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Ti racconto i classici: Medea

Siamo di fronte al delitto dei delitti: una madre che uccide i propri figli bambini per far dispetto al proprio marito. Che senso ha essere misurati e minimalisti? Come si può trattare una storia così atroce, così clamorosa, così tragica per eccellenza, e non sfruttarne tutti i possibili risvolti retorici? Un delitto così orrendo non può essere cantato a una sola voce o su una sola corda di violino. È necessario un coro di cento voci, un’intera orchestra di cento elementi. Altrimenti perché una tale infamia? I media d’oggi, televisivi, giornalistici, saprebbero ben sfruttare a fondo una vicenda tanto atroce e crearne uno spettacolo da Gran Guignol: per il supremo delitto la suprema spettacolarizzazione!Ci piace credere che queste stesse considerazioni sulla “spettacolarità” le abbia fatte Seneca quando, quasi mezzo millennio dopo Euripide (quella di Euripide è del 431 a.C.) decise di scrivere e mandare in scena il suo “remake”. Ed ecco un’opera a tutto spettacolo, carica di adrenalina...

Lez.2.1 La vita è davvero breve? (De brevitate vitae I, 1-4)

Maior pars mortalium, Pauline, de naturae malignitate conqueritur,quod in exiguum aevi gignimur,quod haec tam velociter, tam rapide dati nobis temporis spatia decurrant,adeo ut exceptis admodum paucis ceteros in ipso vitae apparatu vita destituat. Nec huic publico,ut opinantur,malo turba tantum et imprudens volgus ingemuit;clarorum quoque virorum hic affectus querellas evocavit.Inde illa maximi medicorum exlamatio est:<>; inde Aristotelis cum rerum natura exigentis minime conveniens sapienti viro lis:<>. Non exiguum temporis habemus,sed multum perdidimus.Satis longa vita in maximarum rerum consummationem large data est,si tota bane collocaretur; sed ubi per luxum ac neglegentiam diffluit, ubi nulli bonae rei inpenditur,ultima demum necessitate cogente,quam ire non intelleximus transisse sentimus. Ita est: non accipimus brevem vitam, sed fecimus, nec inopes eius sed prodigi sumus.Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum pervenerunt, momento dissipantur, at quamvi...

Lez.2: Riguardo ai Seneca

Repetita: tutte le lezioni del 5° anno

La cucitura dello Stivale Documenti dal 1848 al 1866

la conquista della penisola italiana da parte degli eserciti dei Savoia e di Garibaldi tra il 1860 e il 1870, raccontata attraverso lettere, manifesti, dispacci ufficiali, telegrammi etc... http://www.slideshare.net/michelemazzieri/risorgiment-oad-fontes Quaderno 3 con correzioni [ancora  manca il gruppo '66. ] View more presentations from Michele Mazzieri . questa presentazione è il risultato di un anno di lavoro con le classi quarte del Liceo Pedagogico 'Rinaldini'. Gruppi di studenti hanno esaminato i documenti sinteticamente raccolti nella presentazione, li hanno contestualizzati, interpretati e hanno scritto il loro capitolo del manuale di storia. alcuni dei capitoli possono essere visionati ai seguenti indirizzi: 1859: Le dimissioni di Cavour http://www.slideshare.net/michelemazzieri/le-dimissioni-di-cavour 1862-1870: La missione incompiuta di Garibaldi http://www.slideshare.net/michelemazzieri/garibaldi 18...

Sentimento del tempo: verifica finale il 12 maggio

Riepiloghiamo i temi e i testi in vista della verifica del 12 maggio: 1. VIRGILIO ENEIDE C'è un tempo diverso all'interno del quale la morte non è spaventosa: è il TEMPO-ETERNITA'  di Augusto del quale parla Giove nel Libro I, 278-282: Metas nec tempora pono: His ego nec metas rerum nec tempora pono ; imperium sine fine dedi. Quin aspera Iuno, quae mare nunc terrasque metu caelumque fatigat,    280 consilia in melius referet, mecumque fovebit Romanos rerum dominos gentemque togatam: , La vita non è naturalmente quella del singolo ma quella della città Finché la casa di Enea sarà sulla rupe del Campidoglio avrà sede e durerà l'Impero Romano E' però un privilegio riservato solo a Roma, perché nemmeno le città sono eterne come possiamo vedere in Aen. II 325, nelle parole sconfortate di Pantoo, l'anziano sacerdote di Apollo Si notino nell'uso dei perfetti il senso della fine e della resa: ' uenit summa dies et ineluctabile tempus Dardaniae...

Eneide X - Tempo ed Eternità

C'è un tempo diverso all'interno del quale la morte non è spaventosa: è il TEMPO-ETERNITA'  di Augusto del quale parla Giove nel Libro I, 278-282: Metas nec tempora pono : His ego nec metas rerum nec tempora pono ; imperium sine fine dedi . Quin aspera Iuno, quae mare nunc terrasque metu caelumque fatigat,    280 consilia in melius referet, mecumque fovebit Romanos rerum dominos gentemque togatam: , La vita non è naturalmente quella del singolo ma quella della città Finché la casa di Enea sarà sulla rupe del Campidoglio avrà sede e durerà l'Impero Romano  E' però un privilegio riservato solo a Roma, perché nemmeno le città sono eterne come possiamo vedere in Aen . II 325, nelle parole sconfortate di Pantoo, l'anziano sacerdote di Apollo Si notino nell'uso dei perfetti il senso della fine e della resa: ' uenit summa dies et ineluctabile tempus Dardaniae. fuimus Troes, fuit Ilium et ingens              325 gloria Teucrorum...