amor mio per lei, non è dolcezza 12696. che d'improvviso mi commuova il cuore. 12697. Allor che l' odio al suo poter superbo 12698. cacciò di trono Mètabo e lo spinse 12699. a uscir dall'antichissima Priverno, 12700. seco ei portò compagna dell' esilio 12701. e dei rischi di guerra una bambina, 12702. e lei, mutando il nome di Casmilla 12703. sua genitrice, nominò Camilla. 12704. Tenendosela in collo egli correva 12705. lunghe giogaie di deserti monti, 12706. mentre d'intorno lo premean gli ostili 12707. dardi, ed i Volsci trascorrean diffusi 12708. in volanti drappelli. Alla sua fuga, 12709. ecco. si oppose il tùrgido Amasèno 12710. che spumeggiava a sommo delle rive. 12711. tante piogge dal cielo eran dirotte. 12712. A gettarvisi a nuoto allor si accinse, 12713. ma, trepidando per il sacro peso 12714. della bimba, esitava. E appena in tempo, 12715. dopo molto pensar, questo risolse. 12716. Al gran lanciotto, che tra man teneva 12717. saldo, nodoso e rafforzato al fuoco, 12718. egli appese la figlia entro una scorza 12719. di sughero selvatico e nel mezzo 12720. ben la legò; poi la librò gagliardo 12721. nella sua mano e disse vòlto al cielo : 12722. O divina dei boschi abitatrice. 12723. vergine Latònia. io genitore 12724. a te voto costei per tua seguace; 12725. stretta ai tuoi dardi per la prima volta 12726. fugge su l'aure, supplice, il nemico. 12727. Ti prego, o Diva: come tua ricevi 12728. questa che all'aure incerte ora si affida! 12729. Disse e il braccio ritrasse e con gran forza 12730. il lanciotto scagliò. Crosciavan l'onde, 12731. e sopra il gorgo rapido, col dardo 12732. stridulo, andò la misera Camilla. 12733. E Mètabo, più presso ora premuto 12734. dall'incalzare delle turbe ostili. 12735. nel fiume si gettò: poi, trionfante. 12736. con la fanciulla, dono di Diana, 12737. l'asta da un verde cèspite divelse. 12738. Non casa, non città fra le sue mura 12739. l' accolse mai, ché nella sua fierezza 12740. egli giammai non si sarebbe arreso; 12741. anzi, visse la vita dei pastori 12742. su per le solitudini dei monti. 12743. Ivi, tra selve e orride spelonche, 12744. nutrìa la figlia di ferino latte 12745. mungendo su le sue tènere labbra 12746. le poppe d'una libera cavalla. 12747. E quando poi la piccola stié ritta 12748. con le piante dei piedi, ai primi passi, 12749. le armò la mano d' un acuto strale 12750. e all' òmero le appese arco e saette. 12751. Non nastri d'oro al crine o lunga vesta, 12752. ma giù dal capo le scendea sul dorso 12753. una pelle di tigre. E fin d'allora 12754. ella vibrò con tenerella mano 12755. püerili saette e intorno al capo 12756. rotando andò la frombola sottile, 12757. e gru strimònie e bianchi cigni uccise. 12758. E molte madri invan nei borghi etruschi 12759. la bramarono nuora! Ella. contenta 12760. della sola Diana, intemerata 12761. coltiva l' armi ed il virgineo fiore. 12762. Oh non si fosse indotta a tale impresa 12763. e avventurata ad affrontare i Teucri! 12764. Ancor cara compagna a me sarebbe. 12765. Ma. poiché già l'incalza acerbo fato, 12766. presto, ninfa. dall'ètere discendi 12767. sul suol latino, ove con tristi auspicii 12768. la mischia sciagurata ora s'ingaggia. 12769. Tieni: leva una freccia punitrice 12770. dalla farètra. e quei che con ferita 12771. violerà quelle sue sacre membra. 12772. sia troiano o italico, del pari 12773. me ne ripaghi il fio col proprio sangue. 12774. Io poi trasporterò dentro una nube 12775. la salma della misera e le intatte 12776. armi nella sua patria, in un sepolcro.» 12777. Così disse D'iana; Opi, calando 12778. tutta in un negro turbine ravvolta, 12779. risonò per le lievi aure del cielo. 12780. [LA BATTAGLIA EQUESTRE] 12781. Intanto il teucro esercito avanzava 12782. verso le mura, coi tirrènii duci 12783. e con tutto lo stuol dei cavalieri 12784. ripartiti fra loro in torme eguali. 12785. Scalpitando fremev ano i destrieri 12786. per tutto il piano, or qua or là volgendo 12787. ed alle tese redini ribelli; 12788. irto era il piano di ferrate lance, 12789. splendea delle brandite armi la terra. 12790. E a lor volta Messàpo ed i Latini 12791. velocissimi e Cora e il suo fratello 12792. e l' ala della vergine Camilla 12793. contro loro avanzarono nel campo; 12794. e lontano, le destre ritraendo, 12795. vibravan dardi e protendean le lance; 12796. e sempre più terribile fremeva 12797. l'incalzar dei cavalli e dei guerrieri. 12798. Già gli uni e gli altri s' erano fermati 12799. a un tiro d' asta, e a un tratto alto gridando 12800. incitarono i fervidi cavalli, 12801. e fitti intorno piovvero gli strali 12802. simili a neve e fecero ombra al cielo. 12803. Si scagliarono primi in pronto assalto 12804. Tirreno e Aconte, e con le lance in resta 12805. con fragor ruinoso un contro l'altro 12806. ruppero i petti dei cavalli: Aconte 12807. fu sbalzato di sella e lungi cadde 12808. come fulmine o sasso di balestra, 12809. e l'anima nell'aere disperse. 12810. Le schiere si turbarono. i Latini 12811. volsero in fuga e con gli scudi al tergo 12812. alla città voltarono i cavalli. 12813. lncalzarono i T eucri; in testa Asila 12814. trascinava le squadre. Erano ormai 12815. già vicini alle porte; ed i Latini 12816. riopposero i docili cavalli 12817. rinnovellando l'urlo di battaglia; 12818. or fuggivano quelli e molto indietro 12819. si ritrassero a briglie abbandonate. 12820. Così si muove in flusso alterno il mare. 12821. che ora si precipita sul lido 12822. e spumeggiante supera gli scogli 12823. spingendo i sinuosi orli dell' onde 12824. a dilagar su le remote arene. 12825. or si ritira rapido all'indietro 12826. e ringoiando i rotolati sassi 12827. lascia con lento rifluir la riva. 12828. Due volte i Teucri spinsero i Latini 12829. fuggitivi alle mura e due. respinti. 12830. si rivolsero indietro riguardando 12831. e con l' armi parandosi le spalle. 12832. Ma quando, ritornate a un terzo assalto. 12833. tutte si mescolarono le schiere, 12834. ed uom contr'uomo stettero, feroce 12835. sorse la mischia; e gemere si udiva 12836. di moribondi, e si vedean travolti 12837. entro flutti di sangue armi ed eroi, 12838. e destrier semivivi avvoltolarsi 12839. commisti insieme nell'umana strage. 12840. Orsiloco scagliò (che non osava 12841. muov ere contro Rèmolo) la lancia 12842. sul suo cavallo e gli feri l' orecchio; 12843. s'impennò furioso il corridore 12844. e impaziente si drizzò col petto 12845. agitando nell' aria alte le zampe; 12846. quei fu sbalzato e rotolò sul suolo. 12847. Catillo rovesciò giù dal cavallo 12848. lolla ed il grande d'animo e di corpo 12849. e d'armi Erminio. che avea bionde chiome 12850. sul capo nudo e nude avea le spalle, 12851. né di colpi temeva, e gran bersaglio 12852. offeria di se stesso all'armi ostili. 12853. L' asta vibrata gli oscillò tra l'ampie 12854. scàpole. e in due lo ripiegò lo strazio. 12855. Negro scorreva in ogni parte il sangue: 12856. gareggiav ano in armi a dar la morte 12857. e dall' armi chiedean la bella morte. 12858. [L'AMÀZONE ITALICA] 12859. Ma nel cuor della strage infurïava 12860. col seno inerme offerto alla battaglia 12861. la faretrata amàzone Camilla. 12862. Or avventava i flèssili suoi dardi, 12863. or brandìa con la destra infaticata 12864. salda bipenne: le tinnìan sul dorso 12865. con l'arco d'oro l'armi di Dïana; 12866. ed anche se talor si ritraeva 12867. incalzata da tergo, ella fuggendo 12868. vibrava dal rivolto arco gli strali. 12869. Eran con lei la vergine Larina, 12870. Tulla, Tarpèa con la sua bronzea scure; 12871. le predilette italiche seguaci 12872. che la diva Camilla in proprio onore 12873. s'era prescelte, ancelle in pace e in guerra, 12874. e simili alle Amàzoni treìcie 12875. quando galoppan sopra il Termodonte 12876. pugnando con le loro armi dipinte, 12877. quando intorno a Ippòlita ed al carro 12878. della marzial Pentesilèa che torna, 12879. femmineo stuolo dai lunati scudi, 12880. esultano in tumulto alto ululante. 12881. Chi primo allor, chi ultimo abbattesti 12882. con i tuoi colpi, vergine feroce? 12883. Quanti prostrasti morituri al suolo? 12884. Cadde per primo Eunèo figlio di Clizio; 12885. le stava a fronte. e con la lunga lancia 12886. ella gli ruppe e gli trafisse il petto; 12887. egli. fuor vomitando onde di sangue, 12888. traboccò, morse la cruenta terra 12889. e si contorse su la sua ferita. 12890. Poi Liri uccise e Pàgaso, che insieme 12891. s'abbatterono al suolo, uno nell'atto 12892. che giù sbalzato raccogliea le briglie 12893. del cavallo inciampato, e mentre l'altro 12894. porgea soccorso al ruinante amico 12895. tendendogli la destra disarmata. 12896. Poi l'lppòtade Amastro aggiunse a questi 12897. e da lungi colpi. curva su l'asta, 12898. Cromi. Arpàlico. Tèrio e Demofonte; 12899. quante vibrò la vergine saette, 12900. tanti eroi frigi caddero. Da lungi, 12901. su pugliese destriero e in armi strane, 12902. Òrnito si avanzava, un cacciatore 12903. che su gli òmeri vasti avea la pelle 12904. d'un giovenco selvaggio; aveva in capo 12905. la gran bocca dischiusa e le mascelle 12906. e i denti candidissimi d'un lupo; 12907. brandia per arma un rustico schidione 12908. e si aggirava in mezzo alle caterve 12909. sovrastando su lor di tutto il capo. 12910. Ella lo colse (né fu gran fatica. 12911. che il drappello fuggiva) e lo trafisse, 12912. e con animo acerbo anche soggiunse: 12913. «Pensavi. etrusco, di cacciar le fiere 12914. nelle tue selve? Or è venuto il giorno 12915. che con armi femminee rintuzza 12916. le ciarle vostre. Pure all'Ombre avite 12917. tu porterai questa non umil gloria: 12918. che per man di Camilla or qui cadesti.» 12919. Poi Orsiloco e Bute, i due più grandi 12920. Teucri, ella assalse; colpi Bute a tergo 12921. figgendogli la cùspide tra l' elmo 12922. e la lorica, ove appariva il collo 12923. del cavaliere e onde pendea lo scudo 12924. sul braccio manco; eluse invece Orsiloco, 12925. che fuggì innanzi in largo cerchio e poi 12926. strinse il cerchio e inseguì l'inseguitore; 12927. indi a lui, che pregava e scongiurava, 12928. levandosi in arcioni alta, su l' armi 12929. e su l'ossa addoppiò colpi di scure; 12930. caldo il cervello gli rigò la faccia. 12931. Le venne innanzi, ed atterrito stette 12932. alla sùbita vista, il bellicoso 12933. figlio d' Àuno cultor dell' Appennino, 12934. non ultimo fra i Liguri nell' arte 12935. (fin che il Fato assentì) d' ordire inganni. 12936. Come vide che ormai più non poteva 12937. né sottrarsi correndo alla battaglia 12938. né disviar la vergine incalzante, 12939. ei ricorse alla frode e astuto disse: 12940. «Gran vanto il tuo! Sei donna, ma ti affidi 12941. alla rapidità di un corridore. 12942. Rinunzia al corso. scendi meco a terra. 12943. vieni a lottare a piedi, a corpo a corpo. 12944. Vedrai che gioverà la vana gloria.» 12945. Quella allora, furente ed infiammata 12946. d'acre dispetto, diede il suo cavallo 12947. a una compagna e gli si pose. a piedi, 12948. con armi eguali intrepida di fronte. 12949. sol con la spada e con lo scudo liscio. 12950. Il giovine crede con quell'inganno 12951. d'averla vinta; rapido rivolse 12952. le briglie. s'involò. fuggi lontano, 12953. col ferrato calcagno affaticando 12954. l'animoso corsier. «Ligure sciocco. 12955. ti gonfi invano nella tua superbia. 12956. Inutilmente, o traditor. tentasti 12957. l'arti native, né codesta frode 12958. salvo ti rende al tuo bugiardo padre.» 12959. Così disse; di corsa. in un baIeno, 12960. sorpassò velocissima ii cavallo. 12961. lo prese al freno, l'assali di fronte 12962. e nel sangue nemico ebbe vendetta: 12963. come il sacro sparviero a vol raggiunge 12964. rapido, da un dirupo, una coiomba 12965. sublime tra le nuvole, e l'afferra 12966. e la tien saldamente e la dilania 12967. con gli artigli uncinati; e giù dal cielo 12968. piovono il sangue e le divelte piume. 12969. [TARCONTE] 12970. Tutto con occhio vigile mirava 12971. il Genitor degli uomini e dei Numi 12972. alto sedendo su l' eccelso Olimpo, 12973. e con acuti stimoli riscosse 12974. Tarconte etrusco alle battaglie e all'ire. 12975. E tra le stragi e le ondeggianti schiere 12976. Tarconte cavalcò; con vario accento 12977. tutti a nome chiamando, egli raccese 12978. i fuggenti squadroni alla battaglia. 12979. «O insensibili sempre e inerti Etruschi, 12980. qual timore codardo or vi sorprende? 12981. Una femmina sgòmina e respinge 12982. e disperde le schiere? A che la spada, 12983. a che impugniamo queste inutili armi? 12984. Ma pur non siete tOrpidi ai diletti 12985. e alle gioie notturne; e quando i curvi 12986. flauti di Bacco annunciano le danze, 12987. voi correte ad attendere le mense 12988. riboccanti di coppe e di viv ande 12989. (questo vi piace, questo voi cercate). 12990. fin che propizio l' àuspice vi annunzii 12991. il sacrificio e fin che dal profondo 12992. bosco la pingue vittima vi chiami. » 12993. Disse e spinse nel folto il suo cavallo. 12994. pronto anch' egli a morire; e furibondo 12995. si avventò contro V ènulo, di sella 12996. lo trasse giù, forte lo strinse, in corsa 12997. via lo portò tenendolo sul petto. 12998. Sorse un alto clamore, ed i Latini 12999. volsero gli occhi. Ardente egli volava 13000. per il piano portando armi e guerriero; 13001. ecco. e troncato il ferro dalla punta 13002. della lancia di lui frugò le parti 13003. meno difese per ferirlo a morte; 13004. ma reluttando quei tenea la destra 13005. lungi dal collo e oppose forza a forza. 13006. Come un' aquila fulva alto volando 13007. tiene e stringe coi piedi. e con gli artigli 13008. forte uncina un serpente onde fe' preda; 13009. ma il serpe si divincola ferito 13010. con spire sinuose, irto di squamme, 13011. protendendo la bocca sibilante, 13012. e quella più e più preme il ribelle 13013. col rostro e intanto batte il ciel con l'ali; 13014. così Tarconte dallo stuol tibùrzio 13015. trionfante correa con la sua preda. 13016. All'esempio del duce e al suo successo 13017. irruppero i Meònidi all'assalto. 13018. [ARRUNTE] 13019. lntanto Arrunte, già votato a morte, 13020. con arte circuì, pronto a colpire, 13021. la veloce Camilla, ed esplorava 13022. il momento propizio. Ovunque ardente 13023. si gettasse la vergine tra l'armi. 13024. muto veniva sui suoi passi Arrunte; 13025. ove il piede volgea nel dipartirsi 13026. da un nemico abbattuto, ivi di furto 13027. pronto piegava il giovine le briglie. 13028. Or questi àditi or quelli ed ogni parte 13029. egli intorno percorse, ed agitava 13030. tenacemente l'infallibil lancia. 13031. Insigne risplendea nell' armi frigie 13032. Clorèo, già sacerdote di Cibèle, 13033. e cavalcava un corridor schiumante, 13034. coperto d'una pelle a bronzee squamme 13035. a mo' di penne e con le fibbie d' oro. 13036. Splendente di straniero ostro ferrigno 13037. egli scoccava dal suo licio corno 13038. frecce cretesi; d' oro aveva l'arco 13039. giù per gli òmeri il vate, e un elmo d'oro, 13040. e avea con oro fulgido annodati 13041. anche la cròcea clàmide e i drappeggi 13042. crepitanti del lino, e ricamati 13043. la tunica e i barbarici schinieri. 13044. La cacciatrice vergine, o volesse 13045. affigger le troiane armi in un tempio, 13046. volesse vestir quell'auree spoglie, 13047. inseguiva lui solo in tutto il vasto 13048. contrastar delle mischie. e cieca e incauta 13049. imperversava in mezzo alla battaglia, 13050. nel donnesco desio di quella preda. 13051. Ed ecco. alfine dall'agguato Arrunte, 13052. colto il momento, liberò lo strale 13053. e ai Celesti inalzò questa preghiera: 13054. «O Apollo, sommo degli Dei, custode 13055. del sacrato Soratte, a cui rendiamo 13056. noi primi il culto, a cui alimentiamo 13057. con cataste di pino il sacro fuoco, 13058. e poi nel nostro pietoso ardore 13059. incediamo a piè nudi entro le fiamme 13060. su l'alte brage; onnipotente padre, 13061. fa' che questa vergogna or si cancelli 13062. dall'armi nostre. Non le spoglie chieggo, 13063. non il trofèo della fanciulla vinta, 13064. non preda alcuna (altre, ben altre gesta 13065. mi daran gloria). Pur che cada vinto 13066. sotto i miei colpi quel crudel flagello, 13067. io contento sarò di far ritorno 13068. inglorioso alla città paterna.» 13069. L'intese Febo; egli assenti che in parte 13070. si avverasse il suo voto, e l'altra parte 13071. mandò dispersa all'aure fuggitive: 13072. gli concede che di sorpresa, a morte. 13073. egli prostrasse la fanciulla incauta. 13074. ma non gli consenti che l'alta patria 13075. rèduce lo vedesse; e la sua voce 13076. fu dispersa tra i vènti e le procelle. 13077. [LA MORTE DI CAMILLA] 13078. Come dunque vibrata sibilò 13079. l'asta per l'aure. gli animi e gli sguardi 13080. di tutti i Volsci corsero ansiosi 13081. alla regina. Ed ella non si avvide 13082. del ronzio che per l'aere veniva 13083. né dell' asta precipite pel cielo; 13084. fin che volando l'asta la raggiunse 13085. sotto il seno scoperto e molto addentro 13086. s'infisse e bevve il suo virgineo sangue. 13087. Accorsero a sorreggerla le ancelle 13088. trepide, mentre già si abbandonava. 13089. Fuggi commosso più di tutti Arrunte 13090. fra letizia e timor, che non ardiva 13091. più di fidare ormai nella sua lancia 13092. né di affrontare l'armi di Camilla. 13093. E come il lupo, dopo aver ucciso 13094. un mandriano o un grosso toro. conscio 13095. del suo misfatto. rapido ripara 13096. fuor d'ogni via, negli alti monti, prima 13097. che lo raggiungan le saette ostili, 13098. e, con la coda ripiegata e stretta 13099. di sotto al ventre, pavido s'imbosca; 13100. non altrimenti trepido si tolse 13101. dagli occhi Arrunte, e pago di fuggire 13102. si mescolò nel folto delle schiere. 13103. Ella moriva. Volle estrarsi il dardo. 13104. ma fin nell' ossa era confitto al fianco 13105. con profonda ferita il ferreo stile. 13106. Esangue si accasciò, vennero meno 13107. rigide nella morte le pupille, 13108. sparve dal volto il bel color vermiglio. 13109. Così spirando ad Acca si rivolse. 13110. la più fedele delle sue compagne 13111. cui solea confidare i suoi pensieri, 13112. e così le parlava: <<Acca sorella, 13113. non reggo più; la piaga aspra mi vince 13114. ed ogni cosa intorno mi si annera. 13115. Sàlvati. e reca a Turno il mio messaggio 13116. ultimo: mi subentri nella pugna 13117. e ricacci i Troiani dalle mura. 13118. Ed ora addio.» Mentre così parlava 13119. abbandonò le redini e cedendo 13120. scivolò sul terreno. A poco a poco 13121. gelide le si sciolsero le membra; 13122. ella piegò languidamente il collo. 13123. piegò la testa vinta dalla morte. 13124. e l'armi, ecco. le caddero, e la vita 13125. fuggi con un slngulto irata all'Ombre. 13126. Un immenso tumulto allor ascese 13127. a ferire le stelle; or che caduta 13128. era Camilla s'inasprì la pugna; 13129. tutte ad un tempo irruppero le forze 13130. dei Teucri, tutti i condottieri Etruschi, 13131. tutti d'Evandro gli àrcadi squadroni. 13132. [LA VENDETTA DI DIANA] 13133. Ma Opi, scolta vigile di Trivia. 13134. sedea da tempo sopra un alto colle 13135. contemplando impassibile la pugna. 13136. E allorché da lontano, in mezzo all'urlo 13137. dei furibondi eroi, vide Camilla 13138. crudelmente percossa dalla morte, 13139. gridò gemendo dal profondo petto: 13140. <<Troppo, ahi troppo terribile è la pena 13141. che pagasti, o fanciulla, all'ardimento 13142. di provocare i Teucri alle battaglie. 13143. Non ti giovò di venerar Dïana 13144. nelle selve solinghe, e non ti valse 13145. di portar su le spalle i nostri dardi. 13146. Pure non ti lasciò la tua regina 13147. senza onor nella morte; il tuo morire 13148. glorioso sarà per ogni gente; 13149. non si dirà che tu cadesti inulta. 13150. Quei che ti violò con la ferita 13151. or te ne paga il fio con giusta pena.~~ 13152. Grande alle falde d' un eccelso monte 13153. era il sepolcro di Dercènnio. antico 13154. re di Laurento, un tùmulo di terra 13155. da un'ilice frondosa incoronato. 13156. Ivi in un balzo rapido ristette 13157. la bellissima vergine, ed Arrunte 13158. dal tùmulo spiò. Come lo vide 13159. gonfio di vana gloria e lieto in cuore: 13160. «Perché, gli disse, in altra parte fuggi? 13161. Vieni qui, vieni qui, dove morrai 13162. e avrai un premio degno di Camilla. 13163. E tu morrai per l' armi di Diana? ~~ 13164. Disse la Trace; quindi estrasse il dardo 13165. rapido fuor dalla farètra d'oro; 13166. iraconda piegò l' arco di corno 13167. e a se lo trasse fin che i curvi capi 13168. si congiunsero, ed ella ebbe toccato 13169. con la manca la cùspide di ferro 13170. e con la destra e con la corda il seno. 13171. Ed ecco. nello stesso attimo Arrunte 13172. udi per l'aria stridere la freccia 13173. e senti il ferro trapassargli il petto. 13174. Lo lasciarono i suoi senza curarlo, 13175. mentre spirava nei singulti estremi, 13176. sperduto nella polvere dei campi; 13177. Opi a vol riascese all' alto Olimpo. 13178. [LA ROTTA LATINA] 13179. Prima fuggì, caduta lei, la schiera 13180. leggiera di Camilla; indi turbati 13181. volsero in fuga i Rùtuli ed Atina; 13182. duci dispersi e abbandonate schiere 13183. davan le spalle galoppando in salvo 13184. verso le mura. Non alcuno valse 13185. a trattenere o fronteggiare i Teucri 13186. impetuosi che spargean la morte; 13187. lenti avean gli archi su le curve spalle; 13188. gli zoccoli battevano la molle 13189. terra in quàdruplo tonfo di galoppo. 13190. Torbido negro polveroso nembo 13191. salìa verso le mura, e dalle mura, 13192. il seno percotendosi, le donne 13193. di femminei clamori empiano il cielo. 13194. A quei che primi irruppero di corsa 13195. entro le porte, il flutto ostil fu sopra 13196. e con lor si mischiò; né furon salvi 13197. da una misera morte, anzi alla soglia 13198. delle patrie lor mura, entro l'asilo 13199. delle lor case caddero trafitti 13200. e la vita esalarono. Allor molti 13201. chiuser le porte e non ardìano aprirle 13202. per accogliere i supplici compagni; 13203. e ne nacque una strage miseranda 13204. fra quelli che impedian con l'armi il passo 13205. e quelli che correano incontr o all'armi. 13206. E sotto gli occhi e nel cospetto stesso 13207. dei lor parenti in lagrime, gli esclusi 13208. furono nella calca furibonda 13209. precipitati al fondo delle fosse, 13210. a briglia sciolta, disperati, ciechi, 13211. si avventarono e diedero di cozzo 13212. nelle porte sbarrate. E fin le donne 13213. (come le mosse vero amor di patria, 13214. come pugnar già videro Camilla) 13215. dalle mura nell'ultimo cimento 13216. avventavano già dardi su dardi. 13217. e a precipizio, con robusti pali 13218. e con pertiche al fuoco acuminate, 13219. sopperivano il ferro e innanzi a tutti 13220. volean morire per le patrie mura. 13221. Funestissimo nunzio. Acca frattanto 13222. là tra le selve riempiva Turno 13223. di crudel turbamento: i V olsci in rotta, 13224. morta Camilla, imperversanti i Teucri 13225. e dilaganti col favor di Marte. 13226. lo sgomento diffuso entro le mura. 13227. Ei forsennato (come il nume avverso 13228. volle di 6iove) abbandonò le cime 13229. assedi'ate dei selvosi colli. 13230. Appena fuor di vista era disceso 13231. nella pianura, quando Enea pervenne 13232. nella selva sgombrata, e varcò il giogo 13233. e fuor si trasse dalla selva oscura. 13234. Rapidi entrambi con le loro schiere 13235. tendevano così verso le mura 13236. né molto più distavano tra loro; 13237. ed ecco, nello stesso attimo, Enea 13238. scorse il terren di polvere fumante 13239. ed intravvide le laurenti schiere; 13240. e Turno anch'egli riconobbe Enea 13241. fiero tra l'armi e intese di lontano 13242. marciare i fanti, fremere i cavalli. 13243. Sarebber scesi subito a battaglia; 13244. ma Febo ormai già roseo tingeva 13245. nell'onda ibèra i suoi corsieri stanchi 13246. e tramontando radducea la notte. 13247. Si accamparono allor sotto Laurento 13248. e si cinsero intorno di trincee. 13249. LIBRO XII 13250. [TURNO E LATINO] 13251. Poi che fiaccati nell'infausta pugna 13252. vide i Latini cedere, e gli sguardi 13253. tutti vide in lui fissi a domandargli 13254. l'adempimento della sua promessa. 13255. Turno implacabilmente arse e fremette 13256. di magnanimo ardir. Come un leone. 13257. se nei punici campi i cacciatori 13258. gli han rotto il petto con mortal ferita. 13259. soltanto allora alla battaglia insorge 13260. e impavido squassando il crin possente 13261. spezza lo strale dell' assalitore 13262. e rugge dalla gola insanguinata. 13263. tal si gonfiava e divampava in Turno 13264. la violenza. Allora al re si volse 13265. e: «Turno è pronto» gli gridò fremendo; 13266. «non i codardi Enèadi potranno 13267. disdirsi ormai. non venir meno al patto. 13268. lo scendo in campo. Tu prepara. o padre, 13269. il sacrificio; fòrmula gli accordi. 13270. caccerò nel Tàrtaro con questa 13271. mano il dardànio disertor dell. Asia 13272. (restino assisi e guardino i Latini) 13273. e solo laverò l'onta comune. 13274. ch'ei vinti vi opprima. e gli sia data 13275. come sposa Lavinia.» E il re Latino 13276. così gli disse con pacato cuore: 13277. «O magnanimo eroe. quanto più grande 13278. di valore indomabile tu sei. 13279. con più gran cura provvedere io debbo. 13280. più cautamente ponderar gli eventi. 13281. Tuoi sono i regni del tuo padre Dàuno 13282. e molte terre da te prese in guerra, 13283. e ricco d'oro e d'animo è Latino; 13284. altre spose non umili di stirpe 13285. sono nel Lazio e nel laurente suolo. 13286. Lascia che apertamente io ti discopra 13287. e ascolta queste cose a dir non lievi. 13288. Non ad alcuno degli eroi latini 13289. m'era concesso di sposar Lavinia: 13290. l'annunziavano tutti, uomini e Numi. 13291. Solo per amor tuo, sol per amore 13292. del comune lignaggio e per i pianti 13293. dell' afflitta consorte io tutti ruppi 13294. gl'impegni, tolsi al genero la sposa, 13295. empia guerra gli mossi. E ben tu vedi, 13296. Turno, quali sciagure e quanta guerra 13297. mi opprimono per ciò, quali travagli 13298. primo fra tutti sopportar tu devi. 13299. Fummo vinti due volte in gran battaglia 13300. e a stento difendiamo entro le mura 13301. le speranze d'ltalia; ancor del nostro 13302. sangue le tiberine onde son calde, 13303. e biancheggiano d'ossa i campi intorno. 13304. Perché sempre esitar? Per quale insània 13305. mutar consiglio? S'io già son disposto, 13306. Turno caduto, a collegarmi ai Teucri, 13307. perché fin d'ora, ch'egli è vivo e salvo, 13308. io termine non pongo alla contesa? 13309. E che diranno i consanguinei Rùtuli 13310. e ltalia tutta se te mando a morte 13311. (ma i detti miei disperda la F ortuna!), 13312. te che chiedi mia figlia e le sue nozze? 13313. V edi gli eventi incerti della guerra; 13314. abbi pietà del genitore annoso, 13315. mesto nella lontana Ardea natia.» 13316. Non piegò questo dir l'ira di Turno, 13317. che anzi grandeggiò, fatta più aspra 13318. dal lenimento. Alfin pote parlare 13319. e gli rispose: «Ottimo re, deponi 13320. il pensiero di me; lascia. ti prego, 13321. ch'io pattuisca per l'onor la morte. 13322. Anch'io, signore, anch'io con la mia destra 13323. avvento strali di non molle ferro, 13324. ed anche ai colpi miei tien dietro il sangue. 13325. Lungi sarà la sua divina Madre 13326. che in un femmineo vel chiuda il fuggiasco, 13327. celandosi ella stessa in ombre vane.» 13328. [AMATA E LAVINIA] 13329. Ma la regina in lagrime, atterrita 13330. da quella nuova forma di battaglia, 13331. pur tratteneva il genero animoso, 13332. già decisa a morir. «Turno, per queste 13333. lagrime, per i meriti di Amata, 13334. se pur cari ti sono (or tu la sola 13335. speranza sei, tu l'unico riposo 13336. della vecchiezza misera, in te solo 13337. stanno il regno e l'onore, a te si appoggia 13338. la ruinante casa di Latino), 13339. sol questo chiedo : non pugnar col teucro! 13340. Qualunque sia la morte che ti attende 13341. da tal contesa. anche me. Turno, attende : 13342. lascerò teco l' odiosa luce; 13343. non lo vedrò mio genero e signore.» 13344. Le parole materne udi Lavinia, 13345. sparsa di pianto le infiammate gote, 13346. che un vivido rossor come di fuoco 13347. pronto le corse e le avvampò la faccia. 13348. Come chi violasse indico avorio 13349. con porpora sanguigna, e come bianchi 13350. gigli rosseggian misti a molte rose, 13351. tali colori avea Lavinia in volto. 13352. Ei turbato d' amore il guardo fisse 13353. nella fanciulla e più si accese all' armi; 13354. e alla regina rapido rispose: 13355. «Non con lagrime, o madre. io te ne prego, 13356. non salutarmi con sì tristo augurio 13357. mentre scendo ai cimenti aspri di guerra; 13358. che non mi è dato ritardar la morte. 13359. Va' nunzio. ldmOne, al dàrdano signore 13360. con questo mio sgradevole messaggio: 13361. non appena domani in ciel rosseggi 13362. su le ruote purpuree l'Aurora, 13363. non spinga contro noi l' armi troiane: 13364. armi rùtule e teucre abbiano posa. 13365. Decideremo noi, col sangue nostro, 13366. tutta la guerra; là. su quel terreno. 13367. contenderemo per Lavinia sposa». 13368. [VIGILIA D'ARMI] 13369. Com'ebbe detto, rapido alla reggia 13370. corse, chiese i cavalli e si compiacque 13371. nel vederseli fervidi dinnanzi; 13372. Orizia stessa li avea dati in dono 13373. al re Pilumno, sì che nel candore 13374. vincessero le nevi, al corso i vènti. 13375. Àlacri vi attendevano gli aurighi, 13376. battendo con le palme i risonanti 13377. petti, lisciando i colli e le criniere. 13378. Ed egli allora agli òmeri si avvolse 13379. una lorica scintillante d' oro 13380. e di bianco oricalco; indi si cinse, 13381. pronti al maneggio. il clipeo. la spada 13382. ed il cimiero dalla fiammea cresta : 13383. quella spada che a Dàuno genitore 13384. un dì foggiò lo stesso Dio del fuoco 13385. e rovente tuffò nell'onda stigia. 13386. Indi afferrò con impeto una lancia 13387. poderosa, che in mezzo della reggia 13388. stava appoggiata ad una gran colonna, 13389. spoglia di guerra d'Àttore l'aurunco; 13390. la squassò, la vibrò, così le disse: 13391. «O mia lancia che mai non deludesti 13392. la mia chiamata, è l'ora! Àttore sommo 13393. già ti brandia: la destra man di Turno 13394. ora t'impugna. Dammi tu ch'io prostri 13395. l'effeminato corpo del troiano, 13396. e che con mano valida gli squarci 13397. e gli strappi l'usbergo. e che nel fango 13398. gl'insozzi quelle chiome inanellate 13399. col calamistro e màdide di mirra! » 13400. Tal furor l'agitava. e nell'ardore 13401. dal volto gli sprizzavano scintille. 13402. gli occhi gli balenavano di fuoco 13403. come quando, apprestandosi alla pugna, 13404. emette il toro orribili muggiti, 13405. e a prova aguzza le sue corna all'ira 13406. contro una pianta, e vibra colpi al vento, 13407. già pronto a pugnar turba l'arena. 13408. Né men feroce alla battaglia e all'ira 13409. Enea nelle materne armi esultava. 13410. lieto nel cuore suo per quella sfida 13411. che avrebbe posto termine alla guerra. 13412. E confortava il trepidante lulo 13413. e tutti i suoi. rammemorando i Fati, 13414. e inviò con messaggi al re Latino 13415. certa conferma ai pattuiti accordi. 13416. [IL CAMPO DEL DUELLO] 13417. Già l' aurora seguente illuminava 13418. l'alte cime dei monti, ed i cavalli 13419. del Sole, erotti dal profondo mare, 13420. soffiavan per le nari alte la luce, 13421. che già ministri rùtuli e troiani 13422. sotto le mura della gran Laurento 13423. disponevano il campo alla tenzone, 13424. e alzavano nel mezzo erbosi altari 13425. pei sacrifici degli Dei comuni; 13426. altri il fuoco portavano e le pure 13427. acque, col limo intorno intorno ai lombi avvolto 13428. e con le tempie cinte di verbena. 13429. Dalle porte avanzò l'armata ausònia 13430. in pilate foltissime falangi; 13431. si affrettarono in varie armi di contro 13432. tutte le teucre e le tirrènie schiere, 13433. cinte di ferro come se feroce 13434. le chiamasse una pugna. Ed anche i duci 13435. volteggiavano in mezzo alle migliaia 13436. splendidi nella porpora e nell' oro: 13437. Mnestèo prole di Assàraco, ed Asila. 13438. e Messàpo figliuolo di Nettuno, 13439. domator di cavalli. Ad uno squillo 13440. furon tutti ai lor posti, e sul terreno 13441. piantaron l'aste e posero gli scudi. 13442. Donne, invalidi vecchi, inerme volgo, 13443. di veder desiosi, usciron tutti; 13444. si sparsero pei tetti e su le torri 13445. e stettero a guardar dall'alte porte. 13446. [GIUNONE E GIUTURNA] 13447. Ma Giunone, sul monte or detto Albano 13448. (non nome allor né culto avea né fama) 13449. d'alto guardando, contemplava il campo 13450. ed entrambi gli eserciti dei Teucri 13451. e dei Laurenti, e l'urbe di Latino. 13452. E a un tratto si rivolse alla sorella 13453. di Turno (anch'ella Dea, preposta ai laghi 13454. ed ai fiumi sonanti); e le diceva: 13455. «Ninfa, onore dei fiumi, all' amor nostro 13456. sopra tutte gratissima, tu sai 13457. che, tra quante latine ebbero mai 13458. le nozze ingrate del possente Giove, 13459. io te sola prescelsi, e che ti assunsi 13460. di buon grado nel Cielo: odi, Giuturna, 13461. né farne colpa a me, la tua sventura. 13462. Fin che assentian le Parche e la Fortuna 13463. corso propizio alle latine sorti, 13464. sempre Turno io difesi e le sue mura; 13465. or vedo che con impari destino 13466. ei si cimenta, e che gli stanno sopra 13467. forze nemiche e delle Parche il giorno. 13468. lo non posso mirar codesto patto 13469. né tal tenzone con questi occhi miei. 13470. Se tentare vuoi tu pel tuo fratello 13471. qualche mezzo che valga, osa! Tu puoi. 13472. Miseri! Forse avran miglior destino.>> 13473. Disse, e Giuturna sciolse gli occhi al pianto 13474. ed il bel seno a lungo si percosse. 13475. «Non è tempo di lagrime», le disse 13476. la Saturnia Giunone. «Orsù, t' affretta: 13477. strappa il fratello, se tu puoi, da morte, 13478. raccendi la mischia e turba il patto. 13479. Son io, son io che t'incito ad osare!>> 13480. Così le disse e la lasciò sospesa 13481. e in cuor trafitta di crudel ferita. 13482. [IL PATTO GIURATO] 13483. Ed ecco i re. Con maestoso aspetto 13484. venìa Latino su la sua quadriga, 13485. e alle fulgide tempie avea recinti 13486. dodici raggi d'òr, segno del Sole 13487. àvolo suo; sopra una biga bianca, 13488. impugnando due larghe aste di ferro, 13489. Turno seguiva. Quindi il padre Enea, 13490. il fondator della romana stirpe, 13491. folgoreggiante col sidèreo scudo 13492. e con l'armi divine; e seco Ascanio, 13493. l'altra speranza della grande Roma, 13494. vennero innanzi dall'accampamento; 13495. ed in candida veste un sacerdote 13496. spinse e accostò presso l' altare acceso 13497. un piccol nato di setosa scrofa 13498. e un'intonsa agnelletta. Ed essi allora, 13499. con gli sguardi rivolti al Sol nascente, 13500. cosparsero su l' ostie il salso farro 13501. e, lor rasi col ferro i ciuffi in fronte, 13502. con le coppe libarono l'altare. 13503. E il pio Enea pregò col brando in pugno: 13504. «Sia testimonio, or qui l'invoco, il Sole 13505. e questa terra per cui già soffersi 13506. tanto travaglio, e il Padre onnipotente, 13507. e tu sposa Saturnia (ora, ti prego, 13508. sii più benigna, o Diva) e tu, Mavorte 13509. inclito Dio che tutte le battaglie 13510. con la tua signoria volgi e governi; 13511. e invoco i fiumi e le sorgenti e quante 13512. sono divinità nell' alto Cielo 13513. e quante sono nel ceruleo mare: 13514. se la vittoria a Turno ausònio arrida, 13515. sia convenuto: alla città di Evandro 13516. vinti noi torneremo, uscirà Iulo 13517. fuor della terra, né gli Enèadi mai 13518. riprenderanno contro voi la guerra, 13519. né questo regno in armi assaliranno. 13520. Ma se a noi la vittoria esito lieto 13521. concederà (questo più credo, questo 13522. col cenno lor confermino gli Dei), 13523. io non vorrò che gl'ltali ai Troiani 13524. siano soggetti o chiederò l'imperio; 13525. si congiungano allor con leggi eguali 13526. i due popoli invitti in lega eterna. 13527. lo darò i riti e i Numi; abbia Latino 13528. suocero l' armi, il suocero conservi 13529. il supremo comando. Ed i Troiani 13530. una nuova città mi fonderanno 13531. cui da Lavinia sarà dato il nome.» 13532. Così per primo Enea; così Latino 13533. seguitò poscia (e con lo sguardo al Cielo 13534. la sua destra levò verso le stelle): 13535. «Io giuro, Enea, per questi stessi Numi, 13536. per il mar, per la terra e per le stelle, 13537. per la duplice prole di Latona 13538. e per Giano bifronte e per la possa 13539. dei Numi inferni e per il santuario 13540. del duro Dite; questo ascolti il Padre 13541. che sancisce col fulmine gli accordi. 13542. Ecco, io tocco l' altare e invoco i Numi 13543. e le fiamme interposte, a testimonio: 13544. nulla giammai, qualunque sia l'evento, 13545. romperà questa pace e questi accordi; 13546. non mi distoglierà dal mio consiglio 13547. potenza alcuna, anche se giù sommerga 13548. e sprofondi la Terra in un diluvio, 13549. anche se il Ciel nel Tàrtaro si abissi; 13550. come è ver che il mio scettro (ei nella destra 13551. lo scettro aveva) non darà più rami, 13552. non ombrose darà frondi leggiere, 13553. poi che reciso dal suo vivo ceppo 13554. non ha più madre e lasciò braccia e chiome 13555. sotto i colpi del ferro; albero un tempo, 13556. l' opera dell'artefice lo cinse 13557. poi di metallo fulgido, per modo 13558. che or lo portano in pugno i re Latini.» 13559. Così tra loro in mezzo ai duci astanti 13560. fermarono gli accordi. lndi sul fuoco 13561. svenarono le vittime sacrate, 13562. ne strapparono i visceri ancor vivi 13563. e con colmi bacini empiron l'are. 13564. [GLI INCITAMENTI DI GIUTURNA] 13565. Ma già da tempo ai Rùtuli il duello 13566. appariva ineguale, e varii moti 13567. più turbavano i cuori, or che più presso 13568. così diversi li vedean di forze. 13569. E li traeva a ciò lo stesso Turno, 13570. che si avanzava con tacito passo 13571. e venerava supplice l'altare 13572. con occhi bassi, di pallor soffuso 13573. nel volto e nelle membra giovanili. 13574. Come Giuturna sua sorella vide 13575. crescere quel susurro e fluttuare 13576. gli spiriti mutevoli del volgo. 13577. simulando l'aspetto di Camerto 13578. (che discendea di nobil ceppo d'avi 13579. e avea gran nome dal valor paterno 13580. ed era ei pur fortissimo nell'armi). 13581. si aggirò tra le schiere e con accorta 13582. parola seminò voci diverse: 13583. <<Non arrossite, Rùtuli, di esporre 13584. per tanti forti l' anima di un solo? 13585. Pari non siam di numero e di forze? 13586. Ecco, tutti son qui, Àrcadi e Teucri, 13587. sono qui le fatali etrusche schiere 13588. nemiche a Turno. Se scendiamo in campo, 13589. saremo due per un nemico solo. 13590. Ed egli, Turno, andrà famoso ai Numi 13591. votandosi alle loro are, ma sempre 13592. resterà vivo nelle bocche umane; 13593. noi, che qui ci restiamo inoperosi 13594. seduti a terra, perderem la patria 13595. e a superbi signori obbediremo.» 13596. Più e più s'infiammava a questi detti 13597. l' animo dei guerrieri, ed un susurro 13598. corse le file; si mutaron tutti 13599. quei di Laurento ed i Latini stessi. 13600. Quelli che già speravano la fine 13601. delle pugne e la pace, or volean guerra; 13602. piangean la sorte misera di Turno, 13603. annullati volean tutti gli accordi. 13604. E nell'alto del cielo allor Giuturna 13605. fece apparire un più terribil segno, 13606. di cui nessuno mai più minaccioso 13607. turbò le menti italiche, e le illuse 13608. con apparenza d' augural prodigio. 13609. Ecco volare il fulvo uccel di Giove 13610. nel purpureo cielo e dar la caccia 13611. a uno stormo d'uccelli schiamazzanti 13612. per la riviera; calò giù su l' acque 13613. e ghermi con gli artigli avidamente 13614. il più bello dei cigni. Erano intenti 13615. gl'ltali; e dalla fuga, ecco, gli uccelli 13616. si rivolsero tutti in gran clamore 13617. ed oscurando l' aere con l' ali 13618. in fitta nube assalsero il nemico; 13619. finche, vinta dall' impeto e dal peso, 13620. l'aquila v enne meno, e dagli artigli 13621. lasciò cader la preda in mezzo al fiume 13622. e in alto fra le nuvole disparve. 13623. [NUOVA BATTAGLIA: ENEA FERITO] 13624. Salutarono i Rùtuli l' auspicio 13625. gridando e si apprestarono a battaglia; 13626. e parlò primo l' àugure Tolùnnio: 13627. «Questo, questo invocai con tanti voti. 13628. ed or l'accolgo e riconosco i Numi! 13629. Io, io vi guido! L'armi riprendete. 13630. miseri cui un perfido straniero 13631. dà caccia e guerra come a vili uccelli 13632. forzando e devastando i vostri lidi. 13633. Poi fuggirà, poi volgerà le vele 13634. via. lontano. sul mare. Orsù. stringete 13635. unànimi le schiere, ed in battaglia 13636. difendete il re vostro a voi rapito.» 13637. Disse, corse in avanti e sui nemici 13638. scagliò la lancia; sibilò stridendo 13639. l' arma e fendette l'aere sicura. 13640. Ecco, un ululo immenso risonò; 13641. tutte si scompigliarono le file 13642. e avvamparono i cuori in gran tumulto. 13643. L' asta volò. Fermi per caso a fronte 13644. eran nove bellissimi fratelli 13645. che una tirrènia fedel moglie sola 13646. aveva dati all' àrcade Gilippo; 13647. quella colse un di loro, un giovinetto 13648. bello di forme e splendido nell' armi, 13649. nel mezzo, dov e il bàlteo contesto 13650. si strofina sul ventre, ed il fermaglio 13651. ne congiunge, addentandoli, i due capi; 13652. gli trapassò le coste e lo prostese 13653. su la fulvida arena. I suoi fratelli. 13654. schiera animosa che il dolor sospinse, 13655. brandiron l'aste, strinsero le spade, 13656. s' avventarono ciechi. Allor su loro 13657. corsero le falangi dei Laurenti. 13658. e densi dilagarono di nuovo 13659. dall' altro lato gli Agillini, i Teucri, 13660. gli Àrcadi dalle pinte armi; era in tutti 13661. solo un ardor: decidere col ferro. 13662. Depredarono l' are (una tempesta 13663. torbida di saette empiva il cielo 13664. e crosciava un diluvio di ferro), 13665. e asportarono pàtere e braceri. 13666. Fuggi, ecco, Latino, e seco lrasse 13667. gli Dei dal patlo violalo offesi. 13668. Ed alcuni aggiogarono i lor carri 13669. d'un sallo balzarono in arcioni 13670. irrompendo coi brandi sguainali. 13671. Messàpo, ardente di annullar l'accordo. 13672. assalse e urtò col suo cavallo Auleste, 13673. tirrènio re con le regali insegne: 13674. questi, fuggendo, giù precipitò 13675. miseramente, e gli òmeri ed il capo 13676. batté su l'ara che gli stava a tergo. 13677. Volò Messàpo fervido, con l'asta 13678. che un'antenna pareva, alto in arcioni: 13679. gli assestò, mentre molto egli pregava, 13680. un fiero colpo e gli gridò: «L'hai preso! 13681. Ecco pei grandi Numi ostia migliore.>> 13682. Accorsero gl'Ilalici, e le membra 13683. calde ancora spogliarono. Di contro 13684. afferrò Corinèo sopra l'altare 13685. un tizzo acceso, e ad Èbiso, che gli era 13686. sopra a ferirlo, diè la fiamma in viso: 13687. balenò la gran barba incendiata 13688. con gran puzzo d'arsiccio. Allor si spinse 13689. sul nemico turbato e con la manca 13690. nel crine l'abbrancò; poi col ginocchio 13691. forte l'oppresse, l'inchiodò sul suolo, 13692. dritta nel fianco gli cacciò la spada. 13693. Podalìrio inseguìa col brando ignudo 13694. Also pastor, che nelle file prime 13695. correa tra l'armi, e già gli stava sopra; 13696. ma questi si rivolse, alzò la scure, 13697. per mezzo gli spaccò la fronte e il mento 13698. e tutte l'armi gli rigò di sangue: 13699. una dura quiete e un ferreo sonno 13700. cadde a quello su gli occhi, e la pupilla 13701. gli si rinchiuse nell' eterna notte. 13702. Ma il pio Enea levò la destra inerme 13703. col capo ignudo. alto chiamando i suoi: 13704. «Dove correte? Perché mai codesto 13705. repentino furor? Frenate l'ire! 13706. Già sancito è l'accordo e già son tutte 13707. stabilite le norme; a me soltanto 13708. spetta la pugna; solo a me si lasci. 13709. Sgomberate il timore: io solo valgo 13710. con la mia destra a rinsaldare il patto. 13711. Turno, per questi riti, è ormai già mio. » 13712. Ecco, e mentre dicea queste parole 13713. una saetta stridula volando 13714. colpì l'eroe; ma non si seppe mai 13715. da qual mano o da quale arco scoccata, 13716. né se il caso o se un Nume attribuisse 13717. gloria sì grande ai Rùtuli; che ignoto 13718. sempre l' autor restò della ferita 13719. né mai alcuno se ne ascrisse il vanto. 13720. [STRAGI DI TURNO] 13721. Arse Turno di sùbita speranza 13722. Impetuosa, quando scòrse Enea 13723. fuor della mischia, e sgomentati i duci; 13724. chiese l'armi e i cavalli, e con un balzo 13725. fu sopra il carro ed impugnò le briglie. 13726. Volò pel campo, molti prodi uccise, 13727. molti giù ne travolse moribondi, 13728. e col carro passò su le falangi 13729. rapide ai fuggenti aste scagliò. 13730. E come quando Marte ebbro di strage 13731. lungo le fredde correntie dell'Ebro 13732. fa sonare lo scudo ed entra in guerra 13733. sfrenando i ferocissimi cavalli 13734. (essi innanzi allo Zèfiro ed al Noto 13735. sui campi aperti volano, e rimbomba 13736. dello scàlpito lor l'ultima Tracia, 13737. e i fantasmi dell'orrido Terrore, 13738. l'lre. le lnsidie fan corteggio al Nume); 13739. così Turno lanciava i suoi cavalli 13740. fumanti di sudore entro le mischie, 13741. sui nemici trafitti aspro insultando; 13742. spruzzavan sangue i zòccoli veloci 13743. e calcavano insieme arena e sangue. 13744. Avea da lungi Stènelo prostrato. 13745. e poi Tàmiro e Folo a corpo a corpo; 13746. da lungi poi gl'Imbràsidi fratelli 13747. Glauco e Lade, che il licio Ímbraso stesso 13748. avea nutriti e parimenti instrutti 13749. a combattere in singola tenzone 13750. e a superare col cavallo i vènti. 13751. Da un'altra parte entrò fra l'armi Eumède. 13752. dell'antico Dolone illustre figlio, 13753. che l'àvolo col nome. e con l'ardire 13754. e con la destra rinnovava il padre 13755. (quei che per esplorare il campo achèo 13756. richiese in premio il carro del Pelide, 13757. ma per tale ardimento Diomede 13758. lo ripagò di ben diverso premio. 13759. e i cavalli d'Achille ei più non chiese). 13760. Or come Turno da lontan lo vide 13761. nel campo aperto, lo ferì da prima 13762. pur di lontano con un dardo alato; 13763. i cavalli fermò, balzò dal carro. 13764. fu sul caduto eroe già moribondo, 13765. e calcandogli il collo con un piede 13766. gli tolse il brando fulgido. e nel fondo 13767. della sua gola l'arrossò, dicendo: 13768. «Ecco, Teucro: misura poi quei campi 13769. e quell'Espèria che cercasti in guerra, 13770. lungo disteso. Hanno codesto premio 13771. quelli che provocarmi osan col ferro, 13772. e fondano così le loro mura.» 13773. Gli diè compagni a colpi d' asta Asbite, 13774. Clòreo, Darète, Sibari e Tersiloco. 13775. e poi Timète, giù sbalzato a terra 13776. dal collo del cavallo imbizzarrito. 13777. E come quando il soffio dell' edònio 13778. Bòrea mugghiando per il mare Egèo 13779. incalza i flutti al lido, e dove ei giunge 13780. si sperdono le nuvole del cielo; 13781. tali a Turno cedean, dove passava, 13782. e rotte si sperdevano le schiere; 13783. l'impeto lo traeva. e urtava il carro 13784. l'aria e squassava il suo cimier volante. 13785. Non tollerò Fegèo quel furibondo 13786. impeto, si gettò contro la biga 13787. e con la destra a se piegò le bocche, 13788. spumanti ai freni, dei cavalli in corsa. 13789. Così sospeso ai freni e trascinato, 13790. la larga lancia lo colpi nel fianco 13791. scoperto, ruppe il duplice tessuto 13792. della lorica. a fior di pelle il punse. 13793. Non di meno. opponendogli lo scudo. 13794. rivolto egli correa contro il nemico 13795. stretta la spada in man per assalirlo, 13796. fin che l'urtò precipite la ruota 13797. col giro velocissimo dell'asse 13798. e al suol lo stese. Gli fu sopra Turno, 13799. e tra il basso dell'elmo e l'orlo a sommo 13800. della lorica gli recise il capo, 13801. e il tronco abbandonò sopra l'arena. 13802. [IL DITTAMO CRETESE] 13803. Or, mentre Turno seminava stragi 13804. Vittorioso, avevano Mnestèo 13805. e il fido Acate in compagnia di Ascanio 13806. tratto dal campo il sanguinante Enea, 13807. che appoggiava alla lancia i passi alterni. 13808. Egli sdegnato si sforzò di trarre 13809. fuor dalle carni la saetta infranta 13810. e chiese il più sollecito rimedio: 13811. tagliassero col ferro la ferita, 13812. frugassero entro, ov'era fitto il dardo, 13813. e lo restituissero alla pugna. 13814. A fianco gli era già Iàpige Iàsio. 13815. sopra tutti ad Apòlline diletto 13816. che tempo addietro. per amor di lui. 13817. gli aveva offerto l'arti sue divine: 13818. cetra, presagio, rapide saette. 13819. E quello allor, per differir la fine 13820. del già morente genitore, elesse 13821. la conoscenza del poter dell'erbe, 13822. gli usi del medicare e l'esercizio 13823. inglorioso di quest'arte oscura. 13824. Stava poggiato alla grand' asta Enea, 13825. alle lagrime immobile, gemendo 13826. acerbamente, fra uno stuol di eroi 13827. e con Ascanio addolorato al fianco. 13828. Il vecchio, nella tunica ravvolto 13829. secondo l'uso di Peòne, invano 13830. con la mèdica mano adoperava 13831. e con le vigorose erbe di Febo, 13832. e invan tentava con le dita il dardo 13833. mordendolo col fòrcipe tenace, 13834. che non gli sorrideva la fortuna 13835. né l'aiutava di consiglio Apollo; 13836. e più e più crescea l' orrida furia 13837. nei campi e più vicino era il periglio; 13838. già torbido di polvere era il cielo. 13839. già i cavalli eran sopra, e le saette 13840. piovean fitte nel campo; alto saliva 13841. l'ululo cupo degli eroi pugnanti 13842. e dei morenti nella mischia orrenda. 13843. Allor la madre Venere, commossa 13844. dall'indegno dolor del suo figliuolo, 13845. spiccò sul monte crètico dell' Ida 13846. uno stelo di dittamo. chiomato 13847. di foglie adulte e di purpùrei fiori: 13848. pianta ben nota alle selvagge capre 13849. ferite al tergo da volanti strali. 13850. Questo, racchiusa in un'oscura nube, 13851. ella recava, e lo posò nell'acqua, 13852. e la potenza mèdica v'infuse; 13853. poscia i salùbri succhi dell' ambròsia 13854. e l'odorante panacèa vi sparse. 13855. Con quella linfa medicò l'ignaro 13856. Iàpige la ferita, e d'improvviso 13857. fuggì via dalle membra ogni dolore; 13858. si stagnò il sangue al fondo della piaga, 13859. uscì la freccia docile seguendo 13860. senza sforzo la mano, e rinnovate 13861. tornarono al lor primo uso le forze. 13862. «L'armi, presto. all'eroe! Perché ristate?" 13863. Iàpige disse e primo accese i cuori 13864. contro il nemico. «Ciò non è l' effetto 13865. d'arte maestra o di virtù mortale; 13866. non la mia mano, Enea, ti ha risanato. 13867. Opera qui, di me più grande, un Dio 13868. e ti rimanda a più gagliarde imprese.» 13869. Già quello impaziente di battaglia, 13870. cinti alle gambe gli schinieri d'oro, 13871. brandìa fremente la corrusca lancia; 13872. ed ecco, al fianco si adattò lo scudo 13873. e l'usbergo sul torso, e tutto in armi 13874. abbracciò Ascanio ed a traverso l' elmo 13875. lo sfiorò con un bacio; indi gli disse: 13876. «Figlio, impara da me l'opra e il valore, 13877. dagli altri la fortuna. Or nella guerra 13878. è tua difesa la mia destra sola 13879. e ti conduce a gloriosi acquisti; 13880. ma quando giunga poi l'età matura 13881. fa' che te ne ricordi; e ti sian sprone, 13882. rammemorando la virtù degli avi, 13883. Enea tuo padre ed Ettore tuo zio.» 13884. [ENEA TORNA ALLA BATTAGLIA] 13885. Disse, e grande balzò fuor dalla porta 13886. squassando con la destra un'asta immane; 13887. Mnestèo e Antèo con fitto stuolo, e gli altri, 13888. tutti eruppero fuori. Allor fu il campo 13889. una torbida nube polverosa. 13890. e scossa al calpestìo tremò la terra. 13891. Li vide uscir, da un balzo opposto, Turno; 13892. e gli Ausòni li videro ed a tutti 13893. un brivido di gelo andò per l'ossa; 13894. udì Giuturna e riconobbe il rombo, 13895. prima fra tutti, e fuggì via tremando. 13896. Egli volava per l'aperto campo 13897. e la fosca sua schiera èragli dietro. 13898. Come il nembo al crosciar della procella 13899. dall'alto mar precipita sul lido 13900. (ed, oh come presago!, inorridisce 13901. l'animo degli agricoli: ruina 13902. e sterminio sarà d'alberi e messi 13903. tutt'intorno spazzando), e verso i lidi 13904. volano innanzi alto mugghiando i vènti: 13905. tale il duce retèo contro il nemico 13906. spinse in serrati cùnei le schiere. 13907. Colpì Timbrèo di spada il grave Osiri, 13908. Mnestèo trafisse Arcèzio, Acate a pezzi 13909. fece Epulone. Gìa trafisse Ufente: 13910. e cadde anch'egli l'àugure Tolùnnio 13911. che avea scagliato il primo dardo ostile. 13912. Salìa l'ululo al cielo: alla lor volta 13913. davano in fuga i Rùtuli le terga 13914. polverose. Ma sdegno ebbe l' eroe 13915. di colpire i fuggiaschi, e non percosse 13916. chi gli si oppose di piè fermo in armi; 13917. sol nell'atra foschìa Turno ei cercava, 13918. sol con Turno combattere volea. 13919. Questo temendo, la viril Giuturna 13920. rovesciò tra le redini Metisco 13921. ch'era auriga di Turno, a terra steso 13922. l'abbandonò lontano dal timone, 13923. indi, preso il suo posto ed impugnando 13924. le redini ondeggianti, in tutto assunse 13925. la voce, il corpo e l'armi di Metisco. 13926. Come la nera rondine volteggia 13927. per un grande palagio signorile 13928. e fende a volo gli atrii superbi 13929. per raccogliere il piccolo suo pasto 13930. e il nutrimento del loquace nido, 13931. e va stridendo per gli spazïosi 13932. portici e sopra l' orlo degli stagni, 13933. tale Giuturna per le schiere ostili 13934. trascorrea coi cavalli, e in ogni parte 13935. spingeva il cocchio rapido volante, 13936. or qua or là mostrando il suo germano 13937. vittorioso, senza mai lasciare 13938. che combattesse; e volò via lontana. 13939. Né men ritorte vie per assalirlo 13940. su le sue tracce percorreva Enea, 13941. e a traverso le schiere sgominate 13942. lo chiamava a gran voce. E quante volte 13943. ei mise gli occhi sopra il suo nemico 13944. e tentò di raggiungere correndo 13945. la fuga degli alìpedi cavalli. 13946. tante Giuturna via ritorse il carro. 13947. Or che fare? Ondeggiava inutilmente 13948. con diverso tumulto, e il suo pensiero 13949. si dibatteva tra consigli opposti. 13950. Ecco Messàpo che, passando in corsa, 13951. nella mano sinistra avea brandite 13952. due flèssili aste dalla ferrea punta, 13953. una librarne con sicuro colpo 13954. e scagliarla su lui. Ristette Enea, 13955. si ripiegò sul pòplite, nell'armi 13956. tutto si chiuse; pur la rapida asta 13957. sfiorò la sommità del suo cimiero 13958. e le creste del vertice divelse. 13959. Allor nel petto gli si accrebbe l'ira! 13960. Costretto da quel colpo insidïoso 13961. e vedendo che il carro ed i cavalli 13962. eran diretti da tutt'altra parte. 13963. chiamò più volte testimonio Giove 13964. e gli altari del patto vïolato; 13965. poi si lanciò nel folto della mischia. 13966. e spaventoso, col favor di Marte 13967. seminando una cieca orrenda strage, 13968. tutte allentò le redini dell'ira. 13969. [STRAGI DI ENEA E DI TURNO] 13970. Or qual Dio ridirà tanto furore 13971. e nel mio verso canterà le stragi 13972. e le morti dei duci, in tutto il campo 13973. sparse da Turno e dal troiano eroe? 13974. Giove, e volesti che in sì vasta furia 13975. si urtasser genti nate a eterna pace? 13976. Enea (valse lo scontro a contenere 13977. e ad ordinar l'irrompere dei Teucri) 13978. colpì nel fianco il rutulo Sucrone 13979. che fe' breve difesa, e per le coste, 13980. siepe del petto, ove più pronta è morte, 13981. l' attraversò con la cruenta spada. 13982. Turno trasse di sella Àmico e il suo 13983. fratel Dïore, e li affrontò pedone; 13984. trafisse l'uno, che l'urgea, d'un lungo 13985. colpo di lancia, l'altro con la spada, 13986. e appese al carro e via portò le teste 13987. recise che grondavano di sangue. 13988. In uno scontro solo, Enea ne spinse 13989. tre nella morte: Tànäi, Talòne 13990. e il possente Cetègo; ed anche uccise 13991. il mesto Onìte figlio d'Echïòne 13992. e della madre Peridìa: trafisse 13993. Turno i fratelli giunti dalle licie 13994. terre di Apollo e il giovine Menète: 13995. un àrcade che invano odiò le guerre 13996. e che su le pescose acque di Lerna 13997. aveva l' arte e il povero suo tetto 13998. né conosceva fasto di potenti, 13999. mentre suo padre arava campi altrui. 14000. Come mugghiano, accesi in due diverse 14001. parti, gl'incendii in una secca selva 14002. e nei sonanti arbusti dell'alloro, 14003. due spumosi rapidi torrenti 14004. che piombano dai monti alla pianura 14005. devastando ciascuno in suo cammino; 14006. non meno impetüosi erano entrambi 14007. Turno ed Enea tra l' armi; ora il furore 14008. dentro ferveva, e n'erano squassati 14009. gl'indòmiti lor petti; ora con tutte 14010. le forze essi correvano a colpire. 14011. Enea sbalzò dal carro e al suol protese 14012. con un gran masso a turbine lanciato 14013. Murrano, che trisàvoli vantava 14014. e antichi nomi d'àvoli e una stirpe 14015. discesa tutta per i re latini; 14016. lo travolsero sotto alle tirelle 14017. ed al giogo le ruote, e l'incitato 14018. zòccolo degl'immèmori cavalli 14019. con replicato scàlpito l' oppresse. 14020. Quello si oppose ad Illo impetüoso 14021. che fremente irrompeva, e gli diresse 14022. un giavellotto nelle tempie d' oro: 14023. l'asta per l'elmo entrò fin nel cervello. 14024. Né la tua destra ti scampò da Turno, 14025. tra i Greci fortissimo Cretèo; 14026. né i Numi suoi difesero Copenco 14027. dall' assalto di Enea, che al ferro offerse 14028. libero il petto, e nulla all'infelice 14029. valse il riparo del suo bronzeo scudo. 14030. Anche te videro, Èolo. cadere 14031. le campagne laurenti e con le spalle 14032. per largo spazio premere la terra; 14033. cadevi tu, che non avean prostrato 14034. le falangi dei Greci e non Achille 14035. distruggitor del regno priamìde. 14036. Era il termine qui della tua morte; 14037. un gran palagio sotto l'Ida avevi, 14038. avevi un gran palagio anche a Lirnesso. 14039. e in suol laurente il tuo sepolcro avesti. 14040. Così tutte le schiere erano a fronte. 14041. i Dardànidi tutti ed i Latini, 14042. Mnestèo, Seresto fervido, Messàpo 14043. domator di cavalli, il forte Asìla, 14044. le armate etrusche, gli Àrcadi d'Evandro: 14045. erano tesi in uno sforzo estremo 14046. tutti i guerrieri, senza sosta o indugio 14047. tutti accaniti nella mischia immane. 14048. [L'ASSALTO A LAURENTO] 14049. La bellissima Madre allora indusse 14050. nell' animo di Enea questo consiglio : 14051. volger con mossa rapida lo sforzo 14052. contro le mura e la città, turbando 14053. con un colpo improvviso i cuor latini. 14054. Mentre frugava qui e là con gli occhi 14055. cercando Turno in mezzo alla battaglia, 14056. lungi egli scorse la città, tranquilla 14057. e ancora immune dall'immensa guerra. 14058. D'un tratto l'infiammò la visione 14059. di battaglia maggior: chiamati i duci 14060. Mnestèo, Sergesto e il valido Seresto, 14061. egli ascese un'altura; ivi si accolse 14062. lo stuol dei Teucri senza pur deporre 14063. armi né scudi, e gli fe' calca intorno. 14064. E dall'altura in mezzo a tutti ei disse: 14065. <<Siate pronti al mio cenno; è con noi Giove. 14066. Nessuno indugi all' improvviso attacco. 14067. Oggi distruggerò, se non vorranno 14068. subire giogo e servitù di vinti, 14069. questa città che suscitò la guerra, 14070. e il regno stesso di Latino; al suolo 14071. io raderò le lor fumanti case. 14072. dovrei dunque attendere che Turno 14073. si degni di raccogliere la sfida 14074. e voglia, vinto, ritentar la prova? 14075. Qui, compagni, è il principio, è qui la mèta 14076. dell'empia guerra. Fuoco, orsù, recate, 14077. ed alle fiamme richiedete il patto.» 14078. Ei così disse; e tutti àlacri in gara 14079. si ordinarono a cùneo, puntando 14080. in fittissimo stuol contro le mura. 14081. Ecco le scale, ecco guizzar le fiamme. 14082. Corsero altri alle porte a trucidare 14083. le prime guardie, altri scagliarono armi 14084. e oscurarono il ciel con le saette. 14085. Ed egli stesso, in mezzo ai primi, Enea 14086. la sua destra levò contro le mura, 14087. e accusava a gran voce il re Latino, 14088. ed invocava testimonii i Numi 14089. che ancora era sforzato alla battaglia, 14090. che gl'Itali due volte eran nemici 14091. e già due volte avevan rotto i patti. 14092. I trèpidi abitanti eran discordi: 14093. questi chiedean che la città si aprisse 14094. spalancando ai Dardànidi le porte. 14095. e trascinarono anzi su gli spalti 14096. lo stesso re; gli altri con l' armi in pugno 14097. corsero alla difesa delle mura. 14098. Così, quando un pastore in un poroso 14099. tufo uno sciame spia d' api raccolte, 14100. e tutto l'empie di pungente fumo, 14101. quelle trepidamente errando vanno 14102. entro le loro cèrëe trincee 14103. e con vasto stridore aguzzan l'ire; 14104. nell'alveare il puzzo atro si avvolge. 14105. ronza la rupe del rinchiuso mùrmure, 14106. il fumo per le aperte aure si esala. 14107. . 14108. [IL SUICIDIO DI AMATA] 14109. Or sopravvenne ai miseri Latini 14110. anche un'altra sciagura e dal profondo 14111. tutta di strazio la città percosse. 14112. Come dalle sue stanze ebbe veduto 14113. il nemico avanzare, invasi i muri, 14114. ed ai tetti le fiaccole volare. 14115. e non rùtule schiere in parte alcuna 14116. né squadroni di Turno opporsi a loro, 14117. la regina pensò che morto ei fosse 14118. nella battaglia; e col pensier travolto 14119. da improvviso dolore ella si disse 14120. cagione, colpa, origine dei mali; 14121. e, nel tristo furore altro gridando, 14122. già forsennata e risoluta a morte, 14123. strappò da se le sue purpuree vesti 14124. e intrecciò di sua mano e a un' alta trave 14125. sospese un laccio orribile di morte. 14126. Come tal scempio seppero le meste 14127. donne latine, fu Lavinia prima, 14128. la sua figliuola, a lacerarsi a furia 14129. i fiorenti capelli e il roseo volto, 14130. poi tutte l'altre a smaniare intorno: 14131. vasta sonava d'ululi la reggia. 14132. Quindi l’annunzio lùgubre si sparse 14133. per la città; furon turbati i cuori; 14134. venne con veste lacera Latino 14135. e, scosso al fato della sua consorte 14136. e al ruinar della città, d'immonda 14137. polvere offese la canizie sparsa, 14138. e s' accusò di non avere accolto 14139. e prontamente unito a se nel regno 14140. come genero proprio il teucro Enea. 14141. [LA RISCOSSA DI TURNO] 14142. Turno intanto inseguìa pochi fuggiaschi 14143. combattendo all' estremo orlo del campo, 14144. ma ormai più fiacco e sempre meno lieto 14145. delle vittorie dei suoi due cavalli. 14146. Gli recò il vento quel clamor commisto 14147. d'ignoto orrore; gli ferì l'orecchio 14148. l'urlo confuso, il lùgubre susurro 14149. della città. «Perché sì vasto lutto, 14150. ahimè, turba le mura? E qual frastuono 14151. da Laurento, laggiù, alto si leva?» 14152. Disse e trasse le redini e smarrito 14153. così ristette. Gli rispose allora 14154. la sua sorella, che avea preso il volto 14155. dell' auriga Metisco e che reggeva 14156. i cavalli, le redini ed il carro: 14157. «Turno, da questa parte incalza i Teucri, 14158. dove più la vittoria apre una via; 14159. vi son altri, laggiù, che ben potranno 14160. difendere le case. Enea martella 14161. su gl'Itali e dà loro aspra battaglia; 14162. e meniamo anche noi con man feroce 14163. stragi nei Teucri. Uscirai fuor dall' armi 14164. non di morti minore e non di gloria.» 14165. «O sorella, già ben ti riconobbi, » 14166. Turno le disse, «quando or ora ad arte 14167. turbasti il patto e qui venisti in guerra; 14168. ed or ti celi invan dell' esser Dea. 14169. Chi dunque ti mandò dall' alto Olimpo 14170. a sopportare sì tremende prove? 14171. Forse perché vedessi il fato atroce 14172. del fratello infelice? Or che farò? 14173. Quale fortuna mi promette scampo? 14174. Io stesso vidi innanzi a me Murrano 14175. (né ho più altri che mi sia sì caro) 14176. a gran voce invocandomi cadere, 14177. grande abbattuto da una gran ferita. 14178. Cadde per non veder la mia vergogna 14179. anche il misero Ufente, ed i Troiani 14180. han già preso il cadavere e le spoglie. 14181. E lascerò distruggere le case 14182. (questo solo rimane!) e con la destra 14183. non smentirò le dicerie di Drance? 14184. E volgerò le spalle, e questa terra 14185. vedrà Turno fuggiasco? E sì gran male 14186. dunque il morire? Siate voi benigne. 14187. Ombre, se avversi i Sùperi mi sono. 14188. Io scenderò tra voi anima pura, 14189. anima ignara di cotal vergogna, 14190. non indegno giammai dei miei grandi avi! » 14191. Ancor parlava, ed ecco a lui venire 14192. su schiumante corsier, di tra i nemici, 14193. Sace ferito da una freccia in viso, 14194. e cader giù, pregando Turno a nome : 14195. <<In te, gran Turno, è la salvezza estrema; 14196. pietà dei nostri! Enea fulmina in armi 14197. e l' alte rocche italiche minaccia 14198. per atterrarle e tutto empir di morte; 14199. già fino ai tetti volano le faci. 14200. In te gli occhi, in te i volti hanno i Latini. 14201. Mèdita ancor lo stesso re Latino 14202. qual di voi due suo genero egli chiami 14203. ed a quale alleanza alfin si pieghi. 14204. E la regina, che fra tutti fida 14205. sempre ti fu, di propria man si uccise 14206. ed atterrita rifuggì la luce. 14207. Soli Messàpo ed il gagliardo Atina 14208. tengon testa alle porte; intorno a loro 14209. d'ogni parte si serrano falangi 14210. in una ferrea messe irta di spade; 14211. e tu queste deserte erbe carreggi.» 14212. Turno stupì; con gli occhi a terra, muto, 14213. confuso al quadro di sì varii eventi, 14214. egli ristette. Gli ferveano in cuore 14215. la vergogna, il dolore e la follia 14216. e amore dalle Furie esagitato 14217. e virtù consapevole. Ma quando 14218. fuggiron l' ombre e in lui tornò la luce, 14219. egli torvo girò gli occhi infiammati 14220. verso le mura, ed alto su le ruote 14221. alla grande città volse lo sguardo. 14222. Un turbinoso vortice di fiamme 14223. ondeggiando salia dai tavolati 14224. e avvolgeva la torre; era la torre 14225. ch'ei con travi compatte aveva eretta, 14226. posta su ruote, d'alti ponti armata. 14227. <<I Fati ormai mi vincono, sorella. 14228. Non trattenermi. Dove il Dio mi chiama, 14229. dove mi chiama la nemica sorte, 14230. avanzerò. Voglio affrontare Enea, 14231. tutti soffrir gli strazii della morte. 14232. Non più, sorella, mi vedrai codardo. 14233. Lasciami infuriar nel mio furore.» 14234. Disse, dal carro balzò pronto a terra, 14235. si scagliò tra i nemici in mezzo all'armi, 14236. e lasciata la misera sorella 14237. rapido irruppe a corsa entro le file. 14238. Come un masso dal vertice di un monte 14239. ruinando precipita, se il vento 14240. via lo divelse o lo scalzò la pioggia 14241. la vecchiezza sotto lo corrose, 14242. e in impeto infrenabile si abbatte 14243. giù per l'erta e rimbalza e via travolge 14244. seco gli armenti, gli uomini, le piante; 14245. così per le falangi scompigliate 14246. Turno precipitò verso le mura, 14247. ove il suolo più intriso era di sangue. 14248. ove per l' aria più stridean gli strali; 14249. e accennò con la mano alto gridando. 14250. <<Basta, Rutuli, ormai; frenate l'armi, 14251. Latini! È mia, comunque, la Fortuna! 14252. È giusto ch'io per tutti il patto adèmpia 14253. e decida col ferro la contesa.» 14254. Tutti usciron dal mezzo e fecer largo. 14255. [IL DUELLO] 14256. Udì il nome di Turno il padre Enea; 14257. lasciò le mura, lasciò l'alte torri, 14258. ogni indugio troncò, tutte interruppe 14259. l'opere, ed esultante di letizia 14260. terribilmente risonò nell' armi: 14261. siccome l'Ato e l'Èrice, siccome 14262. freme di corruscanti ìlici e gode 14263. di erigersi col vertice nivale 14264. il gran padre Appennino alto nel cielo. 14265. Or tutti a gara, Rùtuli e Troiani. 14266. quei che dall'alto difendean le mura, 14267. quei che a colpi d' ariete dal basso 14268. le percotean, si volsero a guardare 14269. e deposero l'armi dalle spalle. 14270. Anche Latino si stupì, mirando 14271. quei due possenti eroi, nati in lontane 14272. parti del mondo, star così di fronte 14273. e misurarsi nel combattimento. 14274. Essi, come fu libero il terreno 14275. nel piano aperto, rapidi correndo 14276. e scagliàtesi l'aste da lontano, 14277. con i sonori clìpei di bronzo 14278. vennero all'urto. Rimbombò la terra, 14279. si addoppiarono i colpi delle spade, 14280. si confusero insiem forza e fortuna. 14281. Come nella gran Sila o sul Taburno 14282. a corna basse nell'assalto ostile 14283. cozzan due tori (pavidi i custodi 14284. stanno, l' armento è muto di terrore, 14285. e le giovenche attendono dubbiose 14286. quale sarà dei pascoli il signore, 14287. quale dei due seguiterà la mandra); 14288. quelli addòppiano i colpi un contro l' altro 14289. e puntandosi figgono le corna; 14290. gran sangue inonda gli òmeri ed i colli; 14291. tutta al fragor la prateria rimugghia; 14292. tali il dàunio guerriero e il teucro Enea 14293. con gli scudi cozzavano, ed il cielo 14294. tutto sonava del fragore immenso. 14295. Giove stesso inalzò le due bilance 14296. con l'ago al mezzo e su v'impose i loro 14297. due diversi destini, ed osservava 14298. a qual dei due fosse la pugna avversa, 14299. dove il peso mortal giù strapiombasse. 14300. E Turno allor, credendosi sicuro, 14301. in un balzo di tutta la persona 14302. con la spada levata alto si aderse 14303. e colpì: conclamarono i Troiani, 14304. conclamarono trepidi i Latini, 14305. e stettero sospese ambe le armate. 14306. Ma la sua spada perfida s'infranse 14307. lasciando il valoroso a mezzo il colpo, 14308. ond'ei cercò salvezza nella fuga: 14309. egli fuggì più rapido dell'Èuro. 14310. quando in mano si vide un'elsa ignota 14311. e si trovò la destra disarmata. 14312. È fama che quand'egli impetüoso 14313. balzò sul carro pronto per la pugna, 14314. dimenticasse la paterna spada 14315. e nella fretta si appigliasse al ferro 14316. dell' auriga Metisco. E questo a lungo 14317. gli era bastato fin che i Teucri sparsi 14318. rivolgevan le spalle; or ch'egli stava 14319. di contro alle vulcànie armi del Dio, 14320. volò in pezzi nell'urto il mortal brando 14321. come fragile ghiaccio; i suoi frammenti 14322. splendeano sparsi nella fulva arena. 14323. Così Turno correa lungi pel campo 14324. forsennato fuggendo ed intrecciava 14325. or qua or là volubili rigiri; 14326. che i Teucri d'ogni parte in folto cerchio 14327. lo cingean, lo chiudeva un largo stagno 14328. da una parte, e dall' altra alte le mura. 14329. Ed anche Enea, sebbene il suo ginocchio 14330. rallentato dal colpo di saetta 14331. gli rendesse difficile la corsa, 14332. lo perseguiva e impetüoso urgeva 14333. col piede il piede al trèpido fuggiasco. 14334. Tale il veltro, se un cervo abbia scovato 14335. cui precluda la fuga un corso d'acque 14336. un vermiglio pennuto spauracchio, 14337. con la corsa l'incalza e coi latrati; 14338. e quello, impaurito dall'insidia 14339. e dall' acque profonde, in mille giri 14340. fugge e rifugge; l'urge àlacre il veltro 14341. con fauci aperte, e già gli è sopra, e come 14342. già lo tenesse crocchia le mascelle, 14343. e resta al morso inutile deluso. 14344. Sorse un grande urlo; n'echeggiò d'intorno 14345. la riva e il lago, ne fu pieno il cielo. 14346. Quello insieme fuggiva e insiem garriva 14347. Tutti, e per nome tutti li chiamava, 14348. la sua spada ben nota a lor chiedendo. 14349. Enea di contro morte minacciava 14350. e pronta strage a chi si avvicinasse, 14351. e terrore aggiungeva al lor terrore 14352. giurando di distruggere le mura; 14353. e, sebbene ferito, aspro incalzava. 14354. Cinque giri compirono correndo 14355. e tanti ne rifecero, ché lieve 14356. non era il premio, non da giuoco vano: 14357. sangue e vita di Turno era la posta! 14358. Era quivi già sorto, a Fàuno sacro, 14359. un oleastro dalle foglie amare: 14360. legno un dì venerabile ai nocchieri 14361. scampati ai flutti, che al laurente Nume 14362. erano usati affiggere i lor doni 14363. e le lor vesti appendere per voto. 14364. Ma i Dardànidi avevano abbattuto 14365. senza ritegno quella sacra pianta 14366. per sgomberare il campo alla tenzone. 14367. Quivi l'impeto allora avea portata 14368. l' asta di Enea, qui stava essa confitta 14369. tenacemente dentro la radice. 14370. Sopra vi si curvò, con le sue mani 14371. il Dardànide volle indi strapparla 14372. e almen con essa cogliere il nemico 14373. che non potea raggiungere nel corso. 14374. Allora Turno folle di terrore 14375. gridò: «Fàuno, pietà, te ne scongiuro; 14376. e tu ritieni il ferro, ottima Terra, 14377. s'io fui sempre devoto al vostro culto 14378. che i Teucri con la guerra han profanato.» 14379. Né chiese invano l'opera del Dio, 14380. ché a lungo v'indugiò, ché a lungo Enea 14381. lottò contro la ràdica tenace, 14382. ma con tutte le forze egli non valse 14383. a disserrare quella lignea morsa. 14384. Mentr' egli nello sforzo aspro insisteva, 14385. la Dàunia Diva rïassunse il volto 14386. dell' aurìga Metisco, e pronta accorse 14387. e ridiede la spada al suo fratello. 14388. Crucciata allora Venere, che tanto 14389. si concedesse ad una ninfa audace, 14390. si fece presso e dal profondo ceppo 14391. l'asta divelse. E i due guerrieri, eretti, 14392. rinnovellati d'armi e di coraggio, 14393. l'un fidente nel brando, aspro e possente 14394. l'altro con l'asta, stettero di fronte 14395. anelanti negl'impeti di Marte. 14396. [IL PATTO TRA GIOVE E GIUNONE] 14397. Il signor dell' Olimpo onnipotente 14398. si rivolse frattanto alla Saturnia 14399. che da una roggia nuvola guardava: 14400. «Or quando cesserai? Che più ti resta? 14401. E tu pure lo sai, tu lo confessi: 14402. è l' indìgete Enea dovuto al Cielo, 14403. sarà dai Fati assunto fra le stelle. 14404. Che trami ancor? Con che speranza indugi 14405. su le gelide nuvole? Fu giusto 14406. che un colpo umano vïolasse un Nume, 14407. che fosse resa a Turno (e che poteva 14408. Giuturna senza di te?) la tolta spada 14409. e ad un vinto si desse animo nuovo? 14410. Orsù, desisti e al mio pregar t' arrendi; 14411. che sì grande dolor più non ti roda 14412. nel tuo segreto, e dal tuo dolce labbro 14413. non mi vengano più tristi querele! 14414. Giunta è l'ora suprema. Hai ben potuto 14415. i Dàrdani sbalzare in terre e mari, 14416. accendere una guerra miseranda, 14417. macchiar la reggia, funestar le nozze. 14418. Or ti divieto di tentar più oltre.» 14419. Così Giove parlò; così rispose 14420. con occhi bassi la saturnia Dea : 14421. «Mi era noto, o gran Giove, il tuo volere, 14422. onde Turno ho lasciato e il suol latino; 14423. ché tu non mi vedresti ora patire 14424. nelle sedi del Cielo indegne offese, 14425. ma mi vedresti rùtila di fiamme 14426. laggiù, proprio di fronte alle falangi, 14427. trascinare i Troiani alla sconfitta. 14428. Io Giuturna incitai (sì, lo confesso) 14429. a dar soccorso al misero fratello, 14430. le permisi che tutto ella tentasse 14431. per la sua vita, non però che l'arco 14432. e che i dardi vibrasse; io te lo giuro 14433. per la fonte implacabile di Stige, 14434. col giuramento che agli Dei superni 14435. solo conviene. Or ecco, io mi ritraggo 14436. e aborrisco le pugne e le abbandono. 14437. Ma d'una cosa, che non è soggetta 14438. alle leggi del Fato, io ti richieggo 14439. pel Lazio, per la maestà dei tuoi! 14440. Quando (e sia pure) con felici nozze 14441. comporranno la pace e quando alfine 14442. stringeranno tra loro accordi e leggi, 14443. non voler che gli autòctoni Latini 14444. mutino il nome antico, e che troiani 14445. diventino e che nome abbian di Teucri, 14446. né che i popoli mutino linguaggio 14447. e fogge di vestire; Ilio è caduta: 14448. lascia che sia caduta anche nel nome. 14449. Ma il Lazio sia! Ma siano nei tempi 14450. gli albani re! D'italico valore 14451. viva potente la romana stirpe! » 14452. Il creator degli uomini e del mondo 14453. sorridendo così le rispondeva: 14454. «Oh ben tu sei di Giove la sorella, 14455. ben figlia di Saturno anche tu sei, 14456. tanto turbine d'ire agiti in petto! 14457. Ma placa ormai l'inutile furore; 14458. io ti concedo ciò che mi domandi 14459. e vinto e di buon grado a te mi arrendo. 14460. Serberanno gli Ausònii il lor linguaggio 14461. e i costumi antichissimi: il lor nome 14462. sarà qual è; soggiaceranno i Teucri 14463. solo corporalmente a lor commisti; 14464. io darò loro costumanze e riti 14465. religiosi e con un nome solo 14466. farò tutti Latini. E le progenie, 14467. che commiste così di sangue ausònio 14468. ne sorgeranno, le vedrai salire 14469. per la pietà su gli uomini e sui Numi, 14470. e nessun altro popolo del mondo 14471. ti colmerà di più devoti onori.» 14472. Ella lieta annüì, mutata in cuore; 14473. indi lasciò la nuvola ed il cielo. 14474. [IL SINISTRO AUGURIO] 14475. Meditava frattanto il Genitore 14476. altro disegno, onde stornar la Ninfa 14477. dalla lotta del misero germano. 14478. Dire sono chiamati i due flagelli 14479. ch'a un parto sol la tenebrosa Notte 14480. diè fuor con la tartàrëa Megèra 14481. cingendole di spire di serpenti 14482. e aggiungendo ai lor dorsi ali ventose. 14483. Esse appaiono presso il limitare 14484. e innanzi al trono dell'irato Giove 14485. e accrescono negli uomini il terrore, 14486. quando il re degli Dei medita morti 14487. e terribili stragi, e con la guerra 14488. meritamente la città spaura. 14489. Una di queste rapida dal Cielo 14490. Giove allora mandò, che si mostrasse 14491. come presagio funebre a Giuturna. 14492. Come turbine scese ella sul mondo. 14493. Non altrimenti che per nube freccia 14494. spinta da nervo (che un feroce Parto 14495. che un Cìdone armò d' atro veleno 14496. e a colpo immedicabile vibrò) 14497. stridula e non visibile trapassa 14498. l'ombre leggiere, così mosse e scese 14499. su la terra la figlia della Notte. 14500. E com' ella mirò l'ilìaco stuolo 14501. e quel di Turno, pronta si restrinse 14502. nella piccola forma dell' uccello 14503. che posandosi spesso a tarda notte 14504. su tombe e su comignoli deserti 14505. spande per l'ombre il suo sinistro canto. 14506. Mutàtasi così, volò la Furia 14507. dinnanzi a Turno e rivolò stridendo 14508. e sferzandogli il clìpëo con l' ali. 14509. Ed a Turno un insolito torpore 14510. pien di spavento rallentò le membra, 14511. e nell' orrore si drizzò la chioma 14512. e si strozzò la voce nella gola. 14513. Ma, come riconobbe di lontano 14514. la Dea dall' ali stridule, Giuturna 14515. si strappò disperata il crin disciolto, 14516. con l'unghie lacerandosi la faccia 14517. e il seno percotendosi coi pugni : 14518. «Or che giovar ti può la tua sorella 14519. Turno? Che resta a questa tua crudele? 14520. Or come a te prolungherei la luce? 14521. Come oppormi a tal mostro? Ecco, dal campo 14522. già mi ritraggo. Deh, non mi atterrire, 14523. ch'io già trèpido tutta, orrendo uccello! 14524. Ben riconosco il battito dell'ali 14525. e lo strepito tuo, nunzio di morte, 14526. e, non m'inganno!, gli ordini superbi 14527. del magnanimo Giove. È questo il premio? 14528. A che mi diede un vivere immortale? 14529. Perché mi tolse di poter morire? 14530. Fine avrebbe lo strazio, ed io tra l'Ombre 14531. andrei compagna al misero fratello. 14532. Immortale? O fratello, e qual mia cosa 14533. or dolce senza te più mi sarebbe? 14534. Quale or sarà voragine profonda 14535. che inabissi me Dea tra l'Ombre inferne?» 14536. Così disse la Diva; il capo involse 14537. nella sua veste cèrula, e gemendo 14538. nel più profondo gorgo si nascose. 14539. [MORTE DI TURNO] 14540. Ma incalzava di fronte il padre Enea 14541. sfolgorando la grande arborea lancia, 14542. e gli gridò con iraconda voce: 14543. «Che indugi, Turno? Esiti dunque ancora? 14544. Non nella corsa: a corpo a corpo, in armi 14545. feroci qui combattere si deve. 14546. Mùtati pure in ogni forma; aduna 14547. tutta la maestrìa, tutto il coraggio; 14548. sollèvati a vol fino alle stelle 14549. chiùditi nel grembo della terra.» 14550. L'altro il capo crollò: «Non gli arroganti 14551. tuoi detti mi spaventano, o feroce; 14552. mi atterriscono Giove e i Numi ostili.» 14553. Tacque, intorno guardò, vide un gran masso, 14554. un immenso antichissimo macigno 14555. che per confine sul terren giaceva 14556. a dirìmere agricole contese. 14557. L'alzerebbero a stento su le spalle 14558. dodici scelti eroi quali la terra 14559. oggi li crea: con pronta man l'eroe 14560. l'afferrò per lanciarlo sul nemico, 14561. in corsa impetüosa alto insorgendo. 14562. Ma non al corso e al muoversi né all' atto 14563. d'inalzare il gran masso e di librarlo 14564. se ritrovò: tremarono i ginocchi, 14565. gelido al cuore si rapprese il sangue. 14566. E il masso, per le vane aure rotando, 14567. non giunse al segno, non recò percossa. 14568. Come a notte nel sogno, allor che grava 14569. sugli occhi nostri languida quïete, 14570. ci sembra di volere avidi invano 14571. correre, ma impotenti a mezzo sforzo 14572. precipitiamo, e immobile è la lingua 14573. né ci reggono più le note forze 14574. né parole ci vengono né voce; 14575. così, comunque ei col valor tentasse 14576. tutte le vie, la fiera Diva a Turno 14577. il successo negò. Sensi discordi 14578. allor gli contrastarono nel cuore. 14579. Egli guardava i Rùtuli e le mura. 14580. e titubava pavido, tremando 14581. per il colpo imminente, e non vedeva 14582. per dove sfuggire o con qual forza 14583. muovere sul nemico; e non il carro 14584. scorgeva più né la sorella auriga. 14585. Ma, mentr' egli indugiava, Enea con gli occhi 14586. colse il punto propizio, e di lontano 14587. librò l'asta fatale e la scagliò 14588. con l'impeto di tutta la persona. 14589. Non mai così rimbombano macigni 14590. avventati da macchine campali, 14591. e non così del fulmine gli schianti 14592. crosciano. Come torbida procella 14593. volò l'asta che in punta avea la morte, 14594. squarciò gli ultimi cerchi dello scudo 14595. settemplice ed i lembi dell'usbergo, 14596. si conficcò stridendo nella coscia. 14597. Cadde a terra colpito il grande Turno 14598. sui ginocchi piegato. Alto gemendo 14599. si levarono i Rùtuli, e al clamore 14600. tutti d'intorno mugghiarono i monti, 14601. echeggiarono a lungo alte le selve. 14602. Quegli, volgendo supplice da terra 14603. gli occhi e protesa ad implorar la destra, 14604. disse: «L'ho meritato, e non mi dolgo; 14605. usa il tuo dritto. Ma, se pure alcuna 14606. pietà d'un padre misero ti tocca 14607. (anche per te fu tale il padre Anchise), 14608. ti prego: abbi pietà del vecchio Dàuno 14609. e me rendi, o, se vuoi togliermi il sole, 14610. rendi il mio corpo ai miei. Tu mi vincesti, 14611. e a te sconfitto tendere le palme 14612. mi han veduto gli Ausònii; è tua Lavinia; 14613. non spingere più oltre il tuo furore.» 14614. Stette esitante il fiero Enea nell'armi, 14615. rivolse gli occhi, raffrenò la destra, 14616. e già già cominciavano quei detti 14617. a raddolcirlo, e più e più tardava, 14618. quando all'òmero splendere gli vide 14619. con le borchie ben note, infausta preda, 14620. il bàltëo del giovine Pallante; 14621. l'avea Turno trafitto e su la spalla 14622. or ne portava quel trofèo di guerra. 14623. Egli fisse lo sguardo in quella spoglia 14624. che raccendeva il suo crudel dolore, 14625. e infurïò terribile nell'ira: 14626. <<Delle spoglie dei miei dunque vestito 14627. tu dalle mani mi uscirai? Pallante 14628. qui te colpisce, te Pallante immola 14629. e nell' empio tuo sangue ha sua vendetta! » 14630. Così dicendo impetüoso immerse 14631. nel suo petto la spada. Allor le membra 14632. gelide si disciolsero, e la vita 14633. fuggì con un singulto irata all'Ombre. INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DELLE COSE NOTEVOLI Abante: capo etrusco di Populonia ucciso da Làuso x,245, 616 Abari: guerriero ucciso da Eurialo nella strage notturna IX, 494 Acate: comandante di una delle navi di Enea, e suo fido amico e compagno. L'espressione fido Acate è poi divenuta proverbiale per denotare un amico affettuoso e sempre vicino - I, 253 e passim Acca: la più fida amica di Camilla XI, 1184 Aceste: mitico re della Sicilia, figlio del fiume siculo Crinio e della troiana Acesta, e fondatore di Segesta, in Sicilia,dove si era stabilito dopo la caduta di Troia, o poco prima- I, 282 e passm Acete: guerriero etrusco che veglia la salma di Pallante Achemènide: personaggio ignoto a Omero e quindi probabilmente d'invenzione virgiliana come tutto l'episodio che si riferisce a lui III, 872 e segg Acheronte (fiume del dolore) uno dei quattro fiumi infernali; gli altri tre erano lo Stige (fiume dell'odio), il Flegetonte (fiume del fuoco), il Cocito (fiume del pianto) VI 431 e segg e passim Acidàlia: epiteto di Venere, dal monte Acidalio in Boezia, ove la Dea si bagnava con le Grazie I, 1056 e passim Aclidi: àclidi, corti giavellotti acuminati alle due estremità, con una correggia di cuoio fissata nel mezzo VII 1059 Acmon: Limesio, figlio di Clizio e tratello di Meneste - X 186 Acragrante: l'odierna Agrigento, situata su un colle, famosa per i suoi cavalli, che vinsero spesso nei giuochi d'Olimpia III, 1038 Acrone: di Corinto, guerriero ucciso da Mezenzio X 1043 Adrasto: uno dei sette contro Tebe. Gli altri erano Tideo, Partenopeo, Polinice, Capaneo, Ippomedonte, Anfiarao VI, 687 Afri: africani; discinti perché usavano vesti mal chiuse VI, 1038-39 Africo: vento libeccio, apportatore di tempesta Agatirsi: popolo della Scizia, che usava tatuarsi il volto e le membra (dipinti) IV 215 Agilla: altro nome della città di Cere (oggi Cerveteri), nell’Etruria meridionale VII, 944-45 passim Aiace d'Oileo: guerriero greco della Lòcride, che partecipò alla guerra di Troia, e, durante la presa della città, oltraggiò Cassandra, la fatidica figlia di Priamo Onde Minerva sterminò lui e le sue navi presso gli scogli del Caferèo, punta dell'isola di Eubea (Negroponte) I, 60 68 Aiace Telamonio: figlio di Telamone re di Salamina, il maggiore eroe dell'esercito greco dopo Achille. Dopo la contesa fra lui e Ulisse per le armi di Achille, essendo queste state assegnate a Ulisse, diventò preda delle Furie e si uccise. Ma una tempesta, poi, tolse le armi dalla poppa della nave di Ulisse, e le fece cadere in mare: esso le portò al promontorio Rèteo presso Troia, sulla tomba di Aiace. Alba: detta Lunga, distrutta da Tullo Ostilio I, 392 Albùnea (cascata) fonte che si riteneva in comunicazione diretta con l’inferno e che scatiriva presso l’Aniene sotto Tivoli, con una cascata solforosa e perciò biancastra. In un bosco sotto la cascata era l'oracolo di Fauno VII, 116 Alcanore: fratello di Meone figlio di Forco, colpito da Enea X, 488 Alcide: patrolìmico di Ercole, dal nome del nonno Alceo VI, 181, e passim Aleso: di origine greca, fu compagno di Agamennone. Capo degli Aurunci e alleato di Turno fu ucciso da Pallante VII 1048; X, 592 Alete: capo troiano al seguito di Enea I, 176 e passim Alfèo: fiume dell'Elide innamorato della fonte Aretusa, la inseguì: ella si ritugiò sotto il mare, all'isola d'Ortigia nel golfo di Siracusa, ed ivi il fiume la raggiunse, mescolando le sue con le acque di lei. A Siracusa zampilla ancora una fonte, detta appunto Aretusa a cui la leggenda suddetta si riferisce: le sue acque, forse a causa di terremoti che aprirono qualche meato sono oggi salmastre E ciò ben si accorda con la leggenda, che fa passare l' Alfeo tra le acque del mare - III, l025-28 Alletto: Vedi Erinni Allia: fiumicello presso Roma, famoso per la sconfitta che i Romani vi ebbero dai Galli di Brenno (390 a C,) VII, 1040 Almone: pastore figlio di Pirro VII, 771 Aloidi: i due gemelli Oto ed Efialte, nati dalle nozze di lfimedia, moglie di Aloeo e di Nettuno Vollero tentar la scalatadel Cielo, sovrapponendo il monte Pelio all'Ossa (Tessaglia),ma furono saettati da Apollo - VI, 838 41 Also: pastore guerriero XII, 437 Amasèno: fiumicello che, per Priverno e per il territorio dei Volsci, sbocca in mare presso Terracina VII, 994; XI, 789 Amastro: figlio di Ippota, fu ucciso da Camilla XI, 974 Amata: moglie di re Latino, sorella della ninfa Venilia, e perciò zia di Turno VII, 78 e passim Amatunta: città dell'isola di Cipro sacra a Venere come Palo e Idàlio - X, 72 Amàzoni: donne abitanti della Scizia, lungo il fiume Termodonte; guerreggiavano a cavallo; portavano lancia, scure,p iccoli scudi in forma di luna, e una tracolla d'oro; tenevano nudo il seno destro per maneggiare più liberamente le armi. Loro regina era Pentesilèa - I, 721-26 Amicla: città fra Gaeta e Terracina Virgilio chiamandola silente la conlonde con l' Amicla greca, i cui abitanli ebberola proibizione di parlare dei nemIcI (i Dori), di cui si annunziava sempre lalsamente il sopraggiungere E, quando giunsero, nessuno si trovb pronto, e la citfa fu presa X, 817 Amico: guerriero troiano e sterminatore di fiere ucciso da Turno I, 325; IX, 1114 Ampsanto (vallèa) l' odierna regione del lago d' Ansante nell'Irpinia, ove si credeva fosse uno degli ingressi dell' Averno VII, 817 Anchise: principe troiano, che era stato amato da Venere; dalla loro unione nacque Enea. Essendosi vantato di ciò, fu punito da Giove col fulmine, che lo rese paralitico I, 908-10 e passim Ancile: scudo oblungo usato specialmente nelle danze guerresche dei Salii. Secondo la leggenda, innanzi a Numa cadde dal Cielo uno scudo come pegno della futura grandezza di Roma; per impedire che fosse rubato, egli ne fece costruire altri undici eguali VII, 269; VIII, 951 Anco Marzio: favori oltremodo il popolo perchè lo aiutasse a usurpare il trono a Tullo Ostilio VI, 117374 Androgèo: figlio di Minosse che, recatosi ad Atene e avendovi vinto in tutte le gare, fu per gelosia ucciso Per questo Minosse condannò gli Ateniesi (Cecròpidi da Cècrope, antico re mitico di Atene e londatore dell' Acropoli) a mandare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle in pasto al Minotauro, VI, 29 Andròmaca: la moglie di Ettore; loro figlio era Astianatte, che, presa Troia, fu per consiglio di Ulisse gettato dall'alto delle mura II, 673; III 453 e segg Anfitrionide: vedi Ercole Angizia: sorella di Medea, che insegnò ai Marsi l'uso delle erbe medicinali, era venerata in un bosco presso il lago Fucino VII, 1099 Aniene: il Teverone, affluente del Tevere, che divide il Lazio dalla Sabina Anio: signore di Delo e ministro di Apollo III, 119 Anna: sorella di Didone IV, 13 e passim Antandro: città alle falde del monte Ida, a sud di Troia, nel golfo Adramitteno III, 8 Antemna: città sabina VII, 919 Antènore: amico di Priamo che, caduta Troia, venne col suo popolo degli Èneti in Italia, prima di Enea; e, risalito l' Adriatico lungo la costa liburnica (fra l'llliria e l'lstria), vi fondò Padova, ove ancora la tradizione venera e custodisce il suo sepolcro - I, 352 Anteo: comandante di una nave di Enea - I, 265 Anteo: guerriero latino ucciso da Enea X, 812 Antifate: figliastro di una tebana e di Serpedonte. Guerriero troiano IX, 1008 Antore: compagno di Ercole, nativo di Argo, ucciso da Mezenzio X, 1126 Anùbi: Dio egizio con la testa di cane VIII, 1004 Anxure: guerriero ucciso da Enea X, 788 Ànxuro (Giove) protettore di Anxur, città della costa, oggi Terracina - VII, 1161 Àpici lanosi: i berretti conici di lana portati dai Flàmini, sacerdoti delle maggiori divinita VIII, 950 Aquilone: vento di tramontana Arasse: fiume di Armenia, le cui acque impetuose non sopportavano ponti VIII, 1043 Àrdea: capitale dei Rùtuli, nel Lazio, a sud est della foce del Tevere VII, 598 e passim Are: isolotti scogliosi (detti di Egimuro) che sorgono nel golfo di Cartagine I, 157 Argileto: quartiere di Roma sotto il Campidoglio, che significherebbe Argi letum, morte di Argo, straniero ospite di Evandro che aveva tentato di togliergli il regno; onde fu ucciso dal popolo VIII, 501-2 Argiripa: vedi Arpi Arpi: una delle città fondate da Diomede quando si stabilì in Italia; il fondatore l'aveva prima chiamata Argiripa, da Argo sua patria XI, 354-55 Arpie: mostri favolosi (Celeno, Orchìpede, Aello), personificazione delle tempeste. Erano state mandate da Giove a disturbare i pasti di Finèo, profeta tragico che rivelava gli arcani degli Dei; ma poi due figli del vento Bòrea le cacciarono di là, conducendole nelle due isolette dello Ionio, dette Strofadi - III, 317 e segg e passim Arrunte: guerriero etrusco uccisore di Camilla. Opi, seguace di Diana, si vendicò uccidendolo - XI, 1095 Arturo: la coda dell'Orsa, la più bella stella della costellazione di Boote, il cui sorgere e tramontare portava burrasca I, 1094 Asila: capo etrusco uccisore di Corineo X, 255 Asio: guerriero troiano X, 181 Assaraci: i due fratelli al seguito di Enea X, 182 Assaraco, Ilo: figli di Troo, figlio di Dàrdano I, 413 e passim Astianatte: liglio di Ettore e di Andromaca, fu latto precipitare dalle mura di Troia per consiglio di Ulisse II, 675 Astir: capo etrusco alleato di Enea X, 261 Atamante: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo introdotto in Troia II, 395 Ati: capostipite della "gens Atia" Atina: città dei Volsci VII, 917 Atlante: figlio del titano Giapeto e di Climene Ato: monte della penisola Calcidica; oggi monte Athos Attore: capo degli Aurunci vinto da Turno XII, 137 Attore: guerriero troiano che soccorre la madre di Eurialo IX, 723 Auleste: capo etrusco alleato di Enea, ucciso da MessapoX, 300; XII, 415 Àulide: porto della Beozia, da cui salparono i Greci, per muovere contro Troia IV 620, Aurunci: antIca denominazione degli Ausones VII, 296 e passim Austro: vento di sud, detto anche Noto; il nostro Scirocco;generalmente apportatore di burrasca Automedonte: scudiero e auriga dei cavalli del Pelìde II, 703 Aventino: figlio di Ercole e di Rea sacerdotessa, eroe latino VII, 956 Bacco: figlio di Giove e di Sémele. Incoronato di edera , alloro e pàmpini. Aveva gli epiteti di Bromio, Lièo, Lenèo, Libero. Le sue feste rumorose e orgiastiche si chiamavano trietèriche o triennali - VII, 558-89, e passim Baia: la celebre stazione termale dei Romani, vicina a Cuma e perciò detta anch'essa euboica IX, 1028 Barce: nutrice di Sicheo - IV 931 Bellona: sorella di Marte (vedi) e Dea della guerra, VII, 456 Benàco: nome antico del lago di Garda X, 298 Berecinzia: vedi Cibèlo Beroè: moglie di Tamario Doriclo, sotto le cui spoglie si cela Iride V 880 Bizia: Iratello di Pandaro, {iglia di Alcanore, peri per manodi Turno nell'accampamenlo troiano - IX, 971 Bòrea: vento di nord Briarèo: gigante dalle cento braccia, figlio del Cielo e della Terra VI 420 Bronte: ciclope che lavora nell'officina di Vulcano VIII, 605 Bruto: vendicò Lucrezia che era stata oltraggiata da Sesto Tarquinio e iniziò il regime repubblicano VI, 1176 Bute (vedi Erice) discendeva da un famoso pugilatore, Amico re dei Bèbrici, popolo della Bitinia V 529 Bute: armigero di Anchise sotto le cui spoglie Apollo compare ad Ascanio. Fu ucciso da Camilla - IX, 920: XI, 997 Caco: gigantesco mostro di aspetto terrifico, il quale, essendo figlio di Vulcano vomitava fuoco dalla bocca. La tradizione lo laceva dimorare in una caverna del monte Aventino nei cui dintorni compiva ogni sorta di ruberie e di delitti VIII, 278 e segg Cadùceo: la verghetta di Mercurio, con cui il Dio guidava le anime nell'oltretomba (Tàrtaro, Orco) IV 349-54 Caferèo: vedi Aiace d'Oileo I, 60-63; XI, 374 76 Caico: comandante di una nave della flotta di Enea - I, 266;IX, 50 Caièta: nutrice di Enea - VII, 1 Calcante: celebre indovino che accompagnò i Greci alla guerra troiana II, 152 e passim Calibèe (masse) masse di ferro incandescente, quali si lavorano dai Càlibi popolo del Ponto - VIII, 599 Calidòne: Diana, offesa perché Eneo, re dell'antica Calidone in Etolia, non le aveva offerto i dovuti sacrifici, mandò col consenso di Giove, un cinghiale a devastargli il territorio VII, 439-40 Camerina: contro il volere dell'oracolo, fu prosciugata la palude che si stendeva intorno alla città Cosi i nemici, secondo una leggenda, poterono passare sul terreno asciutto e la distrussero III, 1033 Camerto: greco ucciso da Enea - X, 814 Camilla: figlia del re Metabo fuggito dalla città di Priverno,consacratasi a Diana, tu a capo della talange volsca ed uccisa da Arrunte XI, 624 e passim Caone: Troiano fratello di Eleno, - III, 508 Caònia: regione dell'Epiro; oggi territorio di Santi Quaranta- III, 509 Càos: l'immenso vuoto degli abissi, da cui turono generati Gea(la Terra), il Tartaro, Eros (l' Amore), l'Erebo e la Notte; e da cui derivarono l'Etere e il Giorno, Urano (cielo) e il Ponto(mare) - VI, 386 Capi: il mitico fondatore di Capua II, 55 e passim Capi: troiano uccisore di Priverno e comandante di una nave di Enea - I, 265 e passim Capri: astri della costellazione dell' Auriga, che sogliono recare tempesta quando sorgono (ottobre) e quando tramontano (novembre), IX 965 Càrii: popoli dell' Asia Minore VI, 1039 Carine: il più sontuoso quartiere della Roma augustèa, sul colle Esquilino III, 523 Carmenta: ninfa madre di Evandro (da carmen, vaticinio, avendo ella avuto virtù profetiche) VIII, 488 Caròn: o Caronte, il noto traghettatore dei morti su l' Acheronte; era figlio dell'Erebo e della Notte VI, 436, 473 Castore: guerriero troiano X, l82 Catèie: picche germaniche VII 1075 Catillo: fratello di Cora, giovane auriga, entrambi fratelli di Tiburte VII, 916; XI, 672 Catone: il Vecchio, detto anche Censore (m. nel 149 a C )VIII, 960 Caulona: l'odierna Castro Vetere III, 823 Cèculo: fondatore di Preneste (oggi Palestrina), concepito dalla scintilla; fu deposto dalla madre presso il tempio di Giove,e, trovato sul focolare dalle fanciulle che si recavano ad attingere acqua, fu creduto figlio di Vulcano VII 984 e segg Celenna: luogo della Campania, come Batulo, Rufra e Abella (oggi Avella) VII, 1971 e segg. Cenèo: bellissima fanciulla amata da Nettuno da cui ottenne poi di essere mutata in uomo, e in tale forma compì molte imprese, anche contro i Centauri. Uccisa da questi riprese nell'Inferno il primitivo sesso VI, 645 47 Centauri: i noti mostri metà uomini e metà cavalli, nati da Issione e da Nefele (nuvola), che abitavano la Tessaglia VI, 419 e passim Ceràuni: monti dell'Epiro - III, 753 Cèrbero: mostruoso cane con tre teste che vigilava l'entrata nell'Inferno VI 602-11 Cere: fiumicello che bagnava Agilla (v ) nella bassa Etruria;e anche città posta sul fiume VIII, BS3 Cerere: la Dèmetra dei Greci, Dea delle biade e madre di Prosèrpina; sorella di Giove, di Giunone, di Nettuno, di Plutone Cesto: sorta di grande guanto fatto di strisce di cuoio in cui erano cuciti pezzi di ferro, per il pugilato V 97 Cetego: guerriero rutulo ucciso da Enea XII, 729 Chimera: mostro con testa di leone e corpo di capra, che vomitava fuoco; fu uccisa da Bellerofonte VI 422 Cibèlo: monte della Frigia, ove era venerata la Dea Cibèle madre di Giove e gran Madre degli Dei, detta anche Berecinzia dal popolo dei Berecinzii (Frigia) che avevano per lei un culto particolare. I sacerdoti di lei, Coribanti, usavano, nei riti o Misteri, cembali di bronzo; e la Dea procedeva su un carro tirato da due leoni - III, 166-70 epasstm Cicno: re dei Liguri, ammirò molto Faetonte di cui pianse lungamente la morte, onde fu tramutato in cigno (In quella stessa occasione le sorelle di Faetonte furono mutate in pioppi). Suo figlio Cupavone, duce dei Liguri alleati con Enea, porta sul cimitero penne di cigno, in memoria X, 267-85 Cidone: cretese, da Cidone città dell'isola XII 1227 Cillènio: epiteto di Mercurio che era nato sul monte Cillène,nell' Arcadia IV 364 Cimotòe: una delle Nereidi, divinità marine I, 203 Cinto: monte dell’isola di Delo IV 216 Circensi (giuochi) il ratto delle Sabine non avvenne durante i Ludi Circenses che non erano stati ancora istituiti ma durante le Consualia, feste in onore del dio Conso. Virgilio si compiaceva di simili anacronismi, per riportare a tempi remotissimi le varie istituzioni romane VIII 910-11 Cisseo: il padre di Ecuba moglie di Priamo. Ella ebbe un sogno in cui le parve di generare da una fiaccola; gli indovini predissero la nascita di un figlio (che fu Paride) che avrebbe contratto un matrimonio (e fu con Elena), che sarebbe stato incendio e rovina della sua patria VII, 460-2 e altrove Clàmide: larga sopravveste di lana, trapunta d'oro; e anche mantello di guerra o di parata III, 722 e passim Clàrio: città della Lidia, ove era un tempio d' Apollo, tra boschi di lauro III, 542 Claro: originario della Licia, fratello di Sarpedonte e di Temone X, 184 Claudio: sabino sceso a Roma dopo la cacciata dei re con 5000 clienti, fu accolto fra i patrizi col nome di Appio Claudio, formando la tribù e la gente Claudia, tanto famosa che Virgilio la fa risalire al tempo di Enea VII, 1024-47 Clelia: la celebre fanciulla che, data in ostaggio a Porsenna, fuggì attraversando a nuoto il Tevere VIII, 93233 Clizio: guerriero eolio al seguito di Enea, ucciso da Turno IX, 1117 Cloanto: duce di Scilla, amico di Enea. Da lui discenderà la famiglia dei Cluenzii I, 323 e passim Cloreo: sacerdote di Cibele e guerriero troiano XI, 1108 Cocito: vedi Acheronte Cocle: Orazio Coclite (cioè cieco di un occhio), celebre per la difesa del ponte Sublicio VIII, 930 31 Cora: fratello di Catillo giovane argivo VII, 976 e passim Corebo: figlio di Migdone, promesso sposo di Cassandra e difensore di Troia II, 510 Corineo: raccoglie le ossa di Miseno in un'urna VI, 332-37; XII, 427 Corinto: distrutta da L Mummio nel 146 a C dopo la vittoriosa conquista della Grecia VI 1211 Còrito: vedi Dardanidi III, 259 e passim Cornigera (corrente) i fiumi si rappresentavano con testa o corna di toro VII, 113 Cortina: Il timpano o caldaia che si poneva sul tripode di Delfo e dai cui suoni si traevano augurii III 136-37 Cosso: A. Cornelio Cosso vincitore dei Veienti nel 428 a C ,che riportò le seconde spoglie opime: le prime erano state riportate da Romolo VI, 1219 Creteo: amico delle Muse guerriero di Enea ucciso da Turno IX 1118 Creùsa: figlia di Priamo e di Ecuba e moglie di Enea II, 931 e passim Crustumèrio: città della Sabina VII, 918 Cupavone: duce dei Llguri al seguito di Enea X 268 Curèti: i primi abitatori leggendari di Creta III, 198 Curi: luogo della Sabina, patria di Numa Pompilio VI, 1173 Dai: popoli del Caspio - VIII, 1042 Dànae: vedi Inaco VII, 595 Dardanidi: i discendenti di Dàrdano mitico eroe italico di Còrito(l'umbra Cortona), figlio di Giove e di Elettra, emigrato in oriente. [Una genealogia dei Dardànidi si può tracciare così: da Dàrdano nasce Erittonio, da questi Troo; da Troo vengono tre figli, Ilo, Assaraco e Ganimede (vedi); da Ilo nasce Laomedonte e da questi,con altri, Priamo; da Assàraco nasce Capi e da questi Anchise] Darete: pugilatore e guerriero troiano V 523; XII, 516 Deifobo: figlio di Priamo, che aveva sposato Elena dopo la morte dI Paride VI, 708 e segg Demofonte: guerriero troiano ucciso da Camilla XI, 976 Demoleonte: guerriero vinto da Enea durante la guerra troiana V 378 Dindimo: monte della Frigia sacro a Cibèle Diomède: eroe greco, figlio di Tidèo (onde la denominazlonedi Tidide), che regnò in Argo sotto la suprema signoria di Agamennone (che risiedeva in Micène) Dionèa (madre) figlia di Dione; Venere III, 30 Diore: fratello d' Amico ucciso da Turno V 427; XII 722 Dire: le tre Furie XII, 1210 Dittèi: cretesi , da Dicte montagna dell'isola III, 260 epassim Dòlopi, Mirmidoni: popoli della Tessaglia, guidati alla guerra troiana da Achille e da Neottòlemo Pirro, suo figlio II, 9, 1148 Dònisa, Olèaro, Paro: isole delle Cicladi, Paro era famosa per i suoi marmi bianchi III, 190 91 Doriclo: nativo della regione del monte Tmaro in Epiro, marito di Beroè, V 881 Doto, Galatea: nereidi, figlie di Nereo - IX, 149 Drance: latino, capo degli ambasciatori inviati ad Enea, per chiedere la tregua, e avversario di Turno XI, 174 Driopi: abitanti della Dòride, presso il Parnaso IV, 214 Eaco: èaco, un altro figlio di Giove, re dell'isola di Egina, padre di Peleo che poi generò Achille (v ); da lui furono denominati Eàcidi i discendenti Ebalo: èbalo, figlio della ninfa Sebetide (nata dal Sebeto) e di Telone, che coi suoi Telèboi (popolo dell' Acarnania) si era stanziato nell'isola di Capri VII, 1064-73 Ebro: fiume della Tracia, oggi Maritza I, 465 e altrove Ecate: ècate, vedi Diana IV 747-48, 892-94 Ecuba: la moglie di Priamo; madre di cento figli, metà maschi e metà femmine. Ma è numero generico convenzionale; Omero nell'Iliade parla di 50 figli e 12 figlie Il 741 Egeòne: altro nome di Briareo X, 818 Egida: scudo di Giove, negro perchè suscita tempeste. Fatto con la pelle della capra Amaltèa, dal cui latte era stato nutrito Giove quando, appena nato, fu nascosto dalla madre Rea; dal vocabolo greco aix- aigòs capra, lo scudo si chiamò ègida VII, 513 Egida: la corazza di Minerva, ornata intorno di serpenti, e recante al centro la testa di Medusa, una delle tre Gòrgoni (v) VIII, 620 Elena: figlia di Giove e di Leda (moglie di Tindaro re di Sparta) e sorellastra dei gemelli Càstore e Pollùce, figli legittimi di Tindaro e di Leda Eleno: figlio di Priamo indovino come la sorella Cassandra. Caduta Troia, tra i prigionieri di Pirro, che lo condusse in Epiro insieme con Andròmaca. Quando Pirro fu ucciso da Oreste, ‘Eleno gli successe nel regno e nel possesso di Andròmaca, che fece sua moglie III, 452 e segg Elenore: fanciullo figlio della schiava Licinnia, ucciso dalle schiere di Turno IX, 785 Elettra: la ninfa amata da Giove, figlia di Atlante. Dàrdano era nato da lei. Altra liglia di Atlante era Maia che fu madre di Mercurio dal quale nacque Evandro. Cosi Evandro ed Enea erano cugini, e provenivano dal ceppo di Atlante VIII, 200 11 Elettro: lega di oro e d'argento VIII 576 Elimo: troiano al seguito di Aceste V 102 431 Elòro: fiumicello presso capo Pachino. Alla foce inonda le terre III 1030 Ematione: guerriero perito nella mischia tra Latini e Troiani IX, 822 Emilio Paolo: vincitore di Perseo re di Macedonia VI, 1208 Emonide: ministro di Febo e sacerdote di Diana X, 774 Encèlado: uno dei Giganti che tentarono di lottare con Giove,e furono da questo abbattuti: fulminato, fu sepolto sotto l'Etna III, 585 e passim Entello: pugilatore amico di Aceste V 550 Eòe: dal greco Eos: dell’ Aurora, orientali - I, 715 Epèo: vedi Troia II, 397 Epito: prode difensore di Troia II, 509 Erbèso: guerriero ucciso da Eurialo durante la strage notturna IX, 494 Ercole: il celeberrimo eroe della stirpe dorica (Eracle dei Greci). Figlio naturale di Giove e di Alcmèna, moglie di Anfitrione re di Tirinto. Perseguitato dalla gelosa Giunone strozzò, quando era ancora nella culla, due serpenti mandati da lei per ucciderlo, compiendo poi, al servizio del tiranno Euristeo, le celebri dodici fatiche. L'ultima e la più grave di queste fu la sua discesa all'Inferno, ove da Plutone ebbe il permesso di portare con sé Cerbero il tricipite custode, perché riuscisse a domarlo senza armi. Ercole lo strinse alle 3 gole e lo incatenò traendolo tuori dall'Inferno; e qui lo ricondusse dopo averlo mostrato a Euristeo. Altra sua impresa fu la spedizione contro Troia, che egli distrusse per vendicarsi del re di essa Laomedonte (v.). Dopo infinite altre vicende, fu assunto in Cielo, ove ebbe in moglie Ebe, coppiera degli Dei, e il dono dell'eterna giovinezza V 587 e passim Erebo: Una delle divinità infernali, che si intende anche per il regno stesso delle Ombre IV 746 Erètro: l'odierna Monterotondo VII, 1032 Erice: figlio di Bute e di Venere, e quindi fratello di Enea per parte di madre Pugilatore di gran forza, fu vinto e ucciso da Ercole dopo aver fondalo la città di Erice su l'omònimo monte nell' angolo nord ovest della Sicilia. Qui Enea fondò il celeberrimo tempio di Venere Ericina, di cui si ammirano ancora le imponenti rovine V 35 e passim Erìdano: fiume leggendario, che fu identificato con Rodano, Reno e poi col Po VI, 947 Erifle: sedotta dal dono di una collana d'oro indicò a Polinice il luogo ove suo marito, l'indovino Anfiarào, s'era nascosto per non andare alla guerra dei Sette contro Tebe: per ciò ella fu poi uccisa dal figlio Alcmèone VI 642 Erimante: guerriero troiano ucciso da Turno IX 1015 Erimanto: monte dell' Arcadia, ove Ercole uccise il cinghiale che lo infestava VI, 1161 Erinni: dette anche Eumenidi, in latino Furie, originariamente erano le Dee della maledizione, che perseguitavano i rei di delitti nefandi; in senso più largo sono le Dee della discordia, e ispiratrici del furore omicida. Avevano le chiome fatte di serpenti. Erano tre: Alletto, Tisifone, Megera II, 504 Ermione: figlia di Menelao re di Sparta (Lacedemone) e di Elena (figlia di Leda); era stata promessa sposa a Oreste, figlio di Agamennone III, 500 Ermo: fiume della Licia VII, 1045 Èrniche (vette): le montagne degli Ernici, ricche di ruscelli; capoluogo ne era Anagni VII 992 Esperidi: le mitiche figlie di Atlante, nel coi giardino crescevano gli alberi dalle frutta d'oro, vigilate da un drago IV, 707 Èspero: la stella della sera, cara a Venere come Lucifero, stella del mattino Etiope contrada: la terra sud occidentale dell' Africa, che toccava con un lato l’Oriente, con l'altro l'Occidente IV 702 Eumede: figlio di Dolone ucciso da Turno XII, 493 Eumelo: annunziatore dell'incendio delle navi troiane nel porto di Drepano in Sicilia V 941 Eumènidi: le Forie: vedi Erinni VI, 410 Eurialo: troiano al seguito di Enea. Vinse la gara di corsa in Sicilia. Amico di Niso, morì assieme a lui nella sortita contro il campo latino V 424 Euripilo: celebre indovino della Tessaglia, che come Calcante partecipò alla gUerra di Troia II, 173 Euristeo: vedi Ercole VIII, 427 Eurizione: arciere troiano fratello di Pandaro V 698 Euro: vento di levante Euròe: dell'Euro III, 793 Euròta: fiume del Peloponnèso, che bagna Sparta ove era vivo il culto di Diana I, 733 Evadne: moglie di Capaneo, uno dei Sette contro Tebe; si gettò sul rogo del marito, dopo che questi cadde fulminato da Giove VI, 641 Evandro: personaggio leggendario, che si diceva fosse venuto dall' Arcadia e avesse fondato la città di Pallanteo dal nome del suo avo Pallante; in quegli stessi luoghi ove poi sorse Roma. Secondo Livio, il nome di Palatinum, o mons Palatinus, deriva da Pallanteum VIII, 77 Evante: guerriero frigio ucciso da Mezenzio X, 1018 Fabrizio: Il famoso dittatore che pur essendo poverissimo non si lasciò corrompere dai doni di Pirro VI, 1216 Fado: guerriero latino ucciso da Eurialo nella strage notturna compiuta al campo nemico IX 494 Faetonte: epiteto del Sole, che vale “splendente”. Secondo una leggenda, era figlio del Sole: avendo una volta avuto dal padre il permesso di guidare il suo carro, non seppe reggerne i cavalli, e si avvicinò troppo alla Terra producendovi gravi danni; onde Giove lo fulminò precipitandolo nell'Erìdano. Le sorelle di lui, le Eliadi, lo piansero a lungo, finché furono tramutate in pioppi X, 274 Fàlere: piccole borchie metalliche, per ornamento del petto dei guerrieri, e anche del petto e della fronte dei cavalli V 445 e fjasstm Faleri: Troiano ucciso da Turno IX, 1100 Farro: mistura di cruschello e di sale che si spargeva sulla testa delle vittime prima del sacrificio II,201 Febe: l'aspetto femminino di Febo: la Luna X, 314 Fedra: figlia di Minosse e moglie di Teseo, amò Ippolito suo figliastro; da lui respinta lo accusò a Teseo, il quale chiese vendetta a Nettuno. Questo Dio, mentre Ippolito era sul cocchio lungo il mare, fece apparire un mostro, che spaventò i cavalli, sì che Ippolito fu travolto e morì. Fedra, per rimorso, si uccise VI, 642; VII, 1109 Fenèa (città) Fenèo, antica città dell' Arcadia VIII, 243 Fenice: maestro di Achille e suo compagno nella guerra troiana II, 1113 Ferònia: antica divinità italica; amata da Giove VII, 1162, Fescennini: di Fescènnia, città etrusca; come i Falischi della città di Falerio; gli abitanti di Soratte monte che domina Falerio; quelli del territorio Flavinio, sul corso del Tevere; quelli della regione del Cimino, pure presso Falerio; quelli di Capena, città tra il Soratte e il Tevere VII 1009 e segg Filottete: eroe della guerra troiana, fondatore della città di Petelia III, 603 Flegiàs: fu padre di Issione e incendiò il tempio d' Apollo in Delfo VI 891 Forbante: sotto le cui spoglle si cela il Sonno e inganna Palinuro che cade in mare e perisce V 1196 Forco: Dio marino, figlio del Mare e della Terra, fratello di Nereo V 348 Furie: vedi Erinni Galèri: berretti VII, 999 Galeso: vecchio contadino che cerca di mettere pace tra Latini e Troiani VII, 777 Gèa: nome greco della Terra; da questa e da Urano (il Cielo) nacquero i Titani; Giove li fulminò e li precipitò nell'inferno VI, 836 Gela: l'odierna città siciliana, sul fiume Gela (oggi Ghiozzo) III, 1035 Geloni: popoli della Scizia VIII, 1039 Getiche (campagne): la Tracia, abitata dai Geti, ove Marte Gradivo aveva un culto particolare III, 52 Gìa: comandante della nave <<Chimera>> della flotta di Enea I, 323 Giàro, Mìcono: due isolette vicine a Delo - III, 112-15 Giuturna: ninfa sorella di Turno; fu amata da Giove che in compenso le concesse l'immortalità XII, 199 e passim Glauco: vecchio Dio marino profetico - V 1170. Fu padre di Deifobe, la Sibilla di Cuma VI, 48 Glauco, ecc.: eroi dell’Iliade. Idèo era auriga e scudiero di Priamo VII, 691-94 Gòrgoni: le tre figlie del Dio marino Forco: Stèno, Euriale e Medusa. Avevano le chiome fatte di serpentelli, e impietrivano con lo sguardo chi le guardava. Furono uccise da Perseo VI 423 Gradivo: vedi Marte III, 51 Grinèo: appellativo di Apollo, dal bosco presso la città di Grinio, nell' Asia Minore, dove aveva un tempio IV 499 Iadi: figlie di Atlante, una costellazione della testa del Toro. Erano foriere di mal tempo I, 1094 Iàpige: vento di nord est che spira dalla Iapigia (penisola salentina) - XI, 353 Iàsio: fratello di Dàrdano: vedi Dardanidi III, 255 Ida: il monte che sovrasta Troia III, 168 e passim Ida: monte dell'isola di Creta ove Giove fu generato da Cibèle III, 157 Idàlio: monte dell'isola di Cipro, sacra a Venere I, 998 Idèo: attributo troiano di Giove, perché venerato sul montelda (Asia Minore) e perché nato e allevato sul monte Ida in Creta; l'epiteto è attribuito anche a Cibele VII, 196 Ideo: auriga di Priamo: è un'ombra che Enea incontra nell'Inferno VI, 694 Idmone: araldo di Turno - XII, 108 Idomeneo: re di Creta, che prese parte alla guerra Troiana. Tornato in patria, ne fu cacciato per aver sparso il sangue del suo figliuolo in un sacrificiio agli Dei. Virgilio lo dice littio, da Lictos, città dell'isola di Creta - III, 182 e 600 Ifito: troiano compagna di Enea II, 643 Ilia: sacerdotessa di stirpe ilia, cioè troiana, e della tamiglia reale; figlia di Numitore, re spodestato del fratello Amulio. Virgilio in ciò segue Ennio, che fa Ilia la madre dei due gemelli, non Rea Silvia (la quale sarebbe invece stata amata da Ercole generando Aventino) I, 396 Ilioneo: ambasciatore di Enea inviato a Latino I, 175 epasstm Ilo: figlio di Troo, ombra che Enea incontra nei Campi Elisi VI, 933 Inàchia: epiteto di Argo, da Inaco suo fondatore VII, 408 Inaco: il fondatore di Argo (o di Micène; le due città sono spesso scambiate dai poeti). Suo discendente fu Acrisia, padre di Danae, la quale, secondo una tradizione, approdò in Italia, vi sposò il re Pilumno fondatore e re di Ardea e antenato di Turno. E’ rappresentato da Virgillo come Dio fluviale, e perciò in atto di versare acqua da un’anfora VII,1149- 50 Infula: ornamento del capo di sacerdoti e di vestali, e segno di consacrazione e di inviolabilità. Era una benda di lana avvolta largamente intorno alla fronte, o a foggia di diadema, bianca e scarlatta. Era tenuta ferma mediante la vitta, i capi della quale pendevano in giù da ambo le parti III, 121; X 776 Io: figlia di Inaco, era stata amata da Giove; Giunone per vendetta la mutò in mucca e le diede a guardia Argo, mostro dai cento occhi VII, 1146 50 Ipani: difensore di Troia II, 509 Ipocoonte: famoso arciere figlio di Irtaco V, 695 Ippolita: una delle Amazoni, come Pentesilèa, sua sorella; entrambe figlie di Marte XI, 955 Ircàne: dell'Ircània, regione asiatica presso il Caspio IV 531 Ismària: la Tracia, dal monte Ismaro X, 508 Issione: re dei Làpiti in Tessaglia. Offese Giunone durante un banchetto organizzato da Giove - VI, 867 Italo: eroe epònimo degli Itali come Sabino, che fu re mitico dei Sabini VII, 255 Lade: fratello di Glauco, figlio del licio Imbraso, fu ucciso da Turno XII, 489 Laerte: il padre di Ulisse III, 413 Lago: guerriero ucciso da Pallante X, 550 Làmiro - Lamo - Serrano: guerrieri al seguito di Turno uccisi da Niso dopo la sua sortita notturna al campo Latino IX, 480 Laocoonte: fratello di Anchise e sacerdote di Nettuno II 65-67, 303-340. Laodamia: moglie di Protesilao. Ucciso questo da Ettore sotto Troia, ottenne di evocarne l'ombra, che poi seguì nell'Inferno VI, 641 Laomedonte: re di Troia. Nettuno e Apollo costruirono per lui la cittadella, Pèrgamo, ma egli negò loro la pattuita mercede; onde Nettuno espose la figlia di lui Esìone a un mostro marino. Egli chiese allora il soccorso di Ercole, promettendogli i cavalli avuti da Giove in cambio del rapito Ganimede; ed Ercole uccise il mostro. Ma egli mancò ancora alla parola data, onde Ercole se ne andò minacciando guerra. E guerra fece poco dopo, in unione con Peleo, Telamone e altri eroi greci; la città fu presa, e Laomedonte fu ucciso con tutti i suoi figli tranne Priamo, che ricostruì e fece rifiorire la città IV 794 e passim Làpiti: Issione re dei Làpiti e suo figlio Piritòo; il primo osò oltraggiare Giunone; il secondo tentò con Teseo di rapire Prosèrpina dall'Inferno. Il popolo dei Làpiti fu sterminato dai Centauri, per opera di Marte, sdegnato perchè non era stato invitato alle nozze di Piritòo (v.), loro re, con Ippodamia VI, 867; VII 436-37 Laride: eroe caduto nella mischia tra Troiani e Latini. Era fratello di Timbro X 563 Larissèo: di Larissa, città della Tessaglia; della regione era re Achille II 301 e passim Latino: figlio di Fauno e di Marica ninfa Laurente, re del Lazio VII, 63 e passim Latona: donna amata da Giove, da cui generò Apollo e Diana nell'isola di Delo ai piedi del monte Cinto I, 739 e passim Laurento: città sede del re del Lazio, Latino, al tempo dell'arrivo di Enea in Italia: sorgeva a sud delle foci del Tevere VI, 1290 e passim Làuso: il figlio di Mezènzio, giovinetto eroe immolàtosi per salvare la vita del padre VII, 94648; X, 1145 1217 Lavinia: figlia di Latino re del Lazio, sposa ad Enea dopo la morte di Turno I, 387 e passim Lavinio: città del Lazio fondata da Enea, dal nome di Lavinia, figlia di Latino, re del Lazio, da lui presa in moglie dopo il suo vittorioso duello con Turno I, 387 e passim Lebèti (dodonèi): lebèti, cioè grandi bacini di bronzo per acqua, simili a quelli che si sospendevano alla querce del tempio di Giove in Dodona (Epiro), ov' era un celebre oracolo. Dai suoni che essi, percossi, rendevano, si traevano i vaticinii III, 697 Lèlegi: popoli dell' Asia Minore VIII, 1040 Lemnèo (padre): Vulcano, molto venerato nell'isola di Lemno VIII, 647 Lenèo (onor): il vino. Lenèo era uno degli epiteti di Bacco IV 300 Lerna: palude dell' Argòlide, ove viveva un'idra dalle molte teste, che fu uccisa da Ercole VI, 417-18; VI, 1156; VIII, 438 Lete: fiume dell'Eliso, che infondeva l'oblio, come lo Stige, fiume dell' Antinferno VI, 1010-13 Leucaspi: personaggio che Enea incontra nell'Inferno VI,484 Leucàte: promontorio scoglioso dell'isola di Lèucade, oggi Santa Maura Libero: il nome italico di Bacco VI, 1157 Lica: guerriero latino ucciso da Enea X, 812 Licaone: nato a Cnosso (Creta), si segnalò come artefice IX, 437 Lici: popolo dell' Asia Minore, che partecipò alla difesa di Troia, sotto la guida di Oronte I, 166 Licie (sorti) gli oracoli di Apollo nella città di Pàtara, nella Licia IV 511 Licinia: schiava, madre di Elenore che essa inviò alla guerra Troiana IX, 786 Licurgo: antico re di Tracia, che si era opposto violentemente (immite) all'introduzione del culto di Bacco onde fu punito con la pazzia e con la morte - III, 22 Lidio: della Lidia (Asia Minore). È in Virgilio epiteto del Tevere in quanto attraversa l’Etruria, abitata da Lidii. Lièo: uno dei nomi di Bacco (il greco Diòniso), Dio del vino I 1006; IV 91 Ligere: fratello di Lucago ucciso da Enea X, 835 Liguri: avevano fama di astuti e fallaci X, 269; XI, 1012 Lilibèe (secche) i bassifondi presso il capo Lilibèo, ove sorge Marsala III, 1040 Limo: veste attraversata da una striscia obliqua di porpora che copriva il corpo dei sacerdoti dai fianchi fino a terra XII, 174 Linceo: guerriero Troiano ucciso sullo spalto dell'accampamento di Turno IX, 1109 Lituo quirinale: la verga ricurva usata dagli àuguri, e che usò anche Romolo (Quirino) nel fondare Roma VII, 268 Lucago: fratello di Ligere, ucciso da Enea - X, 834 Lupercale: grotta del Palatino ove è fama che la lupa allattasse Romolo e Remo. Era cosi chiamata perché dedicata a Lupercus, deità pastorale degli antichi Italici, che fu poi identificata con Pan Licèo. Dio arcadico, cioè della stessa regione da cui proveniva Evandro, e con Fàuno. Popolari erano in Roma le feste Lupercalia, che si celebravano in febbraio VIII, 498-500 Luperci: i sacerdoti di lupercus, che nelle feste lupercali correvano ignudi Macaone: capo greco, entrò in Troia nascosto nel cavallo di legno II, 396 Mago: guerriero latino ucciso da Enea X, 752 Maia: figlia di Atlante che fu amata da Giove, e ne ebbe il figlio Mercurio, messaggero degli Dei. Vedi Elettra - I, 432; VIII, 205 Malèa: promontorio meridionale del Peloponneso, molto temuto dai naviganti V, 278 Mani: le anime dei morti, purificate e glorificate, diventavano spiriti immortali col nome di Manes, che significa tanto le anime dei morti quanto gli Dei degli Inferi: le lapidi mortuarie si intestavano Dis Manibus - III, 95 e passim Manlio: Tito Manlio Capitolino, che, dopo la sconfitta dei Romani su l' Allia, difese il Campidoglio contro i Galli VIII, 934-942 Marcello: M. Claudio Marcello, vincitore dei Galli Insùbri, di cui uccise il duce Viridomaro, consacrandone poi le spoglie a Ouirino (222 a C), e che più tardi fiaccò per il primo la superiorità dei Cartaglnesi nell'ltalia meridionale e in Sicilia; riportò le terze spoglie opime (vedi Cosso). Il Marcello ricordato da Virgilio nei vv 1241-75 del libro VI è un altro M. Claudio Marcello, figlio di Ottavia sorella d' Augusto, il quale lo aveva adottato successore nell'Impero; giovine di mirabili speranze, morto nel 23 a C , appena diciannovenne. La sua morte fu un lutto pubblico VI, 1233-40 e 1241-75 Marìca: ninfa incantatrice, che era venerata presso Minturno VII, 65 Marpèsia: del monte Màrpeso, nell'isola di Paro VI 674 Marrùvia (gente): i Marsi, il cui capoluogo era Marruvio, e che obbedivano al re Archippo VII 1087 Massico: capo etrusco X, 240 Massico terreno: regione vitifera della Campania, ai piedi del Mons Massicus, oggi Marso VII, 1052 Mavorte: vedi Marte XII, 253 Medonte: ombra che Enea incontra nell'inferno VI, 691 Megarico (golto) il golfo di Augusta ove sorgeva la città di Megara III, 1018 Megèra: una delle tre Furie II, 1214 Mèlite: una delle Nerèidi V 1173 Mèmnone: figlio di Titone e dell' Aurora, che guidò dall'oriente gli Etiopi in aiuto dei Troiani; fu ucciso da Achille I, 719 e llassim Meneste: fratello di Acmon Lirnesio X, 187 Meone: figlio di Forco, ucciso da Enea X, 486 Meònia: nome antico della Lidia X, 205 e llassim Merope: guerriero Troiano abbattuto da Turno IX, 1015 Messàpo: capo delle genti dell'Etruria meridionale, alleato dei latini; personaggio probabilmente d'invenzione virgiliana VII, 1003 e segg e passim Metisco: auriga di Turno XII, 660 Metto Fufèzio: dittatore degli Albani, il quale, avendo tradito i Romani alleati, fu per ordine di Tullo Ostilio attaccato a due quadrighe che furono lanciate in sensi opposti VIII,919-24 Mezènzio: re della bassa Etruria, padre di Làuso; risiedeva nella città di Agilla oggi Cervèteri VII, 945; VIII 686e segg ; X, 1001 e segg Micène: capitale del regno omonimo, nella Grecia meridionale, sede di Agamènnone, assoggettata con tutta la Grecia dai Romani nel 146 a C - I, 414 e passim Minosse: giudice dell inferno e fratello di Radamanto VI, 621 Miseno: trombettiere di Enea III, 363 Mnesteo: amico di Enea, comandante della “Pristi". Da lui prese nome la “gens” Memmia VI 414 e passim Monèco: oggi Monaco presso Nizza, donde Cesare mosse contro Pompeo (suo genero, avendo sposato Giulia figlia di Cesare) VI, 1196 Monte Severo: località della Sabina, come Tètrica, Fòruli, Caspèria; della Sabina erano pure il fiume Imella e il Farfa VII, 1035 Mòrini: popoli della Gallia VIII, 1041 Mummio (L. Acaico): distruttore di Corinto VI, 1205 Murrano: guerriero ucciso da Enea - XII, 752 Muse: figlie di Giove e di Mnemòsine, Dee del canto; era sacro a loro un bosco del monte Elicona nella Beozia, e il monte Parnaso nella Fòcide. Erano nove: Clio, musa della poesia e della storia, Calliope (dalla bella voce) dell'elegia; Urania della poesia astronomica e didascalica; Melpomene, della tragedia; Talìa, della commedia; Tersicore, della danza; Erato, della poesia amorosa; Euterpe, della lirica; Polimnia, dell'inno religioso Musèo: cantore ateniese, contemporaneo di Orfeo VI, 958 Mutusca: forse l'odierno Monteleone Sabina VII, 1032 Nar: l'odierno Nera, affluente del Tevere, dalle acque sulfuree e biancastre VII 750 Nariziani: vedi Locrii Naute: vecchio troiano dotato di virtù profetiche V 996 Nealce Salio: guerriero che si distingue tra Troiani e Latini X, 1091 Neottòlemo (Pirro): figlio di Achille, entrò in Troia nascosto nel cavallo di legno II, 395 Nerèo: vecchio Dio marino figlio del Ponto (il Mare) e di Gea (la Terra), padre delle Nereidi ninfe del mare fra le quali Tètide, la madre di Achille che ottenne da Vulcano le armi per il figlio II, 618 e passim Nersa: città ignota degli Equi, sull'Aniene VII, 1080 Nettùnia: di Nettuno. E’ epiteto della città di Troia II, 921 e passim Nisa: monte e città dell'India, ove Bacco fu allevato e d'onde mosse a percorrere la Terra su un cocchlo a cui erano aggiogate due tigri VI, 1159 Nisèa: una Nereide, come Spio, Cimòdoce e Talia V 1174 Niso: figlio della ninfa cacciatrice Ida e di Irtaco. Comandante delle sentinelle troiane ed amico di Eurialo V 423; IX, 252 Nòmadi: i Nùmidi VIII 1038 Nomento: l'odierna Mentana VII, 1033 Noto: vento di sud (vedi Austro) Nubigeni: i Centauri, Ileo e Folo, nati da Issione e da una Nuvola VII, 979 Numa (Pompilio) nativo di Curi, re e sacerdote Romano VI 1163 Numano (Remulo) sposo della sorella minore di Turno fu ucciso da un dardo scagliato da Iulo che si meritò le lodi di Apollo IX 853 Numico: piccolo fiume laziale tra il territorio laurente e la foce del Tevere VII 203-04 e passim Numitore: re albano VI 1106 Numitore: fratello di Meone e di Alcanore figli di Forco X 494 Ocno figlio della protetessa Ma{7to e del Tevere letiuScO fiume); tondò la città che dal nome della madre si disse Ma{7lova Virgilio vuoI tar credere che questa fosse la capitaledi una confederazione di dodici città etrusche, ma tale qualità spetta forse a Felsi{7a IBologna) Le tre stirpi sarebberol Greci, gli Umbri e gli Etruschi X, 287 e segg Omole, Otri: (òmole) montagne della Tessaglia VII, 981 Onite: figlio di Echione e di Peridia ucciso da Enea XII, 730 Orco: per i Romani (anche Dite), e Ade per i Greci, sono gli Dei delle ombre: si intendono anche per il regno stesso - II, 587 e passim Orèadi: ninfe delle montagne, seguaci di Diana I, 735 epassim Oricalco: metallo prezioso di natura ignota (platino?) XII 128 Orione: cacciatore di statura gigantesca, figlio di Nettuno. Ucciso da Diana, fu tramutato In costellazione, la quale, nascendo a mezzo dell'estate e tramontando al principio dell'inverno fu creduta foriera di venti e tempeste I, 787; III, 770 e passim Orizia: moglie del vento Bòrea, che soggiornava nella Tracia, famosa per i suoi cavalli - XII 120 Ornito: Etrusco ucciso da Camilla mentre fuggiva XI, 980 Oronte: comandante dei Lici, amico e alleato di Enea I,166; VI, 485 Orse: le due Orse, maggiore e minore, ciascuna di sette stelle (in figura di carri), onde il nome di Septemtriones I,1094; III, 769 Ortigia: nome antico di Delo III 187 e 219 Pactòlo: fiume della Lidia, che aveva le arene ricche d' oro X, 207 Pafo: Città dell'isola di Cipro, ove Venere aveva sede e tempio I, 610 e passim Palamède: figlio di Nauplio re dell'Eubea e discendente di Belo, scoprì la frode di Ulisse (che si era finto pazzo per non andare alla guerra troiana); di qui l’odio di Ulisse che nascose nella tenda di Palamède una finta lettera di Priamo con una somma di denaro quale prezzo del tradimento; Palamede fu condannato a morte II 126 Palemòne: aveva nome Melicerte, ed era figlio della moglie di Atamante, Ino. Quando questa, perseguitata dal marito, si gettò in mare, anche Melicerte la seguì; furono onorati entrambi come divinita marine, Melicerte col nome di Palemòne, Ino col nome di Leucotèa - V 1170 Palico: eroe locale della regione dell'Etna; l'ara sua è detta mite perchè a Palico non si sacrificavano vittime umane IX, 843 Palinuro: il pilota di Enea III, 307, 764; V 19 e 1194-1237; VI, 489-554 Pallàdio: statua di pallade Minerva, armata di elmo, asta e scudo, che si diceva caduta dal cielo; era credenza troiana che la città sarebbe stata sicura fin tanto che la sacra statua rimanesse sulla rocca II, 247-50 e passim Pallante: figlio del re Evandro, alleato di Enea, fu ucciso da Turno VIII, 155 e segg e passim Pallantèo: vedi Evandro Pàndaro: celebre arciere che, avendo colpito con una freccia Menelao, duellante con Paride per risolvere la contesa troiana, fece sì che la guerra si riaccendesse V 699 - Un altro Pàndaro, fratello di Bizia, combatte con Turno, e ne è ucciso, nella battaglia del libro IX (971 e segg.) Panope: amico di Aceste V 431 Panopèa: una delle Nerèidi, le cinquanta figlie di Nereo e di Dòride V, 348 e 1173 Pantagia: l'odierno fiumicello Porcari, in Sicilla presso Lentini III, 1017 Panto: tiglio di Otri e sacerdote di Febo II, 476 Partenopeo: uno dei sette contro Tebe VI 686 Patrono: nato in Acarnania (Epiro), era al seguito di Enea V 429 Pelia: troiano amico di Enea e difensore di Troia II, 643 Pelopèe: costruite da Pèlope (figlio di Tantalo), emigrato dall' Asia nella penisola greca che fu da lui chiamata Peloponneso. E’ epiteto attribuito alle città di Argo e di Micène II, 295 Pelòro: lo stretto di Messina ove è il capo Pelòro III, 617 Penati: gli Dei domestici detti anche Dei Lari. Era loro santuario il focolare domestico destinato ai riti religiosi come alla preparazione del pasto. Peneleo: greco uccisore di Corebo, sposo promesso di Cassandra II 628 Pentèo: re di Tebe. Per essersi opposto all'introduzione del culto di Bacco, ne fu punito con la pazzia. Euripide nelle Baccanti lo rappresenta in preda a furioso delirio per il quale crede di vedere due Soli "ed una doppia Tebe" IV,686-87 Pentesilèa: vedi Amàzoni I, 721 Peònie: di Peone, medico degli Dei, più tardi identificato con Apollo VII, 1114-15 Pergamo: la rocca (cittadella) di Troia II, 823 e passim Perifante: greco amico di Pirro II, 702 Perifante: figlio di Epito, il maestro d'armi di Ascanio V, 769 Petèlia: città del Bruzzio (Calabria) fondata da Filottète, cacciato da Melibèa (Tessaglia) sua patria, dopo il suo ritorno dalla guerra troiana III, 6024 Pico: Dio della fecondità dei campi, mentre Saturno, suo padre, è il Dio delle sementi. Fu tramutato in picchio dalla maga Circe - VII, 67 e 270 Pilumno: vedi Inaco - IX, 4 e passim Piracmon: ciclope che presta la sua opera nell'officina di Vulcano VIII, 605 Pirgo: nutrice dei figli di Priamo V, 915 Piritoo: assieme a Teseo scese all'inferno per tentare il rapimento di Prosérpina VI, 566 Pirro: vedi Dòlopi II, 692 e passim Pisa: era stata fondata in Etruria da coloni greci dell'omonima città, posta sul fiume Alfèo - X 259-60 Pistrice: mostro marino III, 64 Plemirio: l'odierno promontorio di Gigante, all'entrata del golfo di Siracusa; è fortemente battuto dal mare (ondoso) III,1022 Plutone: il re dell'Inferno, fratello di Giove, chiamato anche Dite, Orco ecc. Polidoro: uno dei figli di Priamo affidato all'educazione del re di Tracia che l’uccise per le sue ricchezze quando cadde Troia. Polifete: ministro di Cerere VI 692 Pollùce: figlio di Giove e di Leda, e perciò immortale, cedette la metà dell'immortalità propria al fratello Càstore che era mortale essendo stato generato da Tindaro. Per ciò essi passavano alternatamente un giorno sulla terra e un giorno nell'Olimpo. Sono entrambi detti Diòscuri (figlio di Giove) VI, 175 Portùno: Dio marino che spingeva in porto le navi V 350 Potizio: ordinatore delle feste Erculee presso Evandro VilI 392 Procri: moglie di Cèfalo, fu da lui uccisa inavvertitamente, mentre di nascosto ella lo seguiva durante una caccia VI 639 Pròteo: Dio marino dell’isola di Faro (Egitto) Quirino: è il Marte sabino, Dio della tribù sabina stabilitasi sul monte Quirinale; nella fusione di questa con la tribù dei Ramni fu identificato con Romolo, eroe epònimo dei Romani - I, 424 Quiriti, o Curiti: gli abitanti della Sabina Curi VII, 1031 Radamanto: mitico re di Creta; era fratello di Minosse e risiedeva in Cnosso VI, 815 Ramnete: re e indovino grato a Turno, ucciso da Niso IX, 465 Rea: secondo una leggenda, Ercole, rapiti gli armenti a Gerione (vedi Ercole), si recò in Italia presso il re Evandro ed ivi ebbe il figlio Aventino da Rea Silvia. Romolo e Remo, quindi, non nacquero da costei, ma da un'altra principessa troiana, Ilia; cosi Virgilio ritenne, seguendo Ennio VII, 960 Remo: capo al seguito di Turno, ucciso da Niso Reso: guerriero troiano, a cui Diomede e Ulisse rapirono, mentre dormiva, i cavalli; secondo un oracolo, Troia non sarebbe stata presa se questi avessero gustato i pascoli di Troia e bevuto l'acqua dello Scamandro (Xanto) - I, 691-96 Retea: del promontorio Retèo: per troiana - VI, 724 e passim Retèo: promontorio della Troade sull'Ellesponto Reto: guerriero ucciso da Eurialo nella sortita notturna assieme all'amico IX, 494 Rifeo: troiano amico di Enea II, 508 Romolo (Marzio): figlio di Ilia, della stirpe di Assaraco e di Marte; re di Roma VI 1119 Romulidi... Curiti: i primi discendenti di Romolo, i secondi provenienti da Curi, città sabina - VIII, 912 Rosolani campi: in quel di Rieti VII, 1034 Sabèi: provenienti dall Arabia Sabèa (Yemen), ritenuta ricchissima di metalli preziosi, di avorio e di aromi I, 613 Sace: guerriero rutulo XII, 928 Sacrani: popoli di Ardea VII, 1155 Sacratore (Idaspe): guerriero ucciso da Cedico X, 1084 Sagaride: domestico di Mnesteo V 382 Sàguli: mantelli listati con strisce di metallo colorato VilI 945 Sàlii: i dodici sacerdoti di Marte istituiti da Numa. Avevano come loro distintivo gli scudi sacri (ancilia) che percuotevano con lance e mazze, danzando e cantando inni. Virgilio fa risalire la loro istituzione a Evandro VII, 416 e passim Salio: nativo di Tegea, città dell' Arcadia, al seguito di Enea V 429 Salmòneo: re dell'Elide, che pretendeva onori divini, e imitava Giove e i suoi tuoni VI, 842-57 Sarpedonte: o Sarpèdane, eroe licio, figlio di Giove e di Europa, e fratello di Minosse e di Radamanto, I, 142; X, 678 Saticulani: di Saticula, città sui monti tra Campania e Sannio - VII, 1058 Sàtura (palude) nelle paludi Pontine, - VII, 1165 Saturnia: vedi Giunone Saturno: uno dei più antichi Dei nazionali d'Italia, detta perciò Saturnia. Era il protettore e il fondatore dell'agricoltura italica; fu più tardi identificato con Crono dio greco, padre di Giove, e si favoleggiò che, privato da Giove del regno, andò peregrinando, finchè giunse in Italia, nel Lazio, ove si nascose (latuit, onde il nome Latium) - I, 839 e passim Scamandro: vedi Xanto Scèa: denominazione della porta occidentale di Troia - II,904; III, 529 Scilla: figlia di Nettuno; bellissima fanciulla, fu amata da Glauco, Dio marino, a cui ella si rifiutò. Egli allora si rivolse a Circe e questa, mentre la fanciulla si tuffava nel mare, la trasformò in un mostro con sei teste e dodici zampe, che si fermò su uno scoglio dello stretto di Messina, presso la costa calabrese I, 289; III, 631 Selinunte: città morta, presso Castelvetrano; di essa sono ancora visibili le grandiose rovine III, 1040 Seresto: uno dei capi troiani IV 414; IX, 245 Sergesto: compagno di Enea e comandante della nave Centauro. Da lui uscì la casa Sergia I, 751 e passim Serrano: C Attilio Serrano, duce nella prima guerra punica,che stava arando quando gli annunziarono la sua elezione a console (257 aC) VI, 1217 Serrasti: popolazione delle terre irrigate dal Sarno VII, 1070 Sicanio (seno): il golfo di Siracusa III, 1022 Sidicine: presso Teano - VII, 1055 Sigèo, -a: il mare intorno al promontorio Sigeo, sulla costa troiana verso l'Ellesponto e il mar Egeo II, 467 e passim Silvano: divinità italica dei boschi e, per l'affinità che ha con Fauno, anche degli armenti VIII, 860 Silvia: custode degli armenti del re Latino, era figlia di Tirro VII 706 Silvio: figlio di Enea e di Lavinia, cosi chiamato perchè nato nelle selve. Fondò Alba Lunga, che fu poi regnata da Proca, Capi, Numitore, Silvio, Enea VI, 1100-02 Simoènta: fiumicello della Tròade, affluente dello Scamandro I, 143 e passim Sinone: greco prigioniero dei Troiani. Col suo falso racconto contribuì a persuadere i Troiani a introdurre il cavallo di legno nella città Sirio: la costellazlone della canicola, che sorge al principio di luglio III, 216 Sonno: Dio benefico, fratello gemello di Tànato, Dio della morte; loro parenti erano i Sogni, che secondo Omero abitavano di la dall'Oceano, in una dimora con due porte, una di corno, l'altra d'avorio; da questa, essendo l'avorio un corpo opaco,uscivano i sogni falsi e ambigui; da quella, essendo il corno trasparente, i sogni veri e di facile esplicazione VI, 1286 Soratte: monte a nord di Roma. Vi si venerava il dio Sorano,identificato poi con Apollo Per sacrificare a lui, i sacerdoti camminavano a piedi nudi su carboni accesi - XI, 1131 Sterope: ciclope dell'officina di Vulcano VIII, 605 Stigio (Giove): Plutone, il Dio della regione sotterranea dei morti Strimònie: del fiume strimone (oggi Struma), nella Tracia X, 385; XI, 837 Stròfadi: vedi Arpie Sulmone: cavaliere al seguito di Volcente ucciso da Niso IX, 594 Taburno: monte del Sannio (Campania) XII, 1015 Tago: cavaliere al seguito di Volcente ucciso da Niso IX 602 Tapso: l'odierna penisoletta di Bagnoli III, 1017 Taranto: detta erculea perché si riteneva fondata da Taras, figlio di Ercole III, 820-21 Tarconte: comandante delle forze etrusche VIII, 717 Tarpea: amazzone amica di Camilla XI, 948 Tarpea: il mons Tarpeius, nome originario del Campidoglio, dal nome della giovine Tarpeia, che, secondo la leggenda, consegnò le chiavi della rocca al re sabino Tito Tazio VIII, 5035 Tarquito: figlio di Fauro e della ninfa Driope, ucciso da Enea X, 797 Tàrtaro: la regione sotterranea del morti in genere, e in particolare la parte di essa ove sono puniti i rei di colpe nefande VI, 789 e segg e passim Tazio (Tito) re dei Sabini VIII, 913 Temone: originario della Licia, fratello di Claro e di Sarpedonte, guerriero al seguito di Enea X, 184 Termodonte: fiume della Cappadocia ove dimoravano le Amazoni XI, 953 Terra (madre) la Terra era madre dei Titani e dei Giganti (Cèo era un titano, Encèlado un gigante): la Terra, per vendicarsi dell'uccisione di questi fatta da Giove col fulmine, procreò la Fama IV 256-58 Tersiloco: ombra che Enea incontra nell'Inferno VI, 691 Teseo: eroe ateniese che si recò a Creta e vi uccise il Minotauro, con l'aiuto di Arianna e di Dèdalo. Scese anche all'Inferno insieme con Piritòo, suo amico, col quale tentò di rapire Prosèrpina VI, 1878 e passim Tessandro: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo di legno introdotto in Troia II, 394 Teti o Tetide: la figlia di Nereo, madre di Achille V 1172 Tiade: Baccante o Mènade. Nelle feste triennali di Bacco in Tebe venivano tratti fuori dal tempio gli arredi sacri e portati in processione sul vicino monte Citerone; ivi accorrevano le Baccanti a celebrare l'orgia (cerimonia sacra in onore del Dio) IV, 435-39 Tiberino: il Dio del fiume Tevere VIII, 47 e segg, e passim Tiburte: fratello di Catillo e di Cora, nipoti tutti di Anfiarao(llno dei sette cadllti sotto Tebe), che, venuti in ltalia, vi londarono Fibur (Tivoli) - VII, 976 e segg Tidèo, Partenopeo, Adrasto: tre dei sette eroi che mossero contro Tebe; gli altri furono Polinice, Capanèo, Ippomedonte, Anfiarào; vi morirono tutti, tranne Adrasto, che restò pallido per tutta la vita, a causa dell'immensa strage che aveva veduto in quella guerra - VI, 685-87 Tidìde: vedi Diomede Tifei (fulmini): i fulmini con cui Giove colpi Tifèo (o Tifone), uno dei Titani che gli avevano mosso guerra per detronizzarlo; secondo una tradizione rimase sepolto sotto il monte dell'Isola di Ischia I, 975 Timàvo: fiume veneto formato da sette sorgenti, che si getta nell' Adriatico tra Aquileia e Trieste, prorompendovi impetuoso I, 356 Timbrèo: una delle denominazioni di Apollo, dalla valle di Timbra presso Troia, ove era un famoso tempio al Dio III, 126 Timbro: fratello di Laride, morto in battaglia ucciso da Pallante X, 563 Timete: fu il primo ad avvistare il cavallo di legno abbandonato sul lido dai Greci II, 51 - Timete Icetonio fu guerriero al seguito di Enea X, 181 Tirinzio: vedi Ercole VII, 961 Tirro: pastore dei reali armenti e guardia delle regie campagne di Latino VII, 703 Tisifone: vedi Erinni VI, 801 e passim Titole: figlio di Laomedonte (vedi Nettunia) fu per la sua bellezza rapito dall'Aurora, che chiese per lui l'immortalità, ma non l'eterna giovinezza; onde egli invecchiò, finché rimase di lui soltanto la voce. L' Aurora chiese a Vulcano le armi per il loro figlio Mèmnone (v.) IV 856 e passim Toante: guerriero greco nascosto nel ventre del cavallo di legno introdotto in Troia II, 395 Toante: guerriero troiano ucciso da Aleso X, 597 Tolunnio: àugure latino XI, 620; XII, 369 Torquàto: fece uccidere nel 340 a C il figlio perché si era battuto con un nemico, nonostante il suo divieto VI, 1187 Tràbea: corto mantello rosso dei re e degli àuguri VII,267 e 800: XI 484 Triclinio: tre divani, disposti ciascuno davanti a un lato della mensa; il quarto lato era lasciato libero perché i servi potessero offrire le portate. Il divano centrale era riservato ai commensall più ragguardevoli I, 1023; IV 126 Tricorpore (mostro): Gerione, mitico re di Spagna, che aveva tre teste e sei braccia; possedeva un armento di buoi che egli pasceva di carne umana. Ercole lo uccise, e si portò via l'armento. Tritone: divinita marina, figlio di Nettuno e di Anfitrite, col corpo terminante in forma di pesce, e col petto e le zampe anteriori come di cavallo. Gli era attribuita una conchiglia marina (concha) in cui egli soffiava producendo un fragore che sollevava le tempeste e le placava I, 207 e passim Tritònia: uno degli epiteti di Minerva, da Tritone, nome di un fiume di Beozia e di un fiume di Tessaglia (oltre che di un lago della Cirenaica); in questi tre luoghi si asseriva fosse nata la Dea II 258 Trivia: vedi Diana Troia ed Ecalia: Ercole distrusse Troia per vendicarsi del re Laomedonte, che mancò alla promessa di dargli in moglie Esìone sua figlia. Distrusse Ecàlia per un motivo eguale, avendo il suo re Eurito rifiutata a lui la figlia Iole, già promessagli VIII, 425 Tròilo: giovanissimo figlio di Priamo, ucciso da Achille I, 698 Tulla: amazone compagna di Camilla XI 948 Turno: re dei Rùtuli, figlio di Dàuno e della ninfa Venilia; fratello di Giuturna. Capitale del suo regno era Àrdea VII, 78 e passim Ucalegonte: uno dei seniori di Troia II, 466 Ufente: fiume che attraversa le paludi Pontine sboccando a Terracina VII, 1079 Umbrone: sacerdote e medico inviato da Archippo in aiuto ai Latini VII, 1090 Velini: abitanti di Velia, nella Magna Grecia, in Lucania, che avevano trucidato il naufrago Palinuro VI, 529 Velino: il fiume che affluisce nel Nera formando la cascata delle Marmore (presso Terni) VII, 950 Venilia: ninfa laziale, madre di Turno X, 111 Vènulo: ambasciatore dei Latini a Diomede VIII, 13; XI,346 Vesta: figlia di Rea e di Saturno, e quindi sorella di Giove e di Giunone; la verginale Dea protettrice del focolare domestico e del focolare dello Stato Vèsulo: l' odierno Monviso X, 1029 Virbio: figlio di Ippolito (vedi Fedra) e della ninfa Aricia VII, 1102 e segg Volcente: capo di trecento cavalieri latini in aiuto a Turno IX, 535 Voluso: comandante delle schiere dei Volsci XI, 670 Xanto: altro nome dello Scamandro, uno dei due fiumicelli della Tròade I, 696 Zèfiro: vento di ponente, che porta tempeste I, 190 e passim

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28 giugno 1914
A Sarajevo, l'erede al trono asburgico, l'Arciduca FRANCESCO FERDINANDO, venne assassinato da uno studente nazionalista. La Russia voleva evitare un'avanzata austriaca nei Balcani e decise di schierarsi in difesa della Serbia. La guerra segnò' la fine decisiva della dinastia dei ROMANOV. Da tempo (dal 1905) l'impero zarista era attraversato da una grave crisi che nella guerra conobbe il suo atto finale. nell'ottobre del 1917,

1914-1916 Già le prime fasi del conflitto mostrarono l'inadeguatezza dell'esercito russo, che combatteva con ardore, ma con armi scarse e inefficienti . I costi umani che la guerra nel corso dei mesi imponeva alla Russia diventarono ben presto insostenibili. L'esercito russo sacrificò al suo ardore quasi 5 milioni fra morti e feriti. Il coraggio era inutile di fronte alla troppa disorganizzazione. In patria la situazione già critica con la guerra si fece insostenibile. Ben presto cominciarono a mancare alimenti…