Passa ai contenuti principali

Alletto e Amata

Nata da Acheronte e dalla Notte il suo nome non ha ancora oggi un'etimologia univoca. Probabilmente significa "colei che non riposa", "colei che non dà requie", ma alcuni interpreti propendono per "l'indicibile", "colei il cui nome non può essere pronunciato".
Secondo la genealogia classica, Aletto e le altre Erinni nacquero invece dal sangue di Urano, sgorgato dalla ferita provocata da Crono.

Disse, e calò tremenda su la Terra;
e, dall'inferna tenebrosa sede
delle Dive crudeli evocò Alletto,
la Dea funesta che ha nel cuor discordie
 e vendette e calunnie e tradimento
Anche il padre Plutone, anche le sue
tartaree sorelle odian quel mostro,
tanti sono gli aspetti in cui si muta,
tanto son fieri i volti suoi, di tanti
serpenti fosco pullula il suo capo.
Con questi accenti l'istigò Giunone:
<<Fa' quest'opra per me, per me soltanto
vergine figliuola della Notte,
sì che infranti non cadano il mio nome
e l'onor mio, sì che non possa Enea
. congiungersi per nozze al re Latino
ed occupare l'itale contrade.
Tu puoi armare unanimi fratelli
l'un contro l'altro e sovvertir famiglie
con la discordia, tu scagliar flagelli
e fiaccole funeste entro le case;
mille hai nomi, mille arti di rovina.
 Orsù, riscuoti l'animo fecondo.
Rompi gli accordi. Semina dovunque
cause di guerra. La latina prole
armi gridi e domandi, armi brandisca.>>
Infetta di gorgònidi veleni
subito Alletto si calò nel Lazio
su l'alta reggia del signor laurente,
e scese nella tacita dimora
dove Amata era tutta in gran travaglio
e accesa d'ire e di femminei crucci
per le nozze di Turno e per l'arrivo
di quei Troiani. A lei scagliò la Diva
un serpente del cèrulo suo crine
e in seno glielo spinse entro i precòrdii,
sì che dal mostrò in gran furor gettata
 ella turbasse tutta la dimora.
Tra le vesti serpendo e il molle seno
si svolse quello senza pur toccarla
e insinuò non avvertito in lei
l'anima viperina e la follia;
poi sul collo divenne aureo monile,
divenne benda e le annodò le chiome,
<<Dunque agli esuli Teucri, o genitore,
darai sposa Lavinia? E della figlia
tu non senti pieta? Non di te stesso?
Non della madre, che il crudel ladrone
lascera qui se appena soffii il vento,
fuggendo con la vergine sul mare?
Non così dunque il dardano pastore
s'introducea nella città di Sparta
ed Elena ledea condusse a Troia?
Dov'è la sacra tua regal parola?
Dove l'amor dei tuoi? Dove la destra
data sì spesso al consanguineo Turno?[…].>>
Con queste voci ella tento Latino;
 ma come vide ch'egli stava immoto,
come fluì nei visceri profondi
quel veleno del serpe furiale
e in tutti i membri giù le si diffuse
allora sì la misera, invasata
e sconvolta da spettri spaventosi
a infuriar per la città si diede.
[…] <<Evoè, Bacco!>> urlava,
e gridava che degno eri tu solo
della fanciulla, che per te soltanto
il flessibile tirso ella impugnava,
solo per te moveva a cerchio in danza,
per te cresceva le prolisse chiome.
Volò la Fama, ed uno stesso ardore
trasse le madri, dalle Furie accese,
a cercar tutte insieme altre dimore.
Ed ecco, abbandonarono le case,
diedero al vento gli omeri e le chiome,
empirono di tremuli ululati
l'aëre e cinte di ferine pelli
impugnarono verghe pampinose.
Ella alzo forsennata in mezzo a loro
una fiaccola ardente, e intorno intorno
rigirando sanguigni occhi inneggiava
alle nozze di Turno e della figlia;



Commenti

Post popolari in questo blog

Eneide Testo integrale (trad. G. Vitali)

Mappa dell'Eneide


Eneide Libro I

Eneide Libro II
Tu mi comandi, o regina, di rinnovare un inenarrabile dolore. (II, 3)
               Infandum, regina, iubes renovare dolorem.


Non credete al cavallo, o Troiani. Io temo comunque i Greci, anche se recano doni. (II, 48-49)
                Equo ne credite, Teucri.
                Timeo Danaos et dona ferentes.

Da uno capisci come son tutti. (II, 64-65)
                Ab uno disce omnis.

La sola speranza per i vinti è non sperare in alcuna salvezza. (II, 354)
                Una salus victis nullam sperare salutem.

Arma imbelle senza forza. (II, 544)
                Telumque imbelle sine ictu.

Conosco i segni dell'antica fiamma[3]. (IV, 23)
                Adgnosco veteris vestigia flammae.

La fama, andando, diventa più grande, e acquista vigore nell'andare. (IV, 174-175)
                Fama crescit eundo | Viresque acquirit eundo.

Resta immutato nel suo pensiero, e lascia scorrere inutilmente le lacrime. (IV, 449)
                Mens …

CRONOLOGIA DELLA RIVOLUZIONE RUSSA 1914-1917

28 giugno 1914
A Sarajevo, l'erede al trono asburgico, l'Arciduca FRANCESCO FERDINANDO, venne assassinato da uno studente nazionalista. La Russia voleva evitare un'avanzata austriaca nei Balcani e decise di schierarsi in difesa della Serbia. La guerra segnò' la fine decisiva della dinastia dei ROMANOV. Da tempo (dal 1905) l'impero zarista era attraversato da una grave crisi che nella guerra conobbe il suo atto finale. nell'ottobre del 1917,

1914-1916 Già le prime fasi del conflitto mostrarono l'inadeguatezza dell'esercito russo, che combatteva con ardore, ma con armi scarse e inefficienti . I costi umani che la guerra nel corso dei mesi imponeva alla Russia diventarono ben presto insostenibili. L'esercito russo sacrificò al suo ardore quasi 5 milioni fra morti e feriti. Il coraggio era inutile di fronte alla troppa disorganizzazione. In patria la situazione già critica con la guerra si fece insostenibile. Ben presto cominciarono a mancare alimenti…

Lez.2.1 La vita è davvero breve? (De brevitate vitae I, 1-4)

Maior pars mortalium, Pauline, de naturae malignitate conqueritur,quod in exiguum aevi gignimur,quod haec tam velociter, tam rapide dati nobis temporis spatia decurrant,adeo ut exceptis admodum paucis ceteros in ipso vitae apparatu vita destituat. Nec huic publico,ut opinantur,malo turba tantum et imprudens volgus ingemuit;clarorum quoque virorum hic affectus querellas evocavit.Inde illa maximi medicorum exlamatio est:<>; inde Aristotelis cum rerum natura exigentis minime conveniens sapienti viro lis:<>. Non exiguum temporis habemus,sed multum perdidimus.Satis longa vita in maximarum rerum consummationem large data est,si tota bane collocaretur; sed ubi per luxum ac neglegentiam diffluit, ubi nulli bonae rei inpenditur,ultima demum necessitate cogente,quam ire non intelleximus transisse sentimus. Ita est: non accipimus brevem vitam, sed fecimus, nec inopes eius sed prodigi sumus.Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum pervenerunt, momento dissipantur, at quamvis…