Passa ai contenuti principali

Il Ritorno di Rutilio Namanziano

« O Roma, nessuno, finché vive, potrà dimenticarti...hai riunito popoli diversi in una sola patria, la tua conquista ha giovato a chi viveva senza leggi. Offrendo ai vinti il retaggio della tua civiltà, di tutto il mondo diviso hai fatto un'unica città »


Il poema inizia con il viaggio di Rutilio da Roma, di cui descrive la decadenza non solo morale, specialmente per quanto riguarda la politica imperiale e senatoria, ma anche del popolo. Da una parte l'imperatore sembra vivere una esistenza a parte dalla vita pubblica, mentre i senatori sono dediti a gozzoviglie e arricchimento. Il popolo romano è profondamente provato dagli influssi migratori del nord Europa, specialmente i Goti, che hanno sempre fatto più pressione su Roma dalla invasione di Alarico. Tale sfregio a Roma, come descrive Rutilio, fa apparire il clima molto vicino a una catastrofe imminente, mentre le strade e gli edifici pubblici non sono più sicuri. Alla descrizione della decadenza, si oppongono ricordi appassionati e lontani della grandezza dell'Urbe.
Il viaggio si sposta nella periferia romana, verso la Tuscia, dove Rutilio è costretto a partire a causa dell'inagibilità delle strade e dei ponti, specialmente riguardo al degrado della via Appia. Il viaggio dunque prosegue per mare, con approdo vicino alle coste dell'Etruria, fino in Liguria. Da lì il viaggio si conclude con l'arrivo in Gallia, superate le Alpi.


Commenti

Post popolari in questo blog

Eneide Testo integrale (trad. G. Vitali)

Mappa dell'Eneide Eneide Libro I Eneide Libro II Tu mi comandi, o regina, di rinnovare un inenarrabile dolore. (II, 3)                Infandum, regina, iubes renovare dolorem. Non credete al cavallo , o Troiani. Io temo comunque i Greci , anche se recano doni . (II, 48-49)                 Equo ne credite, Teucri.                 Timeo Danaos et dona ferentes. Da uno capisci come son tutti. (II, 64-65)                 Ab uno disce omnis. La sola speranza per i vinti è non sperare in alcuna salvezza . (II, 354)                 Una salus victis nullam sperare salutem. Arma imbelle senza forza. (II, 544)                 Telumque imbelle sine ictu. Conosco i segni dell'antica fiamma [3] . (IV, 23)        ...

Lez.2.1 La vita è davvero breve? (De brevitate vitae I, 1-4)

Maior pars mortalium, Pauline, de naturae malignitate conqueritur,quod in exiguum aevi gignimur,quod haec tam velociter, tam rapide dati nobis temporis spatia decurrant,adeo ut exceptis admodum paucis ceteros in ipso vitae apparatu vita destituat. Nec huic publico,ut opinantur,malo turba tantum et imprudens volgus ingemuit;clarorum quoque virorum hic affectus querellas evocavit.Inde illa maximi medicorum exlamatio est:<>; inde Aristotelis cum rerum natura exigentis minime conveniens sapienti viro lis:<>. Non exiguum temporis habemus,sed multum perdidimus.Satis longa vita in maximarum rerum consummationem large data est,si tota bane collocaretur; sed ubi per luxum ac neglegentiam diffluit, ubi nulli bonae rei inpenditur,ultima demum necessitate cogente,quam ire non intelleximus transisse sentimus. Ita est: non accipimus brevem vitam, sed fecimus, nec inopes eius sed prodigi sumus.Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum pervenerunt, momento dissipantur, at quamvi...

Manifesto tecnico del Futurismo

FUTURISMO M A P P A  C O N C E T T U A L E Altro che decadaentisti, veristi, crepuscolari, altro che scapigliati, che almeno il nome se lo sono dato da soli, ma solo quello. I Futuristi sono il primo movimento che si dà un programma preventivo (vedi il Manifesto del Futurismo di FTM del 1909) Nonostante i Futuristi abbiano scritto riguardo a moltissimi campi del sapere, esso è nato come scuola letteraria Parole in Libertà Fin dall’inizio, gli scrittori futuristi hanno sperimentato utilizzando i cosiddetti versi liberi e trattando di innovazioni tecnologiche e progresso. Marinetti propone di rivoluzionare non solo il contenuto ma anche lo stile. Ha chiamato questa nuova letteratura “parole in libertà”. (vedi il Manifesto tecnico della letteratura futurista di FTM, 1912) Scrivere parole in libertà significa distruggere la sintassi, utilizzare verbi all’infinito, abolire aggettivi e avverbi, sopprimere la punteggiatura e impiegare simboli matematici e musical...